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Da Vietri sul Mare a Castellabate. Ricordo di Francesco Fiocco

DA VIETRI SUL MARE A CASTELLABATE
RICORDO DI FRANCESCO FIOCCO
IL GRANDE ARTIGIANO DEL FERRO BATTUTO
(1933 – 1996)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. GdF – Storico Militare, della Diplomazia e della Emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Debbo veramente molto all’amico, Dottor Paolo Gerolla, per la sensibilità, l’affetto e soprattutto per l’interesse con il quale accoglie i miei saggi ed articoli di vario contenuto. Certo, a qualcuno possono sembrare banali, ritenendo che la Storia debba trattare solo alcuni temi, ovvero analizzare aspetti di peculiare valenza, evitando così il racconto di quelli che potrebbero assumere la veste di semplici “fatterelli”, di leggende metropolitane o comunque racconti popolari di scarsa importanza. Ma la Storia di un popolo, o di una Nazione se si preferisce, è fatta, come si sa, dagli uomini, dagli insiemi di uomini appartenuti a diverse generazioni, ed ognuno di noi evidentemente vi può concorrere, con il proprio operato, con la sua stessa vita. È il caso della vicenda umana e professionale che sto per raccontarvi: una storia di un uomo semplice, buono, ma soprattutto ingegnoso, il quale avrebbe reso anche importanti servigi a quella che è stata la tradizione Marinaresca del popolo italiano.


Francesco Fiocco, l’artista del ferro (1933 – 1996)

