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Re Edoardo III e il Principe Nero nella storia politica e militare del tardo Medioevo inglese

di Davide Arecco


Politica economica e commerciale ed imprese militari di Edoardo il Principe Nero

Nelle fonti documentarie manoscritte inglesi, a partire soprattutto dal secolo XVI, cominciò a comparire l’appellativo di Principe Nero, dato ad Edoardo di Woodstock per via del colore della sua armatura, riccamente decorata, su sfondo appunto nero. La corazza venne donata al Principe dopo la Battaglia di Crécy – combattuta dall’Inghilterra, il 26 agosto 1346, contro la Francia di Filippo VI, nel contesto della Guerra dei cent’anni – dal Re Edoardo III Plantageneto (1312-1377), il monarca nato a Windsor Castle e scomparso a Richmond Palace, che fu sovrano inglese e signore d’Irlanda a partire dal 1327, grande protagonista dell’espansione territoriale del Regno d’Inghilterra in Scozia e Francia, durante il Basso Medioevo. Il nome di Principe Nero si trova inoltre in alcune cronache del tardo Medioevo francese, in riferimento alle cocenti sconfitte inflitte, dal nobile inglese, alla Francia nel XIV secolo. Lo studio etimologico apocrifo dell’appellativo rimanda, in ogni caso, alla corazza, dalla cupezza ed oscurità dell’effige tombale, anziché ad azioni crudeli sui campi di battaglia, il che non ha tuttavia impedito col tempo – alimentata, soprattutto, dalla partigianeria campanilistica degli storiografi francesi coevi e successivi – il sorgere della leggenda nera, legata al principe Edoardo, di certo molto temerario e impavido, truce e violento.
Edoardo di Woodstock (1330-1376) fu non soltanto erede al trono inglese dal 1343, ma anche uno dei maggiori comandanti militari di tutta la storia medievale, d’Inghilterra e d’Europa, al tempo della Guerra dei cent’anni. Figlio primogenito del Re d’Inghilterra e Duca di Aquitania Edoardo III, morì un anno prima del padre, e non assunse quindi mai la carica di sovrano. Nato nell’Oxfordshire, Edoardo venne fatto Conte di Chester (1333), Duca di Cornovaglia (1337) e, poi, Principe di Galles (1343). La sua nascita fu salutata a corte con gioia, poiché dava un erede alla dinastia plantageneta e consentiva ad Edoardo III di continuare la distruzione di Roger Mortimer (1287-1330), primo Conte di March ed ex luogotenente d’Irlanda, marito di Isabella di Francia e ricco proprietario terriero, nel Cambridgeshire, signore del Castello di Nottingham e legato al casato dei Duchi di Lancaster, che, allora, tramava per assumere il controllo del Regno inglese con sostenitori e seguaci a Northampton, nel Norfolk e lungo la frontiera di Berwick.
Da giovanissimo, il Principe Edoardo assunse di fatto il ruolo simbolico di reggente, fra 1339-1340 e 1342, vale a dire durante le campagne militari di Re Edoardo III. Partecipò a tutte le riunioni del Consiglio di Corte ed avviò trattative con il Papato nella guerra del 1337. Sin dalla giovinezza il Principe Edoardo manifestò la propria predilezione per mantelli in velluto rosso e porpora e tornei, ricevendo, comunque, anche una solida preparazione a cura degli ecclesiastici del Regno inglese. Le sue preferenze andavano alle arti del quadrivio ed alle applicazioni militari, tattiche e strategiche, di geometria e meccanica. Presto il Principe Edoardo dimostrò il suo talento nelle tecniche militari e in combattimento corpo a corpo, manifestando tutto il proprio coraggio nella Battaglia di Crécy, a soli sedici anni. Nel 1356, prese, poi, parte a quella di Poitiers (durante la Guerra dei cent’anni), scontro che portò alla stipula del Trattato di Brétigny, dopo una fase di estrema anarchia, in terra francese. Il Principe Edoardo espresse il proprio valore militare ancora undici anni più tardi, nella Castiglia del Nord, durante la vittoriosa Battaglia di Najera. Fu in quella occasione che Jean Froissart – storico e cronachista fra i maggiori del secolo XIV, testimone di eventi politici e bellici, avvenuti in Irlanda, Inghilterra, Scozia, Francia, Paesi Bassi ed aree tedesche – lo definì il più grande soldato di tutta la sua epoca.
Edoardo aveva arcieri inglesi e gallesi nel proprio esercito, oltre ai balestrieri, impiegati come punto di appoggio per la fanteria pesante degli armigeri. Proprio nel Trecento, la cavalleria francese aveva iniziato ad indossare corazzature di piastre, leggere, ma resistenti. La superiorità degli arcieri d’oltre Manica fu evidente anche contro tali corazze, essendo i primi addestrati ad abbattere i cavalli e i capisaldi della fanteria (cioè fossati, pali, buche, barriere di difesa, carri, acquitrini, fango, e palle spinate). Gli armigeri, spesso a cavallo, furono impiegati per annientare i nemici feriti gravemente e Edoardo fu uno dei primi condottieri a introdurre l’uniforme, abbigliando le sue truppe del Cheshire e del Flintshire in abiti verdi e bianchi. Un’opera di regolarizzazione ed uniformazione delle truppe, che diede subito i suoi frutti.
