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Oddone di Savoia: la vita breve ma intensa di un principe sfortunato

di Umberto Diana


Il principe Oddone di Savoia raccoglieva in sé due qualità altamente positive: un'intelligenza vivacissima e la capacità stoica di sopportare una disabilità gravissima che rendeva quasi impossibile il suo quotidiano.
Un uomo, o per meglio dire un ragazzo visto che la malattia gli concesse ben pochi anni, curioso, colto e grande estimatore di tutto cio' che costituisce il bello delle civiltà del passato.
Vittorio Emanuele II faceva del bel vivere il proprio credo: buona cucina, caccia e naturalmente belle e giovani donne che erano il suo buen retiro dopo le "fatiche" del regnare, e le belle e giovani donne gli donarono un gran numero di figli, tanto che Massimo D'Azeglio, nei salotti torinesi, lo definiva "piu' il padre degli italiani che il padre dell'Italia".
Si stima che tra legittimi, riconosciuti ed illegittimi fossero più di venti i cuccioli nati dai regali lombi e tra questi, sei vennero alla luce (e sopravvissero perché altri tre non furono altrettanto fortunati) dal matrimonio tra Vittorio e Maria Adelaide d'Asburgo.
Clotilde, la primogenita sposa per convenienze politiche Napoleone Giuseppe Bonaparte, Umberto, futuro re d' Italia, Amedeo, sfortunato re di Spagna e primo Duca d' Aosta, Maria Pia regina consorte del Portogallo, Carlo Alberto che morirà in tenera età ed il nostro Oddone, che viene alla luce il 11 Luglio 1846 e viene battezzato con il nome completo di Oddone Eugenio Maria e che, come quartogenito del sovrano, avrebbe potuto godere di una vita fantastica, colma di privilegi e ricchezze e lontana da responsabilità ed ansie.
Invece il destino gli riserva ben altra esistenza: a soli due anni infatti mostra i sintomi di una grave malattia perché il suo scheletro non si sviluppa, é soggetto a fortissimi dolori e fratture ossee e la sua statura é ben lontana dal seguire i ritmi propri di un bambino sano.
La sua disabilità é stata dai medici moderni individuata nella Osteogenesi imperfetta che comporta deformità e malformazioni dello sviluppo, ancora oggi incurabile ma con trattamenti che ne rallentano gli effetti, mentre a metà ottocento la medicina era sprovvista di ogni arma e chi ne era affetto non poteva fare altro che rassegnarsi ad una vita breve e costellata di indicibili sofferenze.
La famiglia Savoia non aveva nella sua genealogia membri affetti da questa patologia, e neanche gli Asburgo ne erano colpiti , non si può pertanto parlare di malattia ereditaria ma di una mutazione casuale del gene che controlla il collagene osseo e causa l'anomalia.
Nonostante Oddone fosse nato in tempi in cui la disabilità era considerata più un castigo divino che una sfortuna terrena, e per questo da tenere nascosta dalla famiglia che ne era colpita, occorre dire che Vittorio Emanuele II non si vergognò mai di questo figlio deforme e, dopo averlo insignito del titolo di Duca del Monferrato lo elevò, al pari degli altri figli, al rango di Altezza Reale, quindi con ipotetici, seppur remoti, diritti dinastici.
L'affetto del padre per il figlio si evince anche dal fatto che Oddone compare , nelle fotografie ufficiali insieme ai fratelli ed alle sorelle e incarichi ufficiali di rappresentanza non gli vengono affidati solo perché nelle sue condizioni egli non é in grado di assolverli.
Il momento più drammatico della storia clinica del principe si manifesta intorno agli otto anni di età , quando una netta deviazione della spina dorsale gli impone di subire dolorosi quanto inutili interventi chirurgici seguiti da lunghe convalescenze. Il risultato sarà pessimo: da allora Oddone potrà muoversi solo con l'ausilio di un bastone e per spostamenti anche brevi dovrà usare la sedia a rotelle.
In questi primi anni di vita bui e dolorosi, egli matura una personalità malinconica ed una notevole vivacità intellettuale divorando i libri che gli vengono consigliati per trascorrere il tempo e fantasticando di viaggi in paesi lontani e dalle diverse culture.
Vive tra Torino e Moncalieri, trascorrendo con la famiglia le vacanze estive a La Spezia e proprio grazie a questi soggiorni nasce il suo legame con la Liguria.
Nel 1855 Oddone é colpito da due gravissimi lutti: a pochi mesi di distanza infatti si spengono la madre e l'adorata nonna paterna la figura familiare cui era più legato perché erano soliti condividere a Moncalieri i lunghi pomeriggi di convalescenza cui lui era costretto, indugiando in letture e conversazioni.
Egli reagisce a questo annus horribilis approfondendo i propri studi di scienza, arte, musica e geografia, oltre a perfezionare le lingue straniere: a nove anni parlava correttamente il francese, l'italiano ed il piemontese, dialetto che era quasi la lingua ufficiale della corte sabauda, ma imparava, e facilmente, anche il latino ed il greco, idiomi che gli servivano per i suoi studi scientifici.
