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Don Alberto Fait

DON ALBERTO FAIT
L’AGENTE CONSOLARE ITALIANO CHE FONDÓ UN CANTIERE NAVALE
IN COSTA RICA SECONDO LA TRADIZIONE CAMOGLIESE
(1859 – 1946)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G.di F. – Storico militare
e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Il 20 giugno del 1889, l’allora Re d’Italia Umberto I nominò un nuovo Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario presso il Governo del Costa Rica, nella persona del Conte Roberto Magliano di Villar San Marco, già presente nel vicino Guatemala, essendo accreditato presso altri Stati dell’America Centrale. Il Diplomatico, appena insediatosi si rese conto che presso il Ministero degli Affari Esteri se ne sapeva molto poco riguardo alla situazione della Comunità italiana in quel Paese. Fu così che, di lì a qualche mese vergò, di proprio pugno, una interessantissima relazione, la quale verrà in seguito publicata dallo stesso Dicastero. In un passo della medesima si legge: <<Nel Costarica fino al 1887 noi non avevamo che una piccolissima immigrazione, notevole però per le sue prospere sorti. Ma alla fine di detto anno ed il principio dell'anno in corso, come già ne feci cenno in questo stesso rapporto ebbe luogo una considerevole immigrazione temporanea di lavoratori, le cui condizioni economiche sono soddisfacenti mentre invece le condizioni sanitarie ebbero un periodo assai infelice, avendo dovuto una parte di essi soggiornare in regioni malsane, le quali disgraziatamente non erano state escluse nei contratti di arruolamento. Complete informazioni al riguardo già sono state da me fornite al Ministero degli Affari Esteri. La ferrovia fra Limon e Cartago è la sola opera pubblica attualmente in costruzione; ma lo stesso signor M.C. Keith, impresario dei lavori di quella linea, con contratto del 3 agosto u.s. stipulò col Governo la costruzione di altra linea tra Rio Jimenez e Rio Frio verso la frontiera orientale di Nicaragua, ricevendo come compenso la concessione di 280.000 ettari di terreni incolti, ma fertili, situati lungo la nuova linea. I relativi lavori verrebbero cominciati appena terminati quelli dell'altra ferrovia. Si pensa poi ancora di terminare la ferrovia che da Cartago e San José deve raggiungere il porto di Punta Arenas, per modo che troverebbesi la Repubblica attraversata da una linea interoceanica. Sembra però che vi siano delle difficoltà che ritarderanno l'esecuzione dei siffatto progetto. Ad ogni modo il Costa Rica attualmente è in Centro America il paese ove maggiore è l'attività economica è che, in ragione della nostra immigrazione ed il possibile sviluppo degli interessi che vi sono collegati, maggiormente merita forse la nostra speciale attenzione>> (1). Ebbene, tra i tanti migranti giunti dall’Italia, sfruttando l’accordo infra-governativo, ve ne sarebbe stato uno che, a partire dal gennaio del 1897 e sino al 1932, avrebbe rappresentato Diplomaticamente l’Italia in quel di Puntarenas, la città portuale Oceanica presso la quale avrebbe fatto fortuna, dando, peraltro, origine ad una importante società commerciale e non solo. Stiamo parlando di Alberto Fait, la cui progenie avrebbe offerto al Costa Rica anche un famoso politico.


Alberto Fait, operaio, commerciante, agente consolare e proprietario di un cantiere navale stile Camogliese (1859 – 1946)

