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Grandson. 2 marzo del 1476

Evento bellico che vide lo scontro tra l’esercito di Borgogna e quello Elvetico presso Grandson, in Svizzera, il 2 marzo del 1476. Questa battaglia è narrata nelle cronache della storia elvetica. Nel 1475, gli svizzeri si erano impossessati della piazzaforte di Grandson.
Nel gennaio del 1476, Carlo il Temerario, che era in marcia per impossessarsi di Nancy, diresse il suo esercito verso Grandson. L’artiglieria pesante borgonona piegò la resistenza degli svizzeri che capitolarono. La mattina del 28 febbraio il duca di Borgogna ne fece impiccare, all’incirca, più di 400. Questo atto provocò la collera degli elvetici che, al grido di “Grandson!, Grandson!”, radunarono 20.000 uomini al comando di Nicolas de Scharnachtahl (Berna), Hans Waldmann (Zurigo) e Heinrich Hassfurter (Lucerna).
Dopo Grandson Carlo diresse il suo esercito verso il castello di Vaumarcus attraverso un sentiero aspro e roccioso, dove la neve si scioglie molto lentamente.
La mattina del 2 marzo, degli scalatori svizzeri attaccarono un’avanguardia borgognona, accampata ai piedi del monte Aubert, dando inizio alla battaglia.
All’artiglieria ed agli arcieri borgognoni risposero gli archibugieri di Berna.
Repentinamente la cavalleria borgognona caricò, gli svizzeri si disposero allora in quadrato con le loro picche di 6 m di lunghezza contro quelle di 4 m dei loro avversari. Dopo tre ore di combattimenti, quando gli svizzeri stavano vacillando, Carlo il Temerario decise di radunare la sue truppe per attirare gli elvetici su un terreno pianeggiante ed aggirare repentinamente i quadrati svizzeri.
Così i borgognoni fraintesero gli ordini del loro comandante, credettero in una ritirata e si misero in rotta. Nello stesso momento arrivarono dei rinforzi per l’esercito svizzero capovolgendo le sorti dello scontro.
I muggiti selvaggi dei corni delle Alpi, le “Vacche d'Unterwald”, i “Tori d'Uri” riempirono i borgognoni di un terrore irrazionale.
Alla fine della battaglia i caduti furono all’incirca trecento per i borgognoni e duecento per i confederati, con numerosi feriti principalmente a causa di frecce e dardi di balestra.
Gli svizzeri trovarono un ricco bottino nel campo abbandonato, rimasero sbalorditi alla vista del rosso padiglione di velluto di Carlo e delle sue armi scintillanti e arricchite di pietre preziose. Ben quattrocento pezzi d’artiglieria furono catturati dagli elvetici.
Ma la spartizione del bottino provocò dei gravi dissidi. La guerra civile fu evitata grazie alla saggezza dei convenuti all’assemblea di Stans (22 dicembre 1481) e grazie alla mediazione dell’eremita Nicolas de Flue.
Candidamente, i rudi montanari vendettero per poco denaro i diamanti del Temerario a dei mercanti giudei e lombardi. Tra i tantissimi oggetti facenti parte del bottino c’erano le celebri stoffe a mille fori, fabbricate da Jean de Haze nel 1466.
Nel 2008 questo bottino, la sua ricostruzione, è stato esposto nel museo storico di Berna.


Si ringrazia la redazione di Europa Medievale.

Nell'immagine, ritratto di Carlo il Temerario, Duca di Borgogna.
Documento inserito il: 22/12/2014
  • TAG: battaglia grandson, carlo il temerario, borgognoni, esercito svizzero, corni alpi

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