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Oberon, Alberico e Meroveo: mito e storia alto-medievale all’origine della Gallia sotto i Franchi

di Davide Arecco


Un mondo invisibile: il Regno delle Fate e l’Irlanda celtico-arcaica

Il regno fatato di Faerie, abitato dal Piccolo Popolo della mitologia celtica irlandese, nonché dagli dei stellari Tuatha De Danann, nacque nel contesto plurale delle tradizioni letterarie medievali e non prima, pur rifacendosi ad un’epoca remota e antichissima. Tale regno si troverebbe – secondo alcune fonti – nel sottosuolo (un contributo quindi al mito già pre-moderno del mondo sotterraneo e della Terra cava, poi consacrato anche dalla scienza matematico-astronomica e fisico-geologica, tra Sei e Settecento europeo). Sono tuttavia maggiori le interpretazioni del folclore campestre irlandese in base alle quali Faerie sarebbe da collocarsi nella mitica e magica Verde Isola britannica, entro gli spazi contigui e paralleli a quelli terrestri. Per altri studiosi ancora dei miti celtici, Faerie andrebbe, invece, cercata nell’oltretomba druidico (in gallese Annwn: il regno dei morti, variante dell’Ade).
Resta il fatto che, nella mitologia celtica irlandese, folletti, fate, elfi e gnomi vengono ritenuti immortali e potenti incantatori pagani, sospesi in luoghi eterei, tra lo spazio e il tempo, signori e dei dolmen e degli antichi tumuli sepolcrali: creature spesso lacustri, visibili solo da alcuni, e soltanto al chiaro di Luna. Quel regno immaginario fu immortalato da Shakespeare nella celebre A Midsummer Night’s Dream, nel tramonto del XVI secolo, presso la corte della Regina Elisabetta I Tudor (anche da altri intellettuali inglesi dell’epoca, tra cui il matematico e medico John Dee, collegata a presunte origini celtico-arturiane e druidico-sapienziali).
Nella commedia shakespeariana si parla dei due monarchi del Regno di Faerie, ossia Oberon e Titania. Il primo in particolare è interessante, sul piano specie etimologico, in quanto collegabile ad Alberich, che, in alto tedesco antico, significa tanto elfo, quanto Re, comandante e capo. Nel corpus della mitologia franca del VI secolo – ricordiamo che il popolo barbarico dei Franchi era tedesco, in quanto proveniva dalla Franconia germanica, e che lo stesso Carlo Magno, il fondatore del Sacro Romano Impero, sarebbe stato di sangue e lingua tedeschi – è descritto alla stregua di un sacerdote del potere, quindi incantatore e sovrano, insieme, Re mago degli elfi e fratello di Meroveo, ossia il capostipite della dinastia anglo-francese dei Merovingi, a sua volta collegata alla linea di sangue del Santo Graal di Giuseppe d’Arimatea (base del cristianesimo celtico e forma di anglocattolicesimo).
Nella tradizione germanica, che vede la sua massima espressione poetico-letteraria nella nota Canzone dei Nibelunghi, composta non più tardi del XIII secolo a partire da materiali precedenti (di epoca alto-medievale, ma comunque circolante da allora), Alberico è rappresentato, invece, come il re dei nani, sconfitto da Sigfrido e posto a guardia del tesoro dei Nibelunghi. Quanto a Oberon, esso fa la sua comparsa nella grafia moderna nel primo Duecento, inglese e provenzale, raffigurato come un elfo figlio di Morgana e di Cesare (unione dell’universo druidico facente capo a Merlino e delle legioni romane che invasero proditoriamente la Britannia nel 43 d.C.). Anche l’Oberon-Alberico dei bardi celtici è un possessore di preziosi talismani e rari oggetti magici – forse dono, stando al mito, dei Tuatha De Danann – tra cui una coppa o calice, molto simile al Graal delle tradizioni medievali germaniche, quelle per intenderci del Parzifal. Alberico è pertanto un nano taumaturgo dai poteri magici, appartenente al cosmo di mitologia e saghe epiche franco-merovinge, nate tra V e VIII secolo. Monarca degli elfi di Faerie e dei nani di sottoterra, può rendersi invisibile, per mezzo di un cappuccio fatato (nel Canto dei Nibelunghi), o di un elmo, forgiato da alchimisti depositari di un antico ed arcano sapere esoterico-occulto (l’Anello del Nibelungo). La presenza di Alberico nella mitologia germanica è sicuramente di origini celtiche irlandesi. Nel ciclo musicale wagneriano, Alberico è il Re dei Nibelunghi, una eroica razza di nani: per le sue composizioni, Wagner si basò, soprattutto, sulla Canzone dei Nibelunghi, e sull’Andvari del folclore mitologico nordico (figura a sua volta legata al simbolismo dell’elemento aureo). Anche Oberon e Elegast (eroe elfico e ladro gentiluomo dei poemi epici medievali olandesi del XII secolo, cavaliere bandito ed abitatore di boschi e foreste, legato allo spirito della Terra, secondo concezioni di matrice nordica e panteista) si sono ispirati ad Alberico o sono comunque a lui riconducibili.


Le oscure radici merovinge della storia francese alto-medievale

Meroveo, associato dalla tradizione mitologica anglo-irlandese e celtico-britannica a Oberon-Alberico, esistette realmente. Nato all’incirca nel 414 e Re dei Franchi dal 448, fu il fondatore della dinastia dei Merovingi. Su di lui si sa piuttosto poco e la sua stessa figura resta ancora avvolta fra le brume del mito e le nebbie delle leggende alto-medievali (non solo francesi). Gregorio di Tours – il vescovo franco del VI secolo che fu storico dei Merovingi ed autore dei Decem Libri Historiarum – ce lo descrive come discendente di Clodione (dei Franchi Sali) e padre di Re Childerico.
Un anonimo monaco della Abbazia di Saint-Denis, nel suo Liber Historiae Francorum (opera del secolo VIII), conferma il solitario passo gregoriano, dedicato a Meroveo, lasciando supporre che quest’ultimo abitasse nella Gallia romana. Secondo un’altra fonte latina – lo storico romano Prisco (V secolo) – Meroveo fece visita a Roma, al tempo di Attila e della calata degli Unni, allora nemici dei Franchi stanziati in Gallia.
Il resto sono specialmente leggende, suggestive e dotate di non scarso peso evocativo, ma pur sempre solo leggende. Una di queste vuole Meroveo figlio di un Re – Clodione, ancora una volta – e ìd insieme di un mostro marino, il semi-divino quinotauro (ricordato nel VII secolo dalla Cronaca di Fredegario, in termini quanto mai pittoreschi e inclini al favoloso). Un’origine acquatica che – da allora – non ha comunque smesso di accompagnare la leggenda di Meroveo.
Le tradizioni germaniche non confermano peraltro le già scarse fonti latine in merito e vedono in Meroveo l’esponente di spicco di una tribù dell’attuale Germania, stabilitosi in terra franca. Pure la discendenza di Meroveo da Clodione è posta in discussione. Pare ad ogni modo abbastanza certa la sua leadership nella Gallia antica ed alto-medievale, primo Re dei Franchi e iniziatore della stirpe merovingia, al tempo del tracollo dell’autorità imperiale romana.
Un’altra leggenda, questa volta francese, gli attribuisce un secondo figlio, Meroveo II, capo e principe dei Franchi ed erede al trono di Neustria (tra il 573 e il 577), il quale, in realtà, visse nel VI secolo. Discendente dei Merovingi di Austrasia, è nuovamente menzionato da Gregorio di Tours, al comando di eserciti stanziati tra Poitiers, Rouen e Le Mans, alleato dei Visigoti.


Nell'immagine, ritratto di Meroveo.


Bibliografia

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Averil Cameron-Roberto Barbieri, L’Europa del Medioevo e del Rinascimento, Milano, Jaca Book, 1992.
Julius Evola, Il mistero del Graal, Bari, Laterza, 1937.
Laurence Gardner, Mito e magia del Santo Graal, Roma, Newton Compton, 2005.
Laurence Gardner, I figli del Santo Graal, Roma, Newton Compton, 2007.
Laurence Gardner, L’enigma del Santo Graal, Roma, Newton Compton, 2011.
Laurence Gardner, La linea di sangue del Santo Graal, Roma, Newton Compton, 2024.
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Ludwig Schmidt-Christian Pfister, I Regni Germanici in Gallia, in Storia del mondo medievale, I, Milano, Garzanti, 1999, pp. 276-297.

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Documento inserito il: 10/08/2026
  • TAG: Mitologia celtica irlandese, Alto Medievo, Merovingi, Re franchi, storia della Gallia antica, storia della Francia

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