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Merlino, mago o uomo selvatico?

Articolo di Katia Bernacci


Il mago Merlino, protagonista di cartoni animati, romanzi, film e serie televisive… non esiste.
È certo però che il suo personaggio è stato costruito con così tanta maestria da divenire immortale, e come tutte le figure un po’ di confine, tra le età storiche, ma anche forse tra il mondo dell’immaginazione e della realtà, ha assunto nonsense e particolarità degne di un vero e proprio essere umano.
Per la nascita di Merlino dobbiamo ringraziare soprattutto Geoffrey di Monmouth, storico, scrittore e vescovo britannico del XII secolo, nato intorno al 1100 a Monmouth e morto verso il 1155, nonché vescovo di Saint Asaph, e attivo a Oxford negli ultimi vent’anni della sua vita. Fu infatti questo autore dalla fantasia non comune che introdusse il mago come profeta e consigliere dei re britanni nella sua Historia Regum Britanniae e se ne innamorò. In quest’opera Merlino è visto come un serioso assistente, cresciuto come ragazzo orfano di padre, ma con capacità profetiche incredibili, che presto vengono comprese dal re Uther Pendragon, che lo consulta ogni qual volta deve compiere un atto particolare, come ad esempio la costruzione di Stonehenge, oppure la partenza per una battaglia.
Il legame con questo re è talmente forte che Merlino farà per lui un’azione che rimarrà impressa nella letteratura europea: quando re Uther si innamorerà di Igraine, moglie del duca di Cornovaglia, donna incredibilmente bella ma non disposta a tradimenti, tra l’altro con un uomo che è in guerra con il marito, Merlino deciderà di compiere una magia. È così che trasforma Uther nell’esatta immagine del duca di Cornovaglia, in modo che il re possa entrare nel castello senza essere riconosciuto e violare il letto coniugale del nemico.
La vicenda non è senza conseguenze, nove mesi dopo nascerà infatti un bambino, il grande Artù, che avrebbe avuto un destino incredibile, a sua volta. Merlino, che presumibilmente conosce il futuro, chiede che il piccolo, che era destinato a morte certa, gli venga affidato. Questo è un leit motiv già sentito nei racconti antichi, ma di sicura presa.
Ma lasciamo al suo magnifico destino Artù, e torniamo a Merlino che dopo la nascita del bimbo prodigio, è ben lungi dall’essere accantonato. È indubbio che la penna di Geoffrey si sia molto concentrata sul mago, nello stesso immenso libro che stava scrivendo sulla storia della Britannia, inserì una parte dedicata alle profezie di Merlino, testo che secondo alcuni ricercatori è di un periodo precedente a quello in cui Geoffrey scriveva.
Si tratta di una raccolta di visioni e annunci profetici attribuiti a Merlino, e anche del primo testo medievale che trasforma Merlino in un vero e proprio profeta nazionale, capace di parlare del destino della Britannia attraverso simboli, e strane enigmatiche immagini. Le profezie non raccontano una storia lineare, ma, come ogni profezia che si rispetti, elencano una sequenza di immagini visionarie, come animali che rappresentano dinastie, draghi combattenti, re lupi o leoni, tempeste che sarebbero guerre e metamorfosi o cataclismi che annunciano forti cambiamenti per il mondo umano.
Geoffrey of Monmouth non si limitò però a questo, rendendosi conto della fortuna e dell’interesse dedicato al suo personaggio, o forse solo perché si era profondamente affezionato a lui, scrisse La Vita Merlini, un poema epico in esametri latini, un testo più adulto, che rappresenta una sorta di “seconda vita” del personaggio. Qui Merlino non è più il profeta di corte che consiglia re e fonda dinastie, ma un uomo segnato dalla guerra, dalla follia e dalla ricerca spirituale.
Il poema si apre con una battaglia sanguinosa: Merlino, che in questa versione è re di una regione del Galles e combatte al fianco di Peredur e Rodarcus, assiste alla morte di molti compagni. Il dolore lo travolge, la mente si spezza, e Merlino fugge nei boschi della Caledonia, dove vive come uomo selvatico, nutrendosi di erbe, parlando con gli animali e profetizzando in solitudine. La sua follia non è distruttiva, è una forma di rivelazione, un ritorno alla natura che gli permette di vedere il mondo con occhi nuovi. La sorella cerca di riportarlo alla ragione, entra nella storia anche la fata Morgana, guaritrice dell’isola di Avalon e Merlino a tratti riacquista lucidità, profetizzando sul destino della Britannia.
Questo è il vero Merlino, dalle radici celtiche, così complesso e simile agli esseri umani, fragile ma stratificato, un personaggio che piacerà così tanto da subire profonde mutazioni nel tempo, come nel caso di Robert de Boron, poeta francese che all’inizio del XIII secolo dona a Merlino una nuova identità centrale nel ciclo del Graal, oppure delle opere francesi in prosa (il Merlin, la Suite du Merlin, il Lancelot-Graal) che ampliano enormemente il personaggio, mentre nelle tradizioni scozzesi e gallesi, Merlino è più vicino all’uomo selvatico, che vive nella foresta da dove però la sua vista sull’infinito profetizza sulla vita degli uomini.
In pratica, oggi sappiamo, grazie ai ricercatori e con una certa sicurezza, che la figura di Merlino prima di Geoffrey di Monmouth era molto più vicina a queste tradizioni, sono stati ad esempio identificati poemi gallesi del X secolo che parlano di un altro uomo, Myrddin Wyllt identificato come selvatico e profeta, ma anche riferimenti a un certo Lailoken, simile al mago come comportamenti e infine, alcune citazioni descrivono un uomo impazzito dopo la battaglia di Arfderydd, che visse per il resto della vita nella foresta. Si tratta di racconti che anticipano la storia della Britannia di almeno 150-200 anni.
Parrebbe quindi che il mago Merlino sia una figura molto antica già diventata mito quando Monmouth decise di predere quelle storie e usarle per il suo libro, la nostra indagine non ci dice se quell’uomo, Myrddin, (chiamato nell’Historia Regum Britanniae Merlinus) fosse un vero profeta, ma sicuramente porta alla luce la complessità del personaggio e la sua trasformazione, che in un modo o nell’altro, ha fatto sì che la sua vicenda, in parte probabilmente vera, sia giunta sino a noi.


Nell'immagine, Merlino e Lancillotto da La morte di Artù, di James Archer (1871).


Documento inserito il: 11/01/2026
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