Cookie Consent by Free Privacy Policy website

Philippe Ernest De La Haye, primo addetto militare di Francia in Roma capitale (1819-1873)

PHILIPPE ERNEST DE LA HAYE
PRIMO ADDETTO MILITARE DI FRANCIA IN ROMA CAPITALE
(1819 – 1873)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Ci sono stati dei personaggi che, come si suole dire in questi casi, <<sono passati alla storia>> non per aver fatto qualcosa di eclatante o comunque importante e, quindi, meritevole di essere raccontato ai posteri, quanto, piuttosto, per essere stati al centro di controversie, intrighi e pasticci vari, peraltro senza averne alcuna colpa. Ad alcuni è toccato in vita, mentre ad altri dopo la morte, come nel caso che proponiamo oggi. Quella di Philippe Ernest de la Haye, il quale fu il primo Addetto Militare presso la Legazione di Francia a Roma, nuova sede della Capitale del Regno d’Italia, è una storia affascinante, ma anche incredibile, come giudicherà il lettore. L’ufficiale superiore dell’Esercito imperiale, morto poco più che cinquantenne a ridosso del Santo Natale del 1873 non avrebbe certo immaginato che alla sua salma fosse vietato l’ingresso nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, ove dall’autunno del ’71, assieme alla moglie Alice non aveva mancato ai sacri doveri del cristiano. Il diniego alle esequie non era certo uno sfregio alla persona, bensì l’ennesima “ripicca” che la Chiesa di Pio IX aveva concepito contro gli <<occupanti Savoiardi>>, alla semplice notizia che al funerale avrebbe partecipato anche il Principe Ereditario, Umberto di Savoia. Ma il Tenente Colonnello de la Haye era stato ben altro che un semplice “capro espiatorio”.


Storia di un grande ufficiale del glorioso Esercito Francese (1819 – 1873)

