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La vita nell’epoca feudale

Le fiorenti città dell’epoca Romana, attivi centri culturali, economici e politici, in seguito alla conquista da parte delle rozze popolazioni germaniche, decaddero sempre più. Questi popoli erano infatti poco inclini alla cultura e concepivano come unica utile proprietà la terra, mentre come attività alternativa all’agricoltura prediligevano l’agricoltura. I feudi possono quindi essere considerati come il frutto di questo processo di ruralizzazione dell’economia. Nell’età feudale l’unica vera fonte di ricchezza era rappresentata dall’agricoltura, e poichè ogni feudo rappresentava una comunità chiusa e concentrata intorno al castello del signore, dava origine ad un’economia detta acircolo chiuso. Poche erano le vie di grande comunicazione, insicure per via delle continue scorribande di gruppi di ladroni. Gli innumerevoli castelli erano un po’ le capitali dei numerosi staterelli, ognuno dei quali viveva chiuso in se stesso, quasi come se i limiti che lo dividevano dai villaggi confinanti, rappresentassero i confini del mondo. Le attività agricole e l’allevamento venivano praticati con mezzi inadeguati e di conseguenza si aveva una bassa produttività e frequenti carestie. Ogni feudo era suddiviso in due circoscrizioni agricole: la parte dominicale, che era la meno estesa ma più fertile, veniva coltivata dai servi del feudatario, al quale era riservata la totalità dei prodotti, e la parte colonica, appartenente anch’essa al signore, ma divisa in mansi veniva coltivata dai censuari che ne godevano i frutti. Su questi contadini gravavano però dei tributi in natura destinati al feudatario e delle contribuzioni straordinarie relative all’utilizzo di determinati servizi o strutture; a tutto questo si dovevano aggiungere le corvées, prestazioni gratuite che i censuari dovevano fornire al signore quando questi lo richiedeva. I prodotti di queste due parti confluivano negli edifici che componevano il corpo periferico del castello; qui venivano lavorati e conservati. Essendo il feudo autosufficiente dal punto di vista della sussistenza, gli scambi erano inutili; un’eccezione era rappresentata da un modesto commercio di metalli, sale, olio e spezie. Con la cessazione dei traffici cessa anche la circolazione delle monete, sostituite nuovamente dal baratto. Nei feudi ecclesiastici e nei grandi monasteri benedettini, grazie all'operosità dei monaci la vita era più fervida e meno dura. La cultura era ormai un patrimonio gestito da loro e dal clero operante nelle città al fianco dei vescovi-conti. Gli argomenti letterari erano prevalentemente ispirati ai testi sacri e alla vita dei santi; la lingua utilizzata era il latino, nella quale erano pure redatti i testi profani, mentre iniziavano a diffondersi in Italia, Francia e Spagna i primi manoscritti in lingua popolare o volgare, testimonianza del lento formarsi delle lingue neolatine. L’architettura degli edifici presentava linee molto semplici e sobrie e sia che essi fossero edifici religiosi, palazzi pubblici o dimore, assomigliavano a fortilizi, poichè in caso di necessità dovevano essere in grado di accogliere e proteggere gli abitanti dei dintorni. Le arti figurative, praticamente inesistenti, erano limitate alle miniature dei codici e alle sculture contenute nei bassorilievi ornamentali. Il castello rappresentava il vero centro della vita feudale; concepito a scopo di difesa e di ricetto del feudatario, dei coloni e di tutti i beni del feudo, si presentava come una costruzione massiccia, realizzata originariamente con tronchi d’albero, ed in seguito con pietre e mattoni ricavati a volte dalla demolizione di preesistenti costruzioni romane. Cinto da cerchie murarie o da palizzate, era il luogo nel quale risiedeva abitualmente il signore con la propria famiglia, i servi e gli eventuali ospiti. Il castello veniva generalmente edificato in un punto del feudo ben difeso naturalmente, che poteva essere un’altura, l’ansa di un fiume, oppure un punto dominante un passaggio obbligato. Molte volte appariva circondato da dirupi inaccessibili o da fossi profondi pieni d’acqua. Attraverso un ponte levatoio e una stretta passerella, entrambi