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Storia del Tour de France. Ventesima puntata

di Alberto Sigona


1967 PINGEON, UN ALTRO OUTSIDER ALLA CORTE DI FRANCIA

Il Giro di Francia per il terzo anno di fila vide l'affermazione di un corridore non inserito tra i papabili alla vittoria finale, il 27enne francese Roger Pingeon (reduce dall'8° posto dello scorso anno), il quale ipotecò la Grande Boucle già alla 5^ tappa (Roubaix - Jambes), grazie ad un attacco maturato sui tratti selettivi del pavé, che il gruppo non fu in grado di ricomporre, per un successo che gli permise di avvantaggiarsi di oltre 6 minuti sui big, per poi difendersi egregiamente nelle successive tappe di montagna previste in calendario (avvalendosi del supporto di un gregario d'eccezione come Poulidor), precedendo a Parigi lo spagnolo Julio Jimenez di 3'40''. Pingeon, che in quel Tour oltre a rivelarsi contro ogni previsione un eccellente grimpeur (cavandosela di lusso persino sul Mont Ventoux) mostrò persino insospettabili doti da cronoman, riuscì ad imporsi anche per via della presenza in gruppo di pochi fuoriclasse, per una competizione che in quegli anni stava attraversando una fase di transizione, in attesa di un vero campione che potesse assumerne le redini. Un periodo storico che agevolava senz'altro l'ascesa di corridori di livello non eccelso, destinati ad una modesta prosecuzione di carriera. Questo di certo non era disdegnato dai tifosi, che potevano assistere a maggior incertezza in gara ed a successi imprevedibili che senza dubbio aumentavano l'interesse nei confronti del Tour, ma in un certo qual modo svalutava il prestigio della stessa kermesse, che rischiava di scendere drasticamente di livello. Va precisato comunque che Pingeon, contrariamente a certi suoi predecessori (come ad esempio Aimar o Walkowiak), non era un outsider venuto dal nulla, e negli anni a venire avrebbe in certo qual modo legittimato tale vittoria, specie al Giro di Francia 1969, quando fu il primo degli umani dietro all'inarrivabile Merckx, e alla Vuelta dello stesso anno, in cui risultò il vincitore.... Al 3° posto in codesto Tour si classificò l'italiano Franco Balmamion (2 volte vincitore del Giro d'Italia). Azzurri che si fregiarono inoltre di 4 tappe equamente divise fra Marino Basso (Campione del Mondo 1972) e Gimondi (sul Puy de Dôme rifilò 4'50'' al primo degli inseguitori). Indossammo per un giorno anche la m.g. con Giancarlo Polidori. Purtroppo il Tour del 1967 venne funestato dal fatale collasso di Tom Simpson (Campione del Mondo 1965) avvenuto il 13 luglio sui pendii del Mont Ventoux. A seguito dell'autopsia verrà scoperto che concause della morte furono il caldo e le anfetamine (due confezioni furono trovate nella tasca posteriore della sua maglia) da lui assunte per migliorare la propria prestazione. Simpson è per questo motivo considerato una delle prime vittime del doping... Nel novembre 1967, a seguito delle polemiche scaturite dalla sua morte, la Union Cycliste Internationale adottò le prime strutturate regole disciplinari antidoping, introducendo le sospensioni dei corridori trovati positivi ai controlli.


1968 ALL’INSEGNA DELL’INCERTEZZA

Quello del '68 fu un Tour più che mai all’insegna dell’incertezza. Il belga Herman Van Springel conquistò la maglia gialla alla 19^ tappa, con pochi secondi (16) sull'olandese Jan Janssen. L’ultima frazione, una cronometro di 55 km, vide prevalere a sorpresa Janssen di 54’’ sul rivale fiammingo, che sulla carta era il favorito nelle gare contro il tempo, dimostrando che spesso l'ultima sfida del tic-tac in una corsa a tappe di tre settimane, per via della fatica accumulata, può azzerare le differenze o addirittura rovesciarle. Il Giro di Francia andò così al tulipano olandese (Iridato '64) per appena 38’’, all'epoca il minor distacco di sempre. Janssen, dopo essere stato il primo corridore olandese ad essere salito sul podio di Parigi nel 1966, diventò così anche il primo della sua Nazione ad affermarsi alla Grande Boucle, e fu altresì il secondo corridore nella storia (dopo Robic) ad aver vinto il Tour senza aver indossato per le strade la maglia da leader (per l'appunto da lui vestita soltanto al termine dell'ultima tappa, in occasione della premiazione finale). Fra i protagonisti citiamo anche il belga Georges Vanderberghe, 12 giorni in giallo. L’Italia vinse 2 tappe con “Cuore Matto” Bitossi. Questo fu l’ultimo Tour che segnò un’epoca di transizione, in cui non vi era un campione in grado di svettare nettamente sugli altri. Nel ’69, infatti, il mondo del ciclismo avrebbe assistito all'arrivo di un uragano.


Nell'immagine, Roger Pingeon, vincitore del Tour de France del 1967.

Documento inserito il: 29/04/2026
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