Cookie Consent by Free Privacy Policy website

Ubaldo Chiara

UBALDO CHIARA
DA EROICO AVIATORE NELLA GRANDE GUERRA AD ADDETTO AERONAUTICO A SAN JOSÉ DE COSTA RICA


di Gerardo Severino
Col. Aus. G. di F., Storico militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Nel corso del 1920 giungeva a San José de Costa Rica un giovane Tenente di Cavalleria, Ubaldo Chiara, al qual quale il Ministro “ad interim” degli Affari Esteri dell’allora Regno d’Italia, Benito Mussolini, aveva affidato il delicatissimo incarico di “Addetto Aeronautico” presso la locale Regia Legazione d’Italia. L’ufficiale, come avremo modo di scoprire, scorrendo il presente saggio, non era certo un uomo qualsiasi, nonostante i suoi venticinque anni di vita. Egli era stato un grande Eroe di guerra, pilota militare, pluridecorato al Valor Militare, amico e compagno di Francesco Baracca e di altri illustri personaggi storici. Alle sue spalle vi era, quindi, molto di più della sola esperienza militare, la stessa che di lì in avanti “presterà” anche in ambito Diplomatico. Sia in precedenza che dopo il periodo trascorso in Diplomazia (1920 – 1928), Ubaldo Chiara era stato e sarà un individuo davvero straordinario: una personalità dalle mille risorse, dai mille interessi, ma soprattutto un uomo dotato di una genialità invidiabile, tale da consentirgli di abbracciare, con impegno e dedizione, i più disparati settori, spaziando, quindi, sia in ambito culturale che professionale, raggiungendo traguardi incredibili, peraltro anche in ambito industriale, riciclandosi, dopo il 1928, a petroliere.


Dalle caserme del Regio Esercito alla Diplomazia (1895 – 1920)

