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La bandiera di San Giorgio noleggiata – a pagamento - dai genovesi agli inglesi. Verità o leggenda?

di Umberto Diana e Francesco Caldari


Per quanto indaffarati nel loro tran-tran quotidiano, gli abitanti della megalopoli Londra avranno alzato lo sguardo un po' incuriositi sui cartelloni pubblicitari apparsi nei giorni appena passati. Una campagna umoristica, intitolata "The Longest Tab In History" (il più durevole mancato pagamento della storia) celebra i presunti 255 anni da quando l'Inghilterra avrebbe smesso di pagare l'affitto per il diritto di sventolare la bandiera genovese di San Giorgio.

Organizzata da una nota marca di birra e da una agenzia di pubblicità, l'iniziativa ha utilizzato furgoni inviati in giro per la città e attivazioni di fan vestiti con magliette riportanti la "croce [rossa] di San Giorgio [su sfondo bianco]", per ricordare agli inglesi questo antico debito, radicato nella protezione storica che il vessillo genovese un tempo offriva alle flotte inglesi. La campagna, non a caso partita in concomitanza con il giorno di San Giorgio, intende mettere in risalto la storia marittima condivisa e la fondazione della squadra di calcio del Genoa CFC da parte di espatriati britannici, chiedendo scherzosamente un "giro di drink" per saldare il conto atteso da tempo.

Tale, azzeccatissima, operazione commerciale spinge a chiedersi se tale storia del debito risulti veritiera e - prima ancora - come nascano (storicamente ed antropologicamente) il vessillo e la bandiera, un pezzo di stoffa, leggero e deperibile, fissato a un'asta di legno o metallo: nella sua elementare materialità, a ben vedere un oggetto privo di potere intrinseco. Eppure, per secoli e su ogni continente, drappi sventolanti hanno mobilitato eserciti, legittimato sovrani, sancito rivoluzioni e acceso conflitti. Adottando una prospettiva storico-antropologica, la bandiera vista non come mero emblema politico o repertorio araldico, ma come fatto sociale: un oggetto che intreccia materialità, pratica rituale, narrazione identitaria.

L'antropologia insegna che i simboli non sono semplici specchi della realtà. Il drappo sventolante agisce come estensione visibile del comando: dalle prime attestazioni in Cina Zhou e nell'India vedica, dove i vessilli fungevano da prolungamento rituale del capo e da segnale di comando militare, fino alla standardizzazione cromatica degli Stati-nazione moderni, la bandiera ha subito una trasformazione radicale. Da strumento dinastico a vero e proprio totem laico della sovranità popolare, risultato di processi storici di ritualizzazione, di invenzione della tradizione e di sacralizzazione secolare.

Se nel tempo la bandiera ha cessato di essere un semplice segnale per diventare un dispositivo identitario, nel passato i vessilli corsari o pirata rappresentavano una comunicazione simbolica strategica, tale da meritare, sull'onda della storia del vessillo di San Giorgio, di essere approfonditi sia per la loro funzione pratica che per il loro impatto psicologico.

Va preliminarmente ricordato che la Pirateria ha origini antiche (si pensi ai Fenici, Greci, Romani) me ebbe la sua età dell’oro tra il 1650 ed il 1730, soprattutto nei Caraibi, Oceano Indiano, coste africane. Figure famose furono Barbanera, Calico Jack, la piratessa Anne Bonny. La così detta Guerra di Corsa trova invece le sue origini nel Medioevo, e fu diffusa tra XV–XVI secolo con l’ascesa di Spagna, Inghilterra, Francia, Olanda. Il meccanismo si fondava su navi private (corsari) che agivano per conto di uno Stato, con una “lettera di corsa”. Dopo il Congresso di Parigi (1856), fu vietata a livello internazionale. Una curiosità: alcuni capitani avevano lettere di corsa da più Stati, cambiando bandiera a seconda della convenienza.

Contrariamente alla credenza popolare, le bandiere pirata non servivano solo a "fare scena". Erano strumenti sofisticati di guerra psicologica e comunicazione tattica. Una bandiera nera o rossa issata a distanza segnalava immediatamente l'identità pirata, inducendo la nave mercantile alla resa senza combattimento (più sicuro ed economico per i pirati).

Simboli diversi comunicavano messaggi specifici: la Bandiera nera (Jolly Roger classico): "arrendetevi e sarete trattati secondo le regole della guerra"; Bandiera rossa ("no quarter"): "Nessuna pietà, combatteremo fino alla morte" - usata quando i pirati erano disperati o volevano terrorizzare. Non mancava l'inganno: Bandiera inglese/spagnola/francese: falsa bandiera per avvicinarsi senza destare sospetti, poi ammainata per rivelare il Jolly Roger all'ultimo momento. Il termine "Jolly Roger" appare per la prima volta nelle fonti nel 1724 (nel libro A General History of the Pyrates, attribuito a Captain Charles Johnson).

Ogni comandante aveva la sua variante, creando un "brand" del terrore riconoscibile. Un esempio su tutti: Edward Teach ("Barbanera") aveva come simbolo lo scheletro con corno in una mano e lancia che trafigge un cuore sanguinante nell'altra, con una clessidra accanto. Il messaggio che voleva lanciare era: "sono la morte che vi sfida; il vostro tempo è finito; vi ucciderò violentemente". Con tutta evidenza la costruzione di un'aura soprannaturale del terrore. Basti pensare che il teschio e le tibie incrociate è diventato un simbolo universale di pericolo e morte, usato ancora oggi per segnalare sostanze tossiche, dimostrando la potenza duratura di questo codice visivo.

Ma, parlando di corsari e pirati, come si è giunti alla storia che ha aperto il nostro racconto?

E' leggenda che affonda le radici nella notte dei tempi quella secondo cui la Croce Rossa su sfondo bianco che simboleggia Genova derivi dal giovane soldato romano cristiano Giorgio, che nel terzo secolo dopo Cristo sconfisse un mostro cui la popolazione di Silene doveva sacrificare ogni mese una fanciulla. ll vessillo, pertanto, nell'immaginario collettivo rappresenta l'eterna lotta tra il bene ed il male con l'inevitabile vittoria del primo anche se a prezzo di pesanti sacrifici. La storia di San Giorgio pero’ non e' l'unica legata alle origini del vessillo : nel 320 D.C. l'imperatore romano Costantino prima della battaglia di Ponte Milvio sogno' il simbolo della croce e la scritta "In hoc signo vinces" ( se usi queste insegne vincerai ) e da allora la bandiera rosso crociata rimanda a forti valori cristiani, diventando il simbolo di tutte le crociate in Terra Santa.

Nel 1099 quindi il genovese Guglielmo Embriaco, durante la presa di Gerusalemme pensò bene di incitare i soldati in battaglia sventolando appunto lo stendardo sulle mura della città liberata pronunciando le parole “Pé Zena e pé San Zorzo" (per Genova e per San Giorgio). Ecco perché dal XII secolo la Repubblica di Genova ne fa il proprio simbolo ponendovi sotto la sua protezione le sue flotte ed i suoi commerci.

Occorre aggiungere che i marinai genovesi erano conosciuti come i più bravi nel respingere gli assalti pirateschi allora tanto frequenti, e nell'immaginario dell'epoca pieno di superstizioni, la Croce di San Giorgio dava loro un che di atout divino. Nel 1190 regnava sull'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone che come re plantageneto univa le proprie nazioni sotto il simbolo dei tre leoni dorati, ma in occasione della partenza per la Terza Crociata egli pensò che il vessillo delle sue truppe dovesse avere una maggiore valenza cristiana e, memore della fama dei genovesi, chiese loro il permesso di issar la loro bandiera sulle sue navi in cambio, si dice, di un congruo corrispettivo annuale Ricerche storiche più approfondite, peraltro, tendono ad escludere che la corona inglese si fosse accordata per un "affitto" a titolo oneroso. Lo storico genovese Antonio Musarra ha recentemente ribadito che non esistono fonti certe che parlino di un tributo pagato a Genova per l'uso della bandiera in questione ed in nessuna parte del Trattato del 1421 tra la Repubblica ed Enrico V sovrano inglese, si fa menzione di una gabella da riconoscere per l'affitto del vessillo.

La verità storica forse risiede nel fatto che il Vexillum Sancti Petri, come in origine era chiamata la Croce di San Giorgio, veniva concesso dal papato a tutti coloro che si fossero adoperati in difesa della cristianità e quindi quelli che dichiaravano di battersi per l'affermazione del Verbo avevano italiani - tra cui Milano - riportano la stessa effigie ma con toponimi diversi.

Per secoli nessun genovese si era mai sognato di chiedere agli inglesi gli affitti arretrati per la bandiera-simbolo, nonostante il loro proverbiale attaccamento al denaro ed agli affari, forse proprio perché non avevano titolo per farlo. Ma nel 1992 in occasione delle Colombiadi genovesi, il Duca di Kent nell'inaugurare il Padiglione Britannico fece redigere un libello con tanto di ufficialità di Sua Maestà la Regina Elisabetta dove si reiterava il concetto della cessione dell'uso della bandiera di San Giorgio da parte di Genova a Londra in cambio di un canone di "locazione". Da dove il Duca, o chi per lui, traesse queste convinzioni non é dato saperlo, visto che come abbiamo detto le ricerche ed i riscontri storici vanno in altre direzioni anche se esisterebbero alcune fonti che parlano di un tributo, seppure simbolico, pagato da Londra fino al 1771 e poi sospeso.

L'ex sindaco di Genova Bucci nel 2018 in occasione di una seduta consigliare in tema di bilancio comunale, ha reso simpaticamente noto di voler rivolgere alla allora Regina Elisabetta Il un formale invito a saldare il debito di 247 anni di arretrato nel pagamento dei diritti sulla bandiera di San Giorgio, in modo da rimpinguare la casse comunali, cosa che naturalmente non ha avuto seguito alcuno visto il goliardico tenore del discorso, anche se Buckingham Palace ha risposto educatamente ringraziando per la ricerca storica ed ammettendo un profondo legame tra la Repubblica di Genova e l Inghilterra . Si può quindi chiudere la vicenda tra il serio ed il faceto, senza il pagamento di alcun arretrato ma sottolineando che la flotta inglese nel 1190 prese a prestito la bandiera genovese a quel tempo la più rispettata dei mari, per proteggere i propri convogli e sottolineare come la querelle sorta intorno all'uso condiviso della Croce di San Giorgio sia stata un'abile operazione di marketing rivolta oltremanica da parte della città di Genova che, abbandonato un passato industriale , vuole sempre più affermarsi come meta turistica.


Nell’immagine: la bandiera di San Giorgio sventola sul mare.


Documento inserito il: 05/05/2026
  • TAG: Genova, Londra, Inghilterra, pirati, corsari, bandiera di San Giorgio

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