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La Polis di Atene nel IV Secolo. [ di Daniele Rossi ]

Alcuni interrogativi emersi dalla critica contemporanea.

L’esito negativo della cosiddetta Guerra del Peloponneso (431 a.C. - 404 a.C.) rappresentò indubbiamente una tappa fondamentale nello sviluppo storico della città di Atene; un frettoloso confronto panoramico tra le fonti primarie disponibili (che per questa città-stato sono particolarmente numerose), relativamente alla seconda metà del V secolo a.C. da un lato ed alla prima parte del IV a.C. dall’altro, unito ad un approccio storiografico di tipo manualistico, potrebbe indurre a considerare semplicisticamente quelle fasi come due blocchi ben separati da una cesura: il primo contraddistinto da un crescente processo di fioritura economica e culturale e da una situazione di stabilità politico-istituzionale; il secondo segnato, al contrario, dai profondi disagi ereditati dalla drammatica sconfitta militare e destinato ad un inarrestabile declino in tutti i settori: questa è, in breve, una delle tesi più ricorrenti, tra quelle proposte dai lavori critici realizzati nella prima metà del XX secolo.
Una riconsiderazione più attenta ed un' analisi più precisa delle testimonianze antiche, tuttavia, hanno contribuito a mettere in discussione tale assunto ed a suggerire, allo stesso tempo, una strada di ricerca nuova e diversa.
Significativi sono, a questo proposito, titoli quali La polis nel IV secolo: crisi o evoluzione? del compianto professor Filippo Cassola oppure La vie onomique d'Athenes au IVe siecle: crise ou renouveau? della storica francese ed emerita docente universitaria Claude Mossè che, a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, cominciarono ad affiorare in mezzo ai lavori critici dei diversi studiosi.
Un ulteriore pesante insuccesso sul piano bellico risultò un momento altrettanto significativo nel corso della storia ateniese, vale a dire quello che pose fine alla Guerra Sociale (svoltasi fra il 357 ed il 355 a.C.).
Questo esito, di fatto, costrinse la città a rinunciare alle residue ambizioni di riaffermare un imperialismo politico ed economico pari a quello del V secolo, tramite lo sfruttamento degli alleati che avevano aderito alla Seconda lega delio-attica (a partire dal 377 a.C.).
Quali furono le scelte operate dalla città per far fronte alla realtà contingente?
Quale peso esercitarono, sulla gestione delle risorse e sul quadro istituzionale, i progetti e le idee elaborati dalle due ali del partito democratico, quella moderata e quella radicale, allora presenti sulla scena politica ateniese?
Una svolta, non meno importante, seguì alla battaglia di Cheronea (338 a.C.), che dimostrò come anche la solidità interna di Atene cominciasse ad incrinarsi e quanto la fierezza nella difesa dell'indipendenza dal regno macedone iniziasse ad accusare sensibili sintomi di debolezza. Allo stesso tempo, in particolare nella figura di primo piano incarnata da Licurgo (che allora, già ultracinquantenne, fu eletto ταμ ας, ί una specie di ministro delle finanze con poteri particolarmente ampi), è possibile scorgere i primi segni concreti di una corrente di pensiero la quale, rimasta forzatamente dietro le quinte nelle generazioni seguenti alla condanna a morte di Socrate (399 a.C.), cominciò ad incidere concretamente sul tradizionale sistema democratico, del quale fino ad allora la città aveva menato vanto.
Su quali cardini etici si basava il pensiero portato innanzi ed alimentato, in modo particolare, dalla scuola di Platone, il quale aveva ripreso, rielaborato ed arricchito gli insegnamenti del proprio grande maestro? Quali erano i suoi suggerimenti pratici, ricavabili ad esempio da scritti quali la Repubblica e le Leggi, potenzialmente utili alla causa ateniese?
Pochi anni dopo Cheronea, la stabilità ateniese fu messa nuovamente a dura prova, dovendo affrontare le conseguenze dello scontro bellico noto come Guerra Lamiaca (o semplicemente Guerra Ellenica per gli antichi, 323 a.C. - 322 a.C.).
Perché fu un colpo così pesante da sopportare per la città più importante dell’Attica? Quali pesanti novità si concretizzarono nel regime imposto da Antipatro e retto, in prima persona, da Focione? E’ possibile intravedere con maggiore nitidezza l’impronta accademica, e forse già in parte peripatetica, nella sua impostazione politica di tipo oligarchico?
Le due linee convergenti della teoria etico-filosofica e della prassi politica parvero, però, toccarsi e confondersi in un segmento, lungo un decennio (dal 317 a.C.al 307 a.C.) , tracciato da un personaggio, noto come Demetrio del Falero (o Demetrio di Falero o Demetrio Falereo), la cui posizione e le cui azioni ebbero intrinsecamente una portata storica che andò ben oltre la loro effettiva incidenza concreta sulla realtà ateniese di allora: già il fatto che la sua figura incarnasse contemporaneamente i lineamenti del filosofo peripatetico erudito, dall’ingegno versatile e dalla notevole preparazione tanto nei diversi campi letterari quanto in materia di diritto, e dell’uomo politico alle dipendenze di un generale straniero, ma chiamato a sostenere il governo della propria patria, tradizionalmente libera ed indipendente, non dovrebbe forse pesare sulla necessità di una rivisitazione storiografica?
Documento inserito il: 19/12/2014
  • TAG: guerra del peloponneso, atene quarto secolo ac, lega delio attica, guerra sociale ateniese, guerra lamiaca

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