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Le origini del cosmopolitismo nell'antica Grecia [ di Daniele Rossi ]

Oggi, spesso, gli attributi “cosmopolita” e “patriottico” vengono utilizzati in contrapposizione, quasi fossero due atteggiamenti antitetici che non possono coesistere contemporaneamente nell'animo di una sola persona.
In realtà, se si analizzassero con attenzione le basi arcaiche di quello che poi è diventato un grande movimento ideologico, forse la suddetta tesi potrebbe essere smentita.
Per comprendere le origini del cosmopolitismo, in effetti, è necessario risalire all'antica Grecia, comprensiva delle sue colonie orientali ed occidentali, dove peraltro il senso della patria era particolarmente forte e veniva espresso attraverso la costante ed orgogliosa difesa individuale e collettiva della propria città d'appartenenza.
Le prime tracce di questo approccio da “cittadini del mondo” sono ravvisabili, a mio avviso, già nell'Etica del filosofo naturalista Democrito di Abdera, vissuto nel V secolo a.C.; egli, in un passaggio del proprio ragionamento, afferma: - Per l'uomo saggio tutta la terra è praticabile, perché la patria dell'anima eccellente è tutto il mondo - .
Gli fa eco sulla medesima falsariga l'ateniese Platone, prima allievo di Socrate, poi fondatore dell'Accademia e maestro di Aristotele, che conduce la propria attività a cavallo fra V e IV secolo a.C., ponendo di fatto le basi della speculazione filosofica occidentale; egli, nell'esposizione del proprio utopistico progetto politico, delinea come ideale una città governata dall'anima razionale, cioè una sorta di “repubblica dei sapienti”, necessariamente aperta all'apporto di persone, leggi e costumi a livello universale (ovviamente al netto delle conoscenze dell'epoca rispetto al mondo abitato).
Sempre nel solco che potremmo definire “culturale” si colloca un convincimento manifestato da Diogene di Sinope, esponente della scuola cinica tra la fine del V ed i primi decenni del IV secolo a.C. e popolarmente noto soprattutto per i molti aneddoti curiosi che gli vengono attribuiti, il quale, secondo una testimonianza di Diogene Laerzio, definiva se stesso se qualcuno gli chiedeva quale fosse la sua patria.
Lo stesso filosofo dell'Asia minore attribuisce quel medesimo termine indistintamente a tutti coloro i quali abitano nei territori dell’immenso impero, realizzato dal re e condottiero macedone Alessandro il Grande soprattutto a spese dei Persiani, che si estendeva dalle regioni a nord della penisola ellenica sino alla sponda occidentale del fiume Indo; ciò non deve stupire, se si pensa all'ambizioso progetto di sincretismo culturale che il giovane imperatore aveva in mente partendo da provvedimenti quali: la creazione di una  linguistica (come risultato della fusione dei vari dialetti greci allora parlati) e la promozione di matrimoni “misti” fra coniugi appartenenti ad aree e popoli diversi.
Tale indirizzo di pensiero, pur subendo varie rivisitazioni ad esempio da parte della scuola stoica in chiave etico-sociale e dell'Impero romano in senso utilitaristico, è confluito, in epoca moderna, dapprima nel modello sociologico giusnaturalista e poi nella disamina dell'Illuminismo francese mantenendo praticamente inalterata la propria matrice originaria intellettuale e spirituale.
Questo breve excursus, pertanto, fornisce, a mio parere, prove sufficienti a demolire radicalmente l'artificiosa opposizione fra sentimento cosmopolita ed amore patriottico sostenuta dalla communis opinio, sia perché, al contrario, essi possono benissimo coesistere, sia perché invece di escludersi si rafforzano reciprocamente.
Documento inserito il: 19/12/2014
  • TAG: antica grecia, origini cosmopolitismo in antica grecia, etica di democrito di abdera, diogene di sinope

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