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Don José Israel Morpurgo

DON JOSÉ ISRAEL MORPURGO
CONSOLE DI BOLIVIA, COSTA RICA, ECUADOR E NICARAGUA
UNA DIMENTICATA VITTIMA DELL’ODIO RAZZIALE
(Trieste, 1857 – 1938)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G.di F.
Storico militare e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

In Italia, prima che dal balcone di “Palazzo Venezia”, in quel di Roma, Benito Mussolini annunciasse alla Nazione di aver deciso di entrare in guerra a fianco di Adolf Hitler, il Paese aveva accolto “supinamente” le odiose “Leggi Raziali”. Rappresentate da un insieme di provvedimenti legislativi, purtroppo promulgati dallo stesso Re d’Italia, Vittorio Emanuele III (pronipote di quel Re Carlo Alberto di Savoia, che nel 1848 aveva concesso l’emancipazione agli ebrei del Regno di Sardegna), le “Leggi” s’ispirarono all'ideologia nazista, andando così a colpire la Comunità Ebraica Italiana attraverso l'esclusione da scuole, lavoro, matrimonio e vita pubblica, definendo peraltro la "razza ebraica" in base a criteri biologici, discriminando così migliaia di cittadini italiani di fede ebraica. Dopo l’entrata in guerra, la persecuzione degli ebrei stranieri in Italia culminò dapprima con l’internamento e, dopo l’8 settembre 1943, con la persecuzione e la deportazione nei famigerati lager, quindi con la nota Shoah, fattori che avrebbero ovviamente interessato anche gli stessi ebrei un tempo italiani. L’idea e lo stesso contenuto delle “Leggi Razziali” era stato annunciato per la prima volta il 18 settembre 1938, a Trieste, dallo stesso Mussolini, nel corso di un discorso a una folla oceanica, raccolta sotto un palco allestito davanti al Palazzo del Municipio, nella storica Piazza Unità d'Italia, in occasione di una sua visita in città. Di lì a qualche mese anche gli Ebrei Triestini avrebbero “saggiato con mano” gli effetti deleteri della propaganda antiebraica scaturita da tale scellerata iniziativa, la quale – è doveroso ribadirlo ancora – aveva avuto per complici sia il Re che la stragrande maggioranza dell’intellighenzia del Paese. Fra questi uno dei primi fu Giuseppe Israel Morpurgo, anziano Console onorario di ben quattro Repubbliche Americane a Trieste, che la stampa dell’epoca fece passare all’opinione pubblica come una sorta di Ebenezer Scrooge, l’avaro banchiere londinese protagonista del famosissimo racconto di Charles Dickens “A Christmas Carol” ("Canto di Natale"), del 1843. A lui e al suo sacrificio dedichiamo il presente saggio, con l’approssimarsi del 27 gennaio, “Giornata della Memoria delle Vittime della Shoah”, nella speranza di poter così rendere giustizia a lui e a quei Paesi dell’America Centrale dei quali era Console Onorario.


Giuseppe Israel Morpurgo. Da ricco possidente a Console Onorario (1857 – 1938)

Giuseppe Israel Morpurgo nacque a Trieste il 21 dicembre 1857 da Isacco e Cristina Jacchia, membri di storiche e agiate famiglie ebraiche residenti da anni in città. Quella dei Morpurgo era una famiglia di lontana origine askenazita di Marburg, la quale era presente in città da diversi secoli, ricordando che con un “Privilegio” datato 10 ottobre 1509 era stata concessa licenza d’esercizio ad un “feneratore” (prestatore di danaro a interesse) di nome Isacco di Marpurg direttamente dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. Nella seconda metà dell’Ottocento numerosi esponenti della famiglia si erano, quindi, imposti nel mondo degli affari, dalle banche alle assicurazioni, tanto che un Giuseppe Morpurgo, uno dei fondatori del "Lloyd Adriatico", ed il fratello Elio, membro della direzione "Lloyd", erano stati insigniti del titolo Baronale. Ebbene, Giuseppe Israel Morpurgo, che aveva ereditato dal padre un ingente patrimonio immobiliare, vale a dire numerosi appartamenti e magazzini che aveva dato in affitto, agli inizi degli anni Venti del Novecento, a ridosso, quindi, dall’annessione di Trieste al Regno d’Italia, dopo la vittoriosa fine della “Grande Guerra”, accettò la carica di Vice Console o di Console Onorario di alcuni Paesi dell’America Centrale, desiderosi di perpetuare nella grande città portuale Adriatica le proprie rappresentanze diplomatiche. La famiglia Morpurgo non era di certo “alle prime armi” con la Diplomazia, come ci ricorda la storia di alcuni suoi rappresentanti, nominati Consoli di diversi Paesi del mondo. Uno dei primi Stati del Centro America ad aprire un proprio Consolato a Trieste era stato il Costa Rica, peraltro al tempo in cui la città appartenenza ancora all’Impero d’Austria e Ungheria, sul finire degli anni Ottanta dell’Ottocento e, quindi, sino al suo passaggio, nel 1918, al Regno d’Italia. Già nel 1890 ne risulta titolare Davide Morpurgo. Gli uffici del Consolato funzionarono dapprima in Via San Lazzaro, n. 6 e poi in Corso, n. 25, come emerge da una "Guida" dell’epoca, per poi passare a Daniel Morpurgo, che li avrebbe spostati in Via Valdimiro, n. 12 (1). Nel 1896 i Morpurgo Consoli rappresentavano anche il Belgio, con il Barone Giuseppe e la Bolivia, con Vittorio (2). Giuseppe Israel Morpurgo, protagonista di questa storia, divenne Console del Costa Rica il 17 agosto del 1922, ereditando tale carica da Alessandro Morpurgo ed esercitandola inizialmente negli uffici di Via Domenico Rossetti, n. 18 e, successivamente in quelli ricavati nella grande casa di proprietà privata sita in Via Francesco Petrarca, n. 8, Fu coadiuvato in ciò da un Vice Console, nella persona di Cesare Morpurgo, a ciò nominato il 22 agosto del 1924 (3). Contemporaneamente avrebbe assunto i Consolati Onorari di Bolivia, Equador e Nicaragua. Circa dieci anni dopo, quindi nel 1933, lo troviamo ancora Console onorario delle stesse quattro Repubbliche del Centro America (4). Il Console Giuseppe Israele Morpurgo ricoprì tali cariche fino al giorno del suo assassinio, avvenuto sul finire di dicembre del 1938, come ricorderemo a breve. Gli subentrò, almeno riguardo al Costa Rica, lo stesso Cesare Morpurgo, che avrebbe svolto tale incarico sino al 1940-1941, negli uffici di Via Crispi, n. 35, come emerge da alcuni testi dell’epoca, ovvero dalla stampa specializzata, mentre la Bolivia avrebbe affidato l’incarico all’Avv. Antonio Colbi. Chiusero le rappresentanze a Trieste Ecuador e Nicaragua (5). L’epilogo della vita del Console delle quattro Repubbliche Centro-Americane ebbe, quindi, luogo nel primo pomeriggio del 24 dicembre dello stesso ’38, un sabato, allorquando nella sua abitazione/sede Consolare di Via Francesco Petrarca, n. 8, il suo corpo fu rinvenuto da un portalettere, insospettitosi avendo notata l’apertura del portone. Il Console Morpurgo, il quale viveva da solo, unitamente alla domestica, la ventenne Giorgina Braico, non era, purtroppo, morto naturalmente, considerando l’età avanzata. Secondo le prime ricostruzioni fatte da un cronista, il Console fu ritrovato legato mani e piedi e imbavagliato, si disse morto in seguito a caduta, battendo la testa. In seguito si scoprì, invece, che era stato soffocato con un cuscino. Le prime indagini parlarono, infatti, di una rapina andata male, anche se nella cassaforte erano state trovate, intatte, ben 7.500 lire in contanti. I malviventi non sapevano, infatti, che gran parte del patrimonio (circa 900.000 lire) che il Morpurgo doveva depositare presso la Banca Americana di Trieste, temendo evidentemente il peggio, erano stato affidato ad un amico, avendo trovato lo Sportello bancario già chiuso per via delle feste di Natale. Quella che segue è la cronaca particolareggiata di quanto era avvenuto qualche giorno prima dell’omicidio: "Il 22 dicembre, Giuseppe Morpurgo, che possedeva ben 900 mila lire di titoli, aveva pensato di portarli alla Banca d’America e d'Italia di cui era correntista, ritenendo questo un luogo sicuro per custodire somme di tale entità. Le azioni erano custodite in una pesante cassetta di sicurezza e in due grosse buste. Con il prezioso fardello, il Morpurgo si avviava verso la via Roma, ove ha sede della Banca suddetta, per depositarvi i valori. A piccoli passi, il vecchio giungeva davanti agli uffici della Banca verso le 12.30, ma trovava tutti gli sportelli chiusi. Riportare le 900 mila lire di azioni nella sua abitazione di via Petrarca? Troppa fatica. Pensò di lasciare la cassetta e i due plichi ad un suo conoscente il dottor G.C., che abitava in quei pressi. Così fece, mettendolo al corrente della cosa e aggiungendo che sarebbe ripassato per riprendere la cassetta e le buste. La vigilia di Natale scoppiava il dramma, che metteva subito alle calcagna degli autori la Squadra Mobile della Questura" (6). La casa messa a soqquadro, mentre la domestica ere stata rinchiusa in uno sgabuzzino, lasciava, quindi, pensare proprio a una tradizionale rapina, considerando che l’uomo era comunque uno fra i più ricchi in città. Qualche giorno dopo, grazie alle indagini compiute dalla Squadra Mobile della Regia Questura di Trieste gli assassini furono arrestati. Si trattava dei pregiudicati Stanislao Caucci (Kaucic), un ex pugile, di Gilberto De Santi e dell’incensurato Edoardo Stebel, tutti sulla trentina, i quali erano stati indotti a commettere il reato da Margherita Braico, prostituta e delinquente, sorella maggiore della stessa domestica dell’anziano, dalla quale aveva appreso l’intenzione del Morpurgo di depositare quell’enorme ricchezza in banca. Ciò nonostante, il giornale non mancò di dipingere la vittima con “fosche tinte” tanto da affermare: "Dopo la tragica fine di Giuseppe Morpurgo sono venuti in luce due particolari aspetti della figura del defunto: il temperamento alquanto burbero e specialmente la sua estrema avarizia. Avaro il Morpurgo lo era infatti secondo le caratteristiche fondamentali della sua razza. Era un uomo che praticava il risparmio sotto ogni aspetto risparmiava su tutto e non si concedeva divertimenti spassi e neppure troppe comodità" (7).


