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>> Storia Antica > In Europa

Filippo II e l’evoluzione della falange. [ di Andrea Rocchi ]

Fu re di Macedonia e fu colui che con determinazione diede il via all’ultimo atto dello scontro tra il mondo ellenico e quello persiano, fu il padre di Alessandro che di tale atto ne scrisse la fine, fu il grande promotore della Lega di Corinto con la quale riunì sotto l’insegna macedone, tutte le polis greche, fu colui che riorganizzando il proprio esercito, dette vita alla leggendaria “falange macedone”.
Egli fu un vero e proprio talento militare e politico offuscato, nella memoria dei posteri, da quello ancor più grande del figlio Alessandro Magno.
Filippo, già reggente del trono di Macedonia, in virtù di tutore del nipote ancora minorenne Aminta IV, nel 354 a.C. fu nominato re dall’Assemblea del popolo macedone, prendendo di fatto la guida di una nascente potenza politica e militare nel contesto del mondo ellenico, da sempre pervaso da un coacervo di situazioni particolarmente a rischio riconducibili ai dissidi interni ed esterni delle tante polis greche difficilmente improntate ad una qualsivoglia unità di intenti; le imprese delle Termopili e di Platea erano troppo lontane nel tempo e i rapporti tra le città stato elleniche erano nuovamente minati dalle solite controversie riguardanti rotte commerciali, influenze culturali e sovranità territoriali.
L’inserimento quasi a forza di un regno, per di più “barbaro” (secondo il parere dei greci), come quello macedone, nelle vicende legate appunto ai rapporti tra polis, causò un notevole rimpasto degli equilibri politici che comportò in rapida successione per quanto riguarda l’iter di Filippo, la pace con Atene, la sconfitta degli Illiri a nord, la conquista di Anfipoli e del Pangeo, l’intervento nella Terza Guerra Sacra (scoppiata tra le polis greche con l’interessamento della Macedonia), la battaglia di Cheronea del 338 che vide Tebe ed Atene soccombere e che segnò di fatto la definitiva sconfitta delle velleità greche rispetto all’ormai conclamata potenza macedone.
A questo punto, farsi promotore di una lega che riunisse sotto un’unica bandiera tutte le polis greche (ad esclusione di Sparta), far alleare tale lega (Lega di Corinto) alla Macedonia e farsi nominare comandante in capo dell’esercito greco nel suo complesso, furono tutte manovre strategiche da annoverare di diritto tra i capolavori politico-diplomatici di Filippo che così poteva disporre a suo piacimento di un esercito professionista (quello macedone) e di svariati contingenti (quelli greci) da unire al primo per mettere in campo una formidabile macchina da guerra con la quale coronare il più grande sogno della sua vita: conquistare l’Asia persiana.
Per dar concretezza all’ambizioso progetto espansionistico, Filippo aveva compreso da tempo che l’esercito necessitava di una profonda riforma in quanto nè il tradizionale esercito macedone né tanto meno quello oplitico greco, per quanto forti e numerosi, potevano alla lunga garantire il successo nelle imprese che si era prefissato; da un lato l’aristocrazia macedone forniva la cavalleria pesante mentre nei territori sottomessi alla monarchia si arruolavano essenzialmente fanterie leggere da schermaglia, il tutto organizzato in un esercito che seppur aveva conseguito diverse vittorie, presentava molte lacune soprattutto nel caso in cui si fosse imbattuto in nemici in grado di sfruttare abilmente sia gli spazi per limitare il raggio d’azione dei cavalieri, sia le fanterie per isolare gli schermagliatori macedoni; dall’altro lato le polis fornivano invece gli opliti, organizzati in fortissimi contingenti di fanteria pesante con la grande pecca di essere, sui campi di battaglia, formazioni estremamente lente con una bassissima manovrabilità; inoltre l’oplita era di fiera estrazione cittadina e dunque assai vincolato al territorio d’origine, dunque in sostanza, possiamo definire le formazioni oplitiche come sicuramente difensive con ridotta capacità di essere impiegate con efficacia in campagne di conquista fuori dai confini nazionali.
Filippo intuì come fosse necessario avere a disposizione un esercito professionista, armato dal re, fedele allo stesso, non eccessivamente vincolato al territorio, completato da mercenari e soprattutto dotato di tattiche e formazioni innovative in grado di coniugare resistenza, manovrabilità e profondità di azione; la falange Tebana di Epaminonda, evoluzione della falange oplitica classica (dai 12 ai 25 ranghi di profondità), prevedeva uno schieramento “obliquo” con una disposizione di uomini in 50 ranghi di profondità sul lato sinistro della falange (solitamente il lato debole nello schieramento classico) e un assottigliamento dei restanti ranghi al centro e a destra. Nei piani di battaglia la rinforzata sinistra avrebbe comportato un inevitabile sfondamento del lato destro avversario mentre la restante parte dello schieramento “assottigliato” avrebbe dovuto resistere o arretrare, fintanto che non fosse stato effettuato l’aggiramento da parte della sinistra vincitrice.
Filippo incantato dal battaglione Sacro Tebano, ne imitò il modello migliorandolo ulteriormente; organizzò la sua falange introducendo la figura dei “pezeteri” (compagni a piedi della falange), dotati di una lunghissima picca (la sarissa, lunga oltre cinque metri) ed equipaggiati di corazze più leggere rispetto alle pesanti e costose panoplie oplitiche e di uno scudo circolare di piccole dimensioni legato all’avambraccio sinistro che permetteva di tenere la sarissa a due mani, al posto del grande ed ingombrante “oplon” classico. I pezeteri marciavano compatti e le prime file tenevano le picche abbassate rivolte al nemico, mentre le sarisse delle file retrostanti tenute alte impedivano che frecce e giavellotti avversari producessero eccessivi danni; essi formavano un invalicabile muro in grado di travolgere fanti e cavalieri ma avevano dalla loro anche una maggiore manovrabilità essendo l’armamento in dotazione più leggero rispetto ai falangiti classici ellenici.
Il fianco destro (il lato debole) della falange di Filippo era coperto da speciali reparti di uomini, in armamento leggero ma dotati di grandi scudi da difesa, gli ipaspisti (letteralmente “portatori di scudo”) ai quali era affidato sui campi di battaglia il compito di evitare che le falangi dei pezeteri fossero aggirate o colpite li dove non erano protetti dagli scudi.
Infine reparti di fanti da schermaglia, arcieri (“toxotai”), lanciatori di giavellotti (“akontistai”) e peltasti (“peltastai”) completavano lo schieramento oltre le fortissime cavallerie tra cui eccellevano gli alleati Tessali e gli “Hetairoi” macedoni. Questa tipologia di esercito fu schierato da Filippo forse per la prima volta proprio a Cheronea nel 338 e conseguì l’importante vittoria sbaragliando, con una letale collaborazione tra le cavallerie e le fanterie, proprio il battaglione Sacro Tebano a cui lo stesso Filippo si era ispirato oltre le falangi Ateniesi alleate di Tebe nell’occasione.
Nel 336, Filippo inviò un contingente in Asia Minore, un primo corpo di spedizione che doveva preparare il terreno per un’invasione in grande stile dei possedimenti persiani ma un complotto ordito nelle stanze di palazzo portò alla sua uccisione per mano di un ufficiale della guardia (tale Pausania).
La morte di Filippo II portò Alessandro alla successione al trono di Macedonia, egli ereditò dal padre uno stato unitario, vera eccezione nel mondo ellenico del tempo, ed un esercito trasformato in una eccezionale macchina da guerra.
Il talento strategico di Alessandro rese questo esercito letteralmente invincibile sui campi di battaglia tanto che le conquiste macedoni toccarono i confini del mondo conosciuto, spingendosi in Oriente fino in India mentre per l’Occidente era in essere un progetto di espansione che avrebbe portato Alessandro direttamente a contatto con la nascente potenza romana, progetto interrotto dalla sua improvvisa dipartita in quel di Babilonia.
C’è da chiedersi quanto il talento, le intuizioni e i sogni del dimenticato Filippo abbiano contribuito a scrivere indelebilmente nella storia, la fantastica epopea del più grande condottiero di tutti i tempi, Alessandro Magno.
Documento inserito il: 21/12/2014

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