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Eldo Todesco De Col

ELDO TODESCO DE COL
L’IMPRENDITORE VENETO CHE FU
PRESIDENTE DELL’U.N.U.C.I. IN BOLIVIA
(1915 – 1988)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G.di F. – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Il 9 dicembre del 1926, in virtù del Regio Decreto n° 2352 (in seguito convertito nella Legge n° 261 del 12 febbraio 1928) veniva costituita la “Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia” (“U.N.U.C.I.”), con la finalità di concorrere alla preparazione spirituale e tecnica degli Ufficiali in congedo delle Forze Armate d’Italia. Il Sodalizio nacque sulle ceneri delle varie Società, Circoli e Unioni tra Ufficiali in congedo delle varie Forze Armate e dei Corpi di Polizia sorti inizialmente come Società di Mutuo Soccorso, necessarie per aiutare gli ufficiali e le loro famiglie, talvolta in difficoltà anche economiche. Esse avevano operato praticamente dall’unità d’Italia sino al primo dopoguerra, quando fu sentito fortemente il bisogno di unificarle sotto un’unica bandiera. Nel corso di pochi anni, l’U.N.U.C.I. si espanse a macchia d’olio, tanto da potersi permettere il lusso di aprire proprie Sezioni e Nuclei in varie parti del mondo. Nel 1932, appena sei anni dopo la sua fondazione, il Sodalizio vantava ben 197 Sedi, tra Sezioni e Nuclei, sparsi, oltre che in Italia, anche nel resto d’Europa, in Africa, in Asia, in Australia e, ovviamente in America. In quest’ultimo Continente non ci fu uno Stato che non registrò la presenza di un Sodalizio “U.N.U.C.I.”, sia nell’America del Nord che in quella Centro-Meridionale, ove la presenza degli italiani era particolarmente significativa. Ebbene, nel 1932, oltre alle 9 Sezioni aperte negli Stati Uniti, le 11 Sezioni aperte in Brasile e le 7 in Argentina si contavano una o più Sezioni per ciascun Paese del Centro-Sud America, Bolivia compresa (1). E fu proprio in Bolivia che l’U.N.U.C.I. avrebbe vissuto il suo massimo splendore operativo sino alla fine degli anni Ottanta, come ci ricorda la storia del suo Presidente, l’Imprenditore Eldo Todesco De Col, uno degli uomini più in vista della Comunità Italiana a La Paz. Quella che segue è la sua vicenda, che proponiamo ai nostri lettori in occasione del primo secolo di vita della stessa “U.N.U.C.I.”.


Dal Bellunese alla Seconda Guerra Mondiale La Paz (1915 – 1945)

Eldo Todesco vide la luce a La Valle Agordina, in provincia di Belluno, il 17 febbraio del 1915, a pochi mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, figlio di Giovanni Battista Todesco e Maria Da Col. Sopravvissuto alla tragedia della “Grande Guerra”, Eldo visse tra le montagne del Agordino per gran parte della sua fanciullezza e adolescenza, non trascurando gli studi scolastici, che in futuro gli avrebbero consentito di ottenere il diploma di Perito Minerario. Nel 1937, dopo aver frequentato con successo il corso di formazione preso la Scuola Ufficiali di Complemento d’Artiglieria, in quel di Potenza, fu nominato Sottotenente e conseguentemente destinato al prestigioso 11° Reggimento Artiglieria da Campagna, allora di stanza in Alessandria (3). Con tale reparto, che dal maggio del 1939 aveva assunto la denominazione di 11° Reggimento Artiglieria "Ravenna", inquadrato nella 3^ Divisione Fanteria "Ravenna", l’ufficiale, appositamente richiamato, avrebbe preso parte alle fasi iniziali della Seconda guerra mondiale, operando così sul fronte occidentale, nella campagna contro la Francia ed in seguito, nell'aprile del 1941 sul fronte jugoslavo. Nel 1942, evidentemente smobilitato, Eldo Todesco ci risulta vivere a Carbonia, ove lavorò come perito in quelle famose e redditizie miniere. Fu nel corso dello stesso anno che dalla moglie Giovanna Maria avrebbe avuto il primo figlio, Battista. Nel 1943 parte della famigliola si trasferisce, invece, a Belluno, ove vide la luce la secondogenita, Maria Luisia. Dopo la liberazione, Eldo riunì la famiglia a Carbonia, ove nel 1946 nacque il terzo ed ultimo figlio, Angelo. La famiglia Todesco rimase a vivere in Sardegna sino al dicembre 1947, data nella quale Eldo prese una drastica decisione: quella di emigrare in America Latina, ove da moltissimi anni viveva uno zio materno, Giovanni Da Col Mezzacasa, facoltoso imprenditore edile trapiantato in Bolivia nei primi anni Venti.


Emigrante in Bolivia (1948 – 1988)

