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Tullio Giuseppe Delvo

TULLIO GIUSEPPE DELVO
DA OPERAIO DELLE FERROVIE AD ABILE TIPOGRAFO IN COSTA RICA
(Sermide, 1867 – San José, 1929)



di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. GdiF – Storico militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Nel 1887 il protagonista di questa vicenda aveva da poco compiuto i vent’anni e nessuno avrebbe mai potuto immaginare che anche lui, Tullio Giuseppe Delvo avrebbe attraversato gli Oceani per un’avventura che sa veramente dell’incredibile, ma che, in un certo senso, ci fa comprendere quanto sia stato importante il ruolo degli emigranti italiani nel mondo. Fu proprio in quell’anno, infatti, che tra la Repubblica del Costa Rica, uno degli Stati più belli dell’America Centrale, oggi perla del turismo internazionale, e il Regno d’Italia fu siglato un accordo, in virtù del quale circa 1.500 operai della Penisola, la maggior parte dei quali provenienti dalla Provincia di Mantova, si sarebbero trasferiti in Centro America, ove sarebbero stati impiegati nella costruzione della ferrovia che avrebbe collegato San José, storica Capitale del Costa Rica, al mare: un progetto veramente faraonico. Stiamo parlando della gloriosa “Ferrocarril al Pacifico”, in seguito chiamata anche “Ferrocarril Eléctrico al Pacifico”, una linea ferroviaria, merci e passeggeri, che avrebbe per l’appunto collegato la capitale con il porto marittimo di Puntarenas, sulla costa di tale Oceano. Quella che segue è la vicenda personale dell’operaio Delvo, il quale, nonostante le enormi difficoltà incontrate, come vedremo a breve, decise di rimanere in Costa Rica, dando così inizio ad un nuovo ramo della sua storica famiglia.


Da Sermide al Costa Rica (1867 – 1887)

Tullio Giuseppe Delvo venne alla luce il 9 febbraio del 1867 a Sermide, in provincia di Mantova, località che da pochi mesi (20 settembre 1866) era passata al Regno d’Italia, dopo aver sofferto la durissima occupazione austro-ungarica (ricordiamo l’assurdo incendio appiccato dai soldati austriaci per vendetta il 25 giugno del 1848, durante la Prima guerra d’indipendenza). Suo padre era Luigi, un solido contadino, mentre sua madre si chiamava Annunziata Mase. Tullio visse nel Mantovano sino ai vent’anni, come ricordato in premessa, lavorando duramente nei campi. Nel 1887 fu, quindi, uno dei tanti Mantovani che accettò l’allettante proposta lavorativa che l’avrebbe condotto in Costa Rica. La scelta, per quanto potremmo definirla oggi “azzardata”, era stata motivata anche da un chiaro esempio familiare: quello del cugino Luigi, ventiseienne e anche lui agricoltore, il quale l’11 novembre dell’anno prima, era giunto a Buenos Aires, in cerca di fortuna. Raggiunto il Costa Rica, sbarcando a Puerto Limon, la città portuale che si affaccia sul Mar dei Caraibi e che costituisce la porta di accesso marittimo più importante del paese sulla costa Atlantica, Tullio Giuseppe Delvo iniziò il suo duro lavoro di operaio delle ferrovie. In verità, la costruzione della avveniristica rete ferroviaria non fu, come hanno scritto in tanti, un’impresa facile, tanto è vero che per molti degli operai giunti dall’Italia si trasformò in una vera e propria sconfitta, a causa dei gravi problemi sanitari cui andarono incontro, ma anche dai problemi sorti con l’Azienda appaltatrice (1). In un Bollettino Statistico riguardante l’emigrazione italiana avvenuta nel 1888, riguardo alla Provincia di Mantova fu scritto: <<Nei 12 mesi dal 1° luglio 1887 al 30 giugno 1888 partirono in emigrazione propria più di 3000 persone. Di questi emigranti 6 o 700 vennero arruolati legalmente da una società inglese che ottenne regolare permesso dal Ministero dell'Interno, e condusse gli emigranti nella Repubblica di Costa Rica per occuparli nella costruzione di strade ferrate. Gli altri che partirono a frotte di 4.500 persone o non erano arruolati o se lo furono le agenzie che ne operarono l'ingaggio non si poterono conoscere avendo sede in altre province>> (2). In altra pubblicazione dell’epoca si legge: <<Nel Costarica fino al 1887 noi non avevamo che una piccolissima immigrazione, notevole però per le sue prospere sorti. Ma alla fine di detto anno ed il principio dell'anno in corso, come già ne feci cenno in questo stesso rapporto ebbe luogo una considerevole immigrazione temporanea di lavoratori, le cui condizioni economiche sono soddisfacenti mentre invece le condizioni sanitarie ebbero un periodo assai infelice, avendo dovuto una parte di essi soggiornare in regioni malsane, le quali disgraziatamente non erano state escluse nei contratti di arruolamento. Complete informazioni al riguardo già sono state da me fornite al Ministero degli Affari Esteri. La ferrovia fra Limon e Cartago è la sola opera pubblica attualmente in costruzione; ma lo stesso signor M.C. Keith, impresario dei lavori di quella linea, con contratto del 3 agosto u.s. stipulò col Governo la costruzione di altra linea tra Rio Jimenez e Rio Frio verso la frontiera orientale di Nicaragua ricevendo come compenso la concessione di 280.000 ettari di terreni incolti, ma fertili, situati lungo la nuova linea. I relativi lavori verrebbero cominciati appena terminati quelli dell'altra ferrovia. Si pensa poi ancora di terminare la ferrovia che da Cartago e San José deve raggiungere il porto di Puntarenas, per modo che troverebbesi la Repubblica attraversata da una linea interoceanica. Sembra però che vi siano delle difficoltà che ritarderanno l'esecuzione dei siffatto progetto. Ad ogni modo il Costa Rica attualmente è in Centro America il paese ove maggiore è l'attività economica è che, in ragione della nostra immigrazione ed il possibile sviluppo degli interessi che vi sono collegati, maggiormente merita forse la nostra speciale attenzione>> (3).


