Cookie Consent by Free Privacy Policy website Tutto storia, storia contemporanea: Compendio di storia del romanzo poliziesco - Sesta puntata
>> Storia Contemporanea > Nel Mondo

Compendio di storia del romanzo poliziesco - Sesta puntata

a cura del prof. Giovanni Sigona (1951-2025)


6. La “regina del giallo” e la “golden age”.

Il giallo d’enigma o d’investigazione tocca il suo punto più alto nelle opere della britannica Agatha Christie (1890-1976), al culmine di un’intensa ed approfondita riflessione critica sulle caratteristiche basilari del genere (alla fine degli Anni Venti era apparso, oltre a quello di Van Dine, un altro manuale per scrivere gialli, “I dieci comandamenti”, di Ronald Knox), che avrebbe prodotto anche la nascita di veri e propri club come il famoso “Detection club”, punto d’incontro di giallisti e di appassionati del romanzo poliziesco.
Nella sua lunga ed inimitabile carriera, la Christie, la scrittrice inglese più letta dopo Shakespeare con miliardi di copie di libri venduti, diede alle stampe 65 romanzi, molti dei quali autentici capolavori, 22 raccolte di racconti ed alcune commedie, fra cui la celebre “Trappola per topi” (1952), fino a poco tempo fa rappresentata ininterrottamente con un successo strepitoso in un teatro del West end londinese.
Grande ammiratrice di S. Holmes, dalla sua fertile fantasia nacquero i celeberrimi investigatori Hercule Poirot (dal 1920 protagonista di una lunga serie di racconti e romanzi gialli) e Jane Marple (che dal 1930 fa la sua comparsa in 12 romanzi), amatissimi dal pubblico per le loro spiccate doti di raziocinio ed originalità.
Il primo, ex funzionario della polizia belga, è piccolo di statura, grasso, con la testa a forma d’uovo ed i lunghi baffi arricciati all’insù, molto vanitoso, galante, arguto, con una tendenza maniacale all’ordine ed alla simmetria. È molto orgoglioso delle sue “cellule grigie” che gli permettono di risolvere anche gli enigmi più indecifrabili, ed il suo metodo d’indagine è psicologico perché si basa sulla conoscenza, oltreché dei fatti, soprattutto delle persone coinvolte in un delitto, inducendole a lasciarsi sfuggire particolari a prima vista insignificanti ma utili per ricostruire, come gli anelli di una catena, le vicende ed il movente degli omicidi.
Miss Marple, invece, è una pacifica, anziana signorina dai capelli bianchi e gli occhi azzurro-porcellana, attenta osservatrice di tutto quello che accade nel suo piccolo villaggio. È molto gentile e compita, all’occorrenza anche astuta, le piace il giardinaggio, lavorare a maglia e ricamare ed ama molto gli uccelli. Anche lei è un’eccellente psicologa: convinta che la natura umana sia sempre e ovunque la stessa e che anche gl’individui più insospettabili possano essere sospettati, miss Marple scheda ed archivia nella sua memoria tutti i tipi che si possono incontrare e le basta ricorrere al suo “archivio mentale” per trovare la pista giusta e risolvere il caso. Il suo più valido ferro del mestiere? A parte un cervello dotato di logica stringente, il pettegolezzo, che per l’amabile vecchietta è la fonte principale d’informazioni.
Altri famosi personaggi creati dalla Christie furono il detective Parker Pyne e la coppia di sposi poliziotti Tommy e Tuppence Beresford.
Dei suoi romanzi, veri documenti storici della società inglese della prima metà del Novecento, dalla forma impeccabile e dai perfetti congegni narrativi, tradotti in tutte le lingue del mondo, meritano una citazione: “Poirot e il mistero di Styles Court” (1920), “L’assassinio di Roger Ackroyd” (1926), “Assassinio sull’Orient–Express” (1934), “La morte nel villaggio” (1930), “Dieci piccoli indiani” (1939), “Poirot sul Nilo” (1937), “Il terrore viene per posta” (1942), “Un delitto avrà luogo” (1950), “Assassinio allo specchio (1962)”, mentre uscirono postumi nel 1976 “Sipario, l’ultima avventura di Poirot” e “Addio, miss Marple”.

