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Arte e cultura Egizia

Una splendida testimonianza della civiltà egizia è costituita dall’immenso patrimonio artistico giunto fino ai giorni nostri. Questo patrimonio consiste in monumenti, statue, pitture, ogetti ornamentali e utensili. Le opere di architettura realizzate dagli antichi egizi, templi, piramidi e obelischi, sono state edificate con un criterio di grandiosità corrisondenti alla potenza del faraone e degli dei. Le più famose e visitate di queste opere sono: le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino e la grande Sfinge, situate nella piana di El Giza, vicino al Cairo; la piramide a gradoni del faraone Zoser a Saqqara; i Templi di Luxor, Karnak e Abu-Simbel; Le bellissime tombe ipogee della Valle dei Re e della Valle delle Regine. Le pitture erano in stretto collegamento con l’architettura e la scultura e bellissimi esempi di pittura a carattere religioso, principalmente dedicate al culto dei morti, sono visibili all’interno delle tombe. Nelle cosiddette arti minori, si riscontrano una notevole qualità di armonia e solidità; vennero prodotti vasi di ceramica ornati con figure umane, animali e vegetali. In quest’ultimo caso venivano rappresentati più frequentemente il loto ed il papiro, le due piante più rappresentative della regione. Con vetro e smalti venivano prodotte le perle per le collane, delle statuine, coppe e bicchieri colorati, amuleti raffiguranti lo scarabeo, portafortuna per eccellenza degli antichi Egizi. I diversi prodotti d’oreficeria, denotano oltre alla passione per i gioielli, una certa raffinatezza e l’eleganza della lavorazione. Sulle pareti dei templi e delle camere sepolcrali, sulle statue e sugli obelischi, così pure come su un gran numero di papiri, i primi archeologi trovarono incisi dei simboli che solo più tardi sarebbero stati decifrati: si trattava della scrittura geroglifica, costituita da un numero impressionante di segni con i quali venivano rappresentati l’uomo, la flora, la fauna ed ogni cosa e azione del mondo fosse visibile. Questo sistema era molto complicato e richiedeva molto tempo per essere assimilato. Per questo motivo ne venne ideato uno più semplice, che i sacerdoti utilizzavano per la stesura dei documenti amministrativi e giuridici e per le scritture di carattere religioso. Questo secondo sistema prendeva il nome di scrittura ieratica, derivante dal greco hieròs cioè sacro, in questo caso intesa come propria dei sacerdoti. Per l’uso corrente si utilizzava un terzo sistema di scrittura: la scrittura demotica, termine derivato dal greco demos, popolo, che in questo caso è riferito a popolare, accessibile a tutti data la sua semplicità. Nel 1822 il mistero dei geroglifici venne risolto da uno studioso francese: Jean François Champollion. Questi, giunto in Egitto al seguito delle truppe napoleoniche riuscì a decifrarla dopo vent’anni di studi, grazie alla famosa stele di Rosetta. Questa pietra in basalto nero era infatti incisa con caratteri geroglifici, in caratteri ieratici ed in greco. Grazie proprio a questi ultimi fu possibile al Champollion tradurre la scrittura egizia. Un’altra grande invenzione della civiltà Egizia fu quella del calendario solare. Con questo calendario il computo del tempo avveniva in relazione al sorgere e al tramontare del sole. L’anno, composto da 365 giorni, iniziava con la piena del Nilo, mentre le stagioni erano tre, composte ognuna di quattro mesi i cui nomi facevano riferimento alla piena del fiume e ai lavori agricoli. L’inondazione del Nilo portò a uno sviluppo delle scienze tecniche: i sacerdoti, in veste di scienziati insegnarono agli Egizi i primi elementi di ingegneria idraulica, al fine di conservare riserve di acqua per i periodi di siccità, mediante la costruzione di dighe e canali. Inoltre erudirono i contadini con elementi di geometria per ripartire nuovamente le terre dopo il ritiro delle acque del Nilo al termine della piena, quando ogni limite divisorio precedente all’inondazione era stato cancellato. L’imbalsamazione dei cadaveri rivelava la conoscenza presso gli antichi Egizi, della chimica, della medicina e dell’anatomia umana. Essi, per primi, praticarono la trapanazione del cranio. Da tutto questo si evince quanto grande sia stato l’apporto egizio alla civiltà.


Nell'immagine, interno della tomba di Thutmosi IV, nella Valle dei Re.
Documento inserito il: 19/12/2014
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