L’avventura Costaricana (1888 – 1929)

Nonostante le difficolta che aveva incontrato, Tullio decise di rimane a vivere in Costa Rica, anche se per farlo dovette riciclarsi, svolgendo un altro tipo di lavoro. Tullio Giuseppe Delvo divenne così un tipografo, professione che lo avrebbe inizialmente portato a vivere nella stessa Capitale, la bellissima San José, ove lavorerà per anni presso la Imprenta Nacional, in Avenida 3, Calle 2 y 4 (equivalente del nostro Istituto Poligrafico dello Stato), andando a vivere nel quartiere di La Pólvora (4), ove tempo dopo erigerà una casa, su di un appezzamento di terreno concessogli dal Governatorato di San José. E fu proprio a San Josè che il giovane si fece ritrarre presso il noto studio fotografico “Rudd & Paynter”, al Parque Central, molto probabilmente attorno ai primi anni Novanta, appena giunto in città. E fu sempre nella stessa città, nella storica Chiesa di Nostra Signora della Mercede, che il giovane convolò a nozze, il 9 giugno del 1891, con una ragazza del posto, Maria Chacon, di un anno più grande di lui, e dalla quale, l’11 febbraio del 1895 ebbe il primo figlio, Ricardo Tullio. A Ricardo fecero, quindi, seguito Luis Antonio, nato il 10 marzo del 1897, Jesus, nato a Cartago il 14 novembre del 1901 e, infine, Maria Graciela del Rosario, venuta alla luce il 23 ottobre del 1907. Dopo aver vissuto alcuni anni a Cartago, la famiglia Delvo si stabilì definitivamente a San José, ove i figli di Tullio e Maria si sarebbero poi sposati, come fece Ricardo, il primogenito, il quale il 19 aprile 1926 impalmò Oliva Herrera Hernández. Ciò accadeva tre anni prima della scomparsa dello stesso Tullio, il quale lascerà questo mondo il 14 giugno del 1929, appena sessantaduenne ed ancora nel pieno della sua attività professionale. Ci piace pensare, per concludere, alle tante edizioni di libri di pregio alle quali egli stesso avrà lavorato, presso la Tipografia Nazionale, le stesse che oggi arricchiscono le varie prestigiose Librerie del Costa Rica, Paese ove gli italiani offrirono il proprio contributo anche nel mondo delle arti, dell’artigianato e della cultura in generale, come speriamo di aver documentato attraverso questo modestissimo saggio.


Nell'immagine,

NOTE:

(1) Cfr. Natale Malnate, Gli Italiani in America, Genova, Stab. Tip. Lit. Pietro Pellas Fu L., 1898, pag. 8.

(2) Cfr. “Provincia di Mantova”, in Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, <<Statistica della Emigrazione Italiana avvenuta nell’anno 1888>>, Roma, Tipografia Aldina, 1889, pag. 188.

(3) Cfr. “L’immigrazione nel Costarica”, in “L’immigrazione Italiana nel Centro America. Da Guatemala, 5 ottobre 1888”, in Roberto Magliano, <<Interessi Italiani nella America Centrale. Estratti di rapporti diretti al R. Ministro degli Affari Esteri>>, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1889, pag.14 e 15.

(4) Si chiamava così perché lì c'era un edificio dove l'Esercito conservava la polvere da sparo. Oggi si chiama Paso Ancho.


Documento inserito il: 21/01/2026
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