Un omicidio causato dall’odio razziale

È evidente, tuttavia, come l’assassinio del Morpurgo fosse stato ingenerato da ben altri sentimenti, considerata la campagna d’odio contro gli ebrei che si era innescata dopo la visita e il discorso del Duce a Trieste. Al di là di ciò, occorre evidenziare come la stampa dell’epoca, a poco meno di qualche mese dall’emanazione delle “Leggi Razziali”, si fosse inchinata dinanzi all’ennesimo attentato alla libertà del popolo Italiano. Senza citare minimamente il suo ruolo di Console onorario in carica di Costa Rica, Bolivia, Ecuador e Nicaragua, il quotidiano "Il Piccolo della Sera" scrisse: "Secondo taluno, il Morpurgo avrebbe esercitato lo strozzinaggio, circostanza questa che non sarà difficile appurare. In genere egli non godeva molte simpatie nel vicinato, forse anche per la vita da avaro che conduceva in contrasto con le sue reali condizioni" (8). Lo stesso tono era stato utilizzato anche nell’articolo con il quale "Il Piccolo di Trieste" aveva dato notizia dell’avvenuto arresto dei tre malviventi e delle due complici della rapina. In un passo di tale corrispondenza, il giornalista, pur scagionando il Console Morpurgo da ogni accusa riguardo al presunto “strozzinaggio” e, per certi versi, riconoscendone persino il comportamento umano nei riguardi dei morosi, ebbe a scrivere: "Viveva una sua vita grigia, povera di affetti e di impulsi. Non amava i fastidi e non ne voleva. Forse per questo aveva abbandonato da qualche tempo l'amministrazione degli stabili, dedicandosi solo al lavoro che gli procurava la sua carica di Console onorario della Bolivia, del Nicaragua, del Costarica e dell'Ecuador" (9). Lo stesso 28 dicembre, l’edizione delle ore diciotto aveva riportato, invece, la seguente informazione, dalla quale è facile comprendere quale fosse ormai la strada intrapresa anche dalla stampa italiana: "Si dice Che negli ultimi tempi il Morpurgo, per le sue incombenze di console onorario di ben quattro Repubbliche americane, avesse fatto forti incassi per diritto di passaporto. Ma in questa materia dedicata anche dal punto di vista politico nulla è dato sapere. Non è da escludersi che il console ebreo avesse un debole per certi visti che poi suscitavano qualche protesta da parte di altri consolati meno proclivi a concedere il visto ai passaporti di cittadini di razza ebraica. Se è vero che il Morpurgo si fidasse poco anche delle banche - la diffidenza era una sua particolarità - non è da escludersi che egli avesse in casa in danaro liquido qualche centinaio di milioni migliaio di lire. Ma di certo ancora nulla" (10). L’articolo, molto probabilmente stilato grazie a “precise informazioni” assunte da qualche “talpa” in Questura o in Tribunale, ci fa comprendere, invece, quale possa essere stato il grande ruolo che il Console Morpurgo ebbe – sebbene per pochi mesi – riguardo alla salvezza dei suoi correligionari dall’imminentissima catastrofe che li avrebbe interessati in tutt’Europa . Non tutti sono al corrente di come fu importante, anche per la salvezza degli ebrei italiani, la parte avuta da talune Repubblica del Centro-Sud-America, nonostante le accuse di partigianeria filo-tedesca o filo-fascista (11). La rappresentanza diplomatica del Costa Rica in quel di Trieste, al di là di quanto è stato scritto riguardo alla presunta politica “filo-nazi-fascista” del Presidente León Cortés Castro, additato persino come "antisemita", fu confermata allo stesso Cesare Morpurgo, molto probabilmente nipote del vecchio Console assassinato. Il Cavalier Morpurgo l’avrebbe ricoperta, sempre negli uffici di Via Crispi, n. 35, almeno sino al 1940, come emerge dalla stampa specializzata (12). Appena l’anno dopo, tuttavia, anche il Costa Rica, così come il Nicaragua, allineandosi alla politica Statunitense, dichiarò formalmente guerra a Italia e Germania, il 7 dicembre 1941 (attacco Giapponese a Pearl Harbor). L’Italia reagì all’affronto considerando “in stato di guerra” i vari Paesi del Centro America, vale a dire: Panama, El Salvador, Honduras, Haiti, Republica Dominicana, Costa Rica e Nicaragua (13). I rapporti diplomatici sarebbero ripresi tra il 1945 e il 1946, con la graduale riapertura dei Consolati più importanti. Sul “Caso di Via Petrarca” e sul burbero ma filantropico Console, Don José Israel Morpurgo, calò purtroppo il classico “velo di silenzio”, tant’è vero che ancora oggi la sua vicenda umana e professionale è pressoché sconosciuta.


Nell'immagine, il nuovo tempio ebraico di Trieste (1914).


NOTE

(1) Cfr. Guida Génerale Amministrativa e Corografica di Trieste, il Goriziano, l’Istria, Fiume e la Dalmazia, Trieste, Luigi Mora Editore, 1895, pag. 307.

(2) Cfr. Almanacco. Guida Scematica di Trieste per l’anno 1896, Trieste, Julius Dose Editore, 1896, pag. 10.

(3) Cfr. Segcretaria de Relaciones Exteriores, Gracia, Justicia y Culto, Memoria de la Secretaria de Relaciones Exteriores, Gracia, Justicia y Culto, San José, 1927, pag. 79, nonché Il Piccolo della Sera di Trieste, 30 novembre 1922, pag. 11.

(4) Cfr. “Provincia di Trieste”, in Annuario Generale d’Italia – 1933, 1933, pag. 157.

(5) Cfr. Guida Generale di Trieste e commerciale della Venezia Giulia, 1940, pag. 126.

(6) Cfr. corrispondenza dal titolo “Una cassetta di valori consegnata alla Questura”, in Il Piccolo di Trieste, giovedì 5 gennaio 1939, pag. 7.

(7) Cfr. corrispondenza dal titolo “La Questura fa piena luce sul dramma di via Petrarca. I responsabili assicurati alla Giustizia”, in Il Piccolo di Trieste, mercoledì 28 dicembre 1938, pag. 5.

(8) Cfr. corrispondenza dal titolo “Il dramma di via Petrarca”, in Il Piccolo della Sera, lunedì, 26 dicembre 1938.

(9) Cfr. corrispondenza dal titolo “La Questura fa piena luce sul dramma di via Petrarca. I responsabili assicurati alla Giustizia”, in Il Piccolo di Trieste, mercoledì 28 dicembre 1938, pag. 5.

(10) Cfr. corrispondenza dal titolo “Dopo la luce sul fatto di via Petrarca”, in Il Piccolo delle ore diciotto, mercoledì 28 dicembre 1938, pag. 2.

(11) Tra il 1938 e il 1941 circa 20 000 ebrei ottennero i visti per la Bolivia nell'ambito di un programma di visti agricoli. Anche se la maggior parte si trasferì nei paesi limitrofi (Argentina, Uruguay e Cile), alcuni rimasero e diedero vita ad una comunità ebraica nella stessa Bolivia. Lo stesso esodo avvenne anche in Costa Rica ed Ecuador, ove giunsero non pochi esponenti dell’ebraismo Triestino.

(12) Aldo Colleoni, Il ruolo geopolitico dei Consoli a Trieste dal 1732 al 2006, Trieste, Università Italo Svevo, 2006, pag. 307.

(13). Cfr. “Comunicato della Presidenza del Consiglio”, in Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 8 del 12 gennaio 1942.


Documento inserito il: 02/01/2026
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