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La storiografia greca del primo secolo a.C.

del Prof. Giovanni Pellegrino


In questo articolo prenderemo in considerazione i tre più importanti storiografi greci del primo secolo a.C. ovvero Diodoro Siculo, Nicola Damasceno e Posidonio di Apamea.
Diodoro Siculo nacque ad Agirio non lontano da Enna nel primo quarto del primo secolo a.C.
Diodoro scrisse un vasto compendio di storia a cui diede il titolo di Biblioteca storica. Dei 40 libri che costituiscono tale opera possediamo per intero solo 4 libri mentre dei restanti possediamo solo dei frammenti presenti nelle Epitomi realizzate in epoca bizantina.
La ripartizione dell’opera organizzata secondo il principio di Eforo dei nuclei tematici è descritta dallo stesso autore nel proemio.
Diodoro introdusse un nuovo modello di storia universale.
Eforo l’iniziatore di questo genere letterario aveva incluso ampie sezioni sui popoli barbari in una trattazione della storia greca dalle origini. A sua volta Polibio aveva concepito la storia universale in relazione degli avvenimenti che diedero a Roma la possibilità di conquistare il dominio a livello quasi mondiale.
Diodoro scrisse un’opera che si basava sull’organizzazione il più possibile omogenea e razionale di tutto il materiale storico relativo alla storia del mondo dalle origini fino alla conquista della Britannia da parte di Cesare.
L’interesse prioritario di Diodoro è la comodità del lettore che trova riassunti nella sua opera innumerevoli testi storiografici spesso difficili da trovare.
Il lavoro di biblioteca di Diodoro durò circa 30 anni e non fu affiancato da nessuna particolare competenza politico-militare.
Peraltro, Diodoro è lontano dal classico principio dell’autopsia dal momento che i suoi viaggi non servirono tanto a raccogliere nuove informazioni quanto a verificare le notizie offerte dalle sue fonti.
Diodoro si può collocare esattamente agli antipodi rispetto al modello di Tucidide. Tucidide lavorava per lettori che volevano acquisire conoscenze politico-militare attraverso l’analisi di un fatto esemplare.
Diodoro lavora per il vasto pubblico dei curiosi di storia e dei retori e degli studenti di retorica.
L’intento di Diodoro è moralistico e educativo dal momento che egli pensa che la storia ha la funzione di guidare verso la giustizia, di accusare i malvagi ed elogiare gli uomini buoni.
Inoltre, Diodoro contrariamente a Tucidide misura l’utilità della storia utilizzando un criterio quantitativo nel senso che a suo dire gli scrittori di monografie o di storie parziali sono meno utili di quelli che scrivono storie universali.
Infatti, questi ultimi riportano la maggior quantità possibile di notizie anche relative al mito.
Possiamo dire che l’opera storica di Diodoro prelude alla cultura enciclopedica della prima età imperiale romana.
Per quanto riguarda la scelta delle fonti dobbiamo dire che sono state rivolte varie critiche a Diodoro come ad esempio quella di utilizzare poco Erodoto e per niente Tucidide.
È difficile definire lo stile di Diodoro perché egli molto spesso copia le sue fonti oppure imita il loro stesso stile.
Tuttavia, la sua mancanza di originalità e la sua scarsa indipendenza di pensiero aumentano il suo valore di testimonianza delle fonti perdute.
Appare evidente che Diodoro è una fonte indispensabile della storia del IV secolo a.C., in assenza degli autori a cui attinge.
Merita anche di essere sottolineata la sua attenzione per i problemi sociali come il trattamento riservato a schiavi e prigionieri e la struttura delle società orientali.
Nicola Damasceno nacque intorno al 64 a.C. e probabilmente mori sotto Augusto. Nicola visse alla corte di Erode che gli assegnò anche importanti missioni diplomatiche in occasione delle quali ebbe modo di conoscere lo stesso Augusto.
Della sua vasta opera storiografica va segnalato innanzitutto la monumentale storia universale in 144 libri che ci è nota attraverso la tradizione indiretta.
