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Storia della Repubblica Marinara di Genova

Alla fine del 900 la Liguria è una marca governata dal marchese Oberto, nominato dal Re Berengario. Al termine del suo mandato, Genova divenne comune autonomo, retto inizialmente dal suo Vescovo e, successivamente, da un ordinamento comunale che traeva la propria origine dall’associazione commerciale della Compagna, una società privata che rivestì spesso funzioni di carattere pubblico. Essa fornì infatti gli uomini e gli statuti più idonei per il governo della cosa pubblica. Durante questo periodo, l’attività civica si svolgeva intorno alla nuova Cattedrale di San Lorenzo che in questo modo assurse a simbolo dell’unità cittadina. Nel XII secolo uno dei compiti principali della flotta genovese era quello di rendere sicure le sue rotte commerciali dal costante pericolo costituito dai pirati saraceni che tanto danno arrecavano ai traffici dei ricchi mercanti genovesi. Per raggiungere questo scopo, Genova si dotò di basi commerciali dette Fondaci che fungevano anche da punti d’appoggio per la flotta. Estese quindi la propria influenza sulle isole mediterranee e stipulò un accordo con la repubblica di Pisa, che non ebbe problemi ad aderire ad una lotta in comune contro il pericolo saraceno. Uniti, pisani e genovesi, riuscirono a debellare i pirati e per questo motivo furono premiate dal Papa Benedetto VIII: Pisa ottenne la signoria della Sardegna e Genova quella della Corsica. Il periodo delle crociate rivestì un’importanza particolare per lo sviluppo commerciale della citt6agrave;. Dal suo porto partirono infatti gli eserciti per le prime crociate. Alla prima di queste partecipò colui che inventò la torre d’assedio che consentì ai crociati la conquista di Gerusalemme: Guglielmo Embriaco, conosciuto anche come Testa di Maglio. Abile soldato e navigatore, egli portò in patria dalla Terrasanta il Sacro Catino e le ceneri di San Giovanni Battista, custodite nella Cattedrale di San Lorenzo. Da queste spedizioni la città trasse grandi ricchezze ed un vasto impero coloniale. Nel contempo si acuirono le rivalità con le altre due potenze marinare: Pisa e Venezia. Questi contrasti furono causa di sanguinose guerre per il dominio dei traffici nel Mediterraneo e delle rotte commerciali per l’Oriente. Nonostante la sua potenza fosse in continuo aumento, la città non conobbe mai un momento di pace. All’interno, le nobili famiglie genovesi, si divisero in due fazioni che tra il XIII ed il XVI secolo furono in perenne lotta fra loro favorendo in tal modo il controllo di Genova da parte di potenze straniere che bramavano di impossessarsi per motivi diversi della città: i Savoia, i Visconti e gli Sforza di Milano, la Francia e la Spagna. Per cercare di mediare a queste diatribe, nel 1257 fu deciso di eleggere un Capitano del Popolo. Il difficile incarico venne assegnato a Guglielmo Boccanegra, discendente da una ricca famiglia di mercanti. Fallito anche questo espediente si risolse di eleggere due Capitani del Popolo che finalmente riuscirono a dare un po’ di pace e stabilità alla Repubblica che conobbe così un nuovo periodo di prestigio e splendore. Nel 1261 venne siglato il Trattato di Ninfeo, che rendeva Genova alleata e protettrice dell’Impero d’Oriente. Nella seconda metà del 1200 venne anche costruito Palazzo San Giorgio, che fu utilizzato come sede del Governo cittadino fino agli inizi del 1300, quando cioè il Governo si trasferì nel nuovo Palazzo Ducale. Nel 1284 la flotta genovese assestò un colpo mortale alla flotta pisana nella battaglia della Meloria. Nello scontro perirono 5000 pisani ed altri 6000 furono condotti a Genova come prigionieri. Sei anni più tardi, nel 1290, il porto marittimo di Pisa venne interrato e questo segnò la fine di Pisa come potenza marittima. Nel 1298 fu la volta di Venezia a subire una dura sconfitta nella battaglia navale di Curzola ad opera della flotta genovese