Philippe Ernest de la Haye vide la luce a Soissons, una cittadina attualmente facente parte del Dipartimento dell'Aisne (regione dell'Alta Francia) il 4 luglio del 1819, una domenica, figlio di Charles de La Haye (1784-1866) e di Antonietta Capitan de Clacy (1790-1875). Appartenente ad una famiglia nobile e benestante originaria della Normandia, il giovane Philippe visse a Soissons sino all’adolescenza, acquisendo nello stesso ambito familiare la necessaria preparazione culturale che, di lì a poco, gli avrebbe consentito di accedere alla Scuola Militare di Parigi, avendo scelto di abbracciare la carriera delle armi. Del suo passato militare ne sappiamo ben poco, anche se è facile immaginare che da Sotto Tenente del Genio, Philippe Ernest avrebbe alternato alla vita di Guarnigione anche quella più dura dei campi di battaglia, come sarebbe accaduto in Crimea. Dopo avere frequentato, nel 1842, la Scuola di Stato Maggiore, promosso quindi Tenente a far data dal 6 di maggio, l’ufficiale alternò periodi di comando di unità del Genio con importanti incarichi presso lo stesso Stato Maggiore dell’Esercito. Pur tuttavia, dai primi anni ’40, ovviamente dell’Ottocento, in poi l’ufficiale dell’Esercito (promosso Capitano il 30 agosto del 1844) visse anche le mutevoli situazioni politiche che avrebbero caratterizzato la Francia d’allora, dall’insurrezione del 22-24 febbraio 1848, che avrebbe costretto Re Luigi Filippo ad abdicare, portando così al potere un Governo provvisorio sotto la guida del democratico Alphonse de Lamartine e, quindi, la nascita della c.d. “II Repubblica”, alla cui Presidenza fu poi collocato Luigi Napoleone Bonaparte. Questi, il 2 dicembre del 1851, con un vero e proprio “Colpo di Stato” liquiderà le Istituzioni Repubblicane, dando così vita ad un Impero personale. Nel corso del 1853, con lo scoppio della “Guerra di Crimea” (1), il Capitano de la Haye affrontò la durezza di quel conflitto, ma anche e soprattutto le insidie delle terribili epidemie di colera e tifo che avrebbero mietuto migliaia di vittime tra le truppe di entrambe le fazioni in lotta. Tornato in Francia, dopo la fine della guerra (1º febbraio 1856), l’ufficiale visse in pace per i successivi tre anni, potendo finalmente curare l’educazione della sua unica figlia, Giovanna, nata nel 1848 dall’unione con la Nobil Donna inglese Alice Finucane of Ennistymon, avvenuto a Parigi l’8 maggio del 1845. Philippe Ernest de le Haye riprese le armi nella primavera del 1859, a seguito dello scoppio della Seconda guerra d’indipendenza, esattamente il 27 di aprile, allorquando le truppe austriache, varcato il Ticino entrarono in Piemonte. Legato al Regno di Sardegna da un’alleanza militare antiaustriaca, l’Imperatore Napoleone III raggiunse, infatti, Alessandria al comando del Corpo di Spedizione francese, prendendo così parte all’ennesima guerra che avrebbe insanguinato l’Europa d’allora. Nominato Capo Squadrone il 27 maggio 1859, in seguito il nostro protagonista divenne l’Aiutante di campo del Generale Jean-Jacques Alexis Uhrich (Phalsbourg, 5 febbraio 1802 – Parigi, 9 ottobre 1886), un suo vecchio superiore con il quale aveva combattuto in Crimea. Terminato il conflitto, Philippe Ernest de la Haye riprese la vita di Guarnigione, alternandola, tuttavia, con quella ministeriale e presso lo stesso Stato Maggiore. Non abbiamo elementi per poter affermare che l’ufficiale di Sato Maggiore abbia preso parte, almeno agli inizi, alla c.d. “Impresa Messicana” (1862 – 1867), mentre possiamo, invece, evidenziare come nel 1863, nel pieno della famosa “Questione Romana” (2), viene registrata la sua presenza a Roma, quale membro dello Stato Maggiore del Corpo di Spedizione che Napoleone III aveva colà destinato in difesa del Trono di Pietro (3). Il Maggiore de la Haye rimase, quindi, a Roma sino al primo ritiro delle truppe francesi (1864), per poi ritornarci nel corso del 1867, quando i soldati di Francia, mossi da Civitavecchia avrebbero raggiunto la località di Mentana, teatro della famosa battaglia che il 3 novembre avrebbe fatto fallire miseramente il tentativo del Generale Garibaldi di liberare la “Città Eterna”. Si giunse così al fatidico 1870. Il 24 giugno, a Pozzolengo (Mantova) furono inaugurati gli ossari con in resti dei soldati morti nel corso delle battaglie di Solferino e San Martino (24 giugno 1859). Fu proprio in quella circostanza che il Ten. Col. Philippe de la Haye giunse appositamente da Parigi in rappresentanza dell’Imperatore. A fissarne i ricordi fu il grande Edmondo de Amicis, che ne immortalò il nome in un suo celebre testo (4). Il 19 luglio 1870 la Francia dichiarò guerra alla Prussia: <<Pretesto del conflitto tra le due potenze, che ha per posta l'egemonia sul continente, è la candidatura del principe prussiano Leopoldo di Hohenzollern al trono spagnolo. L'Italia assunse in quella circostanza una posizione di neutralità, nonostante i tentativi della Francia di coinvolgerla in un'alleanza militare in funzione antiprussiana>> (5). Nel corso del mese di agosto la Francia ritirò, giocoforza, da Roma il piccolo Corpo di Spedizione che era ancora rimasto in città dopo i fatti di Mentana. Ebbene, l’esito della guerra si rivelò disastroso per l’Esercito francese, il quale venne costretto alla resa già il 2 settembre, nella battaglia di Sedan. Le conseguenze furono inevitabili, tanto che lo stesso Napoleone III fu costretto a deporre la Corona Imperiale. In Francia ebbe così inizio la stagione della c.d. “III Repubblica”. La guerra avrebbe avuto conseguenze rilevanti anche in Italia, in quanto la caduta di Napoleone III privò il Santo Padre Pio IX della protezione “armata”, che la Francia aveva accordato alla Santa Sede sin dal lontano 1849. Approfittando delle difficoltà attraversate dalla Francia dopo la disfatta di Sedan, il Regno d’Italia decise di cogliere l’occasione, volendo portare a compimento quello che da più parti veniva considerato un passaggio fondamentale nell’ambito del processo Risorgimentale. Il 20 settembre 1870 i Bersaglieri del Generale Cadorna entrarono in città, attraverso la celebre breccia di Porta Pia. Con tale atto avrebbe avuto fine il potere temporale del Papa, mentre a partire da 2 luglio del 1871 Roma assunse il ruolo di Capitale del Regno d’Italia, con il conseguente trasferimento della Casa Reale, del Governo ma anche delle principali Ambasciate e Legazioni straniere, sino ad allora aperte in Firenze. Fu, quindi, in questa nuova fase che la Legazione di Francia presso il Re d’Italia ebbe modo di aprire in Roma i suoi nuovi uffici. Ciò accadeva, tuttavia, a pochi mesi dalla dura repressione che nel maggio dello stesso anno aveva visto annientare, per ordine dell’Assemblea Nazionale, la famosa “Comune di Parigi” (6). Con l’avvento della III Repubblica, ma soprattutto con l’elezione (31 agosto) a Presidente dell’Avvocato Marie Joseph Louis Adolphe Thiers (Marsiglia, 15 aprile 1797 – Saint-Germain-en-Laye, 3 settembre 1877), sorsero vari contrasti interni riguardo all’opportunità di mantenere in Roma un Ambasciatore e un Ministro, uno presso la Santa Sede e un altro presso il Re d’Italia. Nella “Città Eterna”, nel frattempo, si sarebbe dovuto trasferire, dalla vecchia sede di Corso Vittorio Emanuele, n. 11 di Firenze, Horace de Choiseul-Praslin, già in precedenza nominato dal Ministro degli Esteri francese, Jules Favre, Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario in Italia. Ciò, in realtà, non ebbe luogo, come si sperava, già nell’estate del ’71, tant’è vero che lo stesso Horace de Choiseul-Praslin, precipitato anche lui nelle