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Da Salerno ad Heredia, La storia inedita di Alfonso Sole Fiumarella

DA SALERNO AD HEREDIA.
LA STORIA INEDITA DI ALFONSO SOLE FIUMARELLA, IL MIGRANTE CHE DIVENNE UN AFFERMATO IMPRENDITORE EDILE IN COSTA RICA

(Castel S. Giorgio, 1845 – Heredia, 1916)

di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico Militare della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo.


Premessa

Gli studi concernenti l’emigrazione italiana nel mondo riservano, ancora oggi, sorprese sorprendenti. Le ricerche vengono favorite anche grazie al notevole apporto fornito dalle tecnologie moderne, mercé le quali è possibile acquisire ed archiviare elettronicamente importanti fondi archivistici, sia anagrafici che amministrativi in generale. Tali emergenze hanno, quindi, consentito di acclarare come l’emigrazione italiana in Centro America abbia interessato, soprattutto dopo il 1870, quasi tutte le Regioni d’Italia, a differenza di quanto si riteneva sino a qualche anno addietro, se non altro riguardo al Costa Rica, Paese nel quale venivano segnalate solo qualche centinaio di migranti italiani, la maggior parte dei quali provenienti dal Mantovano e dalla Calabria. La storia inedita che vi propongo oggi ci dimostra che non è proprio andata così.


Alfonso Sole, il maturo operaio edile che ebbe il coraggio di cambiar vita (1845 – 1886)

Correva l’anno di grazia 1845 in quel di Castel San Giorgio, un piccolo borgo alle porte di Salerno, allora capoluogo di provincia del Regno delle Due Sicilie, il c.d. “Principato Citra”. Fu proprio qui, più precisamente nella frazioncina di Lanzara, che da Matteo Sole, un già maturo muratore del borgo e da Teresa Fiumarella, casalinga quarantenne, venne al mondo il protagonista di questa vicenda, Alfonso Sole, venuto alla luce il 14 di ottobre, un martedì. Portato alla fonte battesimale il giorno seguente, il piccolo rese ancor più felice la madre, che proprio quel giorno avrebbe festeggiato l’onomastico, cadendo la ricorrenza di Santa Teresa d’Avila. Alfonso e i suoi fratelli vissero a Castel San Giorgio per gran parte della loro fanciullezza e gioventù, barcamenandosi, così come accadeva ai loro contemporanei sparsi in tutto il Regno, tra i disagi di una vita povera e le continue ribellioni che avrebbero sconvolto anche il Principato Citeriore tra il 1848 e il 1861. Spettatore privilegiato di quanto sarebbe accaduto tra il 1860 e il 1861 (in quel frangente Alfonso aveva poco più di quindici anni), il giovane fu ben presto catapultato nella nuova realtà politico-istituzionale sorta all’indomani della nota “Spedizione dei Mille” e culminata con la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861). S’accorse, anche lui ben presto, che il nuovo Regno non aveva fatto altro che peggiorare le cose anche in quella desolata località del Salernitano, tanto che già allora – stiamo parlando del primo decennio post unitario – alla crescente crisi economica si sarebbero ben presto aggiunti fenomeni altrettanto gravi, quali il brigantaggio e, ancor peggio, la piaga dell’emigrazione verso le lontanissime Americhe. Divenuto, nel frattempo, anche lui muratore come il padre, Alfonso Sole rimase a vivere e a lavorare a Castel San Giorgio ancora per molti anni. Fu solo agli inizi degli anni Ottanta che l’ormai maturo operaio edile decise di trasferirsi nel Napoletano, esattamente ad Ottaviano, ove le imprese edili avevano maggior bisogno di manodopera qualificata. E fu proprio ad Ottaviano che il 17 aprile del 1885 (Alfonso non aveva ancora compiuto quarant’anni) l’uomo decise finalmente di “metter su famiglia”. Lo fece convolando a nozze con una giovanissima ragazza del posto, Concetta Palma, nata a San Gennariello il 6 dicembre del 1863. La coppia si diede subito da fare, tant’è che già il 24 gennaio del 1886, mamma Teresa mise al mondo il primo figlio, al quale venne imposto il nome di Raffaele. Il matrimonio e la stessa nascita del piccolo erede imposero ben presto delle scelte riguardo al futuro: scelte che a quel punto avrebbero costretto Alfonso Sole ad accettare la sfida dell’emigrazione transoceanica, unica possibilità rimasta per non morire di fame.


L’avventura Costaricense (1887 – 1916)