comandata nell’occasione dall’ammiraglio Lamba Doria. Questa vittoria non fu però decisiva, e la lotta tra Genova e Venezia proseguì con fasi alterne ancora per lungo tempo. Nel corso della battaglia i genovesi fecero circa 5000 prigionieri e tra questi Marco Polo che durante la sua prigionia a Palazzo San Giorgio, dettò ad un compagno di cella pisano il Milione. Nel corso di questo periodo estremamente positivo, Genova si trasformò: vennero costruiti nuovi e splendidi palazzi e magnifiche chiese, i suoi commerci raggiunsero vette fino ad allora mai toccate, la sua flotta era potente e temuta ovunque. Maestri dell’arte navale e abili comandanti marittimi genovesi ebbero l’esclusivo privilegio di comandare le flotte delle più importanti potenze marittime dell’epoca. Con la caduta dell’Impero Latino d’Oriente, i Fondaci genovesi crebbero per numero ed importanza: Caffa sul Mar Nero, Pera a Costantinopoli, altre basi commerciali sul Mare d’Azov, in Armenia ed in Siria, sulle coste africane e spagnole, oltre ad alcune isole nel Mar Egeo. Nel XIV secolo venne istituita la prima Maona, un’antesignana delle società per azioni che aveva il compito di curare l’amministrazione e lo sfruttamento commerciale delle colonie. Nel tempo, il vasto impero coloniale genovese andò perduto a causa di alcuni precisi motivi: innanzitutto a causa delle guerre che Genova dovette sostenere per assecondare gli interessi dei suoi alleati o dei suoi dominatori del momento, i continui scontri con Venezia e, in ultimo, l’espansionismo dell’Impero Ottomano. A completare il quadro ci pensarono le nobili famiglie genovesi che, divise in due opposti schieramenti politici si contendevano il dominio della città. Da una parte le famiglie guelfe dei Fieschi e dei Grimaldi e dall’altra le famiglie ghibelline dei Doria e degli Spinola. Queste lotte finirono col ridurre l’autonomia faticosamente conquistata dalla Repubblica e ad aprire il lungo periodo delle dominazioni straniere. Nel 1339 venne eletto Doge Simon Boccanegra, un ricco mercante che tentò di porre fine alle faide interne mettendo al bando i Guelfi ed escludendo i nobili dal Dogato. Stanco delle continue congiure ordite dai nobili nei suoi confronti, il Boccanegra nel 1344 decise di abbandonare la città. In seguito Genova, a causa di una serie di alleanze sbagliate si trovò a dover subire le conseguenze di due disastrose guerre. Particolarmente pesante fu la sconfitta subita ad opera dei veneziani nelle acque di Chioggia i cui effetti furono mitigati solo in parte dalla pace di Torino del 1381. Della debolezza derivata da questi conflitti tentarono di approfittare i Visconti e i Savoia per ottenere finalmente quello sbocco al mare del quale avevano grande necessità. Durante quegli anni si succedettero numerosi Dogi che non fecero altro che aumentare la già grande confusione. In quel frangente, il Doge Antoniotto Adorno pensò che l’unico modo per riportare l’ordine in città fosse quello di affidare la sovranità su Genova al Re di Francia. L’unica nota positiva in tutto ciò fu che, nonostante la debolezza della classe dirigente genovese, il commercio rimase florido grazie anche alle nuove Maone che provvedevano a mantenere le rotte commerciali e a difendere le colonie. Oltre a ciò, il governatore francese di Genova, Boucicault, riuscì a riportare ordine in città e a riordinare il Banco di San Giorgio riuscendo in tal modo a dare disciplina e unità ai rapporti finanziari del mondo commerciale genovese. Dopo un periodo di pace, i nobili genovesi ordirono una congiura per cacciare i francesi dalla città. L’occasione propizia si presentò nel 1409 mentre il governatore era impegnato con il grosso delle forze a sua disposizione in una spedizione contro il duca di Milano. Ma le cose non andarono esattamente come avevano previsto i capi della rivolta. Genova, abbandonata dai francesi, venne ceduta al marchese del Monferrato. In seguito a ciò, ripresero le