Il protagonista di questa storia affascinate, Ubaldo Giuseppe Gennaro Chiara, nacque a Cascina Capalla, un piccolo borgo agricolo sito nell’immediata periferia di Voghera (a 27 chilometri da Pavia), zona Medassino, alle ore 20 e trenta del 3 settembre del 1895, ultimo figlio di Mario Chiara, affermato “Maestro di Musica”, Capo Fanfara di un Reggimento di Cavalleria, originario della Sicilia e della sua “compagna”, Margherita Chiura, nata, invece, in provincia di Torino (1). La sua vita fu, quindi, vissuta nelle caserme del Regio Esercito, passando da una città all’altra al seguito del “Capon Fanfara”. Ciò sino all’ scoppio della “Grande Guerra”, alla quale anche Ubaldo avrebbe preso parte, in qualità di Ufficiale di Cavalleria addetto al Servizio Aeronautico. Ubaldo sopraggiunse indenne alla grande vittoria del 4 novembre 1918 (2). Dopo la fine del conflitto, il Tenente Chiara rimase in servizio nella Forza Armata, certo di continuarvi una lusinghiera carriera. Ma la sua vita sarebbe, tuttavia, cambiata di lì a poco. Sul finire del 1919, con la ripresa delle attività commerciali e mercantili, dopo l’inevitabile blocco della navigazione attraverso gli Oceani, a causa dei frequenti affondamenti da parte dei sottomarini austro-ungarici, sia delle navi mercantili che di quelle passeggeri, presso varie Legazioni o comunque Rappresentanze Diplomatiche italiane nel Continente Americano si rese necessario distaccare ufficiali delle Forze Armate italiane, con vari e delicati incarichi. A tali uomini fu deciso di affidare – anche per non sprecare talune eccelse professionalità – la gestione dei rapporti con i Paesi ove molto forte era la presenza di emigrati provenienti dal nostro Paese, gran parte dei quali reduci dal conflitto appena terminato, ovvero i rapporti commerciali e militari, con particolare riferimento all’industria bellica nazionale, la quale, dopo la fine vittoriosa della “Grande Guerra”, aveva bisogno di conquistare “nuovi spazi” commerciali. Ecco, dunque, motivato il perché, il 4 novembre del 1919, fu ordinato al Tenente Ubaldo Chiara di recarsi all’estero, o meglio di tornarci, dopo la parentesi Parigina, che lo aveva visto al seguito del Generale Piccio in occasione della nota “Conferenza di Parigi”, il quale, quasi certamente, avrà messo il classico “zampino”, suggerendo il nome di Ubaldo al Dicastero degli Affari Esteri. Ebbene, il primo incarico, per quanto temporaneo, che il Tenente Chiara avrebbe ricevuto in ambito Diplomatico fu quello di “Addetto Aeronautico” presso la Legazione Italiana in Costa Rica. Lo stesso sarebbe accaduto, ma dopo la primavera del 1921, anche allo stesso Generale Piccio, nominato “Addetto Aeronautico” a Parigi, ove nel frattempo aveva messo su famiglia. Molti non lo sanno, ma il Costa Rica, Repubblica del Centro America, stretta fra l’Atlantico e il Pacifico, confinante a S.E. con la Repubblica di Panama e col Nicaragua, a Nord e che allora occupava un’area di 54.000 kmq., con mezzo milione di abitanti, dava ospitalità ad una discreta Colonia italiana, disseminata tra San José, Alajuela, Puntarenas e Heredia: tutta impiegata nei vari settori del commercio, dei traffici marittimi, dell’agricoltura e dell’industria mineraria. Il Costa Rica era retto, in quel frangente storico, dal Presidente Francisco Aguilar Barquero, sostituto il 20 maggio del 1920 da Julio Acosta García. La Legazione italiana era, da qualche anno, affidata all’Incaricato d’Affari, Cav. Giosuè Notari, il quale però risiedeva fisicamente in Guatemala, sede principale della Rappresentanza Diplomatica italiana in quell’area geografica (America Centrale), Rappresentanza che era competente anche per Panamà (3). L’arrivo effettivo del Tenente Chiara a San José di Costa Rica fu preceduto dalla stampa locale, la quale non mancò di illustrare ai propri lettori i meriti del nuovo “Addetto Aeronautico”, un personaggio presentato in “pompa magna”, come si suole dire in questi casi, soprattutto per via del suo passato di asso dell’Aviazione Militare italiana, ma anche di uomo dai mille interessi, come abbiamo già ricordato in precedenza (4). Tanto per rimanere in tema di interessi personali, evidenziamo che, appena qualche mese dopo il suo arrivo in Costa Rica, il Tenente Chiara volle fare una “capatina” negli Stati Uniti. Non ne conosciamo i motivi reali, anche se probabilmente dovettero essere di natura privata e familiare, mosso dalla voglia di conoscere da vicino il grande Paese ove non pochi connazionali, forse anche suoi parenti dalla Sicilia, avevano “fatto fortuna”. In verità, fra i parenti più stretti che vivevano a New York vi era anche lo zio materno di Ubaldo, Giuseppe Antonio Chiura, fratello più piccolo di mamma Margherita, nato nel 1873, il quale era approdato ad Ellis Island il 1° aprile del 1895, dopo un lungo viaggio attraverso l’Oceano a bordo del vapore “Kronprinz Freederik”, partito un mese prima da Napoli. Il futuro Diplomatico italiano raggiunse, quindi, New York a bordo della nave “Calamares”, partita dal porto di San Cristobal il 14 agosto e sulla quale aveva preso posto (ce lo conferma la lista d’imbarco) assieme alla madre, la Signora Margherita, da pochi mesi rimasta vedova del marito Mario: da qui l’idea di un viaggio turistico, ma anche familiare, volendo evidentemente riabbracciare il fratello e i nipoti. La nave giunse a Ellis Island il 6 settembre 1920, e la permanenza negli USA non superò la durata di qualche settimana. Dopo la breve parentesi Newyorkese, il Tenente Chiara, tornato in Costa Rica, si buttò a capo fitto nel suo nuovo lavoro, anche in vista di un importantissimo evento internazionale. il 4 dicembre dello stesso 1920, si tenne, infatti, a San José la conferenza dei Ministri Plenipotenziari per il patto della nota “Unione Centro-Americana”, conferenza presieduta dallo stesso Capo dello Stato, Acosta García (5). Ovviamente, trattandosi di un argomento di straordinaria importanza anche per l’Europa, considerando che il fine dell’ipotetico “Patto” era quello di costituire un fronte comune onde opporsi al dominio Nordamericano, Ubaldo Chiara fu uno dei tanti funzionari Diplomatici ammessi ai lavori della conferenza, testimone, quindi, privilegiato di un evento di portata veramente storica. Che il nostro protagonista fosse considerato, già allora, uno stimato e competente Diplomatico ne abbiamo avuto prova anche grazie alla considerazione che egli ricevette dalla stessa Stampa Centro-Americana, come ci conferma una interessantissima intervista da egli rilasciata riguardo alla recente conclusione della conferenza di Pace di Parigi, alla quale aveva preso parte personalmente. Dalla Conferenza, l’Italia ne era uscita alquanto penalizzata, come ci ricorda la nota espressione riportata in tutti i libri di storia: la famosa “Vittoria mutilata”. L’intervista fu pubblicata nel marzo dello stesso 1920 su un noto quotidiano Panamense, il Paese ove era diventato, nel frattempo, famoso e che, al termine del mandato a San José gli avrebbe conferito anche un’importante decorazione, la “Medalla de la Solidaridad”, istituita nel 1918 (6). Non solo, ma ci risulta che il Chiara, a quei tempi, era anche in corrispondenza con Francesco Saverio Nitti, che in quel frangente storico (il 1920) era ancora il Primo Ministro del Governo italiano, segno evidente di quanto il giovane ufficiale fosse tenuto in considerazione (7). Il Tenente Chiara rimase in Costa Rica solo pochi mesi, tanto che già nel febbraio del 1921, con il trasferimento fisico del Ministro Notari a San José, ma anche grazie alla pratica maturata nel frattempo e alla sua preparazione dottrinale anche in ambito economico (8), lo troviamo trasferito in Venezuela, messo a diposizione di quell’Incaricato Straordinario e Ministro Plenipotenziario, Conte Gianfranco Viganotti Giusti. Prima di lasciare il Paese, il Tenente Chiara aveva “allacciato” timidi rapporti con il Ministero della Marina Costaricense, nella convinzione che la Nazione del Continente Centro-Americano, desiderosa di ampliare la propria Marina da Guerra, allora composta solo da due piccole navi per il Servizio Doganale (una per il litorale Atlantico, l’altra per il Pacifico), si rivolgesse all’industria nautica italiana, per eventuali “commesse”. L’incarico ufficiale di “Addetto Aeronautico” (subito dopo modificato in Segretario di Legazione) presso la Regia Legazione italiana in Venezuela porta, quindi, la data del 15 febbraio 1921. Appena un anno dopo l’arrivo in Venezuela, Ubaldo Chiara verrà già promosso “Incaricato d’Affari in interim”, in sostituzione del Viganotti, ma sempre e comunque incarico di durata temporanea. E fu, quella di sostituire molto spesso i titolari, una pratica allora molto comune, che interesserà più volte anche lo stesso Chiara, che la “subì” con enorme pazienza, in attesa di incarichi prestigiosi in altre località del mondo. Ciò sino al 1928, allorquando lasciò per sempre la Diplomazia, abbracciando così la professione di petroliere. La straordinaria esperienza di vita di Ubaldo Chiara ebbe fine alle ore 13.30 del 13 dicembre dello stesso 1936, allorquando l’ex Diplomatico e pilota di caccia originario di Voghera, ma dal sangue siciliano, si spense a Bogotà, e nel letto di casa, in Calle 38, n. 13, a causa di una emorragia cerebrale (9).