difesi dal barbacane, un piccolo fortilizio esterno, si giungeva al torrione centrale, il mastio. Ed era qui che viveva il feudatario con la sua famiglia. Spartanamente arredato e privo di vetri alle poche e piccole finestrelle, il castello si presenta inizialmente come una dimora scomoda, buia e fredda, ma piuttosto salda contro i pericoli provenienti dall’esterno. Solo a partire dal XII secolo viene abbellito divendo una confortevole sede di una società più brillante ed evoluta, più sensibile alle arti, seguendo quindi le usanze delle Corti feudali della Provenza. Nel X secolo tutto questo è ancora ben lontano: i castellani sono infatti alquanto rozzi, molto violenti e spesso analfabeti. La loro vita è scandita dalle consuetudini imposte dalle esigenze del feudo. Le maggiori occupazioni dei feudatari sono rappresentate dalla guerra, dalla caccia, dalle passeggiate a cavallo e dall’addestramento nell’uso delle armi; queste attività sono intervallate dai placiti, nel corso dei quali viene amministrata la giustizia per i sudditi, oppure dagli intrattenimenti offerti dai giocolieri, artisti abilissimi nei giochi di equilibrio e destrezza. A volte i signori più importanti organizzavano giostre o tornei, nel corso dei quali succedeva spesso che qualche duellante rimanesse privo di vita sul terreno, nonostante che per questi scontri venissero utilizzate spade e lance smussate e scudi più rinforzati rispetto a quelli utilizzati nei combattimenti veri e propri. Molto diversa era la vita per i contadini e gli artigiani alle dipendenze del feudatario. Essi dovevano innanzitutto svolgere i lavori obbligatori ed i servizi straordinari imposti dal loro signore, per svolgere le quali occorreva la prima parte della settimana; nei rimanenti giorni, i contadini affittuari potevano coltivare i propri poderi, ognuno dei quali forniva il nutrimento ad una famiglia. Il tempo rimasto veniva impiegato nello sfruttamento delle terre comuni, lasciate incolte per poter far legna da ardere o per il pascolo; queste terre erano a disposizione di tutti gli abitanti del feudo. Il lavoro nei campi veniva svolto con metodi antiquati ed inadatti: i contadini utilizzavano per l'aratura dei campi un aratro di legno che riusciva a malapena a scalfire la superficie del terreno e questo, insufficientemente concimato, dava uno scarso raccolto e per questo motivo doveva essere lasciato incolto per due anni su tre. I coloni vivevano in capanne molto povere e malsane, nelle quali si cercava di campare alla meglio; il vitto era costituito principalmente da zuppe a base di cereali o legumi, pane e latticini, mentre le carni venivano consumate molto di rado. Le già misere condizioni di vita, venivano ulteriormente peggiorate con l’arrivo di tre flagelli molto ricorrenti nell’epoca medievale: le carestie, le epidemie e le guerre. Le città fino ala fine del X secolo ebbero poca importanza nel mondo feudale. I feudatari furono incapaci di riportarle agli antichi splendori; essi infatti preferivano la vita al castello, che era divenuto il centro di un sistema economico-rurale che assicurava loro ricchezza, potere ed i sudditi sui quali esercitarlo. Le antiche ed un tempo ricche città, si erano ridotte a piccoli centri privi di vita sociale e di commercio, sulle quali vegliava, unica autorità forte rimasta, un vescovo. Fu proprio intorno a lui che si formò una nuova categoria sociale composta da artigiani, mercanti e funzionari: la borghesia. I vescovi, spesso investiti di autorità feudale, curavano e promuovevano gli interessi dei loro cittadini, molto meglio di quanto non facessero i feudatari laici con i loro contadini. Fu così che nelle città iniziò nuovamente a svilupparsi la vita economica e culturale: si cominciò col rilanciare l’iniziativa commerciale, che presto avrebbe permesso ai borghesi di confrontarsi con successo contro i signori feudali del contado.


Nell'immagine, un tipico quartiere medievale. Era in un ambiente di questo tipo che si svolgevano le principali attività in epoca medievale.

Documento inserito il: 22/12/2014
  • TAG: epoca feudale, vita quotidiana, censuari, corvées, feudi ecclesiastici, borghesia

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