congiure ed un susseguirsi di scontri e guerre che indebolirono ulteriormente la città sempre più esposta alle brame delle potenze intenzionate ad impossessarsene. Al termine di uno di questi conflitti, Genova cadde sotto il dominio di Filippo Maria Visconti e vi restò dal 1421 al 1435. Durante quest’ultimo anno, i Visconti, alleati con gli Angioini, entrarono in guerra contro gli Aragonesi ed anche la flotta genovese venne mobilitata. Al comando dell’ammiraglio Assereto essa riportò una grande vittoria sugli spagnoli nelle acque di Ponza. Nell’occasione, l’Assereto riuscì a catturare il Re d’Aragona, il fratello del re e numerose altre personalità tra ufficiali, dignitari della corte aragonese e prelati. Anzichè ricevere vantaggi per il successo ottenuto, i genovesi subirono l’offesa di veder liberati tutti i prigionieri a causa di un cambiamento nelle alleanze da parte dei Visconti. Questo fatto suscitò una forte indignazione e portò ad una rivolta che causò la morte del governatore milanese della città e alla cacciata dei Visconti. Dopo una breve parentesi francese,nel 1463 Genova tornò sotto il dominio milanese, questa volta sotto gli Sforza, e vi restò fino al 1478 quando in seguito ad una rivolta riconquistò la propria autonomia. Mentre il suo impero coloniale cadeva pezzo a pezzo nelle mani dei turchi, la città continuava ad essere sconvolta dalle lotte interne. Di questa situazione ne approfittavano le potenze straniere per sottomettere Genova. Nel 1505 la popolazione, stanca della situazione venutasi a creare, si rivoltò e mise in fuga i francesi che in quel momento governavano la città. Fu eletto un nuovo governo cittadino e venne scelto Paolo da Novi come primo doge popolare. L’indipendenza durò pochissimo poichè, due anni dopo, nel 1507, la città venne riconquistata da Luigi XII di Francia grazie anche all’aiuto di una parte della nobiltà genovese. Il Doge Paolo da Novi venne decapitato pubblicamente davanti a Palazzo Ducale 11 maggio 1507. Dopo questa ennesima occupazione, Genova venne a lungo contesa sia per la sua posizione, che per l’importanza del suo porto da Francia e Spagna. Numerosi furono gli attacchi portati dalle navi imperiali nell’inutile tentativo di espugnare la città. La sconfitta di Francesco I di Francia a Pavia, ha come diretta conseguenza per Genova l’occupazione della città da parte degli spagnoli che si abbandonano ad un terribile saccheggio. A ridare alla Repubblica la definitiva indipendenza ci penserà, nel 1528 il Principe Andrea Doria, già ammiraglio della flotta pontificia, quindi di quella francese ed infine della flotta imperiale. Egli stipulò con l’Imperatore Carlo V un patto di alleanza che permise a Genova di godere di un lungo periodo di pace e prosperità.Oltre che abile stratega, Andrea Doria si dimostrò anche un ottimo legislatore; nella sua riforma dello stato e della costituzione, egli riunì le famiglie nobili in 28 alberghi, che, a loro volta,erano divisi in due gruppi: quelli del Portico di San Luca, i nobili di vecchia data, e quelli del Portico di San Pietro, i nuovi nobili. Vi potevano essere inclusi occasionalmente anche quei popolani che se ne fossero mostrati meritevoli. Dagli iscritti a questi due gruppi venivano tratti i 400 componenti del Maggior Consiglio; da questi venivano poi estratti a sorte i 100 nomi che avrebbero fatto parte del Minor Consiglio. Queste due istituzioni dovevano garantire il potere legislativo. Il Minor Consiglio doveva anche provvedere all’elezione biennale del Doge e degli 8 Governatori che dovevano appoggiarlo del corso del suo mandato. Vennero istituite cariche nuove come i Sindacatori, il cui compito era quello di vigilare sull’operato degli eletti e sull’osservanza delle regole contenute nella nuova costituzione repubblicana. Furono inoltre istituiti gli Inquisitori di Stato, che avevano compiti di polizia interna ed infine, un Magistrato degli Esuli, che in pratica doveva occuparsi di