polemiche internazionali preferì partire da Firenze ma non certo per raggiungere Roma. In quel frangente, quindi, la diplomazia internazionale si trovò ad affrontare una forte tensione, in quanto le Potenze cattoliche (tra cui fazioni legittimiste e clericali in Francia) vedevano con forte contrarietà la fine del potere temporale del Papa. Il Conte di Choiseul, dopo aver operato presso la Legazione francese che si trovava ancora provvisoriamente a Firenze, lasciò, perciò l'Italia già il 19 giugno, evitando così il suo materiale trasferimento a Roma. Questa partenza generò una forte apprensione e un'ondata di interpretazioni pessimistiche da parte della stampa e dei politici italiani. Si temeva che la Francia volesse mantenere la propria Legazione declassata a Firenze con un semplice Incaricato d'affari, come segno di protesta e per non accreditare ufficialmente il rappresentante presso il Re d'Italia nella Roma "sottratta" al Pontefice. Volendo evitare di danneggiare i già delicati rapporti bilaterali franco-italiani, si pervenne, per fortuna, alla nomina del Barone Paul De la Villestreux, già Primo Segretario presso la stessa Legazione, ma la sfortuna volle che il poveretto si spegnesse prematuramente la notte tra il 20 e il 21 settembre dello stesso 1871, operando quindi a Roma solo per qualche settimana o poco più. A quel punto si passò alla nomina del Marchese Arturo de Sayve, che da Firenze ove operava si era trasferito immediatamente a Roma appena aperta la Legazione. Si trattava, tuttavia, di un provvedimento temporaneo. Fu, infatti, solo nel marzo del 1872 che il Governo nominò nuovo Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario presso il Re d’Italia il liberare Enrico Fournier (7). Giunto nella nuova Capitale d’Italia il Fournier vi trovò già ad operare i vari funzionari che nel frattempo si erano trasferiti da Firenze, dal già citato Marchese Arturo de Sayve, 1° Segretario al Visconte Alfredo de Bresson, 2° Segretario, dal 3° Segretario Trisson d’Hérisson ai funzionari addetti Visconte Enrico Du Poncean e Visconte de Hauterine. Fu, quindi, proprio in quell’autunno-inverno del ’71 che il Ten. Col. di Stato Maggiore Philippe Ernest de la Haye ricevette anch’egli l’ordine di trasferirsi da Parigi a Roma, ove avrebbe assunto la carica di “Addetto Militare”. Ciò avveniva qualche settimana dopo il matrimonio dell’adoratissima figlia Jeanne con Jean François Georges de Bonardi, dei Marchesi Du Ménil, un ex Ufficiale di Cavalleria, avvenuto a Versailles il 18 di ottobre. Il suo fu un incarico particolarmente difficile e delicato, tenendo anche presente i non sempre buoni rapporti fra le due Nazioni. Dopo il 1870, infatti, le relazioni italo-francesi avrebbero attraversato fasi di crescente ostilità diplomatica ed economica, principalmente a causa della forte competizione per il controllo del Nordafrica, ovviamente nel più generale ambito del dominio del Mediterraneo, di cui avevamo fatto cenno prima. Al di là di tale aspetto, l’Addetto Militare di Francia in Italia divenne, ben presto, uno dei personaggi più in vista, e non solo nell’ambito degli ambienti Ministeriali e militari della Capitale. La sua presenza – giustamente considerata di elevato prestigio – viene spesso registrata nei vari eventi, sia istituzionali che mondani. Grazie alla sua straordinaria esperienza professionale, maturata sia sul campo di battaglia che negli stessi ambiti militari Parigini, il Ten. Col. de la Haye fu molto stimato dai vertici militari italiani, ma soprattutto dalla Casa Reale, dall’ormai anziano Re Vittorio Emanuele III al figlio, Umberto, il quale lo ebbe come amico personale. Purtroppo, la sua nuova esperienza professionale non fu destinata a durare a lungo, in quanto il destino ne aveva già deciso una fine prematura.