Alberto Maurizio Pietro Fait, che in alcuni testi storici viene indicato come “ligure” ed “ingegnere meccanico” (non abbiamo trovato alcun riscontro di ciò nei documenti anagrafici), nacque, in realtà, a San Maurizio della Costa, una frazioncina dell’allora Comune di Cargiago, un piccolo borgo sito sulla sponda nord-occidentale del Lago Maggiore (Circondario di Pallanza), in provincia di Novara (oggi frazione del Comune di Ghiffa), il 29 giugno del 1859, figlio di Don Giuseppe, un agiato possidente e di Maria De Rocchi, sua moglie. L’evento si verificò nel bel mezzo della Seconda guerra d’indipendenza, la quale era scoppiata il 27 di aprile, allorquando le truppe austriache, comandante dal Feldmaresciallo Ferenc Gyulai, varcato il Ticino errano entrati in Piemonte, con l’obiettivo di sconfiggere l’Esercito del Regno di Sardegna, prima dell’arrivo degli alleati francesi. Il bambino fu battezzato il giorno seguente nella stessa Chiesa parrocchiale di San Maurizio, un bell’edificio sacro eretto attorno al XVI secolo. Il bambino apparteneva, in verità, ad una storica famiglia di Portobuffolé, un piccolo borgo dell’attuale Provincia di Treviso, ove i genitori tornarono a vivere qualche anno dopo (2). In età giovanile, dopo aver assolto agli obblighi del servizio militare, Alberto entrò a far parte, in qualità di “Macchinista”, della Reali Ferrovie dello Stato, prestando servizio inizialmente a Voghera e in seguito a Stradella, in Provincia di Pavia. L’8 settembre del 1884, il Fait, da poco venticinquenne, contrasse matrimonio con la signorina Rosa Giovanna Elisa Casalvolone, nata a Vercelli il 1° luglio del 1864. Nel certificato di matrimonio viene ancora indicata la professione di “Macchinista” e non quella di Ingegnere. Dalla loro unione nacque Giovanni, il quale vide la luce nella stessa Vercelli il 10 ottobre del 1885, quindi ancor prima del trasferimento della famiglia in America. Alberto Fait, secondo fonti non documentare sarebbe stato un <<Ingegnere meccanico italiano>>, il quale era giunto per la prima volta in America, fermandosi in Nicaragua, ove avrebbe costruito il primo trattore per il ghiaccio. In realtà, la piccola famigliola si trasferì nel Continente Americano solo dopo la morte di Giuseppe Fait, il padre di Alberto, venuto a mancare il 20 gennaio del 1888, nella sua abitazione di Portobuffolé. Nella primavera del 1888, dunque, proprio in virtù di quella forte richiesta di personale che avrebbe lavorato alla costruzione della grande strada ferrata in Costa Rica (la gloriosa “Ferrocarril al Pacifico”), Alberto decise di cambiar totalmente vita. Il 2 aprile dello stesso ‘88, lui e la sua famiglia sbarcarono, quindi, a New York dalla nave “La Champagne”, partita da Le Havre (Francia) alcune settimane prima. Di lì a qualche tempo raggiunsero così il Costa Rica, ove Alberto “avrebbe” lavorato inizialmente alla sola costruzione della citata linea ferrovia del Pacifico (3). In realtà, già in settembre lo troviamo assunto dal Governo anche come macchinista e meccanico per riparare le caldaie delle navi postali (4). Tale servizio era stato appena istituito in virtù del “Acuerdo n. XXIX” del 15 marzo del 1887, emanato dalla Secreteria de Fomento (Ministero dello Sviluppo), il quale stabili che: <<Considerato l'interesse pubblico nel garantire velocità e frequenza alle comunicazioni tra la provincia di Guanacaste e le altre città della Repubblica, e dato che, secondo i rapporti ufficiali, il piroscafo General Fernandez può essere dedicato al servizio nel Golfo di Nicoya, Il Presidente della Repubblica accorda: 1. che il piroscafo General Fernandez effettuerà un viaggio settimanale da Puntarenas a Bedebero, secondo l'orario stabilito dal Sovrintendente della Ferrovia del Pacifico; 2. che il Direttore delle Poste di Puntarenas sarà incaricato di riscuotere le tariffe e le spese di trasporto del piroscafo, secondo la tariffa dell'anno precedente>> (5). Fu, invece, il 28 settembre 1888, che, con l’Acuerdo n. CCXLIX, la Secreteria de Fomento (Dottor Fernández), nominò Don Alberto Fait “Macchinista” dei vapori postali “General Fernández” e “Puntarenas<<…con el sueldo de ciento