spiare i movimenti e le trame eversive dei nobili messi al bando e residenti fuori dal territorio genovese. Il Principe volle per se e a vita la carica di Priore dei Sindacatori che, anche se in maniera velata, faceva di lui un dittatore. Durante il suo governo, la città subì una profonda trasformazione: nella metà del XVI secolo vennero edificati i bellissimi palazzi di Via Garibaldi, splendide ville, grandiose chiese ricche di opere d’arte. Andrea Doria fece costruire per se il sontuoso Palazzo del Principe a Fassolo, nel quale lavorarono i migliori architetti ed artisti dell’epoca. Nel Palazzo venne anche ospitato l’Imperatore Carlo V in visita a Genova. A interrompere in modo brusco questo periodo di splendore sopravvenne, nel 1547, la cosiddetta Congiura dei Fieschi, che aveva per scopo l’eliminazione dei Doria, la denuncia del patto stipulato con Carlo V, e il ritorno della Repubblica sotto la protezione della Francia. La prima parte del piano funzionò solo a metà, infatti l’unico Doria ad essere assassinato fu Giannettino,il nipote prediletto del Principe e suo successore designato. Il capo dei congiurati, Gianluigi Fieschi, mentre in Darsena cercava di prendere il controllo della situazione, perse l’equilibrio, cadde in acqua e morì annegato, trascinato sul fondo dalla pesante armatura che indossava al momento dell’incidente. Morto il principale artefice del tentato colpo di stato, in meno di dodici ore la situazione venne normalizzata ed i colpevoli pesantemente puniti. Tutti i beni dei Fieschi vennero confiscati ed i loro feudi espropriati. Il nome dei Fieschi venne cancellato dal Libro d’Oro della nobiltà genovese e tutti i nobili del Portico di San Pietro accusati di aver favorito in qualche modo i Fieschi vennero esclusi dalle cariche governative. Dopo la morte di Giannettino, Andrea Doria, ormai vecchio e stanco, non fu più in grado di condurre personalmente la guerra contro i pirati e, a stento riuscì, non con le armi ma con molta diplomazia, a mantenere il governo della Corsica, sempre più sconvolta dalle rivolte antigenovesi. La situazione nell’isola era talmente grave che, il Banco di San Giorgio, constatando gli enormi costi che l’amministrazione della Corsica le imponeva, pensò bene di restituirne il controllo alla Repubblica. Nel 1560 morì Andrea Doria al quale succedette Gian Andrea Doria che, a causa della sua inesperienza e la scarsa attitudine al governo, finì per attirarsi gli antichi odi sopiti e anche i nuovi. Nel 1573 scoppiò una rivolta per sedare la quale Gian Andrea invocò l’aiuto di Don Giovanni D’Austria, che inviò un contingente di soldati spagnoli che sbarcò a Portovenere poco dopo. Il peggio venne evitato solo grazie all’opera mediatrice del Papa, che riunì in un convegno tenutosi nel 1576 i rappresentanti di entrambe le parti in causa. Al termine di questa riunione, vennero decise la modifica della costituzione, l’abolizione degli alberghi e l’istituzione di nuove magistrature, tra le quali il Senato, che avrebbe dovuto essere eletto tramite un doppio sorteggio. Così modificata, la nuova costituzione restò in vigore fino al XVIII secolo. Nonostante le riforme, il malcontento continuava a serpeggiare fomentato dall’esterno da quelle potenze che miravano ad impossessarsi del territorio della Repubblica. La congiura più famosa fu quella ordita da Giulio Cesare Vacchero, il quale tentò di attivare una sommossa che avrebbe dovuto avvantaggiare il Duca di Savoia. Scoperto venne condannato alla decapitazione. L’esecuzione avvenne nel 1628 poco tempo dopo la sua cattura. Per completare la punizione, tutte le case dei Vacchero situate in Via del Campo vennero rase al suolo. Cinque anni più tardi, un altro membro della stessa famiglia venne condannato a morte per lo stesso reato. Per cautelarsi da eventuali sorprese, il governo della Repubblica decise di far erigere una nuova cortina di mura fortificate. Nel contempo furono portate a termine