Provvisto di notevoli doti tattiche, il Principe Edoardo si rivelò essere molto abile, tanto nelle battaglie convenzionali in campo aperto, quanto – sulla scia, qui, delle scelte strategiche del padre – nelle incursioni a cavallo, durante le quali faceva stragi di francesi devastando e saccheggiando aree rurali e villaggi non fortificati. Il suo fine era quello, palesemente esplicito, di indebolire il nemico, psicologicamente, dimostrando sul campo, ai francesi, che il loro sovrano non poteva aiutarli. Per la Francia si aprì così un periodo (1356-1360) di gravi incertezze e turbolenze, con movimenti radicali di contadini in rivolta nelle campagne, incursioni mercenarie manovrate dagli inglesi e lotte interne per il potere. Inoltre, Edoardo portava avanti pure una forma vincente di guerra economica usata per stanare l’esercito francese, ricorrendo, più volte, a pionieristiche azioni di guerriglia. Fu nettamente superiore agli altri comandanti allora impegnati nelle chevauchée, utilizzando, durante le incursioni, un misto bilanciato di velocità e distruzione, che, solitamente, durava un paio di mesi. Per contro gli altri comandanti erano troppo lenti ed inefficaci. Inoltre, il Principe Nero utilizzò unità specializzate ed esplorò, prima di attaccare, vaste e lontane aree – tramite delle pattuglie ricognitive, di mercenari – mappandone estensioni e confini. La vittoria passava infatti anche e soprattutto per la conoscenza del territorio: una concezione geografica e quasi scientifica dell’arte della guerra, che quasi nessuno aveva, a quell’epoca. Come moltissimi a quel tempo, di rado Edoardo faceva prigionieri e pressoché mai li rilasciava, a scontro avvenuto. Né si fidava degli stessi prigionieri francesi, i quali, spesso, gli davano tra l’altro informazioni volutamente erronee ed infide.
Se Edoardo commise varie atrocità sui campi di battaglia – che gli confermarono la nomea di Principe Nero, terrore e flagello delle milizie nemiche, nell’Europa nord-occidentale di allora – va, altresì, riconosciuto che si trattava, nel secolo XIV, di una prassi comune, e condivisa anche da quei francesi che ne dipinsero a tinte fosche e cupe il ritratto di comandante militare. Fra l’altro non sono affatto provati i (soltanto presunti) massacri di Limoges (1370, a seguito di un assedio provocato dal vescovo filo-francese della città) ed il raid su Caen in Normandia, nel 1346. Abbiamo infatti sui due episodi solo fonti francesi smaccatamente di parte e dunque poco attendibili.
Edoardo III ed il figlio non vissero solamente di guerra. Entrambi portarono avanti una ricca e prospera politica commerciale, incrementata dai rapporti con i mercanti dell’Hansa, specialmente di Rostock e Dortmund: traffici di lana, sfruttamento delle miniere di stagno in Cornovaglia, prestiti al monarca inglese. I più importanti siti minerari inglesi, nei quali venivano impiegate allora tecniche metallurgiche e di estrazione all’avanguardia, sul suolo europeo, si trovavano, specie, a Lostwithiel, nelle vicinanze di Truro. Il Principe Edoardo, impegnandovi più capitali, organizzò l’individuazione delle vene metallifere, l’estrazione dei minerali e la lavorazione, il raffinamento e l’esportazione dello stagno, in area anseatica, ricavandone grandi profitti: in età medievale, il suo approccio era già moderno e, per più versi, proto-industriale, oltre che manifatturiero. La storia della scienza e della tecnica l’ha dimenticato, ma il suo coinvolgimento nelle attività estrattive, e in generale nei processi metallurgici, ne fa un autentico pioniere nel Medioevo inglese di schemi, capitalistici e tecnologici, emersi, in seguito, solo con la Rivoluzione industriale britannica a fine Settecento. Edoardo, inoltre, organizzò anche il traffico di pesce salato dall’Inghilterra al mercato di Bordeaux.
L’ultima campagna della carriera militare del Principe Nero fu quella a favore di Re Pietro I di Castiglia, sempre in funzione anti-francese, nel 1371. Fu un insuccesso e – persa l’Aquitania – il tenace e valoroso condottiero inglese dovette rientrare in patria. Qui, si trovò a dover fronteggiare le mire dinastiche del suo ambizioso fratello minore, Giovanni Plantageneto, allora I Duca di York. Il Principe Nero morì a Westmister, poco più che quarantaquatrenne, lasciando come erede al trono il figlio Riccardo. Edoardo venne sepolto nella Cattedrale di Canterbury, ricordato da un pregevole e imponente monumento funebre in rame e pietra. Il suo sepolcro fronteggia quello del nipote, Enrico IV. Fu lo stesso principe, all’approssimarsi della morte, a fissare le fattezze architettoniche della sua tomba e a scegliere di essere seppellito nella cripta della Cattedrale, uno dei più antichi siti sacri, sul suolo inglese. Venne invece inumato a fianco di Saint Thomas Becket nella Trinity Chapel, con una effigie dorata, colata in ottone dai suoi fabbri e alchimisti (ricordiamo che nel tardo Medioevo fra le arti del metallo e le pratiche ermetiche non vi era moltissima differenza). In seguito, una statua sita a Leeds ne avrebbe nuovamente ricordato figura e gesta.