La morte e le contestate esequie (dicembre 1873 – gennaio 1874)

Il Ten. Col. Philippe Ernest de la Haye si spense a Roma in una fredda domenica del dicembre 1873, esattamente il giorno 28, assistito sino all’ultimo dall’adorata moglie Alice e dalla figlia Giovanna, oramai per fortuna venticinquenne, accasata come abbiamo ricordato dal 1871 con il Marchese Jean François Georges de Bonardi du Ménil e con prole (il piccolo Jean, nato nel 1872), giunta appositamente da Parigi per festeggiare la nascita di quel Cristo tanto caro alla sua religiosissima famiglia. Non ne conosciamo purtroppo le cause, pur ricordando che l’Italia stava uscendo, proprio in quel contesto storico dall’ennesima epidemia di colera, scoppiata nell’estate dello stesso 1873 in quasi tutto il Paese. Sappiamo di certo, invece, che la notizia colpì sia la Capitale che l’intero Paese, anche grazie alla stampa che l’avrebbe diffusa nei giorni seguenti. L’ufficiale, morto ad appena 54 anni avrebbe lasciato un vuoto incolmabile, anche se al suo posto verrà nominato, in seguito, un ufficiale altrettanto in gamba. Nei giorni seguenti, tuttavia, le sue esequie sarebbero state, come si raccontava in premessa, l’ennesimo pretesto onde dimostrare ai Savoia quanto fosse ancora forte l’astio contro di loro, ovviamente da parte della Chiesa. Per meglio comprendere quanto accadde ai danni della memoria del povero de la Haye preferiamo lasciare la parola ad una corrispondenza dell’epoca: <<L’anno nuovo incominciò con i soliti ricevimenti e con i soliti spiacevoli incidenti. Era morto il colonnello Ernesto de la Haye, addetto militare della repubblica francese presso il Re d’Italia. Il Comandante la divisione di Roma informò il signor de Grouchy, cui era affidata la Legazione di Francia, che il Governo intendeva rendere al defunto ufficiale gli onori militari, e che il Principe Reale avrebbe preso parte al funerale. I preti di S. Luigi dei Francesi, chiesa nella quale il cadavere doveva essere associato, fanno sapere per mezzo del signor de Courcelles, che non permettono il funerale. Il Ministero degli affari esteri, che aveva ricevuto dal comando della divisione la comunicazione del rifiuto, credé opportuno d’interrogare direttamente il signor de Grouchy, il quale rispose che non era vero, ma che i funerali sarebbero stati celebrati a San Marcello. La Curia fu meno intransigente dei preti di San Luigi dei Francesi, ed accordò il permesso. Ed a San Marcello si videro accanto il Principe Reale, il signor Fournier, che era sempre a Roma, benchè non avesse più carica ufficiale, e il signor de Courcelles, ambasciatore presso il Vaticano. Ma l’incidente fece rumore, perché si capì sempre più che l’ambasciatore aveva più potere che il ministro, o chi ne faceva le veci, e che i superiori di San Luigi de Francesi accampavano una specie di diritto di extra-territorialità, che è concesso soltanto alla residenza degli inviati di nazioni straniere. Forse quest’incidente non avrebbe tanto appassionato gli animi, se non si fosse saputo che il signor Fournier aveva dovuto ritirarsi per la guerra che gli era fatta dal Vaticano, dopo che non avea permesso che i marinari della “Orènoque” andassero dal Papa senza andare prima dal Re, e che signor de Courcelles, in quei giorni appunto, avevali fatti venire vestiti senza divisa a Roma, per presentare a Pio IX gli omaggi del Capodanno. La conferma di questi sentimenti di ostilità si vide nel fatto che i funerali del colonnello de la Haye si fecero in altro giorno a San Luigi dei Francesi, e vi assisterono molte dame d’oltre alpe, facendo sfoggio di rose gialle. Mi fermo su questi particolari per mostrare che il dissidio che si è manifestato dopo fra la nazione francese e l’Italia, più che dai grandi fatti che si dimenticherebbero agevolmente, qualora l’interesse lo richiedesse, è stato suscitato e poi tenuto vivo da questi attriti che creano le inimicizie, come le attenzioni e i piccoli doni creano e mantengono le amicizie>> (8). Dopo i funerali solenni, la salma dell’Ufficiale Superiore, sul cui petto – non lo avevamo ancora ricordato – erano appuntate varie e importanti onorificenze, prima fra tutte quella di Ufficiale della Legion d’Onore, proseguì alla volta del Cimitero Monumentale del Verano, ove a cura della stessa Legazione di Francia fu eretto un modesto mausoleo in suo onore. A rilevare le redini dello sfortunato Philippe Ernest de la Haye fu il Capitano Jules-Victor Lemoyne, un valente ufficiale che di lì ad un paio di anni si farà conoscere anche come uno fra i più bravi storici militari francesi, noto principalmente per i suoi studi tattici sulle guerre risorgimentali italiane (9). A darne la notizia fu sia la stampa quotidiana che quella “specialistica”, come lo erano le varie riviste militari. Fra queste la celebre <<Rivista Militare Italiana>>, cui lasciamo la parola: << Capitano di Stato maggiore Lemoyne, nominato addetto militare alla legazione di Francia in Italia, in sostituzione del defunto tenente colonnello de la Haye>> (10). A lui toccò il compito di trasferire l’ufficio dell’Addetto Militare presso la nuova prestigiosa sede della Legazione di Francia in Italia, il bellissimo “Palazzo Farnese”, allora di proprietà dell’ex Re delle Due Sicilie, Francesco II, che vi aveva dimorato per qualche tempo, dopo la sua partenza da Gaeta, il 14 febbraio del 1861, a bordo di una nave francese (11). Nella nuova sede si sarebbe insediato anche colui che, di lì a poco (1876), sarà il primo a rivestire la carica di Ambasciatore di Francia in Italia, Emmanuel Henri Victurnien de Noailles (Maintenon, 15 settembre 1830 – Parigi, 16 febbraio 1909), che già nell’ottobre del 1873 aveva sostituito il Ministro Fournier, dandosi immediatamente da fare onde conferire alla rappresentanza diplomatica una nuova e più decorosa sede. Ma questa è un’altra storia…


