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Federico II di Svevia

Federico II di Svevia, ultimo discendente degli Hohenstaufen, venne incoronato imperatore di Germania e re di Sicilia nel 1212. Per poter iniziare il proprio regno, egli dovette attendere che il suo rivale, Ottone IV, venisse sconfitto dai francesi a Bouvines nel 1214. In virtù di quella sconfitta, Ottone si ritirò dalla vita politica, morendo poi misteriosamente nel 1218 in Sassonia. Cresciuto in Italia sotto la tutela di papa Innocenzo III, ebbe come precettore il futuro papa Onorio III. Federico II non aveva nulla di tedesco: egli disprezzava la Germania a causa delle continue lotte feudali. Vi si recò in poche occasioni, preferendo dedicarsi ai domini italiani, che volle costituire in un forte Stato monarchico accentrato. Nell’aspra lotta sostenuta contro le forze avverse, manifestò qualità eccezionali: dotato di una cultura superiore alla norma, conosceva e parlava correttamente sei lingue, amava dilettarsi con gli studi letterari e componeva poemi in stile provenzale. Era attratto dagli studi di medicina, astronomia e scienze naturali, nei quali si rifugiava nei momenti liberi dagli impegni governativi. Notevole fu la sua tolleranza per le diverse religioni: Federico II amava intrattenersi presso la sua corte con studiosi arabi ed ebrei oltre che cristiani. Per questo motivo venne accusato come eretico, anche se questa accusa risultava palesemente fuori luogo. L’Imperatore, si dimostrò in più occasioni molto duro nei riguardi degli eretici, non tanto per le dottrine da essi professate, ma perchè li considerava ribelli contro lo Stato e contro la Chiesa. Lo scopo primario di Federico II, fu l’affermazione della sovranità regia, che egli perseguì per tutta la durata della sua vita, senza tuttavia riuscire a raggiungerla. Secondo le sue idee, il potere dell’Imperatore doveva essere assoluto e senza alcuna limitazione. A queste idee, Federico II volle dare un’attuazione rigidissima tramite le misure adottate contro la feudalità. Rivendicò al demanio regio tutte le terre usurpate dai vari baroni e fece abbattere tutti i castelli edificati costruiti dai signori feudali mentre egli era ancora minorenne e quindi impossibilitato a governare. Inoltre proibì duelli e guerre private, tolse ai feudatari il potere di esercitare la giustizia penale nei loro territori, lasciandole solo i processi civili; i nobili che commettevano dei delitti venivano giudicati dal tribunale regio. Venne proibito a chi non era al servizio del re di portare armi e anche i matrimoni tra figli di famiglie nobili erano subordinati al permesso di Federico II, con lo scopo d’impedire alleanze matrimoniali tra famiglie molto potenti. Anche con la Chiesa egli dimostrò la stessa rigidità, imponendole imposte e sottoponendo i membri del clero colpevoli di aver commesseo reati, al giudizio dei tribunali regi. L’imperatore ptoibì poi la la vendita e la donazione di beni stabili alle chiese, per diminuirne la potenza economica e stroncare il fenomeno della feudalità ecclesiastica. Infine estromise gli ecclesiastici dalle funzioni pubbliche, preferendo loro dei funzionari laici. Neppure le città vennero risparmiate: esse furono sottoposte al governo di un funzionario regio, mentre veniva loro proibito di eleggere i propri consoli, i podestà o i rettori. L’ordinamento che avrebbe dovuto reggere il regno, venne fissato nelle Costituzioni melfitane, che vennero promulgate a Melfi nel 1231.Secondo queste regole, il potere di legiferare, spettava unicamente al re: da lui dipendeva la Magna curia, un tribunale supremo che giudicava in prima istanza sulle cause feudali, mentre in sede di appello poteva esprimersi su qualunque causa le fosse stata sottoposta. Questo tribunale era composto da quattro giudici ed era presieduto dal Gran giustiziere, che progressivamente ebbe nelle proprie mani tutte le più importanti funzioni governative, comprese quelle militari in caso di assenza del sovrano.Venne quindi istituita una Gran corte dei contiche provvedeva all’amministrazione finanziaria del regno. Nelle province gli affari finanziari e civili venivano amministrati dai camerari, mentre i giustizieri presiedevano alla polizia e all’amministrazione della giustizia. Sotto di essi operavano i balivi, che nei centri minori avevano funzioni amministrative, giudiziarie e finanziarie, sorvegliando la percezione dei tributi e delle altre entrate statali. Questa rete di funzionari era composta interamente da persone nominate direttamente dal re e che rispondevano a lui direttamente. Federico II amava scegliere i sui funzionari, non solo tra i nobili, che spesso si rivelavano ignoranti e infidi, ma soprattutto fra i borghesi delle città; per agevolare la formazione culturale di questo esercito di burocrati, nel 1224 egli fondò l’Università di Napoli. Così facendo, diede il via alla formazione di un ceto di funzionari laici acculturati professionalmente, che costituirono l’embrione della moderna burocrazia. Anche le istituzioni militari iniziarono ad assumere un aspetto più moderno: oltre ai vassalli, che erano obbligati a prestare il servizio militare ogni anno, Federico II ebbe ai propri ordini un esercito ed una flotta permanenti , composti da mercenari a lui completamente devoti. Per sostenere le spese derivanti dal mantenimento di un così imponente apparato statale, egli si basò su tre diverse categorie di proventi: Le rendite dei beni demaniali, che venivano normalmente concessi in affitto, ma a volte anche coltivati in economia; le imposte dirette ed indirette, tra le quali la colletta, un’imposta fondiaria che colpiva tutte le proprietà terriere; infine, i monopoli di Stato come quelli del rame, del ferro e del sale, dei quali l’amministrazione statale rivendicò il commercio in esclusiva. Con i proventi derivanti da queste imposte, le casse dello Stato si riempirono, permettendo il finanziamento delle continue guerre dell’imperatore ed il lusso della sua corte. Questo modo di operare, portò però ad un grave impoverimento del regno del sud.
Documento inserito il: 21/12/2014
  • TAG: federico II di svevia, stupor mundi, papa innocenzo III, costituzioni melfitane

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