altre importanti opere quali la costruzione di un nuovo molo e la costruzione di nuove strade. Tra le opere di beneficenza, vennero eretti per volere di benemeriti cittadini l’Ospedale di Pammatone eretto per volere di B. Bosco, la società di pubblico soccorso del Mandiletto e l’Ospedale degli Incurabili fondati da Ettore Vernazza. Padre Luigi Mallone istituì l’Albergo dei Poveri, mentre Medea Ghiglini nel 1594 diede vita agli istituti delle Medee per l’educazione delle giovani genovesi.Nel 1656 Genova venne colpita da una gravissima epidemia di peste che nel giro di poco tempo fece 74.000 morti. A questo evento si aggiunsero le immancabili congiure interne che tendevano a portare la Repubblica sotto la sfera d’influenza della potenza straniera di turno. In questo caso fu la Francia del Re Sole che aveva la presunzione di interferire nelle questioni interne di Genova ed imporre ad ogni costo la propria volontà. Dato che il governo della Superba non aveva alcuna intenzione di accettare un simile comportamento, la città venne duramente bombardata dalla flotta francese nel 1684. Per porre fine allo scempio, una delegazione genovese si recò a Versailles per ascoltare le richieste di Luigi XIV. Il XVIII secolo fu anche l’ultimo per la Repubblica di Genova: In questo ultimo periodo, i genovesi parteciparono loro malgrado a numerosi eventi bellici: nel 1746 prese parte alla guerra di successione austriaca e fu costretta ad ospitare al suo interno un esercito austro-piemontese, il cui comportamento nei riguardi del popolo di Genova causarono una sollevazione di massa scatenata dal gesto di un ragazzo Giovanni Battista Perasso detto Balilla, che scagliò un sasso contro un reparto austriaco che aveva costretto dei popolani a trainare un grosso cannone. In seguito la città resistette contemporaneamente all’assedio via terra degli austro-piemontesi e al blocco navale imposto dalla flotta britannica per tutto l’inverno del 1747 e per buona parte della primavera successiva. Intanto in Corsica erano riprese le sollevazioni contro l’amministrazione genovese che, stanca della situazione ormai insostenibile e degli enormi esborsi di denaro necessari per mantenere un esercito mercenario stabilmente mobilitato per contrastare i rivoltosi, nel 1768 decise di vendere l’isola alla Francia. Nella seconda metà del XVIII secolo, i traffici mercantili di Genova subirono una brusca impennata e di conseguenza anche l’occupazione ne risentì. La sfiducia e la stanchezza iniziarono a prendere il sopravvento. Sul finire del 700 arrivarono le notizie riguardanti la rivoluzione francese. Nel 1796, vista l’impossibilità di mantenere la propria neutralità nel conflitto che si va sempre più delineando come inevitabile, il governo genovese decise di cedere alla politica e all’azione dei francesi. Nel 1797 venne abolito il Dogato e fu istituito un Direttorio. Nel contempo vennero abbattute le statue di Andrea e Gian Andrea Doria, fu bruciato il il Libro d’Oro della nobiltà e vennero cancellati gli stemmi nobiliari: la vecchia Repubblica di Genova non esisteva più.Nel 1800, sotto il governo del Generale Massena, la città subì un lunghissimo assedio che terminò con la resa della città ridotta alla fame. L’occupazione austriaca durò solo sei giorni, poichè dopo la vittoria di Napoleone nella battaglia di Marengo, dovette essere abbandonata in tutta fretta. Con l’incoronazione di Napoleone a Imperatore, la Liguria divenne una provincia francese e fu divisa in tre dipartimenti: Montenotte, Genova e Appennini. Al Congresso di Vienna, tenuto nel 1815 nella capitale asburgica dopo la caduta di Bonaparte, la Repubblica di Genova e il suo territorio vennero assegnati al Regno di Sardegna.

Nell’immagine lo stemma della Famiglia dei Doria. Le bandierine che lo contornano, rappresentano tutte le famiglie nobili genovesi ad essa collegate.

Documento inserito il: 22/12/2014

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