Nell'immagine, il Maggiore de la Haye, primo da sx, in una foto di gruppo che ritrae lo Stato Maggiore del Corpo di Spedizione a Roma (1863)


NOTE:

(1) La Guerra di Crimea ebbe luogo dal 4 ottobre 1853 al 1º febbraio 1856 tra l'Impero russo e una coalizione alleata formata da Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna. Era stata causata da disputa diplomatica sorta a Gerusalemme tra religiosi cattolici (protetti dalla Francia) e ortodossi (sostenuti dalla Russia) per il controllo dei luoghi santi cristiani. In realtà lo Zar Nicola I voleva sfruttare la debolezza dell'Impero ottomano onde ottenere uno sbocco sul Mar Nero e sul Mar Mediterraneo. Francia e Gran Bretagna, poi affiancate dal Regno di Sardegna, intervennero ufficialmente per fermare l'avanzata russa e difendere, di conseguenza, l'integrità ottomana, ma nel concreto ne erano state motivate dalla solita e storica necessità: il controllo del Mediterraneo, sia da un punto di vista politico-militare che economico.
(2) Fu, questo, il termine coniato onde definire, in astratto, il conflitto sorto tra lo Stato italiano (che nel proclamare la propria unità aveva posto di fatto fine allo Stato Pontificio e la Chiesa di Roma, la quale vedeva nella conservazione del suo potere temporale il presupposto principale per la propria libertà e indipendenza. Essa avrebbe poi assunto una connotazione politica all’indomani dell’occupazione di Roma da parte del Regno d’Italia (20 settembre 1870).
(3) Il 15 settembre 1864 Francia e Italia stipularono un accordo (la cosiddetta "Convenzione di settembre"). Con esso il Regno d’l'Italia si impegnava a non attaccare lo Stato Pontificio, mentre in cambio la Francia ritirava le proprie truppe dai medesimi territori.
(4) Cfr. “L’inaugurazione degli ossari di San Martino e Solferino”, in Edmondo De Amicis, <<Ricordi del 1870-71>>, Seconda edizione, Firenze, G. Barbera Editore, 1873, pag, 61.
(5) Cfr. AA.VV. <<Storia d’Italia. Cronologia 1815 – 1990>>, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1991, pag. 164.
(6) La “Comune di Parigi” fu il nome che aveva assunto il Governo rivoluzionario e di autogoverno cittadino, di stampo socialista e democratico-radicale, che diresse la capitale francese dal 18 marzo al 28 maggio 1871.
(7) Cfr. Giuseppe Sebastiano Pelczar, <<Pio IX il suo pontificato sullo sfondo delle vicende della Chiesa nel secolo XIX>>, Vol. III, Torino, Libreria G.B. Berruti, 1911, pagg. 75 e 76 ed ancora Ministero dell’Interno, <<Calendario Generale del Regno d’Itala pel 1873>>, Roma, Tipografia Barbera, 1873, pag. 132.
(8) Cfr. “Il 1874”, in E. Parodi, <<Roma Italiana. 1870 – 1895>>, Roma, Bontempelli, 1895, pagg. 104 e 105.
(9) Nell’ambito dela storiografia militare italiana il suo nome è legato al libro dal titolo <<Campagne de 1866 en Italie. La bataille de Custoza>>, pubblicato a Parigi nel 1875. In esso lo storico militare analizzò, con estrema competenza, la strategia della Terza guerra d'indipendenza italiana e, quindi, la sconfitta delle truppe italiane del Generale Alfonso La Marmora a seguito della battaglia di Custoza. L'opera è stata considerata come una delle principali fonti storiche estere per la comprensione delle dinamiche di quel conflitto Risorgimentale.
(10) Cfr. <<Cronaca Militare Estera – Supplemento alla Rivista Militare Italiana>>, Vol. IV, 1° semestre 1874, Roma, Carlo Voghera Tipografo, 1874, pag. 153.
(11) Nel 1874 Francesco II di Borbone concesse in affitto una parte di “Palazzo Farnese” al Governo francese, il quale vi trasferì la propria Legazione. La Francia lo avrebbe acquistato nel 1911. Successivamente (nel 1936) il Palazzo fu, tuttavia, riacquistato dallo Stato italiano e contestualmente riaffittato per 99 anni alla Francia per una cifra simbolica. Ciò si verificò nell'ambito di un patto che prevedeva la concessione allo Stato italiano, alle stesse condizioni, dell'Hôtel de La Rochefoucauld-Doudeauville (o Hôtel de Boisgelin), attuale sede dell'ambasciata d'Italia a Parigi.


Documento inserito il: 28/09/2026
  • TAG:

Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy