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Storia del Tour de France. Decima puntata

di Alberto Sigona


1937 LAPEBIE APPROFITTA DEI FORFAIT ILLUSTRI DI G. BARTALI E S. MAES

Il Tour nel 1937 fu il primo dove Jacques Goddet ebbe il comando organizzativo, subentrando allo storico patron Henri Desgrange, alle prese con gli acciacchi della vecchiaia. Il francese Roger Lapebie approfittò del ritiro alla 16^ tappa di S. Maes (dopo 13 giorni in giallo, in segno di protesta nei confronti dell'organizzazione abbandonò con tutta la squadra dopo aver subito alcune ingiustizie ed aver pagato una penalità ritenuta ingiusta) per strappargli la maglia gialla (che il belga indossava con 25'' di margine sullo stesso Lapebie), portandola sino al traguardo finale. Per il nativo di Bayonne fu il quinto ed ultimo Tour a cui prese parte. L'italiano Mario Vicini giunse 2° staccato di circa 7’, precedendo lo svizzero Leo Amberg (26'13'') e l'altro azzurro Francesco Camusso, fermatosi ai piedi del podio. L'Italia in quella edizione vinse 3 tappe, con Walter Generati, Gino Bartali e lo stesso Camusso (che s'impose a Narbonne con 8' sul primo inseguitore), vestendo la maglia gialla in 2 occasioni, con Bartali. Il giovane ciclista toscano, suo malgrado, fu protagonista di una disavventura che sostanzialmente segnò il Tour del '37 e che gli impedì di tentare la prima doppietta stagionale Giro d'Italia-Tour de France della storia. Durante l'8^ tappa (Grenoble-Briançon), infatti, quando veleggiava in testa alla classifica generale con + 9'18'' sul primo inseguitore e +16'35'' sul temibile S. Maes, incappò in una rovinosa caduta (in cui rischiò persino di annegare in un torrente), riportando delle ferite alle costole e una grave bronchite che lo costringeranno da lì a poco ad abbandonare la corsa. Ma nell'avvenire avrà modo per rifarsi... In grande evidenza il velocista belga Eloi Meulenberg (4 tappe).



L'ERA DI BARTALI E COPPI


1938 IL TRIONFO DI GINO BARTALI FA ANDARE L’ITALIA IN VISIBILIO

Nel 1938, in piena era Fascista, il Tour dopo tredici anni tornò nelle mani di un italiano. Ad imporsi sulla concorrenza, dopo la disavventura capitatagli nella scorsa edizione, fu il 24enne Gino Bartali (destinato ad entrare nella leggenda dello sport mondiale), precedendo di 18'27'' il belga Félicien Vervaecke e di 29'26'' il francese Victor Cosson. Dopo una prima parte di gara non eccelsa, in cui aveva dovuto pagare dazio anche per via di una cronometro (il toscano non era un asso delle prove contro il tempo), Bartali, quando si trovava a poco più di un minuto dal leader della Generale (Vervaecke), in occasione della 14^ tappa, Digne-Briançon, sferrò il tanto atteso attacco decisivo, andando in fuga solitaria sulle Alpi, per poi arrivare al traguardo (dopo aver affrontato Col d’Allos, Col de Vars e Col d’Izoard) con oltre 5 minuti di vantaggio sul gruppo(1), per quella che fu accolta da tutti come un'impresa epica, alla Bartali appunto. Questi dopo il successo si guadagnava il simbolo del primato (con + 17'45''), ipotecando il primo trionfo alla Corsa Gialla. In codesta kermesse “Ginettaccio” - che, suo malgrado (era noto, infatti, per le sue idee di sinistra), permise al Regime di Mussolini di fregiarsi di uno dei successi sportivi più prestigiosi della sua era - si aggiudicò 2 frazioni ed indossò il simbolo del primato per 10 giorni. Gli azzurri vinsero altre 2 tappe con Glauco Servadei ed una con Jules Rossi. Da libro Cuore quanto avvenne durante l'ultima tappa, quando il gruppo lasciò andare in fuga Antonin Magne e André Leducq che a 34 anni davano il loro addio alle corse: i due giunsero sul traguardo ognuno con la mano sulla spalla dell'altro, così la direzione assegnò loro la vittoria ex aequo. Tornando al trionfo di Bartali, ben presto l'Italia si sarebbe abituata alle sue sortite straordinarie, in un'epoca in cui il Ciclismo, anche grazie a lui, avrebbe raggiunto una popolarità mai più eguagliata.


1939 IL RADDOPPIO DI S. MAES

Il 1939 vide il ritorno al successo di S. Maes, che sbaragliò ogni rivale, ad iniziare dal francese R. Vietto, maglia gialla per 16 giorni, che alla fine dei giochi sarà 2° ad oltre mezz’ora dal vincitore belga (anche stavolta la fortuna non assistette il francese, che durante il Tour ebbe problemi di salute che ne condizionarono il rendimento). Nell'edizione in cui debuttava la cronoscalata (lunga poco più di 64 km, vinta proprio da Maes), fra i protagonisti si segnalò il passista francese M. Archambaud con 4 successi di tappa. Frattanto i primi venti di guerra iniziavano ad alitare sulle strade della Corsa Gialla. I governi italiano, spagnolo e tedesco, infatti, proibirono la partecipazioni dei propri corridori per motivi politici legati all’imminente scoppio di quella che sarebbe poi diventata la Seconda Guerra Mondiale: tra di essi c’era anche il vincitore della precedente edizione del Tour, Gino Bartali, che avrebbe perso gli anni migliori proprio a causa del conflitto. Dopo questa edizione il Tour, infatti, subirà uno stop forzato e la Grande Boucle riaprirà i battenti soltanto nel 1947. Quanto al Belgio, dovrà attendere trentanni prima di tornare a vedere un proprio esponente sul gradino più alto del podio.


Nell'immagine, Gino Bartali, vincitore del Tour de France nel 1938.


Note:

(1) TOUR 1938: precisamente vinse con 5'18'' su Vicini, 6'48'' su Clemens, 11'18'' su Servadei, 11'19'' su Mollo; tutti gli altri terminarono ad oltre un quarto d'ora.

Documento inserito il: 18/03/2026
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