Alfonso Sole (in seguito passato alle cronache Costaricensi col nome di Alfonso Solé Fiumarella) giunse in Costa Rica nel corso del 1887, almeno secondo alcune fonti (1). Molto probabilmente raggiunse il Centro America da solo, girovagando per il Paese da una località all’altra, ove ovviamente mise a frutto le sue apprezzabili capacità professionali. Fu solo in un secondo momento che la moglie Concetta lo raggiunse, lasciando, tuttavia, il figlio Raffaele in Italia, con i nonni materni. Il 28 gennaio del 1898, allorquando venne al mondo la piccola Ana Maria Cristina, la famiglia Sole si trovava a vivere ad Heredia, capoluogo dell’omonima provincia, collocata proprio nel bel mezzo del Costa Rica, quasi ad equidistanza tra i due Oceani, ma soprattutto a circa una trentina di chilometri dalla bellissima Capitale, San José. Alfonso Solé Fiumarella, che in quel periodo aveva da poco superato i cinquant’anni, era divenuto titolare di un’avviata impresa edile, specializzata nell’appalto di opere pubbliche. Tra queste la realizzazione di un ponte in muratura a Río Segundo, nel Cantone di Alejuela, i cui lavori ebbero inizio nel corso del 1899. Nel frattempo, anche grazie all’agiatezza derivata dalla sua professione, Alfonso pensò bene di allargare la famiglia, tanto che già il 22 giugno dello stesso ’99 venne al mondo la piccola Annunziata, seguita poi da Anita (28 luglio 1900), Maria del Carmen (18 febbraio 1902), Francisco (nato a Cartago il 21 ottobre 1904), Micaela (8 maggio 1907) e, infine, Maria Adelaide, nata a Barva il 29 dicembre del 1909. Una svolta radicale nell’attività lavorativa di famiglia fu raggiunta all’indomani dell’arrivo in Costa Rica, sul finire del 1911, di Raffaele Sole, il primogenito. Raffaele, dopo aver assolto gli obblighi del servizio militare in Italia, e probabilmente volendo evitare la chiamata alle armi per la “Guerra Italo-Turca” (1911-1912) si era unito in matrimonio con la signorina Rosa Lippa, impalmata il 19 ottobre del 1911 a San Giuseppe Vesuviano (Napoli). A quel punto l’uomo accettò di buon grado le lusinghe paterne, tentando anche lui la via dell’emigrazione. Dopo un paio di anni di “praticantato”, già nel corso del 1913, Rafael Solé Palma (questo è il nome esatto assunto in Costa Rica), prese in mano le redini della Ditta Edile fondata dal padre, costretto a ritirarsi per motivi di salute. A capo di essa Rafael avrebbe, quindi, partecipato a varie gare per l’appalto di opere pubbliche, quali la costruzione dell’edificio scolastico di San Mateo,  capoluogo del cantone omonimo, nella provincia di Alajuela, così come di altre località (2). In quello stesso anno, per esempio, viene registrato un contratto stipulato tra il Comune di La Unión e lo stesso Rafael Solé Palma, per la costruzione di 40 metri quadrati di marciapiede in granito intorno alla piazza di quella città, per la somma di 2.000 colones (3). Non solo, ma due anni dopo, Rafael riuscì anche ad allargare le proprie attività in altri settori, tanto che in un “Annuario Commerciale” edito nel 1915 lo troviamo persino rivenditore di armadietti, così come titolare di pasticcerie e di un’impresa che si occupava dell’organizzazione di rinfreschi (4). In realtà, Rafael Solé Palma fu in imprenditore a “tutto tondo”, tanto è vero che, in un testo pubblicato pochi anni orsono, di lui e della sua famiglia fu ricordato che si occupavano anche della: <<Coltivazione di caffè su due terreni di loro proprietà e allevamento di suini che vendevano a San José>> (5). Ebbene, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia (24 maggio 1915), Rafael rimase bloccato in Costa Rica, non avendo, infatti, la possibilità di tornare in Italia per combattere. Ciò, se da un lato gli procurò un’inevitabile denuncia per diserzione, dall’altro gli consentì di assistere il padre Alfonso, al quale era ormai rimasto poco da vivere. Il capostipite della famiglia Sole in Costa Rica, Alfonso Solé Fuumarella, si spense, infatti, a Santa Bárbara (Heredia) il 28 settembre del 1916, affettuosamente assistito dalla moglie Concetta e dal resto della famiglia. Alfonso morì con la triste consapevolezza di non poter accompagnare all’altare la figlia primogenita, Ana Maria, la quale si sarebbe poi unita in matrimonio l’8 febbraio del 1917. I Solé Palma, come è facile immaginare, rimasero a vivere per sempre in Costa Rica, continuando così a lavorare e a portare avanti, tutti assieme, le varie attività che il vecchio emigrante Salernitano aveva messo in piedi in quasi trent’anni di vita in Centro America. Rafael si spense nella sua casa di Barrio Mexico a San José il 1° giugno del 1960, settantaquattrenne, otto anni dopo la scomparsa della sua adorata mamma, Concetta, spentasi in Alajuela il 3 febbraio del 1952, quando ormai la famiglia Sole si era affermata e sparsa in varie località del Paese, da un Oceano all’altro. Ma questa è un’altra storia...


Nell'immagine, Rafael Solé Palma.


NOTE:

(1) Cfr. Rita Bariatti, Italiani en Costa Rica, 1502 – 1952. de Cristóbal Colón a San Vito de Java, Universidad Autónoma de Centro América, 2001, pag. 153.

(2) Cfr. Colección de leyes, decretos, acuerdos y resoluciónes, San José de Costa Rica, 1913, pag. 247 ed ancora Memoria de la Secreteria de Educación Pública, San José de Costa Rica, 1913, pag. 51.

(3) Cfr. Archivo Nacional, Ministerio de Gobernación, f.lo 003454 (1913-04-08 - 1913-04-22).

(4) Cfr. Republica de Costa Rica, Ministerio de Fomento, Censo Comercial – Año 1915, San José, Imprenta Nacional, 1915.

(5) Cfr. AA.VV., Orígenes, vida y legado de las familias Sole-Lippa y Villalobos-Ruíz, Sole & Masis, 2021, p. 20.


Documento inserito il: 15/03/2026
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