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>> Medio Evo > In Europa

L'Europa centrale e nord-orientale al termine del Medioevo.

Lo Stato barbarico creato dai Tartari in Russia, si avviò progressivamente alla decadenza: sui territori che costituivano i domini dell'Orda d'oro erano venute a formarsi nel XV secolo quattro diverse formazioni statali. A nord del fiume Volga venne costituito il Khanato di Kazan; più a sud si estendevano i territori ancora soggetti all'Orda d'oro; fra Volga ed Ural si era formato il Khanato del Nogai, mentre in Crimea si trovava un altro Khanato che verso la metà del XV secolo divenne vassallo dell'Impero Ottomano. Oltre ad essere divisi territorialmente, i Tartari vennero indeboliti da discordie al loro interno tra le varie cricche feudali che lottavano per il potere. Sotto il governo di queste oligarchie feudali, che vivevano prevalentemente dei tributi dei popoli assoggettati e delle scorrerie condotte sulle terre russe, i Tartari non fecero alcun progresso, rimanendo ad uno stadio di economia pastorale e, di conseguenza, essi erano destinati a soccombere di fronte ai russi, più progrediti di loro, quando questi avessero trovato la strada per raggiungere l'unità nazionale. L'unificazione russa avvenne con un sistema simile a quello utilizzato per l'unificazione della Francia e cioè attorno ad una Casa principesca che assunse poi la funzione di monarchia unificatrice. In Russia ciò avvenne grazie alla Casa dei Principi di Mosca, diretti discendenti di Alexandr Nevskij, colui che aveva salvato il Paese dall'invasione teutonica. Il territorio di Mosca fino agli inizi del XIV secolo era piuttosto limitato come estensione, ma era enormemente favorito dalla sua posizione estremamente importante per il commercio, poichè esso si trovava in un'area attraversata dai fiumi affluenti del Volga e al centro delle terre abitate dai russi dopo la loro migrazione dal Sud. L'unificazione fu agevolata dalla necessità di opporre ai tartari le forze sufficienti a far cessare le loro prepotenze: fu per questo motivo che gli sforzi dei Principi di Mosca incontrarono l'appoggio delle popolazioni. Con una lunga serie di guerre, i principi moscoviti riuscirono in un secolo e mezzo a sottomettere la maggior parte dei principati russi, riuscendo ad unificare quasi totalmente la Russia nord-orientale: per questa loro impresa, vennero soprannominati dalle cronache russe gliZar raccoglitori della terra russa. Gli ultimi e più importanti di questi zar furono Ivan III ed il suo successore Vasili III. Oltre ad affrontare i Tartari, essi dovettero combattere anche la minaccia costituita dal Regno Polacco-Lituano, che in quell'epoca tendeva ad allargare il proprio dominio sulle terre russe, aiutato in questo dalle oligarchie mercantili delle città di Novgorod e Pskov. Vennero quindi assoggettati i due principati di Tver e di Riazan, antichi rivali di Mosca. Una volta impadronitosi della quasi totalità della Russia centrale e settentrionale, Ivan III rifiutò di versare all'Orda d'oro il tributo che da circa due secoli i dominatori Tartari percepivano dai principi russi: il suo esercito riuscì a resistere all'armata tartara inviata per sottomettere nuovamente il principe ai suoi obblighi verso i suoi signori. Fu così che nel 1480 ebbe termine il dominio tartaro in Russia e un nuovo grande e potente Stato indipendente si presentò sulla scena europea. L'opera iniziata da Ivan III venne poi completata dal suo successore Vasili III, che annettè all'immenso territorio russo la città di Smolensk e i suoi territori. Mentre la Russia si affrancava dalla dominazione tartara, in Polonia le velleità dei grandi signori feudali vennero frenate dai re del XIV secolo, il più famoso dei quali fu Casimiro il Grande, che regnò sulla Polonia dal 1333 al 1370: con l'appoggio della piccola e media nobiltà egli riuscì a soffocare una sollevazione dell'alta nobiltà, limitandone poi i privilegi. Alla sua morte, non avendo lasciato eredi, la corona di Polonia passò al re d'Ungheria Luigi, un suo parente. Per farsi accettare, egli dovette fare molte concessioni ai nobili, che presto si trovarono liberati da ogni obbligo nei confronti della monarchia. Da quel momento i grandi feudatari polacchi, trovarono sempre più conveniente offrire il trono ad un re straniero, dal quale potevano ricevere maggior potere. Il Regno Polacco-Lituano ebbe comunque una grande espansione