Nel ventennio compreso fra le due guerre mondiali, definito dagli studiosi la “Golden age” del poliziesco classico e dominato dalle straordinarie personalità di Christie, Van Dine e Wallace, si misero in luce altri brillanti giallisti come gli statunitensi Rex Stout (1886-1975), Cornell Woolrich (1903-1968), John Dickson Carr (1906-1977), Erle S. Gardner (1889-1970), Mignon Good Eberhart (1899-1996), James Cain (1892-1977), Ed McBain (1926-2005), pseudonimo di Salvatore Lombino, mentre fra i britannici vanno citati Peter Cheyney (1896-1951) e James H. Chase (1906-1985) e fra gli italiani Augusto De Angelis (1888-1944).
Stout è il geniale creatore dell’eccentrico detective privato Nero Wolfe che, assieme alla sua inseparabile spalla Archie Goodwin, costituisce in decine di romanzi una delle coppie più famose nella storia del Giallo. Stout, che fin da piccolo aveva conosciuto ed amato i racconti di S. Holmes, seppe in effetti creare la più riuscita incarnazione moderna del grande segugio di Baker Street, coniugando con tocco da maestro tradizione ed innovazione, suspense e ironia, approfittando inoltre dei suoi gialli per lasciar trasparire una visione acre e disincantata del mondo moderno. Le sue opere migliori: “La traccia del serpente” (1934), “Il presidente è scomparso” (1934), “La lega degli uomini spaventati” (1935), “Alta cucina” (1938), “Nero Wolfe e i ragni d’oro” (1953).
Woolrich, da vero precursore del “noir”, è un impareggiabile maestro della suspense grazie a trame mozzafiato, costruite con grande rigore stilistico ed agghiacciante fatalismo. “La sposa era in nero” (1940), “L’angelo nero” (1943), “Vertigine senza fine” (1947), “Ho sposato un’ombra” (1948), pubblicato con il nome d’arte di William Irish, i suoi maggiori successi.
Dickson Carr, noto anche con lo pseudonimo di Carter Dickson, si è mantenuto fedele agli schemi del giallo “all’inglese”, da attento studioso di C. Doyle, con molti romanzi d’alto livello e dallo stile assai curato, alcuni dei quali ambientati in epoche storiche diverse, soprattutto ai tempi di Carlo II D’Inghilterra. Nel 1930 ha creato Henri Bencolin, Prefetto della polizia parigina, ma i suoi personaggi più famosi restano i criminologi dottor Gideon Fell (nato nel 1933) e sir Henry Merrivale (1934), modellato sullo statista inglese Winston Churchill, “entrambi impegnati a risolvere i delitti impossibili della camera chiusa” (Gian F. Orsi). “La casa stregata” (1934), “Delitto a bordo” (1934), “Le tre bare” (1935), “Saper morire” (1943) sono i suoi capolavori.
Fra i migliori esponenti del giallo deduttivo è stata la statunitense Mignon Good Eberhart, autrice di numerosissimi romanzi che le hanno dato una vasta popolarità. Le sue opere, altamente drammatiche ed accomunate dal tema ricorrente dell’”eroina in pericolo”, rivelano il chiaro influsso di Wallace e dei giallisti francesi, che rispetto agli anglosassoni enfatizzano spesso i lati melodrammatici e romanzeschi della narrazione. “Il paziente della stanza n.18” (1929) e “L’albergo dei 4 venti” (1934) i suoi “gioielli”.
Erle S. Gardner è invece il creatore del giallo giudiziario, dando inizio ad un sottogenere della narrativa poliziesca molto fortunato e con parecchi specialisti, fino agli odierni Scott Turow (1949) e John Grisham (1955). Nel 1933, con il romanzo “Perry Mason e le zampe di velluto” dà inizio ad un ciclo ormai mitico, in cui - oltre al celeberrimo avvocato - sono protagonisti fissi la fedele segretaria Della Street e l’investigatore privato Paul Drake. Dei suoi circa 80 romanzi, dove si fondono mirabilmente le caratteristiche del giallo classico con quello d’azione nonostante la rigidità dello schema narrativo, arricchito tuttavia da numerose e brillanti variazioni sul tema, si ricordano in particolar modo: “Col delitto non si scherza” (1935), “Gli affari sono affari” (1953), “P. Mason e la ninfa negligente”. Gardner ideò anche la coppia d’investigatori privati Donald Lam e Bertha Cool, con il nome d’arte di A.A. Fair, ma con un successo di gran lunga inferiore a quello riscosso con Mason.