setenta y cinco psesos mensuales>>. Due mesi dopo, infine, con l’Acuerdo n. CCCI del 15 di novembre, il Fait fu nominato “Meccanico Incaricato”, mentre il suo posto di “Macchinista” venne affidato al Sig. Thomas Wilson. A motivare la promozione/sostituzione era stata la circostanza che <<Il Sig. designato nell'esercizio del Potere Esecutivo, considerando che la posizione di meccanico per i piroscafi a Puntarenas era sovraccarica di quella dell'officina di riparazione della ferrovia del Pacifico, ed è necessario nominare una persona che ricopra tale posizione in modo permanente, nonché un macchinista per i suddetti piroscafi>> (6). Due anni dopo, fattosi notare dalle Autorità di Puntarenas, il principale porto del Costa Rica sull’Oceano Pacifico, il Fait ottenne, a far data dal 29 luglio 1890, una nuova concessione, sempre da parte del Governo: quella per la manutenzione tecnica dei vapori postali. Il 7 ottobre del 1892 assunse, invece, e sempre per contratto, la Direzione Gestionale della stessa piccola flotta dei piroscafi postali Governativi, rappresentata ancora dai vapori “General Fernández” e “Puntarenas”, impegnandosi a organizzare il trasporto di merci, i viaggi e le riparazioni (7). Ma ciò, evidentemente, non gli bastò, tanto da pensare di espandere i propri affari anche in altri settori. Nel corso degli anni divenne, infatti, possessore di una Società commerciale di import ed export, di una segheria, di una fabbrica di ghiaccio e persino di una tenuta agricola, la "Lombardia", situata a Las Cañas. Particolarmente degna di nota fu, invece, la nascita di un cantiere navale, dove applicò con successo le sue conoscenze riguardo alle tecniche di costruzione delle caldaie a vapore. Il cantiere, in verità, avrebbe anche prodotto piccole imbarcazioni a remi e a vela, seguendo l'ancestrale modello di Camogli, come ricordano alcune fonti (8). Alberto Fait fu, quindi, anche costruttore e armatore di una piccola flottiglia, adibita sia alle comunicazioni costiere che al grande cabotaggio Oceanico, tanto da essere additato localmente anche con il titolo di “Ammiraglio”. Nel 1894, come ricordano le cronache del tempo, un grande evento si tenne proprio a Puntarenas, con il battesimo del primo battello a vapore Costaricano, chiamato “Otto di Maggio”, costruito proprio nel suo cantiere navale, e per il quale ottenne la relativa “Patente di Navigazione”, che lo legittimava ad innalzare la gloriosa Bandiera del Costa Rica. Fu, quella, la consacrazione mediatica per il Cantiere Navale “Alberto Fait & Co”, il quale, nel giro di qualche decennio, avrebbe rappresentato l’avanguardia nella costruzione di ogni tipo di nave, sia a motore che a remi, e nella gestione del quale avrebbe coinvolto i figli maschi, con i quali si sarebbe recato più volte anche negli Stati Uniti, così come in Europa, Italia compresa, dovendo acquistare i nuovi motori diesel che lentamente avrebbero sostituito le vecchia macchine a vapore, sulle quali aveva lavorato una volta. Furono davvero tante le imbarcazioni che uscirono dal suo Cantiere, molte delle quali avrebbero portato nomi femminili, richiamando sia i propri familiari che altri, come nel caso della nave “Rosanna”, varata tra il 1920 e il 1921 (9). La famiglia Fait si era, nel frattempo, allargata, grazie alla nascita di Carmen, la prima nata in Costa Rica, la quale vide la luce il 26 maggio del 1890, quindi di Atilio Andrés, nato a Puntarenas il 21 novembre del 1895, ma poi morto il 19 marzo del 1896, poi di Andrés Mario, nato il 1° maggio del 1901 e, infine, di Maria Margherita, venuta al mondo il 18 febbraio del 1904. Nel 1897, a quasi dieci anni dal suo trasferimento a Puntarenas, Alberto Fait era ormai divenuto uno fra i più importanti esponenti della locale Colonia di emigranti italiani, tant’è vero che, con Decreto Ministeriale del 7 gennaio di quello stesso anno, fu nominato Agente Consolare del Regno d’Italia in quella stessa città: incarico che l’imprenditore piemontese avrebbe assolto per numerosi anni (10). Mecenate di prim’ordine, Don Alberto avrebbe dato vita al “Club Internacional”, al quale sarebbero stato accolti gli esponenti più in vista