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Madre Rafaela de la Passion

RAFAELA DE LA PASSIÓN
AL SECOLO RAFAELA VENTEMILLA VILLACÍS
UNA RICCA E NOBILE ECUADOREGNA AL SERVIZIO DELLA CHIESA
(Quito, 1836 – Lima, 1918)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Molto spesso le pieghe della storia ci riserva delle “strane sorprese”, come quella che ho recentemente avuto nel condurre alcuni studi riguardo alla Repubblica dell’Ecuador. Ebbene, nel ricostruire le vicende legate a Don Mario Ignacio Francisco Tomás Antonio de Veintemilla y Villacís (Quito, 31 luglio 1828 – Quito, 19 luglio 1908), il Generale che l’8 settembre del 1876 fu dapprima Capo Supremo, poi, dal 1878, Presidente Costituzionale e, infine, nel 1882, Dittatore dell’Ecuador, ho appreso che il famoso e controverso uomo politico era il fratello maggiore di Rafaela, oggi Serva di Dio col nome di Madre Rafaela de la Pasión Veintemilla. Madre Rafaela è molto celebre nel Centro America per essere stata la fondatrice della Congregazione Peruviana delle Agostiniane "Figlie del Santissimo Salvatore". Sia l’Ecuador che il Perù sono, pertanto, in attesa che la sua causa di canonizzazione compia il suo regolare iter burocratico, proclamandola finalmente Santa della Chiesa Cattolica. Ho pensato, quindi, di proporre la vicenda umana e religiosa di questa donna straordinaria, in occasione dei 190 anni dalla sua nascita, ma anche dei 150 anni del Colpo di Stato che il risoluto fratello maggiore portò a compimento, deponendo il Presidente Antonio Borrero.


Da Quito a Lima. Storia di una Santa già in vita (1836 – 1918)