Figura molto singolare è quella di J.H. Chase, pseudonimo di Renè Raymond, passato con disinvoltura dal genere classico a quello d’azione, sino al “noir” vero e proprio, specie negli ultimi anni della sua feconda carriera, con esiti di frequente eccellenti grazie al serrato ritmo narrativo ed ad un’acuta introspezione psicologica. Le sue opere migliori, vendute a milioni di copie, risultano essere: “Niente orchidee per miss Blandish” (1939), “Incendio a bordo” (1950), “Il tarlo del sospetto” (1953), “I colpevoli hanno paura” (1957), “L’ora della verità” (1960). In alcune opere ha usato anche i nomi d’arte di J. Docherty, Ambrose Grant e Raymond Marshall.
Su un piano ancor più elevato si pone James Cain, autore di numerosi romanzi di tono realistico, molto validi dal punto di vista formale e dalla perfetta caratura gialla, che hanno riscosso un notevole successo di pubblico. I titoli più famosi: “Il postino suona sempre due volte” (1934), “Serenata” (1937), “La fiamma del peccato” (1946), “Oltre il disonore” (1946), “La farfalla” (1947), “La falena” (1948).
Ed Mc Bain, pur essendo stato attivo nel secondo dopoguerra, si è ritenuto più opportuno inserirlo fra gli scrittori della “Golden Age” per le tematiche ricorrenti nella sua produzione e per la sua fedeltà agli schemi narrativi del passato. Si è ritagliato un posto di rilievo nel panorama della letteratura poliziesca come ideatore del sottogenere “Police procedural”, con la creazione di un immaginario 87° distretto di polizia a New York in cui sono ambientate gran parte delle sue storie, avvincenti e dai perfetti congegni narrativi. Delle sue numerose opere, alcune delle quali dedicate all’avv. Matthew Howe, meritano una citazione: “L’assassino ha lasciato la firma”, “La trappola del gatto”, “Due colpi in uno”, “Savage” calibro 300”. Ha usato anche lo pseudonimo Evan Hunter.
Degli scrittori britannici si mise in luce anche il prolifico P. Cheyney, con molti romanzi ambientati a Londra, ricchi di tensione narrativa e di sottile humour, abbastanza apprezzati dal pubblico, per poi passare al genere d’azione con una serie di opere incentrate sull’agente dell’FBI Lemmy Caution, cinico e violento, sulla scia dei ben più celebri Marlowe e Spade. Un altro investigatore da lui creato, meno famoso, è Slim Callaghan. Comunque, il Cheyney migliore sembra essere quello della prima maniera, in cui ha saputo fondere con abilità il giallo classico con quello moderno creando una folla di personaggi ben riusciti e dall’indimenticabile risalto. “Morte a sorpresa” (1945), “L’eroe nero” (1946), “La furia infernale” (1949), “Chi dice donna…” (1950) risultano tra le sue opere migliori.
Va citata, inoltre, la sua connazionale Dorothy Sayers (1893-1957), creatrice dell’aristocratico investigatore dilettante Lord Peter Wimsey, dalle spiccate doti logiche ed intuitive. Le sue opere migliori: “Peter Wimsey e il cadavere sconosciuto”, “Lord Peter e l’altro”.


Nell'immagine, Agatha Christie (1890-1976), la regina del giallo.

Documento inserito il: 27/08/2025
  • TAG:

Articoli correlati a Nel Mondo


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2023 )
privacy-policy