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La seconda crociata

La Seconda Crociata fu determinata dalla caduta della contea di Edessa, avvenuta nel dicembre del 1144 per iniziativa dell’atabeg Zanki di Aleppo e Mossul, dipendente solo nominalmente dai Turchi Selgiuchidi, e in maniera ancor più simbolica dal califfo abbaside. Malgrado una breve riconquista operata dal conte Jocelin II nell’ottobre del 1146 la contea venne ripresa, e questa volta in modo definitivo dal figlio di Zanki, Nur al-Din ibn Zanki, conosciuto nella lingua italiana volgare come Norandino. In seguito all’azione predicatoria attuata da Bernardo di Chiaravalle, il papa Eugenio III, nel 1146 bandì una nuova crociata che aveva lo scopo di riconquistare la contea perduta, che data la sua posizione molto a settentrione, era la meno difendibile delle contee cristiane. A questa nuova crociata parteciparono in prima persona due importanti sovrani europei: l’Imperatore Corrado III di Germania, e il re di Francia Luigi VII. La Seconda Crociata subì un primo grande rovescio prima ancora di raggiungere la Terra Santa, poichè l’esercito franco-tedesco, invase il territorio dei Turchi Danishmendidi. I tedeschi di Corrado III, che formavano la retroguardia dell’armata cristiana, caddero in due diverse inmoscate: la prima nell’ottobre del 1147 nei pressi di Dorileo e la seconda nel gennaio del 1148 in Pisidia, nei pressi della città di Antiochia. In queste due azioni i tedeschi vennero praticamente massacrati. Le difficoltà di sussistenza, provocate dalla violenza con la quale i crociati erano soliti procurarsi i viveri a danno delle popolazioni locali, che avevano per conseguenza l’occultamento dei generi alimentari da parte di queste genti, ebbero un effetto negativo sui soldati, all’interno delle cui fila le rivalità avevano raggiunto un livello di rivalità etnica. Ma a rendere vana l’impresa, contribuì l’incapacità da parte dei capi crociati di leggere nella giusta maniera la delicata situazione strategica venutasi a creare nell’ Oltremare. L’indecisione di Luigi VII a concepire in maniera più ampia la propria venuta, senza quindi limitarsi ad un assolvimento del votum crucis da esaurire a Gerusalemme, rappresentò la vera debolezza della crociata. Egli decise invece di conquistare Damasco, ritendo che la città fosse un punto nodale per l’affermazione cristiana in Terra Santa. Questa decisione si rivelò pessima dal punto di vista politico, poichè portava gli occidentali ad inimicarsi l’unica grande entità politica musulmana che perseguiva un rapporto pacifico e cordiale con i Crociati. La locale dinastia dei Buridi temeva infatti di cadere sotto il controllo degli Zankidi di Norandino, dei Selgiuchidi o dei Fatimidi, che non avevano mai accantonato l’idea d’inglobare la città ed il suo circondario nei propri domini. L’importanza strategica di Damasco era incentrata nella sua posizione lungo la sua frontiera orientale, e nella capacità di impedire la chiusura del cerchio anti-crociato da parte dei musulmani ostili, oltre alla valida sponda offerta dai Buridi dal punto di vista economico-commerciale. Nonostante tutto ciò Corrado III e Luigi VII decisero di porre l’assedio a Damasco, malgrado la forte debilitazione dei propri uomini, decimati dalle imboscate e dalle malattie. L’attacco alle mura della città, ebbe inizio il 24 luglio del 1148, e la resistenza incontrata fu molto forte, inoltre l’emiro buride Onorchiese l’aiuto di Norandino. L’assedio di Damasco, ebbe termine il giorno 28 dello stesso mese, dopo soli quattro giorni di azioni di limitata entità, con il ritiro degli assedianti ed il loro definitivo abbandono della Siria.


Nell'immagine, Bernardo di Chiaravalle. A seguito delle sue predicazioni, il papa Eugenio III bandì la Seconda Crociata.
Documento inserito il: 23/12/2014
  • TAG: seconda crociata, turchi selgiuchidi, papa eugenio III, dorileo 1147, pisidia 1148, imperatore corrado III, re luigi VII

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