Vittorio Emanuele II, resosi conto della non comune vivacità intellettuale del figlio e del suo amore per il mare lo nomina Capitano di Vascello, aggregandolo alla Regia Marina e facendolo in questo modo sentire meno "diverso" dai fratelli cui erano naturalmente riservate cariche e responsabilità importanti.
La salute di Oddone però nel frattempo peggiora perché le condizioni climatiche di Torino non gli giovano e nel rigido inverno del 1860 il principe é spesso costretto a letto per lunghi periodi a causa di infezioni polmonari che la medicina del tempo non riesce ad affrontare.
Nella primavera del 1861 i medici raccomandano a Vittorio Emanuele II di far trascorrere al figlio un lungo periodo di convalescenza in Liguria, per permettergli una completa ripresa e per questo motivo il principe si trasferisce a Pegli, allora considerata la migliore stazione balneare della regione, dove prende alloggio a Villa Lomellini Rostan, nel cui parco oggi si trova il campo di allenamento del Genoa F.C. ma che allora era una dimora veramente regale con accesso diretto al mare e circondata da un giardino all'inglese di rara bellezza.
In quell'anno le cose per casa Savoia cambiano radicalmente: Vittorio Emanuele diventa re d'Italia, i fratelli Umberto ed Amedeo sono chiamati ad importanti ruoli dinastici e Maria Clotilde come sposa di Bonaparte praticamente non mette più piede a Torino.
Di quella grande famiglia gli é rimasta vicina solo Maria Pia che divide con lui il lungo soggiorno a Pegli in attesa anche lei di spiccare il volo come Regina Consorte del Portogallo.
Al rientro a Torino nell'autunno, la salute di Oddone sembra in effetti parecchio migliorata, e questo convince il padre a concedergli di trasferirsi definitivamente a Genova come il principe ha insistentemente richiesto: il re ordina gli venga messa a disposizione un'ala di Palazzo Reale di Via Balbi.
Il prinicipe stringe da subito un ottimo rapporto con i "tutori" cui Vittorio Emanuele affida il figlio: Gustavo di Malaussena, ufficiale di ordinanza, ed il marchese Federico Della Rovere, amministratore finanziario nonché responsabile delle delicate cure mediche, diventano una sorta di "angeli custodi" di Oddone che a 15 anni é pertanto l'unico alto esponente di Casa Savoia stabilmente residente nel capoluogo ligure.
Per lui comincia il periodo più bello della sua breve vita: frequenta i teatri e le istituzioni culturali genovesi, diventando socio dell' Accademia Ligustica, della Società di Storia Patria e della Società delle Belle Arti.
Nel 1862 Vittorio Emanuele decide di riunire i suoi eredi in una crociera mediterranea che sia fonte di istruzione visti gli alti incarichi istituzionali cui saranno chiamati e a dimostrazione dell'affetto che lega il sovrano allo sfortunato figlio Oddone, anche questi viene aggregato alla spedizione e per il Duca del Monferrato ed il suo seguito di medici e aiutanti viene approntata la Governolo che si accoda alle altre due imbarcazioni dove trovano alloggio i principi Umberto ed Amedeo.
Nel giugno di quell'anno i tre figli del sovrano lasciano Genova e toccano Napoli con Pompei, la Sardegna, la Sicilia, la Grecia fino ad arrivare a Costantinopoli.
Per Oddone é una folgorazione: da sempre interessato all'arte antica, inizia a collezionare reperti archeologici greci e romani, compra monete romane di cui diventerà un autentico esperto arrivando a possederne più di 1500 e trasmettendo la passione al nipote Vittorio Emanuele III che sarà il più grande numismatico di monete romane del 900.
Durante la crociera scopre la malacologia ed inizia a collezionare alghe e conchiglie dando inizio ad una raccolta che amplierà con esemplari provenienti da tutti i mari.
Al termine del viaggio comincia a riordinare gli acquisti fatti e a programmare una seconda spedizione per l'anno successivo questa volta quasi tutta in Campania, dove finanzia gli scavi di Cuma e Santa Maria Capua Vetere condotti dal celebre Giuseppe Fiorelli che ha l'ardire di negargli l'acquisto di reperti originali e gli permette di acquisire solo copie.
Da un'eredità familiare, quella di Maria Cristina di Savoia, sfortunata sposa di Ferdinando II di Borbone e anche lei legata a Genova perché aveva celebrato le proprie nozze al Santuario dell'Acquasanta, Oddone acquista un'importante collezione di vasi etruschi che unita alla propria raccolta di vasellame greco e romano rende la sua raccolta una delle più importanti d'Europa.
