Cookie Consent by Free Privacy Policy website
>> Storia Moderna> Nel Mondo

Navigazione ed esplorazioni geografiche tra Sette e Ottocento: Alessandro Malaspina e la marina spagnola

Davide Arecco


La prima formazione culturale negli antichi Stati italiani del XVIII secolo

Figlio del Marchese di Mulazzo, il navigatore ed esploratore Alessandro Malaspina (1754-1810) nacque da famiglia parmense e siciliano-aragonese. Tra il 1762 ed il 1765 lasciò il feudo in Lunigiana e si trasferì a Palermo, qui protetto dal Viceré di Sicilia, dove fece studi teologici, proseguiti, poi, a Roma presso il Collegio pio clementino. A partire dal 1774, iniziò ad avvertire il fascino della navigazione e viaggiò nel Mediterraneo occidentale (allora infestato dai pirati), per portarsi a Malta e in Spagna, dove divenne guardiamarina presso l’Accademia di Cadice. Coraggioso e leale, si mise quindi al servizio del Re di Spagna: dapprima, fu in missione in Marocco (nel 1775), per poi intraprendere il suo primo viaggio oceanico a Manila, sulla fregata Astrea, tra il 1777 e il 1779. Tornato passando per il Capo di Buona Speranza, fu promosso al grado di tenente, sul vascello San Julian, destinato ad incrociare al largo della costa di Gibilterra, nel contesto europeo della Guerra di Indipendenza tra le colonie americane ed Impero Britannico. In quel quadro di operazioni navali, Malaspina prese parte alla Moonlight Battle (gennaio 1780), contro l’ammiraglio George Rodney. Tornato a Cadice sotto la bandiera spagnola, partecipò poi a altre azioni sul mare, con batterie corazzate galleggianti (1782) e fu nominato comandante in seconda e mandato sulla Asunciòn nelle Filippine. Un viaggio di sedici mesi che pose nuovamente in risalto le sue qualità marittime e di comando, molto apprezzate dalla monarchia madrilena.
Nel 1785, Malaspina fece ritorno a Cadice, dedicandosi a osservazioni scientifiche, rilevamenti di carattere cartografico, studi matematici e ricerche astronomiche, senza disdegnare i viaggi commerciali, che miravano a rilanciare il prestigio dell’Armada (1786). A bordo della Astrea, effettuò spedizioni in Sud America, doppiando Capo Horn e raggiungendo il Cile nel 1787. Fu a Lima in Perù, ad Acapulco e in Africa. Giunto nel Mar cinese meridionale, fece scalo a Giacarta e tornò a Madrid nel 1788. In quegli anni, l’epoca delle grandi esplorazioni di Cooke e Lapérouse, Malaspina era un portavoce del desiderio di conoscere e cartografare, sul piano tecnico-scientifico, le terre scoperte dai navigatori. Per la Corona spagnola, potevano rivelarsi informazioni dall’alto valore strategico. Nel progetto di un grande giro del mondo, Malaspina coinvolse geografi, naturalisti, astronomi, esperti di costruzioni navali e disegnatori, alla corte di Carlo III proponendo l’idea di una grande spedizione. Ebbe sostegno diplomatico, logistico e politico, indispensabile per fare un viaggio di ricognizione, in luoghi di interesse primario per la Spagna, sensibile come gli altri Stati nord-europei alla politica della scienza di età illuminista.
Il respiro, insieme politico e scientifico, della missione era marcato ed esplicito. Furono imbarcati cartografi, illustratori e medici. Il modello di Malaspina restava il capitano Cook. A bordo furono portati i più moderni e perfezionati strumenti scientifici dell’epoca, oltre a numerose carte nautiche. Si gettò così il fondamento di una esplorazione scientifica, che sarebbe durata un lustro, pubblicata tuttavia solo a fine Ottocento. Paradossale, davvero, che le relazioni malaspiniane, per le ragioni che vedremo, solo nel XIX secolo siano state rese note, dopo una circolazione iniziale ristretta e soltanto manoscritta.


Spedizioni scientifiche e viaggi marittimi nella global history del secondo Settecento

Il fine del viaggio era, soprattutto, scientifico e geografico, volto a raccogliere dati e notizie. Alla fine di luglio 1789 Malaspina partì da Cadice. Fu in America, Argentina ed Alaska. Toccò le Marianne, la Nuova Zelanda e l’Australia, sempre sulle orme di Cook, rientrando in Spagna nel 1794 con un vasto patrimonio scientifico di conoscenze, nel campo della storia naturale, della cartografia, dell’etnologia, dell’astronomia nautica, della botanica, dell’idrografia e delle tecniche iatriche. Un viaggio, scientifico e politico, attorno al mondo intrapreso nel solco della grande tradizione illuministica. Anche l’irlandese Ambrose O’Higgins, allora governatore al servizio della Spagna, caldeggiò una spedizione nel Pacifico settentrionale, da effettuarsi in concorrenza con quella russa, partita da San Pietroburgo, al comando di Grigori I Mulovsky, intenzionato a rivendicare il territorio sulla costa nord-occidentale del continente americano, intorno alla Baia di Nootka. Altri rivali sui mari degli spagnoli erano, ovviamente, inglesi e francesi. Una vera e propria gara marittima. Gli imperi europei nel Nuovo Mondo erano, in quegli anni, laboratori sperimentali e fonti di campioni. Lo stesso Re Carlo III di Spagna amava scienza, tecnologia, arte nautica, orologeria ed archeologia, aerostatica e silvicoltura. Il monarca iberico promosse, infatti, numerose spedizioni botaniche nelle colonie della Nuova Spagna, ultimo Re spagnolo a credere, sia nel rilancio dell’istituzione regia sul piano dell’immagine, sia nell’uso politico e istituzionale delle scienze e delle nuove tecnologie (si era in Gran Bretagna alle soglie ormai della Rivoluzione industriale).
Malaspina, appoggiato dal suo sovrano, voleva conoscere scientificamente Americhe, Oceania ed Asia. Arruolò l’equipaggio nelle Asturie e a Santander. Una volta partito visitò le Canarie e giunse nelle acque atlantiche fino al Sud America, raggiungendo il Rio della Plata e Montevideo. Fu a Buenos Aires e nella Terra del Fuoco. Sin dai tempi di Magellano e Pigafetta v’era grande curiosità per la Patagonia e l’America meridionale. Malaspina fece inoltre rotta verso la Isole Falkland (1790). E sulle Ande e nella Pampa, i suoi uomini fecero osservazioni botaniche applicando la nomenclatura linneana e studiando al contempo il folclore locale. Sull’Isola di San Lorenzo, vennero effettuati rilievi geodetici e climatici. A Panama e nel suo Golfo, Malaspina attraversò l’istmo, studiandovi la possibilità di costruirvi un canale di transito e irrigazione. Fu quindi in Nicaragua e Salvador. Affascinato, come gli inglesi, al seguito del Capitano Cook, e i francesi della Royale Académie des Sciences parigina – su tutti il geografo Philippe Buache (1700-1773), vicino al Delisle, cartografo ed idrografo, nonché raccoglitore di antiche mappe e studioso di ghiacciai e catene montuose – dal mito del passaggio a Nord-Ovest, Malaspina non riuscì a sottrarsi, nemmeno lui, al richiamo dell’ignoto. Ritrovò le Isole Montague e Hinchinbrook già avvistate da Cook, spingendosi sino a Vancouver, nella missione spagnola di Monterey in alta California e quindi scendendo nel Golfo del Messico, qui attratto dalle rovine dei templi e della civiltà azteca. Da lì, mosse in direzione dell’Oceania, la sua vera meta scientifica. Nel corso del viaggio, gli ufficiali al servizio di Malaspina si dedicarono ad esplorare le acque – nacque, allora ed anche grazie a loro, l’oceanografia – mentre gli astronomi osservarono un’occultazione della Luna ed i satelliti di Giove (i ‘pianeti medicei’, scoperti tra il 1609 ed il 1610 da Galileo, con il suo cannocchiale, descritti la prima volta nel Sidereus Nuncius).
A Macao, in Cina, Malaspina prese contatti con la colonia portoghese, attraversando l’umidissima foresta pluviale. Raggiunse infine le Isole Molucche, la Nuova Zelanda, l’Australia e la Nuova Guinea, ripetendo, in tal modo, il viaggio di Cook nel Pacifico meridionale. Le corvette di Malaspina arrivarono presso la Baia di Dusky, fiordo a sud-ovest della Nuova Zelanda, dove confermarono i rilievi effettuati, in precedenza, da Cook, durante il suo secondo viaggio. Uno degli scopi principali della spedizione era quello di condurre esperimenti, utilizzando un pendolo per misurare la gravità, al 45º parallelo, compito già programmato da Malaspina, ad Acapulco, nel mese di dicembre 1791. Queste misurazioni facevano parte della missione ufficiale, assegnata alla spedizione: gettare le basi per mettere a punto un sistema metrico universale. Uno dei maggiori desideri scientifici dei Lumi, anche francesi (fu il progetto anche di Lalande, matematico e astronomo, massone e illuminista radicale nella Parigi dell’Académie).
Nel 1793, Malaspina si diresse a Port Jackson, a settanta leghe dalle coste neo-zelandesi. Vi rese omaggio al governatore Francis Grose insieme all’alfiere Jacob Murphy. Furono anche effettuate nuove osservazioni del primo satellite di Giove. Quindi, Malaspina si portò nell’arcipelago delle Isole Tonga e anche qui grande fu il lavoro, in ambito geografico, naturalistico ed etno-antropologico. Malaspina ed i suoi vi trovarono un paesaggio, marino e naturale, incontaminato e paradisiaco, che li fece ripensare al mito dell’età dell’oro. A quel punto la spedizione doveva rientrare in patria, a Cadice, transitando per il territorio peruviano. Malaspina fu tra le rovine di Cuzco e nel Potosi, in Bolivia ed a Santiago. Varcò lo Stretto di Magellano, verificò quindi la scoperta geografica delle Antille del Sud, della Georgia del Sud e delle Isole Aurora. A bordo aveva anche grossi carichi di oro e argenti estratti dalle miniere del centro e sud America. Veramente instancabile, delineò altresì i piani per una futura esplorazione dell’Ecuador, che non avrebbe mai potuto compiere di persona.
Durante il viaggio di ritorno in Spagna, la spedizione Malaspina fece altre osservazioni di natura zoologica e si dedicò inoltre allo studio della storia pre-ispanica, occupandosi di farmacopea locale e di biologia. Della antica storia meso-americana, il gruppo scientifico di Malaspina studiò l’urbanistica e la coniazione delle monete, le costruzioni navali e le tradizioni ittiche, fondando fortificazioni difensive ed università. Città, animali, piante, minerali, vulcani: tutto veniva censito con scrupolo e rigore, in base ai criteri della cultura enciclopedica settecentesca, segnatamente buffoniana.
Attraversando l’Atlantico e le Isole Juan Fernandez (esplorate dai naturalisti della spedizione), la nave di Malaspina fece il suo ingresso nello Stretto del Principe William, correggendo nella zona i dati, precedenti, di Lapérouse (per esempio, l’altezza di Monte Sant’Elia, opportunamente ricalcolata). Nel 1792, Malaspina fece altri rilevamenti di geodesia, a mezzo del pendolo, aggirando i pirati malesi, nelle Nuove Ebridi. Nel 1793, era in vista di Doubtful Sound, ove aggiornò l’opera di Cook. L’equipaggio si poté riposare a Botany Bay, prima di salpare definitivamente verso la Spagna. Si tornava a casa, e nulla poteva lasciar trapelare l’amarezza e lo scontento con cui il navigatore ed esploratore italiano si sarebbe scontrato una volta rimesso piede nella Spagna borbonica.
Il ritorno a corte coincise con l’imprevedibile caduta in disgrazia di Malaspina. Il nuovo sovrano, il debole Carlo IV, non erano interessato alla politica della scienza, e all’uso che lo Stato spagnolo – ora in condizioni sempre maggiori di crisi politico-economica e socio-istituzionale – poteva invece ricavare dai viaggi e dalle missioni esplorative. Lo scenario nel 1794 era enormemente mutato. In Spagna ormai la corruzione amministrativa dilagava e oltre i Pirenei era in atto la Rivoluzione francese, con il terrore giacobino sugli scudi. Malaspina poteva contare solo sull’appoggio del Duca d’Alba. Venne accusato in maniera assurda di cospirazione, condannato alla prigione e all’esilio, tradito da una Spagna in marcato declino. Tra il 1795 e il 1796, Malaspina fu trasferito nel castello galiziano di La Coruna: una prigionia durata oltre dieci anni. Chiese aiuto all’amico e console Paolo Greppi ma invano. Solo tra 1799 e 1802, grazie all’interessamento di Federico Gravina e dello stesso Napoleone, Malaspina poté, infine, lasciare l’ingrata Spagna. Nel 1803 riparò a Genova, quindi si stabilì a Pontremoli, in contatto con intellettuali e scienziati milanesi. Forte delle sue competenze, scientifiche e tecniche, ritornò, così, ad avere incarichi pubblici: ispezionare le coste adriatiche e perfezionarvi le difese marittime, fronteggiare le epidemie di febbre gialla nel porto di Livorno, progettare la riforma dei meccanismi di esazione dei tributi, nell’area toscana. Tuttavia, la nascita del Regno d’Italia ad opera del Bonaparte lasciò Malaspina ai margini della vita tanto politica quanto scientifica. Visse gli ultimi anni in massima parte a Firenze. La sua scomparsa venne segnalata dalla Gazzetta di Genova il 18 aprile 1810. Nulla dei suoi diari di viaggio era stato sino ad allora pubblicato (ed altro tempo ancora si sarebbe dovuto attendere). Dopo la Restaurazione calò su Malaspina – il più grande navigatore ed esploratore italiano del XVIII secolo, tra i maggiori dell’intera età moderna in Europa – un ingiusto e immeritato oblio storico, che ne ha avvolto la figura sino a tempi relativamente recenti. Davvero un gigante – riscoperto dai meritori lavori di Dario Manfredi – simbolo e incarnazione storica di un’epoca irripetibile e carica dell’inesauribile fascino della grande avventura sui mari e sugli oceani del globo.


Nell'immagine, Carta dell'America settentrionale di Guillaume Sanson (Roma, 1687)


Bibliografia

AA.VV., Negotiating Knowledge in Early Modern Empires. A Decentered View, London, Palgrave Macmillan, 2014.
Alessandro Malaspina di Mulazzo, in Enciclopedia Italiana, XXI. Roma, Treccani, 1934, ad vocem.
D. Arecco, Esoterismo e Massoneria nel Settecento francese: Delisle de Sales e Court de Gébelin, in Id., Nova scientia. Italia, Francia e Stati tedeschi dal Barocco ai Lumi, Monza, Virtuosa-mente, 2019, pp. 114-128.
C. Astengo, Alessandro Malaspina nella geografia del suo tempo, Genova, Istituto Civico Colombiano, 1987.
E. Bona, Sulla vita ed i viaggi di Alessandro Malaspina di Mulazzo, in Bollettino della Reale Società Geografica Italiana, VI, 1931, pp. 3-29.
E. Bona, Alessandro Malaspina, sue navigazioni ed esplorazioni, Roma, Instituto grafico tiberino, 1935.
G. Campori, Della Vita e della avventura del Marchese Alessandro Malaspina, Modena, Soliani, 1862.
C. Caselli, Alessandro Malaspina e la sua spedizione scientifica intorno al mondo, Milano, Alpes, 1919-1929.
A.G. Course, I pirati dei mari orientali, Bologna, Odoya, 2016.
F.L. Dausà, Storia dei velieri, Bologna, Odoya, 2024.
E. Estrella, La spedizione Malaspina (1789-1794), Barcellona, Lunwerg, 1996.
B. Faggin, Alessandro Malaspina. Una storia dimenticata, Milano, Magenes, 2010.
C. Falcone, Il primo giro del mondo. Antonio Pigafetta, Milano, Mursia, 1971.
D. Manfredi, Il «Viaggio attorno al Mondo» di Alessandro Malaspina con la Fregata di S.M.C. «Astrea» (1786-1788), La Spezia, Memorie della Accademia Lunigianese di Scienze, 1988.
D. Manfredi, Italiano in Spagna, Spagnolo in Italia. Alessandro Malaspina (1754-1810) e la più importante spedizione scientifica marittima del secolo dei Lumi, Torino, Nuova Eri, 1992.
D. Manfredi, Alessandro Malaspina e Fabio Ala Ponzone. Lettere dal Vecchio e dal Nuovo Mondo (1788-1803), Bologna, Il Mulino, 1999.
D. Manfredi, Sulla prima edizione del Viaggio di Malaspina (San Pietroburgo, 1824-1827), in Giovanni Caboto e le vie dell’Atlantico settentrionale, Genova, Centro Italiano per gli Studi storico-geografici, 1999, pp. 485-504.
D. Manfredi, Alessandro Malaspina. A Biography, Nanaimo, Alexandro Malaspina Research Center, 2001.
P. Navarro Floria – S.A. Sciglitano, Ripensando l’Impero spagnolo. Alessandro Malaspina e la politica illuministica in Patagonia, in Scienza e politica, XVII, 2005, pp. 17-32.
D. Manfredi, Alessandro Malaspina, in Dizionario biografico degli Italiani, LXVII, 2006, ad vocem.


Parole chiave

Marchesato di Mulazzo, storia delle esplorazioni e scoperte geografiche, Columbia Britannica, Alaska, geografia moderna, Settecento, cultura illuministica, Monarchia spagnola, storia della navigazione

Documento inserito il: 09/10/2026
  • TAG:

Articoli correlati a Nel Mondo


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy