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Storia del Tour de France. Diciassettesima puntata

di Alberto Sigona


IL CICLONE ANQUETIL

1959 BAHAMONTES E LA RIVINCITA DEGLI SCALATORI PURI

Se si eccettuano i successi di Bartali, nel Secondo Dopoguerra le vittorie del Tour erano state sempre di corridori bravissimi a cronometro, e gli scalatori puri si erano dovuti accontentare dei piazzamenti d'onore. I vari Coppi, Bobet, Anquetil e Gaul, erano sì dei grandi o grandissimi grimpeur, ma potevano far leva anche, o soprattutto (come nel caso di Anquetil), sulle cosiddette sfide contro il tempo. Lo spagnolo Federico Bahamontes invece non poteva contare che sulle montagne, dove costruiva tutti i suoi successi più importanti. Come si verificò al Tour de France del '59, in cui l'iberico fece valere le sue considerevoli doti d'arrampicatore. L'Aquila di Toledo pose le basi per la conquista della Grande Boucle in occasione della 17^ tappa, quando a Grenoble s'impose assieme a Gaul rifilando oltre tre minuti e mezzo alla concorrenza. Alla fine dei giochi il 31enne castigliano avrebbe trionfato con 4’01’’ sul francese Henry Anglade e 5’05’’ sull’altro francese Anquetil, diventando il primo corridore spagnolo della storia capace di imporsi alla Corsa Gialla. Gli azzurri si fecero onore vincendo 4 tappe: Vito Favero, Dino Bruni (2) ed Ercole Baldini, Campione Olimpico di Melbourne 1956 e Mondiale di Reims 1958.


1960 NENCINI RIPORTA IL TOUR IN ITALIA

Gastone Nencini riportò il Tour in Italia dopo 8 anni dal successo del compianto Fausto Coppi (morto prematuramente pochi mesi prima), dominando la corsa in lungo ed in largo senza tanti patemi. Il nativo di Barberino di Mugello pose le fondamenta del trionfo in occasione della 6^ tappa che conduceva a Lorient, quando a sorpresa, assieme a Roger Riviere, Jan Adriaensens (poi 3° sul podio di Parigi) e Junkermann, scappò via dal gruppo rifilando distacchi abissali alla concorrenza, che a quanto pare ebbe il demerito di aver sottovalutato sin troppo la sortita dei battistrada. Nencini - noto anche per le sue grandi doti di discesista al punto che un giorno Raphaël Géminiani avrebbe asserito che "l'unico motivo per seguire Nencini in discesa è se si ha un desiderio di morte" – al termine del Giro di Francia precederà di 5’02’’ l’altro italiano Graziano Battistini, per una doppietta azzurra (1° e 2°) precedentemente riuscita solo a F. Coppi e G. Bartali nel 1949, e che ad oggi non è stata mai più ripetuta. Il velocista francese J. Graczyk fu tra i protagonisti di giornata, visto che si appropriò di 4 tappe. Purtroppo la corsa fu segnata (e forse decisa) anche dal terribile incidente che durante la 14^ tappa (Millau – Avignon) vide coinvolto Roger Rivière (quando in Classifica Generale si trovava ad 1'38'' dal leader Nencini), che a seguito di una caduta in un dirupo riportò la frattura della colonna vertebrale, rimanendo paralizzato alle gambe. In seguito si ipotizzerà che la drammatica caduta fosse stata causata dagli effetti collaterali dovuti all'assunzione esagerata di un potente analgesico oppioide usato all’epoca nel ciclismo(1) (pare che le sue mani fossero troppo “insensibili” per frenare in tempo). Lo sfortunato corridore francese molti anni dopo morirà di cancro alla laringe a soli 40 anni. Tornando alla corsa del 1960, gli azzurri in quel Tour si fregiarono di 4 frazioni (2 con lo stesso Battistini e altrettante con Nino Defilippis), indossando 14 volte la m.g., ovviamente con Nencini. Soprannominato Il Leone del Mugello per l'indomito coraggio e la determinazione in corsa, anche il destino del corridore toscano non sarebbe stato magnanimo, visto che morirà a soli 49 anni per una grave malattia.


1961 ANQUETIL SU TUTTI

Nel Tour de France 1957 aveva dato un assaggio del suo immenso talento. Quindi, dopo qualche annata con alti e bassi, la star francese Anquetil torna a riprendersi prepotentemente la vetta del Ciclismo mondiale, dispensando appieno le sue notevolissime potenzialità. Avvalendosi soprattutto delle due cronometro previste in calendario, in cui rifila distacchi mastodontici ai rivali, il Tour del 1961 lo vede spadroneggiare in surplace, conquistando la seconda Grande Boucle della sua carriera con oltre 12 minuti sul nostro Guido Carlesi ed il lussemburghese Charly Gaul (la cui corsa per l'ennesima volta fu condizionata da alcune cadute), indossando per 21 giorni (su 22, record del Dopoguerra) la maglia di leader. L'altra stella francese, lo sprinter Campione del Mondo 1959 Darrigade si mise in luce vincendo 4 frazioni; considerato uno dei più grandi velocisti all time, a fine carriera arriverà a ben 22 frazioni “gialle”. Gli azzurri conquistarono 3 tappe, 2 proprio con Carlesi ed 1 con Imerio Massignan (4° in Classifica Finale).


Nell'immagine, Gastone Nencini, vincitore del Tour de France del 1960.


NOTE:

(1) L’incidente di Roger Rivière nel Tour de France 1960 ebbe un forte impatto sul Ciclismo in materia di doping. Negli Anni ’50 e ’60 , infatti, non esistevano ancora vere regole antidoping, e molte sostanze oggi proibite (anfetamine, analgesici forti, stimolanti...) non erano vietate nello sport, e spesso erano persino ben tollerate dall'opinione pubblica. A seguito del dramma che colpì lo sfortunato corridore francese la postura degli addetti ai lavori e la coscienza collettiva inizierà a mutare.

Documento inserito il: 18/04/2026
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