dell’allora Società Costaricana. Tra il 1924 e il 1925 si sarebbe, poi, fatto notare in città per aver fatto costruire una lussuosa dimora, ancora oggi famosa col nome di “Casa Fait”, un edificio storico e architettonico di grande valore a Puntarenas, dichiarata Patrimonio Storico-Architettonico del Costa Rica, situata di fronte al Parco Victoria (11). “Casa Fait”, che si distingue per la sua bellezza e per i suoi ornamenti, rappresentando lo stile architettonico dell'inizio del XX secolo, fu occupata dalla famiglia Fait sino all’epilogo della fortuna imprenditoriale di Don Alberto. Fu, infatti, il forte dispiacere causato dalla morte del suo adorato figlio, Andrés Mario, spentosi non ancora trentunenne a Manzanillo l’8 aprile del 1932, lasciando sconsolata la giovane vedova, Maria del Rosario Leonor Lizano, e due figlioletti di appena tre e due anni, Alberto (1928) ed Hortensia Fait Lizano (24 aprile 1929), a far prendere al “grande vecchio”, nel frattempo ammalatosi gravemente, la decisione di lasciare l’incarico diplomatico, proprio nel corso del 1932. Ciò avveniva dopo ben trentacinque anni di “onorato servizio” a favore della Patria lontana, la quale, in verità, lo aveva comunque premiato, con il conferimento della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. A sostituirlo fu designato suo cognato e genero, Luigi Antonio Filiberto Casalvolone, nato a Vercelli il 25 agosto del 1881. Luigi, che aveva sposato Carmen Margarita María Fait, sua nipote e prima figlia di Alberto, il 15 maggio 1912 a San José, avrebbe esercitato tale incarico sino al 1941, epoca nella quale il Costa Rica prese le distanze dall’Italia fascista, tanto da dichiarargli guerra ai primi del ’42. Il trasferimento in Italia compromise gli stessi affari, causando difficoltà alle imprese Fait e persino la perdita della bellissima casa, che fu poi rilevata da altri. Alberto Fait rimase in Italia per un certo periodo, durante il quale i suoi importanti affari e le sue iniziative commerciali in Costa Rica declinarono, al punto da perdere, oltre la casa, anche le sue due navi mercantili. Il Banco de Costa Rica fece, quindi, sequestrare “Casa Fait”, tanto che la proprietà fu messa all'asta e acquistata da Miguel Macaya Lahmann. In seguito, passò poi a Emilio Helpennstell, e così via. In seguito a ciò, Don Alberto Fait e sua moglie, tornati definitivamente in Costa Rica in occasione del matrimonio della figlia, Maria Margherita, andata in sposa a Luciano Cordiale il 1° maggio del 1936, si dovettero accontentare di quel poco che era rimasto di un cospicuo patrimonio, andando così ad abitare a Chacarita, uno dei Distretti che componevano il Cantone di Puntarenas. Alberto Fait si sarebbe spento a Chacarita il 27 marzo del 1946, seguito dalla moglie, l’amata Rosa Giovanna, la quale lo avrebbe seguito l’11 novembre del 1957. Del famoso emigrante giunto in America Centrale nel 1888, facendovi fortuna con la sola fatica delle braccia e dell’ingegno non rimase altro, se non la celebre casa di stile Vittoriano, invidiata da tutti. La sua progenie, tuttavia, rimase a vivere in Costa Rica, stabilendosi definitivamente tra Chacarita e San José. Il primo figlio, Juan, sposato il 25 luglio del 1940 con Maria de Los Angeles Morales, si spense a San José il 29 maggio del 1958, mentre la figlia grande, Carmen, si spense a Chacarita il 22 agosto del 1965. Il 2 febbraio del 1997 si spense, infine, anche la figlia più piccola di Alberto, Maria Margherita. Dei nipoti di Don Alberto il più celebre è stato senz’altro proprio quel nipotino rimasto orfano di padre ad appena tre anni. Parliamo di Alberto Fait Lizano, nato a Chacarita di Puntarenas (secondo altre fonti a San José) il 5 luglio del 1928, il quale, dopo aver combattuto in difesa del Costa Rica, durante la rivoluzione del 1955, dedicò la vita intera alla politica, tanto da essere stato anche Vice Presidente del Costa Rica durante la Presidenza di Luis Alberto Monge (1982 – 1986), così come Deputato all'Assemblea Legislativa, dal 1986 al 1990. L’Ingegnere Fait è morto a San Pedro Montes de Oca il 2 giugno 1997, a quasi 110 anni dello sbarco del nonno in quel di Puntarenas.