Il 18 febbraio del 1996, a poche ore dalla fine della tradizionale Festa di San Costabile, Patrono di Castellabate, si spegneva, nell’appartamento di famiglia ubicato presso lo storico palazzetto della “INA Casa”, in Santa Maria, il maestro artigiano Francesco Fiocco, per gli amici Franco. Cessava di vivere, purtroppo a causa di un brutto male, peraltro a poche settimane dal suo sessantatreesimo compleanno, uno dei più grandi artigiani, anzi meglio dire “artisti” del Cilento, un grande Maestro specializzato nella lavorazione del ferro battuto: una pratica della quale egli conosceva ogni segreto, varie sfumature artistiche, ma anche e soprattutto le ataviche tradizioni popolari ad essa legate, tramandate di generazione in generazione. A trent’anni dalla sua tragica scomparsa lo voglio ricordare, con queste brevi note biografiche, certo che le nuove generazioni possano conoscere, oltre alla sua storia umana, anche i meriti e l’importanza del suo lavoro: un’attività alla quale Franco dedicò tutta la vita, adoperandosi sempre per il bene del prossimo, senza quindi abbandonarsi mai alle tentazioni del facile guadagno e dell’arricchimento spropositato. Nelle vene di Francesco Fiocco – è doveroso ricordarlo – scorreva il sangue della Costiera Amalfinata, essendo la sua famiglia originaria di Cetara. Egli venne alla luce a Vietri, in una fredda giornata del marzo 1933, esattamente il giorno 17, figlio primogenito di Vincenzo Fiocco, allora Fanalista della Regia Marina e di sua moglie, Antonietta D’Uso. Franco visse in Costiera solo per un breve periodo, dovendo, infatti, seguire il padre a Santa Maria di Castellabate, ove “Ron Vicienz ‘u Lanternaro” (come passerà alla storia locale) era stato trasferito, prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, in qualità di guardiano del faro di Licosa. Franco Fiocco, per quanto figlio di un autentico “lupo di mare”, non dimostrò mai un grande interesse verso il mare e la pesca, in generale, a differenza di gran parte dei suoi coetanei, fra i quali mio padre, Costabile Severino, che ne fu amico d’infanzia. Non avendo voluto seguire tale settore, Franco, dopo aver assolto gli obblighi scolastici, frequentando le allora Scuole di Avviamento Professionale, “andò a maestro”, ammesso, quindi, presso un fabro ferraio di Santa Maria, dal quale avrebbe appreso tutti i segreti del mestiere. Dopo la guerra, Franco continuò, quindi, a lavorare nel campo dell’artigianato, per quanto limitato, allora, all’utilizzo del ferro solo per fini agricoli o edilizi. Mentre le ringhiere in ferro, proprio a causa della guerra, non erano state più prodotte da tempo, servendo il prezioso minerale per i fini bellici, la lavorazione artigianale del ferro fu, quindi, limitata all’agricoltura (fabbricazione e riparazione di aratri, produzione di utensili di vario genere, ecc.), ovvero alla pesca. Fu proprio in questo campo, anche grazie ai tanti residuati bellici che la 5^ Armata Americana aveva “abbandonato” in zona, che i fabbri-ferrai di Castellabate e dintorni furono chiamati in causa, dovendo adattare, almeno inizialmente, i motori dei mezzi militari alle vecchie paranze a vela, adibite alla pesca locale. Dai motori si passò, quindi, agli argani a verricello, ovvero ad altre ingegnose diavolerie. E fu proprio qui che la genialità di Franco Fiocco entrò in scena. Dalla fine della guerra e sino alla fine degli anni Cinquanta, il giovane fabbro di Santa Maria di Castellabate divenne uno tra i più ricercati inventori di “aggeggi” vari destinati alla pesca. In un contesto storico ove le braccia facevano quasi tutto, a bordo delle paranze, prima e delle cianciole, dopo, Franco Fiocco iniziò a concepire tutta una serie di attrezzi d manufatti che in qualche modo avrebbero potuto agevolare la durissima vita dei pescatori. Tra questi, come documenta una rarissima fotografia fornitami da sua nipote, Rosetta Giannella, un sistema di doppie carrucole in ferro per il recupero delle reti dei pescherecci attraverso un sistema di cavi d’acciaio ed argani a motore. Nella foto, nella quale compare, al centro, anche mio padre Costabile e altri abilissimi pescatori di Santa Maria, Franco Fiocco si fece ritrarre, nei pressi di Casa Scognamillo (egli è il penultimo a destra), nella Darsena della Marina, nel momento in cui consegna ad un capo barca locale i primi esemplari, da lui realizzati nella propria officina. L’artista Cilentano prestò la sua opera ancora per altri anni, dovendo, tuttavia, cedere il passo alla concorrenza, purtroppo sleale, di altri “colleghi” venuti da fuori, i quali non ebbero alcuna difficoltà nel copiare letteralmente i progetti che Franco, per ingenuità e bontà, non aveva fatto brevettare. Mente altri artigiani si sarebbero, quindi, arricchiti alle sue spalle, nei primi anni Sessanta il grande Maestro artigiano fu costretto ad emigrare in Germania, Paese ove fu impiegato in una delle tante fabbriche a livello industriale. Tornato a Santa Maria nel corso degli anni Settanta, Franco Fiocco riaprì la sua vecchia officina in una zona periferica del paesino, nei pressi dell’attuale Caserma dei Carabinieri, in Viale Ortenzio Pepi. Qui il padre, Vincenzo, nel frattempo andato in pensione, aveva avviato la produzione artigianale delle nasse, della quale sarebbe stato per molti anni unico esponente di spicco in quasi tutta la Provincia di Salerno. Dall’officina di Franco Fiocco non uscirono più gli ingegnosi attrezzi per la pesca, oramai superati dalla tecnologia moderna, ma autentiche opere d’arte che solo un grande “Maestro del ferro battuto” come lo era lui era capace di produrre. Ancora oggi i suoi famosi cancelli, ringhiere, porte in ferro ed altri ornamenti artistici fanno bella mostra, sia nell’ambito del Comune di Castellabate che in altre aree della Campania. Delle sue giovanili invenzioni, oltre alla fotografia qui riprodotta non è rimasto purtroppo quasi nulla, almeno apparentemente. Chissà, magari un giorno, nel caso che anche a Castellabate si possa aprire un Museo Etnografico, da qualche vecchia cantina spunterà fuori qualche testimonianza del genere: prova tangibile di un luminoso passato nel quale l’arte e l’ingegno, andando a braccetto, produssero oggetti di straordinaria importanza, ma anche di elevato valore sociale. Ma questa è un’altra storia…


Nell'immagine, Francesco Fiocco penultimo da destra in una fotografia della fine degli anni Cinquanta (proprietà Rosetta Giannella).


Documento inserito il: 02/06/2026
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