Emblemi, ideali e realtà della Cavalleria medievale nell’Inghilterra del XIV secolo

Un’altra scultura, dipinta sul portone principale dell’Oriel College, nell’Università di Oxford, fondato nel 1324 da Adam de Brome, riproduce lo stemma araldico del Principe Nero quando venne nominato Signore del Galles. Il pennacchio sull’emblema del Principe di Galles ed il suo motto, Ich dien, in tedesco Io servo – ricordiamo che gli Angli erano di origine sassone, pertanto germanica – è lo stesso dei Re di Boemia e dei Conti di Lussemburgo, tra gli avversari di Edoardo, a Crécy. Anche se nemici sul campo di battaglia, il Principe Edoardo ne aveva ammirato senza riserve il coraggio e, accolto l’elmo foderato di piume del sovrano sconfitto, ne aveva assunto il medesimo motto. Tanto quest’ultimo, quanto l’emblema furono appannaggio sia di Edoardo sia dei suoi fratelli. Si tratta per alcuni solo di una leggenda, ma le basi storiche ci sono, confermate anche da fonti inglesi. Sul piano simbolico, inoltre, l’elmo era il medesimo anche dei Conti di Hainaut. Secondo altri interpreti, poi, Ich dien sarebbe invece una traduzione infedele delle parole gallesi antiche Uwch dyn (ossia Vostro servo, riferito al monarca d’Inghilterra).
Il Principe Nero visse nell’ultimo grande secolo della cavalleria medievale e ne sposò a fondo gli ideali, militari ed aristocratici. Edoardo fu tra i soci fondatori dell’Ordine della Giarrettiera – un Ordine di rango reale, espressione dell’orgoglio nazionale britannico – e meno legato rispetto ai due secoli precedenti agli ideali crociati, che peraltro pure in Inghilterra e Scozia avevano attecchito non poco, durante il Duecento. Obbediente verso i doveri cavallereschi caratteristici dell’epoca, Edoardo fu altresì legatissimo al mondo religioso inglese che faceva perno sulla Cattedrale di Canterbury. Vi pregò, insieme a Giovanni II di Francia, sconfitto a Poitiers, prima di lasciarlo libero di ritornare in patria. Proprio nel corso dei preparativi per la Battaglia di Poitiers, il Principe Nero diede ai francesi un giorno intero di attesa, affinché ambedue le parti potessero prepararsi allo scontro imminente e il Cardinale Périgord potesse invocare la pace. Aspetti che contrastano con la leggenda nera, legata ad un condottiero d’eserciti giudicato troppo spesso e frettolosamente solo empio e brutale.
Sul campo di battaglia, Edoardo anteponeva il merito militare alle cariche di Cavalleria. Non di meno, era un appassionato di tornei. Davvero una figura affascinante e controversa. Senza dubbio un certo spiccato pragmatismo contrassegnava poi le imprese belliche del Principe. Raggiungere gli obiettivi militari preposti era, ogni volta, il suo scopo primario, per indebolire il potere – politico ed economico – della corona francese. In battaglia, il Principe Nero faceva uso di capisaldi di fanteria, arcieri anglo-gallesi, ed attacchi laterali. Severo e sprezzante, Edoardo fu l’incarnazione storica del condottiero medievale, non solo in Inghilterra. Le sue campagne furono assai importanti nella storia militare europea del XIV secolo. La prima fu quella