Rafaela Veintemilla Villacίs nacque a Quito il 22 marzo del 1836, nel seno di una delle più importanti e agiate famiglie della Capitale, ennesima figlia (la decima) di Don Ignacio Antonio Veintimilla, noto Avvocato della Corte Suprema, e di sua moglie, Doña Josefa Villacís. I suoi biografi ricordano che già a quattro anni, Rafaela rimase orfana della madre, mentre a diciannove perse anche l’adorato papà. Notevole fu l’eredità spirituale che la Pia donna avrebbe ricevuto dai genitori, ricordando la circostanza che erano stati proprio loro i primi a educarla sia nell’amore per Dio che per il prossimo, così come nella devozione alla Vergine e nell’appartenenza al mondo Ecclesiale. Si racconta, infatti, che sin da giovane, Rafaela si sentì attratta dalla figura della Beata Marianna di Gesù, meglio nota col nome di “Il Giglio di Quito”, tanto da volerne fortemente vestire l'abito. In seguito, creò anche un'associazione in suo onore (1). Raggiunta l'età adulta, Rafaela emise, quindi, i suoi primi voti privati ​​di povertà, castità e obbedienza e indossò l'abito di Santa Mariana di Gesù, conducendo, a quel punto, una vita di preghiera e contemplazione che perfezionò con sacrificio e penitenza nel corso degli anni.  In verità, la ragazza avrebbe tanto desiderato vivere in un Monastero come clarissa, ma, tuttavia, fu costretta a “ubbidire” all’irruento fratello Ignacio, nel frattempo divenuto Capo Supremo del Paese. Il Generale Ignazio de Veintimilla l’aveva, infatti, designata amministratrice della casa avita, oltre che degli stessi beni di famiglia. Ciò nonostante, la santa donna riuscì egualmente a mantenere una forma di vita simile a quella di una religiosa, tanto mantenere uno stile molto simile a quello di una vera Monaca. Rafaela, infatti, dedicava varie ore del giorno a pratiche di devozione, come l'orazione mentale, la recita dell'ufficio parvo e dei quindici misteri del Santissimo Rosario. A tali pratiche che l’avrebbero avvicinata all’Altissimo sarebbero poi intervenute le drammatiche circostanze che seguirono la destituzione del fratello, rovesciato il  10 gennaio del 1883 dal Triunvirato presieduto dal Generale Salazar. In precedenza, il Generale Veintimilla, il 25 marzo 1882 si era proclamato Dittatore in quel di Guayaquil. L’ennesimo “Colpo di Stato” decretò gravi conseguenze anche per la Chiesa. In queste circostanze, il Superiore dei Gesuiti offrì rifugio sia a Rafaella che a sua sorella Dolores, ma furono entrambe messe in prigione, rimanendovi ben otto mesi. Liberata il 2 settembre, quindici giorni dopo, assieme al fratello Ignacio ed al resto della famiglia fu espulsa dall’Ecuador, dovendo così riparare in Perù. A Lima, dove i Veintimilla arrivarono mentre era in corso la guerra tra Perù e Cile (1879-1883), Rafaela dovette sopportare le immaginabili difficoltà tipiche degli esuli privati ​​dei loro beni materiali: ma, ciò nonostante, non si perse d’animo, tanto che nella stessa Capitale Andina divenne ben presto una figura nota. Tra il 1884 e il 1894 – raccontano le sue biografie – Rafaela seppe nutrirsi della Parola di Dio, partecipando a ritiri spirituali e entrando a far parte alle Associazioni Mariane presso la Chiesa di Santo Domingo e la Chiesa di San Pedro, dove fu una delle fondatrici del Rosario Vivente. Poco dopo il suo arrivo si iscrisse, infatti, alla Confraternita del Rosario che aveva sede proprio nella bellissima e storica Chiesa di S. Domenico. A partire dal 1894 iniziò a ricevere la guida spirituale dell'agostiniano spagnolo Padre Eustasio Esteban, futuro Superiore Generale dell'Ordine. Fu proprio in quegli anni che la Pia donna decise di fondare una nuova Congregazione religiosa, le “Figlie Agostiniane del Santissimo Salvatore”, finalizzata all’educazione religiosa di ragazze e giovani donne bisognose di aiuto e, soprattutto, di protezione (2). Per raggiungere tale obiettivo, verso la metà del 1895 lasciò la dimora ove viveva con il fratello Ignacio e il resto della famiglia, andando così vivere in un piccolo appartamento preso in affitto. In quello stesso contesto avrebbe assunto il nome di Rafaela de la Pasión. Dopo lunga e grave malattia, sopportata con fortezza d’animo, peraltro vivendo in estrema povertà, Madre Rafaela de la Pasión si spense a Lima il 25 novembre 1918 (9ieci anni dopo il fratello Ignacio), all'età di 82 anni, assistita dalle poche consorelle rimaste in città. Secondo chi la conosceva e la raccontò ai giornalisti dell’epoca, il suo volto esprimeva una serenità quasi divina. Le sue spoglie mortali, dopo varie vicissitudini, riposarono nel Convento di Nostra Signora del Prado a Lima dal 28 agosto del 1980 sino al 23 novembre 2015, giorno nel quale furono traslate nella Chiesa di Nostra Signora della Consolazione, nel Quartiere di Rimac, sempre a Lima. Il 6 febbraio del 1987, nel frattempo, la Santa Sede aveva concesso il nulla osta al prescritto processo Canonico Diocesano, che si è poi concluso nel 1989. La Congregazione delle Cause dei Santi emanò, quindi, un decreto di validità in data 6 marzo 1992. La "Positio" fu, infine, depositata nel 2001, mentre le sue virtù eroiche furono approvate dal compianto Papa Francesco il 7 novembre 2018, a pochi giorni dal compimento dei 100 anni dalla scomparsa di Madra Rafaela de la Pasión. Attendiamo, ora, fiduciosi la proclamazione della sua Santità.


Nell'immagine, Madre Rafaela de la Passion.


NOTE:

(1) Cfr. Establecimento de la Compañia de Jesus en la Republica del Ecuador en el año de 1851, Quito, I. Miranda, 1851.
(2) La caratteristica esteriore delle membre della Congregazione fu l’adozione di un abito nero, con un crocifisso sul petto e un rosario appeso alla cintura agostiniana.

Documento inserito il: 29/01/2026
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