L’opera di Nicola Damasceno si doveva presentare simile a quella di Diodoro per le sezioni più antiche ma aveva il pregio di offrire una testimonianza diretta dell’intricata storia medio orientale relativamente alla seconda metà del I secolo a.C.
Accanto alla costante presenza dell’aspetto moralistico (Vite idealizzate dei sovrani) va segnalato nelle Storie l’uso del dialogo per dare vivacità alla narrazione.
Flavio Giuseppe si servì ampiamente dell’opera di Nicola Damasceno.
Sappiamo che Nicola scrisse anche altre opere quali "Vita di Augusto e L’autobiografia". Di tali opere possediamo qualche frammento che ci permettono di collocare tali opere nel genere della biografia idealizzata.
Il modello di tale biografia idealizzata era la "Ciropedia" di Senofonte.
Pochi frammenti ci sono giunti della Silloge etnografica e nessun frammento delle opere teatrali.
Nicola fu anche un filosofo peri patetico. Di tale sua attività filosofica abbiamo accanto ai frammenti, una traduzione in lingua siriaca di un ampio compendio della filosofia di Aristotele.
Il terzo autore che prenderemo in considerazione è Posidonio di Apamea che fu sia filosofo sia storiografo.
La sua grande opera storica è la Storia dopo Polibio costituita da 52 libri.
Tale opera copriva il periodo dal 145 all’86 a.C. e seguiva probabilmente l’ordinamento annalistico.
La ricostruzione di tale opera dipende essenzialmente da tre autori: Diodoro Siculo, Strabone e Ateneo.
Diodoro utilizzò largamente Posidonio per i libri 33-37 della sua opera.
Strabone se ne servì per la Geografia e non è da escludere che lo citi attraverso altre fonti.
A sua volta Ateneo scelse spezzoni dell’opera di Posidonio adatti al contesto del suo discorso.
La ricostruzione di questa opera di Posidonio si presenta tuttavia complessa pur esistendo numerose testimonianze.
Posidonio è l’unico grande filosofo antico che scrisse un’opera di storia e l’unico che considerò la ricerca storica come una delle componenti della ricerca filosofica.
La sua posizione costituisce la sola autentica eccezione al disinteresse dei filosofi antichi per la storia da essi generalmente considerata imperfetta dal punto di vista epistemologico.
Posidonio assunse anche delle posizioni riguardo la storia di Roma e dell’Italia.
Un tema che doveva trovare spazio nei primi due libri era l’elogio degli antichi costumi romani e la polemica contro il lusso delle classi agiate del suo tempo.
Il grado di penetrazione di Posidonio nella struttura sociopolitica romana e nella cultura romana fu tuttavia modesto.
Egli riuscì a capire più che la vera natura dello Stato romano le forme in cui i romani esercitavano il loro potere sugli altri popoli.
Pur essendo legato alla “ Nobilitas “ romana Posidonio dimostra una certa capacità di analisi delle crisi sociali e delle cause che le scatenavano. Tale fatto è particolarmente evidente nel racconto della prima guerra servile.
Posidonio in linea con l’orientamento della filosofia stoica condanna lo sfruttamento disumano degli schiavi finalizzato all’arricchimento di poche persone.
Egli sembra intuire le gravissime conseguenze di simili situazioni disumane.
Posidonio descrive da un lato le sofferenze degli schiavi dall’altro egli descrive in maniera drammatica e coinvolgente le gravissime violenze commesse durante le rivolte servili.
Concludiamo tale articolo dicendo qualcosa sulla storiografia antiromana di questo periodo storico. Dobbiamo dire che molti intellettuali greci si integrarono nel sistema di potere romano e cercarono si giustificarlo anche dal punto di vista storico. Tuttavia, tra gli intellettuali greci ci furono anche oppositori dichiarati di Roma tra cui anche storici che assunsero punti di vista critici nei confronti dei dominatori romani. Ci limitiamo solamente a citare uno di questi ovvero Timagene , retore e storiografo del quale ci resta una sola opera.


Nell'immagine: Diodoro Siculo Documento inserito il: 29/12/2021
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