Giovanni Da Col, affermato Ingegnere, Perito Minerario e Costruttore edile aveva più volte chiesto al nipote Eldo di seguirlo in Bolivia, ma questi, tra obblighi militari, guerra e la famiglia era stato sempre costretto a rinunciare. Fu, dunque, nel 1947, dietro le insistenze dello zio, affaccendato in numerosi progetti che stava intraprendendo nelle principali città Boliviane, per non parlare della costruzione della ferrovia La Paz-Beni, che Eldo pensò bene di accettare l’offerta. Lavorando nella Società Da Col egli avrebbe finalmente operato in settori ben più importanti e, perché no, più redditizi, almeno rispetto al settore minerario nel quale era stato sin lì impegnato, nella sperduta Sardegna. E fu così che sul finire di dicembre 1947 (ma è probabile anche agli inizi del gennaio 1948) la famiglia si recò a Genova, prendendo così posto sulla nave “Santa Cruz” in partenza per l’Argentina. Sbarcati a Buenos Aires il 21 gennaio 1948, i quattro migranti raggiunsero di lì a poco la città di La Paz, accolti con grande gioia dal vecchio zio Giovanni. Il suo primo incarico professionale, Eldo Todesco, che nel frattempo aggiunse al cognome anche quello della madre (come da tradizione in America Latina), fu quello di lavorare al grande progetto ferroviario destinato a collegare le lussureggianti foreste pluviali dell'Amazzonia Boliviana con gli aridi altipiani occidentali. Ma questa non era certamente l'unica impresa della quale si occupava la “Giovanni De Col S.A.”. Lo zio Giovanni, imprenditore edile molto famoso in Bolivia per aver realizzato la costruzione di importanti edifici pubblici e privati già prima della Seconda guerra mondiale, era impegnato in altri avveniristici progetti. Come ricorda Luigi Guarnieri Calò Carducci, Eldo Todesco: <<Fu azionista e direttore della Compagnia di costruzioni “Giovanni Del Col SAE della S.A.” e della “S.A. Marmolera” […] Negli anni Sessanta la sua Compagnia è stata la più importante ditta del settore in Bolivia>> (3). Rimanendo nel campo aggiungiamo che in epoca più recente, Eldo Todesco De Col e la sua Compagnia (evidentemente ereditata dallo zio dopo la sua morte, nel 1973) ebbero modo di realizzare i palazzi “Presencia” e “Mac Donald”, nella stessa La Paz, così come la strada Tarija-Patcaya. L’Azienda ebbe poi modo di completare le strutture della “Teléfonos Automáticos Sociedad Anónima” (TASA), così come provvide alla sostituzione del sistema di captazione dell'acqua dalla diga di Jampaturi. Furono, inoltre, realizzati, su contratto con la società SAMAPA, due serbatoi per l'acqua potabile nella sede del Governo. Eldo e suo figlio Batista, nel frattempo laureatosi in Ingegneria in Argentina, portarono avanti grandi progetti destinati ad ottenere una certa fama, come nel caso del c.d. “Edificio De Col”, sulla centralissima Avenida Montes, attualmente caserma centrale dell'Aeronautica Militare Boliviana, così come le strutture del “Labofarma”, nella città di El Alto, un laboratorio dedicato alla produzione di prodotti farmaceutici. Non pochi, infine, sarebbero stati i progetti per gli sfruttamenti minerari, che i due congiunti avrebbero avviato anche in Argentina e Cile, ove Eldo si recò più volte. Eldo Todesco De Col, che aveva lavorato instancabilmente per tutta la vita, si spense in Arica, proprio in Cile, sede di importantissime miniere, il 2 febbraio 1988, alla vigilia del suo settantatreesimo compleanno.


Eldo Tedesco, elemento di spicco della Colonia italiana a La Paz (1948 – 1988)

Allorquando Eldo Tedesco mise piede in Bolivia, la Comunità italiana aveva ripreso già da qualche tempo la sua importanza in ambito sociale, oltre che economico, dopo la parentesi bellica che aveva visto non pochi dei suoi esponenti tornare in Patria per combattere. In qualità di ufficiale di Complemento della riserva, Eldo Tedesco De Col diede subito impulso alla rinascita dello stesso Associazionismo Militare, la cui vita s’era dovuta interrompere per varie ragioni, sia politiche che pratiche, considerata la forte riduzione dei soci. A La Paz, per fortuna, erano ancora in vita gran parte degli ex combattenti della “Grande Guerra”, con i quali, assieme a coloro che erano appena giunti dall’Italia, fu possibile ricostruire la Sezione Regionale dell’U.N.U.C.I., sciolta agli inizi del conflitto. Ufficiali delle Forze Armate e dei Corpi di Polizia in congedo ve ne erano diversi in tutto il Paese, ragion per cui a La Paz fu istituita sia una Sezione locale che gli uffici della Sezione Regionale, alla quale erano iscritti gli ufficiali residenti in altre località della Bolivia. Oltre ad assumere la Presidenza U.N.U.C.I., Eldo Todesco fu per molti anni membro del Consiglio Direttivo del glorioso Circolo Italiano di La Paz, del quale ne avrebbe retto la Presidenza per due mandati. Fu, infine, Presidente e membro del Consiglio Direttivo della locale Camera di Commercio. Infaticabile organizzatori di eventi patriottici, molto spesso in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, Eldo Todesco mantenne vivo nel bellissimo Paese Andino le più nobili tradizioni Italiane, non mancando di assicurare, spesso anche con elargizioni economiche, il proprio sostegno anche ad altri Sodalizi che a La Paz avrebbero mantenuto alto l’onore della Patria. Memorabile, in tale ambito, sarebbero stati i festeggiamenti per il “Cinquantenario della Vittoria”, nel novembre del 1968, evento con il quale anche a La Paz furono premiati non pochi “Cavalieri di Vittorio Veneto”. Per tali ragioni, nel 1974 ricevette l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (4).


Nell'immagine, Eldo Todesco De Col.


NOTE

(1) Cfr. rivista <<Esercito e Nazione>>, n. 12, Dicembre 1932, pag. 1127.
(2) Cfr. Ministero della Guerra, <<Bollettino Ufficiale>>, Dispensa n. 36, 1° luglio 1937, pag. 3211.
(3) Cfr. Luigi Guarnieri Calò Carducci, Dizionario storico-biografico degli italiani in Ecuador e in Bolivia, Bologna, Il Mulino, 2001, pag. 307.
(4). Ibidem.

Documento inserito il: 12/04/2026
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