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L’importanza della Chiesa tra il VII e l’VIII secolo

La poca coesione interna del Regno Longobardo, suddiviso in trentasei ducati, unito all’incapacità dei Longobardi di assimilarsi con le popolazioni latine in modo profondo, la discontinuità territoriale tra i domini Bizantini che non permetteva buoni collegamenti tra essi, unito al disinteresse che l’autorità imperiale di Costantinopoli dimostrava nei confronti dei possedimenti italiani, spinsero la Chiesa a sostituirsi all’autorità civile. I vescovi accrebbero le loro normali funzioni amministrative, mentre i papi potevano ormai considerare il ducato di Roma come uno Stato di proprietà della Chiesa, anche se formalmente riconoscevano la sovranità dell’Impero d’Oriente.
Le successive donazioni territoriali operate da Longobardi e Franchi, portarono al potere temporale della Chiesa, mediante il quale, al potere spirituale si univa quello esercitato attraverso l’autorità civile su sudditi e territori. I papi non formularono mai dei precisi programmi volti ad un maggior potere, ma si dedicarono principalmente a riformare la Chiesa, secondo le direttive di Gregorio I Magno, al fine di consentirle lo svolgimento del compito più urgente: la conversione dei popoli pagani e dei seguaci della dottrina di Ario.
Nei secoli VII e VIII, nel disordine che accompagnava la vita in Italia, la Chiesa curò con una particolare attenzione la disciplina del clero e la protezione di tutti fedeli, facendo in modo che i Cristiani italiani riuscissero a mantenere la propria unità.
L’opposizione papale ai tentativi dei Longobardi di impossessarsi dei territori appartenenti all’Impero Bizantino e del ducato di Roma è spiegabile con l’esigenza di evitare che il papa, unico depositario dei titoli e dei poteri di Patriarca dell’Occidente, diventasse semplicemente un vescovo longobardo.

Documento inserito il: 22/12/2014
  • TAG: chiesa, potere temporale, arianesimo, ario, gregorio I magno

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