Nell'immagine, Ubaldo Chiara in uniforme grigioverde nel 1919.


NOTE:

(1) Mario Chiara nacque nella casa avita di Contrada Purgatorio, a Belpasso, il 24 luglio del 1862, figlio di Don Salvatore Chiara, di anni 25 e di Agata Nicotra, di anni venti. Sua moglie, Margherita Chiura era figlia di Battista Alaria Chiura e di Cecilia Perotto, nata a Chialamberto il 29 maggio 1864.
(2) Per la biografia completa di Ubaldo Chiara vgs. Gerardo Severino, Ubaldo Chiara. Dai duelli aerei della Grande Guerra alla Regia Legazione Italiana in Colombia, ovvero storia di un asso dell’aviazione militare prestato alla Diplomazia (Voghera, 1895 – Bogotà, 1936), Catania, Edizioni Akkuaria, 2024.
(3) Il Diplomatico era, infatti, Ministro residente in Guatemala, ma – alla data del 1919 - aveva le rappresentanze anche per il Costarica, Honduras, Panamà, Nicaragua e Salvador. Cfr. “Agenti Diplomatici di S.M. il Re d’Italia presso i Governi Esteri”, in Ministero dell’Interno, <>, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1920, p. 8.
(4) Cfr. Corrispondenza dal titolo “Viene un agregado aeronauta de la Legación de Italia”, in <<Diario de Costa Rica>>, n. 172 del 20 gennaio 1920.
(5) Cfr. Gregorio Selser, “La guerriglia contro i Marines. Sandino, Generale di uomini liberi”, Milano, Perego Edizioni, 2023, p. 39.
(6) Cfr. Corrispondenza dal titolo “Politica, Finanzas y aviacion italianas. Entrevista con el senor Ubaldo Chiara enviado del Gobierno de Italia”, in <<La Estrella de Panama>>, 10 marzo 1920, p. 1.
(7) Cfr. Stefania Martinotti Dorigo (a cura di), “L’archivio Francesco Saverio Nitti”, estratto dagli <<Annali della Fondazione Luigi Einaudi>>, Torino, 1974.
(8) Nel corso del 1920 si era fatto notare anche per un interessantissimo saggio dal titolo “La Società delle Nazioni nella politica orientale”, pubblicato dalla diffusissima <<L’Agricoltura Coloniale. Rivista di Agricoltura Subtropicale e Tropicale>>, edita a Roma dall’Istituto Agronomico per l’Africa Italiana, n. 52 del 25 novembre 1920.
(9) Il certificato di morte, acquisito in copia dal Dottor Michele Cavallaro, funzionario della nostra Ambasciata a Bogotà, evidenzia quanto segue, citando, peraltro, quale evento della scomparsa il giorno 12, anziché il 13 dicembre, come, invece, risulta all’Anagrafe del Comune di Bologna: <<Ubaldo Chiara, hijo de Mario Chiara y Margarita H., de 41 anos, natural de Voghera Italia. Soltero, diplomatico, murio el 12 en Calle 38 numero 13 - 35 de endocarditis infecciosa (hemorragia cerebral) certifica Doctor Adriano Torres>>.


Documento inserito il: 14/05/2026
  • TAG:

Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy