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I navigatori Genovesi alla ricerca del favoloso regno del Prete Gianni [ di Yuri Leveratto ]

L’origine della leggenda del Prete Gianni deriva da una missiva che l’imperatore bizantino Manuele I Comneno ricevette nel 1165. Il mittente era: “Giovanni, Sovrano Cristiano e Signore dei Signori”. La lettera descriveva le ricchissime terre di questo monarca situate nel centro dell’Asia. Il re narrava di vivere in un immenso palazzo fatto di gemme e d’oro e raccontava di governare un territorio enorme esteso dalla Persia alla Cina. Per molti anni al mito del Prete Gianni fu associato il sogno di raggiungere un regno sontuoso, dove tutti i piaceri materiali fossero esauditi e si vivesse nell’opulenza.
Questo El Dorado medievale fu cercato a lungo ma sempre senza esito. Marco Polo aveva descritto un grande imperatore seguace dell’antica eresia nestoriana, che era stata condannata nel concilio di Efeso. Secondo questa tendenza spirituale le due nature di Gesù, umana e divina, sono rigidamente separate.
Nella realtà vi furono due regni cristiani fuori dall’Europa. Il primo fu l’impero del mongolo nestoriano Khan Yeliutashi, nel XII secolo, descritto da Marco Polo nel Milione. L’altro fu il regno Etiope, le cui origini mitiche risalgono al matrimonio tra il re Salomone e la regina di Saba.
La prima spedizione marittima alla ricerca del favoloso regno del Prete Gianni partì da Genova, nel 1291.
I fratelli Ugolino e Guido Vivaldi erano al comando di due galee, che oltrepassarono lo stretto di Gibilterra per poi perdersi nell’immensità dell’Oceano Atlantico. Nessuno seppe più nulla di loro anche se in seguito nel Libro del Conoscimento (frate anonimo castigliano, 1350-1385), vi sono alcune referenze ad una stirpe di genovesi che viveva nel regno africano di Abdeselib, la cui capitale era Graciona, attiguo ed alleato a quello del Prete Gianni. Ecco un passaggio dell’anonimo scrittore castigliano:

"Mi dissero in questa città di Graciona che i Genovesi che si sono salvati dal naufragio di una delle due gallee sono arrivati rocambolescamente fino a qui, anche se non è noto cosa accadde all’altra galea.
Quando giungemmo presso la città di Magdasor conoscemmo un genovese, detto Sor Leone, che stava cercando suo padre, che era rimasto in una delle due galee. Il re di Graciona diede tutti gli onori a Sor Leone, ma non gli permise di viaggiare attraverso il regno di Magdasor perché il cammino era difficile e pieno di pericoli.
"

In effetti Sor Leone era il figlio di Ugolino Vivaldi e aveva fatto parte della spedizione. E possibile che una delle due galee continuò il viaggio giungendo presso le coste di Mogadishu (Magdasor)?
In effetti i due navigatori italiani Antoniotto Usodimare (genovese) e Alvise Cadamosto (veneziano), che portarono a termine un esplorazione delle coste atlantiche africane nel 1455, ottennero alcune informazioni della spedizione dei Vivaldi, da alcuni nativi. Ecco un passaggio di Antoniotto Usodimare, tratto dagli archivi genovesi:

"Nell’anno 1285 due galee salparono da Genova comandate dai fratelli Ugolino e Guido Vivaldi, con l’obiettivo di andare verso l’est, verso le parti di mondo conosciute come Indie. Codeste galee quando entrarono nel mare di Guinea, una di esse fece naufragio e non poté continuare. L’altra continuò navigando e costeggiando fino ad arrivare all’Etiopia presso una città detta Menam. I genovesi furono catturati e detenuti da codesti abitanti cristiani d’Etiopia, sudditi del Prete Gianni. La città si trova presso il fiume Gion. Furono detenuti per lungo tempo cosicchè nessuno poté rientrare in Patria."
Questo fu raccontato dal nobile genovese Antoniotto Usodimare.

Da notare che il fiume Gion, menzionato nel Libro della Genesi, sarebbe il fiume che sgorga dal Giardino dell’Eden. Gli Etiopi identificavano il fiume Gion come il Nilo Azzurro che si origina presso il lago Tana.
Secondo il padre Agostino Giustiniani negli Annali di Genova, i due frati castigliani che scrissero il Libro del Conoscimento si riunirono con i Vivaldi, ma questa notizia non può essere confermata. A partire dal XV secolo l’importanza dei Portoghesi crebbe notevolmente.
I lusitani iniziavano a dominare le rotte africane e stavano ponendo le basi di quello che sarebbe stato nel secolo successivo l’impero marittimo più potente del mondo.
Sotto l’impulso del principe Enrico, detto il Navigatore, i Portoghesi riuscirono a scoprire e colonizzare Madeira e le Azzorre. Nel 1434 oltrepassarono il Capo Bojador, dimostrando l’infondatezza delle superstizioni sui territori ignoti che si estendevano più a sud.
Nel 1456 Antoniotto Usodimare e Alvise Cadamosto, che viaggiavano al servizio del Portogallo, furono i primi europei a giungere all’arcipelago di Capo Verde. Da allora s’iniziò a navigare lungo le coste del Senegal e del Gambia, fino al golfo di Guinea.
Con la caduta di Costantinopoli, e la conseguente impossibilità di commerciare attraverso il Mediterraneo, le rotte africane divennero sempre più importanti. I portoghesi tornavano con oro, avorio e schiavi custodendo gelosamente il dominio di quelle rotte.
Il primo occidentale ad arrivare presso l’estremità sud del continente africano fu Bartolomeu Dias, partito da Lisbona al comando di tre navi nell’agosto 1487. Scopo del viaggio era d’investigare sulla reale estensione del continente africano e individuare il percorso più breve possibile per le Indie.
Un altro degli obiettivi dell’impresa era cercare l’esatta ubicazione del regno leggendario del Prete Gianni. A bordo vi erano sei neri africani, da poco catturati. Ben alimentati e vestiti, furono utilizzati come traduttori, allo scopo di aiutare i portoghesi a incrementare i loro commerci.
Nel dicembre 1487 la spedizione giunse nell’odierna costa namibiana. Dopo circa un mese i portoghesi doppiarono il promontorio che fu poi battezzato Capo di Buona Speranza e quindi furono spinti al largo da una forte tempesta. Esplorarono la baia di Algoa e ritornarono verso ovest scoprendo il capo Agulhas, il luogo più a sud dell’intero continente africano.
L’importanza di questo viaggio fu enorme in quanto per la prima volta i portoghesi erano riusciti a verificare l’estensione del continente africano, individuando la rotta che li avrebbe poi condotti in Asia. Dieci anni più tardi, infatti, Vasco de Gama giunse effettivamente in India, doppiando il Capo di Buona Speranza e risalendo le coste africane verso nord.
Il re del Portogallo Joao II inviò anche una spedizione via terra alla ricerca del favoloso dominio del Prete Gianni.
I due esploratori, partiti da Santarem il 7 maggio 1487, erano Afonso da Paiva, che doveva raggiungere l’Etiopia, e Pero da Covilha, diretto in India.
I portoghesi attraversarono il Mediterraneo e proseguirono per Aden, dove si separarono. Afonso da Paiva non fece mai più ritorno in patria. Pero da Covilla invece, fu uno dei primi europei a visitare l’India, dove acquisì importanti informazioni per le future imprese riuscendo poi a tornare in Portogallo.
Il regno leggendario del Prete Gianni non fu mai trovato proprio perché fu reale solo durante la fine del XII secolo. La sua ubicazione rimane un mistero anche se gli unici due regni cristiani al di fuori dell’Europa (Asia centrale ed Etiopia), possono dare un’idea di quella che fu la sua misteriosa ubicazione.


Bibliografia:
Jacopo Doria, Annali di Genova, 1291

Documento inserito il: 22/12/2014
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