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Libertaria, tra verità e legenda di una utopica collettività. Fuorilegge per l'autorità ma giusta per i suoi fruitori

di Umberto Diana e Francesco Caldari


Negli ultimi decenni una fortunata saga cinematografica ha riportato in auge una categoria di “ lavoratori del mare “ protagonista nei secoli scorsi : i pirati ed i corsari.

All’indomani del termine della Guerra dei Trent’anni, un gran numero di uomini impiegati sui potenti galeoni delle flotte europee, si trovano improvvisamente senza impiego perché i governi smobilitano in larga parte le loro flotte e per sbarcare il lunario molti non trovano altra soluzione che diventare predoni delle ingenti ricchezze che solcano i mari, all’epoca unica via possibile per i grandi commerci.

All’inizio sono “corsari“ cioè autorizzati – mediante appositi documenti denominati “lettere di corsa” - dai governi rivali ( Francia, Inghilterra ) ad attaccare le navi spagnole in nome della corona, ma con il tempo diventano indipendenti in una sorta di tutti contro tutti risultando essere, tra la fine del 1600 ed il 1720 una vera spina nel fianco dei trasporti via mare tra le Americhe e l ‘Europa.

Il fenomeno colpisce a tutte le latitudini anche se il Mar dei Caraibi ne é il fulcro e isole come Ispanica o l’iconica Tortuga sono rifugio sicuro dove nascondere bottini e prigionieri.

Le potenze europee dichiarano guerra senza quartiere ai pirati, ma spesso capitani inviati a combatterli saltano il fosso e diventano a loro volta spietati bucanieri.

Questi i risvolti storici suffragati da prove documentali, accanto ai quali nasce nei decenni successivi una variopinta sequenza di leggende ed aneddoti che rendono immortale la pirateria ed i suoi protagonisti.

E proprio nel contesto della leggenda si pone la storia della Colonia Anarchica denominata Libertalia o secondo altri Liberalia , mitico territorio situato nel settentrione del Madagascar che secondo gli assertori della sua esistenza durò circa venticinque anni diventando una vera e propria esperienza di vita rivoluzionaria.

Viene fondata sul finire del XVII secolo da un capitano francese rinnegato, istruito nell’ideologia di un cristianesimo social - anarchico da un religioso italiano deluso dalle politiche clericali reazionarie di Roma.

L’ideologia che sta alla base del progetto è tanto semplice quanto irrealizzabile in un contesto sociale avanzato : democrazia esasperata, giustizia amministrata con il solo buon senso e senza regole scritte, economia retta dal comunismo più dottrinale.

La rappresentatività è garantita da consiglieri chiamati “compagni “ dalla popolazione, che vengono eletti a rotazione facendo sì che tutti i membri della collettività, a turno, ricoprano l’ufficio.

Gli abitanti di Libertalia comunicano tra loro attraverso un nuovo idioma appositamente creato che, come un esperanto ante - litteram, e’ costituito da termini mutuati dalle varie lingue europee, soprattutto il francese.

Ma dove era ubicato precisamente questo Eden? Con l’affacciarsi delle nuove idee liberiste alla base delle rivoluzioni americana e francese prima e del marxismo poi, numerosi studiosi e storici hanno cercato di dare valore di prova ai numerosi “ si dice “ che sul finire del 700 parlavano della colonia bucaniera del Madagascar.

Il primo autore che la descrive in modo esaustivo ed a favore della sua esistenza è Charles Johnson , per molti pseudonimo dello scrittore Daniel Defoe, che nella sua Storia Generale dei Pirati pubblicata nel 1724 ne identifica la presenza in un territorio nel settentrione del Madagascar dove, invero, alcune popolazioni indigene da sempre rivendicano una discendenza dai pirati.

Ed in effetti, se non dall'utopica colonia, questi potrebbero avere nel DNA sangue bucaniere, in quanto a quelle latitudini famosi corsari come Samuel, Baldridge e Plantain fondano stabili basi per i loro equipaggi da cui i nativi possono avere tratto discendenza.

Accanto alle negazioni storiche esiste però almeno un episodio che per la personalità del protagonista e per la dovizia dei particolari si puo’ definire attendibile ed al quale il nostro Johnson alias Defoe può avere attinto per convincersi della vera esistenza della colonia.

Nel 1695 il capitano William Kidd riceve incarico dalla corona inglese di combattere senza posa i pirati francesi veri signori dell’oceano indiano ma in una di queste missioni si imbatte in un fortunale al largo del Madagascar ed e’ costretto a fare rotta verso terra approdando proprio a Libertalia dove la sua nave la leggendaria Adventure Galley viene riparata e dove il capitano soggiorna per il tempo necessario riportando nota di quanto visto.

Gli storici, oltre che sull’esistenza stessa di Libertalia si dividono anche su quella delle tre figure principali — i due personaggi che sarebbero stati ideati dalla finzione letteraria e un pirata reale — a cui la tradizione e le leggende dell'epoca hanno affiancato anche quella di Henry Every.
La posizione minoritaria asserisce che a ben vedere il Capitano Charles Johnson/Daniel Defoe nel suo A General History of the Pyrates ha tratteggiato le biografie di una trentina di pirati storicamente esistiti (come provato da documenti giudiziari dell'epoca, verbali di ammutinamento, registri navali e atti della marina britannica; figure come Henry Every, Thomas Tew, Barbanera, Mary Read o Anne Bonny sono ampiamente verificate), e non vi sarebbe motivo perché i nostri debbano essere frutto di fantasia.

Altri confutano tale tesi, evidenziando come il caso dei due fondatori, Olivier Misson e Angelo Caraccioli, è radicalmente diverso, tanto per iniziare per assenza totale di riscontri storici esterni. A differenza delle biografie degli altri capitani presenti nei due volumi, per Misson, Caraccioli e la stessa colonia di Libertalia non esiste alcun documento d'epoca, registro di bordo o prova d'archivio al di fuori del libro. L'opera di Johnson/Defoe rappresenta dunque l'unica fonte scritta in assoluto di questo racconto. Poi per incongruenze e anacronismi insuperabili. L'autore inserisce nel racconto di Libertalia figure storiche reali creando evidenti impossibilità cronologiche. Nel testo, il pirata Thomas Tew diventa l'ammiraglio di Libertalia al fianco di Misson; tuttavia, le testimonianze storiche provano che Tew morì nel 1695 nel Mar Rosso e i suoi viaggi reali non coincidono affatto con la cronologia di Libertalia. Inoltre, le ricerche geografiche indicano che nella baia di Diego Suarez non sorse mai alcuna colonia pirata, poiché il territorio montuoso dell'entroterra non avrebbe garantito i rifornimenti necessari. Gli studiosi evidenziano poi che l'autore era un maestro nell’inserire elementi reali in punti strategici (come nomi di navi esistenti, rotte note o pirati autentici) per fare in modo che i lettori credessero alla storia nel suo complesso. Le fonti chiariscono che i capitoli dedicati a Misson e Caraccioli servivano a Defoe come veicolo di critica sociale e politica. Attraverso una vicenda d'invenzione, l'autore poteva esprimere liberamente idee radicali ed egualitarie (abolizione della schiavitù, democrazia diretta, uguaglianza razziale e religiosa) senza incorrere nelle accuse o nella censura delle autorità dell'epoca. In diversi infine sostengono che l'autore possa essersi basato sui racconti di vecchi marinai, su ammutinamenti reali (come quello di William Masson) o sulle reali comunità pirata esistite in Madagascar (come sull'isola di Île Sainte-Marie) per rielaborarle nella forma di un'utopia filosofica.

Ma diamo uno sguardo alle tre figure (più una) protagoniste di Libertalia.

Olivier Misson (Il Capitano Idealista) sarebbe nato in Provenza da una famiglia della piccola nobiltà francese. Uomo istruito con spiccate attitudini per la matematica, studiò all'Università di Angers prima di imbarcarsi come allievo ufficiale sulla nave da guerra La Victoire, comandata da un parente, il capitano Fourbin. Durante una sosta in Italia, incontrò a Roma il frate domenicano Caraccioli, convertendosi alle sue idee filosofiche e rivoluzionarie. In un duro scontro navale al largo della Martinica contro una fregata inglese, il capitano Fourbin e gli altri ufficiali rimasero uccisi. Prese il comando Misson che, spronato da Caraccioli, convinse la ciurma a non consegnare la nave e a iniziare una nuova vita da uomini liberi. Rifiutando la classica bandiera nera da pirati, adottò un vessillo bianco con il motto "Per Dio e per la Libertà". Navigando verso l'Oceano Indiano, liberò gli schiavi trovati a bordo delle navi catturate e giunse nel nord del Madagascar (nella baia di Diego Suarez), dove fondò la colonia di Libertalia. A Libertalia venne eletto Lord Conservatore con un mandato triennale. Mentre l'ammiraglio Tew (di cui parleremo a breve) era assente, la colonia venne improvvisamente attaccata e distrutta dalle popolazioni native malgasce. Misson riuscì a fuggire su uno sloop con una parte del tesoro, ma morì affondando durante una tempesta mentre cercava di far ritorno in Europa.

Angelo Caraccioli (Il Frate Rivoluzionario) sarebbe stato un ex prete e frate domenicano italiano proveniente da Roma. Disilluso dall'ipocrisia clericale e dalle ingiustizie sociali, abbandonò il saio per predicare principi radicalmente egualitari, l'abolizione della proprietà privata, della schiavitù e delle distinzioni di razza o religione. Fu la mente ideologica dell'ammutinamento sulla Victoire e del progetto di Libertalia, dove ricoprì la carica di Segretario di Stato. Durante uno scontro navale rimase gravemente ferito e dovette portare una gamba di legno. Rimase ucciso sul campo combattendo durante l'assalto indigeno che rase al suolo la Repubblica di Libertalia.

Thomas Tew (Il Pirata di Rhode Island) è una figura storica sicuramente reale. Corsaro inglese legato a Rhode Island e attivo negli anni 1690 tra Bermuda, New York e il Mar Rosso, nel 1692 ottenne una lettera di corsa dalle Bermuda per attaccare le posizioni francesi in Africa Occidentale al comando dello sloop Amity. Dopo una tempesta, convinse l'equipaggio a darsi alla pirateria nel Mar Rosso (con il celebre motto "A gold chain or a wooden leg"), accumulando un'immensa fortuna con la cattura di una ricca nave indiana. Nel racconto di Johnson/Defoe, Tew incontra Misson nell'Oceano Indiano, si unisce alla colonia e viene nominato Ammiraglio Generale della flotta di Libertalia. Come abbiamo accennato, Tew non avrebbe mai potuto visitare Libertalia poiché le date della sua presenza in Madagascar non coincidono con la cronologia del racconto. Morì nel settembre del 1695 nello Stretto di Bab el-Mandeb, sventrato da un colpo di cannone durante un attacco a una nave del Gran Mogol (Fateh Muhammed).

Henry Every (Long Ben o The Arch Pirate), nato a Plymouth nel 1659, è un celebre pirata storicamente esistito. Nel 1694, mentre serviva come primo ufficiale sulla nave da guerra Carlo II a La Coruña, guidò un ammutinamento per il mancato pagamento degli stipendi, ribattezzò la nave Fancy e fu eletto capitano. Nel settembre 1695, guidando una flotta di navi pirata nel Mar Rosso, eseguì l'atto di pirateria più fruttuoso della storia, assaltando la nave ammiraglia del Gran Mogol, la Ganj-i-Sawai, e la sua scorta Fateh Muhammed (salvando anche i superstiti della ciurma di Tew). ebbene Every non figuri come fondatore diretto nei capitoli di Johnson dedicati a Misson, le dicerie popolari dell'epoca suggerivano che si fosse ritirato in Madagascar fondando una colonia utopica o incoronandosi re. Inoltre, storici e fonti storiche sottolineano come la ricchezza portata da Every contribuì alla nascita della celebre "Repubblica dei Pirati" a Nassau nelle Bahamas. La parte più affascinante della sua storia riguarda la sua scomparsa: Every sciolse la sua ciurma e svanì nel nulla nel 1696 con il suo bottino, eludendo la prima caccia all'uomo globale e diventando uno dei pochissimi capitani pirati a ritirarsi imbattuto e mai catturato.

Dunque per il momento Libertalia resta solo una fantasia utopica, legata alle idee di persone che tra il XVII ed il XVIII secolo combattono le nazioni in cui sono nate e nei cui principi e stili di vita non si riconoscono forse perche’ ne sono messi ai margini.

Persone che inseguono ideali di eguaglianza e liberta’ che saranno alla base delle grandi rivoluzioni e che oggi regolano il moderno vivere civile.


Nell’immagine, una mappa portoghese di inizio XVII secolo, che mostra le principali enclavi dell'isola del Madagascar

Documento inserito il: 23/09/2026
  • TAG: Pirati, Corsari, Libertaria

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