Il 1863 é l'anno in cui Oddone lavora alla catalogazione degli oggetti e al trasferimento della propria biblioteca, forte di più di 5000 volumi, da Torino a Palazzo Reale di Via Balbi dove in alcune sale vengono anche posizionate opere di pittura e scultura acquistate nelle sue numerose visite a mostre ed aste.
Il suo salotto diventa ritrovo abituale per gli intellettuali genovesi che si stupiscono di come un ragazzo di soli sedici anni e con una disabilità che gli procura indicibili sofferenze, riesca a possedere una cosi vasta cultura in ogni branca dell'arte.
Con uno di loro, lo scultore Santo Varni, il rapporto diventa di amicizia e stima profonda, e il loro sodalizio si esprimerà in consulenza collezionistica che farà del Varni un vero "protettore" del giovane principe impedendogli acquisti dissennati e a volte pericolosi.
La "bella stagione" di Oddone dura poco: la crociera di studio programmata per il 1864 é stoppata dai medici perché le sue condizioni di salute cominciano a preoccupare e anzi gli viene consigliato di vivere il più possibile vicino al mare ed in condizioni di assoluto riposo.
Si offre di ospitarlo nella sua villa di Cornigliano il marchese Filippo Ala Ponzoni, grande collezionista d'arte milanese.
Oddone é riluttante, non vuole separarsi dalle sue collezioni che ormai occupano ben oltre l'ala a lui riservata a Palazzo Reale, ma l'insistenza dei medici, dei fratelli, degli amici, lo convincono ad accettare l'invito del marchese e a trasferirsi a Villa Bombrini che nel 1864 era una stupenda residenza estiva affacciata direttamente sul mare e provvista di un proprio esclusivo stabilimento balneare.
Nelle ampie sale della villa prendono posto le statue, i quadri, le raccolte numismatiche ed i reperti archeologici di proprietà di Oddone e finalmente egli capisce di poter aprire quel polo museale che da sempre intende istituire.
Nel 1865, forte di questa intenzione, chiede al padre di acquistare la residenza, per farne la propria residenza, ma Vittorio Emanuele é riluttante, la cifra chiesta dai proprietari gli sembra eccessiva e Oddone é costretto a ricorrere al proprio padrino, il principe Eugenio di Carignano, che ha grande ascendente sul re, per convincerlo.
E così avviene ed il re accetta di comprare il complesso di Villa Durazzo Bombrini di Cornigliano dove finalmente Oddone di Savoia può trasferire il proprio salotto intellettuale e dedicarsi al suo ultimo progetto: la creazione di uno stabilimento balneare per la cura di bambini colpiti come lui da malattie dolorose e nefaste.
Nel settembre del 1865 Vittorio Emanuele II decide una reunion dei propri figli a Torino ma sulla via del ritorno a Genova Oddone viene colpito da una grave emorragia e una inarrestabile anasarca da cui non riesce a rimettersi trascorrendo i mesi successivi sempre a letto ma mantenendo sempre la propria lucidità intellettuale.
Nella notte tra il 21 ed il 22 Gennaio 1866 la situazione precipita ed il principe Oddone di Savoia, duca del Monferrato muore.
Ha solo 19 anni ma lascia un ricordo indelebile nei genovesi che gli tributano, fatto inusuale, un funerale regale che si tiene per espressa volontà del loro sindaco Andrea Podestà, amico personale del principe, nella Cattedrale di San Lorenzo.
Centinaia di persone gremiscono il Duomo e stupiscono gli stessi membri di Casa Reale che non hanno mai avuto particolari dimostrazioni di affetto da un popolo che ancora ricorda con livore il sacco di Genova del 1849.
Nonostante Oddone volesse essere sepolto a Genova, Vittorio Emanuele II non rispetta questa volontà e subito dopo le esequie il feretro parte per Torino dove viene tumulato a Superga.
Per espresso desiderio, tutte le collezioni multi disciplinari sono rimaste a Genova, che negli anni ha provveduto a conservarle sistemando a Pegli, presso il Museo di Archeologia la raccolta di vasi, bronzi, sculture greche e romane , mentre opere più recenti sono presenti nella Galleria di Arte Moderna a lui intitolata. All' interno del Museo di Storia Naturale, infine, trovano posto gli innumerevoli reperti di fauna e flora che il principe aveva acquistato durante i suoi viaggi.
La riconoscenza e l'affetto di Genova verso Oddone di Savoia viene resa tangibile qualche anno più tardi quando il Comune gli intitola una prestigiosa arteria di comunicazione viaria situata tra Piazza Cavour e Corso Saffi, ma la R.S.I. nel 1944 per colpire Casa Savoia dopo l 8 Settembre, decide di cancellare la toponomastica dedicata ai reali e Corso Oddone di Savoia diventa Corso Quadrio, ma neanche la Repubblica Italiana si sente in dovere di ripristinare l'antica denominazione in ricordo del giovane e sfortunato ragazzo.


Nell'immagine il Principe Oddone di Savoia.


Documento inserito il: 04/06/2026
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