Nell'immagine, Alberto Fait nella sua Azienda agraria Lombardia.


NOTE:

(1) Cfr. “L’immigrazione nel Costarica”, in “L’immigrazione Italiana nel Centro America. Da Guatemala, 5 ottobre 1888”, in Roberto Magliano, Interessi Italiani nella America Centrale. Estratti di rapporti diretti al R. Ministro degli Affari Esteri, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1889, pag.14 e 15.

(2) Cfr. Caterino Checcato, Elogio funebre al sig. Giuseppe Fait, letto nella Chiesa di San Marco di Portobuffollè il 20 gennaio 1888, Oderzo, Edizione Bianchi, 1888.

(3) Cfr. “L’immigrazione nel Costarica”, in “L’immigrazione Italiana nel Centro America. Da Guatemala, 5 ottobre 1888”, in Roberto Magliano, Interessi Italiani nella America Centrale. Estratti di rapporti diretti al R. Ministro degli Affari Esteri, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1889, pag.14 e 15.

(4) Cfr. Lettera a firma dei proprietari di “Casa Fait” di Puntarenas e spedita il 29 marzo del 2005 al Centro de Investigación y Conservación del Patrimonio Cultural del Ministerio de Cultura, Juventud y Deportes, a San José, onde perorare il restauro del manufatto.

(5) Cfr. “Acuerdo n. XXIX de 15 de marzo 1887, Determina que el vapor General Fernández haga un viaje semal de Puntarenas al Bebedero”, in Coleccion de Las Disposiciones Legislativas y Administrativas Enitidas en 1887, San José, Tipografia Nacional, 1888, pagg. 145 e 146.

(6) Cfr. “Acuerdo n. CCXLIX del 25 settembre 1888” e “Acuerdo n. CCCI del 15 novembre 1888”, in Coleccion de Las Disposiciones Legislativas y Administrativas Enitidas en 1888, San José, Tipografia Nacional, 1889. (7) Cfr. “Contrato n. IV (de 7 de Octubre). Sobre administracion de los vapores <> e <>”, in <<Coleccion de las Disposiciones Legisltaivas y Administrativas emitadas en el año 1892>>, Tomo segundo, San José, Tipografia Nacional, 1892.

(8) Cfr. AA.VV., La construcción multietnica del pueblo de Costa Rica. Mestizaje, plricultura y diversidades, San José, Editor Quince Duncan, 2021, nota n. 157.

(9) Cfr. Archivio Nazionale, Secretaría de Guerra y Marina, Unidad documental simple CR-AN-AH-SECGYM-009196 – “Alberto Fait de Rocchi, dueño de la Nave Rosana, construida por él en el astillero de Puntarenas, pide patente de navegación. Peritazgo y nota de envío al Ministro en la que dice extender la patente”.

(10) Cfr. “Disposizioni riguardanti gli Uffici e il personale dipendenti dal Ministero degli Affari Esteri”, in <<Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia>>, n. 37 del 15 febbraio 1897, pag. 807.

(11) È stata dichiarata patrimonio architettonico e storico il 5 marzo 2003.


Documento inserito il: 04/01/2026
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