territoriale, estendendo i propri domini dal Mar Baltico al mar Nero, includendo terre bielorusse ed ucraine, e della Prussia occidentale. Questa espansione aumentò la potenza dei nobili polacchi che si impadronirono di enormi estensioni di territorio nei paesi sottomessi, gravando i contadini di una dura servitù: i re erano costretti a riconoscere sempre più privilegi ai grandi feudatari e alla loro assemblea rappresentativa, senza la cui approvazione le leggi reali non potevano essere promulgate. A differenza delle assemblee degli altri Paesi europei, in Polonia i borghesi delle città non erano rappresentati, consentendo alla nobiltà di acquisire l'assoluta prevalenza nello Stato, arrogandosi perfino il diritto di eleggere il nuovo re; essa approfittò della propria posizione di onnipotenza per sfruttare ancor di più i contadini. Infatti, mentre nel resto dell'Europa la servitù della gleba era praticamente scomparsa o si stava avviando alla sua estinzione, in Polonia essa divenne ancora più dura, ostacolando il progresso economico della nazione. In Ungheria le cose non andavano diversamente: nel XIV secolo, sotto il re angioino Carlo Roberto e dei suoi discendenti, la monarchia ebbe una certa fioritura. Fra i successori di Carlo Roberto si segnalò in modo particolare Luigi (1342-1382) per la politica di espansione da lui adottata: durante il suo governo, il Regno di Polonia venne unito alla corona d'Ungheria, che già dominava su Croazia, Dalmazia, Galizia, Moldavia e Valacchia. Egli lottò anche contro la Repubblica di Venezia per il possesso della Dalmazia ed effettuò due spedizioni contro il Regno di Napoli, con lo scopo di toglierlo a Giovanna I. Una simile politica espansionistica, oltre ad usurare enormemente le forze del paese, poteva essere condotta solo con l'appoggio della nobiltà, alla quale i re ungheresi dovettero concedere sempre più privilegi, peggiorando di conseguenza le condizioni di vita dei contadini. Da questa situazione trasse grandi vantaggi soprattutto l'alta nobiltà, composta da una ventina di famiglie di magnati, ciascuno dei quali disponeva di un proprio esercito personale. Nel 1387, con l'estinzione della Casa d'Angiò, i nobili incoronarono come proprio re Sigismondo di Lussemburgo, che pochi anni più tardi, nel 1411 divenne Imperatore di Germania; la debolezza dell'Impero non gli consentì di difendere l'Ungheria dal pericolo costituito dai Turchi, sempre più vicini: nel 1396, l'esercito ungherese partecipò alla grave disfatta subita dall'esercito crociato a Nicopoli. Le cose non cambiarono nel XV secolo: alla morte di Sigismondo di Lussemburgo, le discordie tra i notabili ungheresi fecero passare il trono alternativamente dagli Asburgo agli Jagelloni di Polonia, finchè giunse la reggenza di Giovanni Huniady. Sotto di lui, ma soprattutto sotto suo figlio Mattia Corvino (1458-1490), l'Ungheria conobbe un periodo di forte espansione, con la conquista di Boemia, Moravia, della Slesia e dell'Austria. Si trattò tuttavia di conquiste temporanee, che andarono perdute dopo la sua morte. Nel frattempo le pretese della nobiltà aumentarono a tal punto, che dopo la morte di Mattia Corvino, essa non permise più l'elezione di un re in grado di frenare la sua sete di potere: ciò portò ancora ad un aggravamento delle condizioni di vita dei contadini, che nel 1514 si ribellarono: un esercito di 40.000 contadini abilmente guidato da Giulio Doza tenne in scacco per molti mesi gli eserciti dei magnati. Quest'esercito popolare venne poi sconfitto dalle forze unite dei feudatari: seguirono terribili stragi che costarono la vita a decine di migliaia di Ungheresi e Romeni della Transilvania. Nonostante questo, nel 1526 iniziò una nuova sollevazione: non appena repressa si presentò ai confini una numerosa armata turca che sconfisse nella battaglia di Mohac gli eserciti uniti di Ungheria e Boemia, non appoggiati dai contadini. Per salvarsi dalla dominazione turca, i nobili ungheresi si posero sotto la protezione degli Asburgo, ai quali cedettero l'indipendenza dello Stato ungherese. In questo modo, la monarchia asburgica unì le tre corone di Austria, Boemia ed Ungheria.


Nell'immagine, Casimiro il Grande, re di Polonia.

Documento inserito il: 22/12/2014
  • TAG: tartari, russia, orda d oro, khanato kazan, khanato nogai, khanato crimea, principato mosca, aleksandr nevskij, zar, ivan III, casimiro il grande,

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