nelle Fiandre (1345). Sul fronte nord, quindi, la Battaglia di Crécy rese inefficiente l’esercito francese, per almeno un decennio, consentendo, in tale modo, l’assedio di Calais, vinta con poche resistenze, prima che scoppiasse una pestilenza. Le forze schierate dal Principe Edoardo furono spesso soverchianti per i francesi, e la Normandia passò sotto il controllo degli inglesi, i quali la fecero governare a loro vassalli ed alleati. Un anno dopo Calais, il Regno d’Inghilterra controllava non solo virtualmente il Canale della Manica e la stessa Francia settentrionale. Anche le mire iberiche sull’Essex furono facilmente e rapidamente frustrate.
Altre campagne Edoardo condusse in Linguadoca, e nel sud-est francese (1355), coi contadini francesi che, talora, si schierarono con gli inglesi, contro il loro re. Il Principe Nero fece poi accordi con i vicini dell’Aquitania, il Re di Navarra e il Conte di Evreux. Altri mezzi per indebolire il potere centrale in Francia. Le conquiste edoardiane in Normandia (1356) rafforzarono il controllo inglese sulla regione, facendo aumentare risorse ed uomini favorevoli alla causa del Principe Nero, un abile diplomatico, oltre che un soldato di vaglia. Quest’ultimo raggiunse la Valle della Loira e Bordeaux, menomando l’esercito francese in misura considerevole, e garantendo così all’Inghilterra almeno tre lustri di marcata superiorità politica, bellica e territoriale. Proprio a Bordeaux, Edoardo si installò in qualità di Duca di Guascogna. La nobiltà francese era stata da lui e dalla peste quasi completamente distrutta. Il blasone edoardiano crebbe ancora di più. Il Principe Nero ebbe vari territori in Francia, tra i quali il Ponthien, ed il porto chiave di Calais. Molti nobili francesi, tra cui i Duchi d’Angiò e di Berry, finirono ostaggio di Edoardo. Intorno al 1357, il Principe Nero – quando non era in Francia – risiedeva, per la maggior parte del tempo, a Londra, Oxford, oppure nel Castello di Wallingford, nel Berkshire. Terra amata e prediletta, perfetta per riposare dalle fatiche di guerra, lontano dagli occhi del mondo.
Nel 1359, il Principe Edoardo raggiunse Reims e svernò in Borgogna, arrivando a Parigi nella primavera successiva. La Francia era in ginocchio, alla mercé del Regno d’Inghilterra. Il Principe fu per un certo periodo anche Signore di Biscaglia. La spedizione seguente verso la Spagna – Edoardo salpò da Sandwich con quattrocento navi ed imbarcazioni, quattromila armigeri e diecimila arcieri – si risolse in un nulla di fatto. Fu l’ultima campagna del Principe Nero, ormai stanco e malato. Visse una grandiosa epopea, che coincise con l’affermazione inglese sui francesi, nel teatro militare della storia europea di metà Trecento.


Nell'immagine, Edoarso III con il Principe Nero.


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Parole chiave:

storia militare, Inghilterra, storia politica e dinastica, Alto Medioevo, attività commerciali, Cavalleria, campagne belliche, Guerra dei cent’anni, XIV secolo, storiografia

Documento inserito il: 15/10/2026
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