Cookie Consent by Free Privacy Policy website
>> Storia Contemporanea > In Europa

Storia del Tour de France. Undicesima puntata

di Alberto Sigona


1947 UN OUTSIDER SI AGGIUDICA UN TOUR SENZA CAMPIONI

Dopo gli orrori della Guerra, che si è trascinata con sé anche alcuni ciclisti professionisti, riparte il Tour, districandosi fra strade interrotte, dissestate, macerie fisiche e morali. Organizzato dal giornale l'Équipe (che nel frattempo ha rimpiazzato L'Auto(1)), quello del '47 fu un Tour atipico, senza veri campioni, e la maggior parte degli atleti non erano nella forma ideale. Molti corridori, infatti, per ovvi motivi legati al particolare periodo storico, venivano da anni di tribolazioni, vicissitudini, sofferenze, privazioni, razionamenti e mancanza di cibo adeguato, ed erano arrivati alla competizione con una preparazione non proprio idonea e magari con pochissima esperienza alle spalle. Molti di loro avevano vissuto la guerra sulla loro pelle, arruolati nelle rispettive divisioni militari, e ne erano usciti dopo anni di combattimenti, spesso dopo aver riportato traumi fisici e psichici di vario genere. Così la maggior parte dei partecipanti alla Grande Boucle dovette far leva più che altro sul talento, sullo spirito di sacrificio e sull'improvvisazione. Ciò creò divari qualitativi marcati fra i partecipanti, per cui nel corso della corsa si assistette a più riprese a distacchi colossali che parevano riportare alla mente il ciclismo dei pionieri. Per gran parte della kermesse il francese René Vietto(2) diede l’impressione di portare a casa la vittoria ma nelle battute finali (dopo la più lunga cronometro della storia, ben 139 km) cedette lo scettro all’italiano (poi dal 1949 naturalizzato francese) Pierre Brambilla, che a sua volta nell’ultima tappa, che doveva essere una passerella per il vincitore, si arrese dinnanzi ad una fuga da lontano (l'ennesima di questa edizione) del padrone di casa Jean Robic (distante 2’58’’ dall’azzurro), che a sorpresa, da outsider della vigilia, con un inedito ed irripetibile colpo di coda vinse il Giro di Francia. Il 26enne Robic sul podio precedette di circa 4’ il connazionale Edouard Fachleitner, mentre Brambilla arrivò ad oltre 10’. Gli azzurri in quella edizione vinsero 4 tappe, di cui un paio con Fermo Camellini (che pochi mesi dopo sarebbe stato naturalizzato francese) e altre due con Aldo Ronconi (4° a Parigi) e Giuseppe Tacca (anche lui in procinto di diventare francese); indossarono per 4 giorni la m.g., (2 con Ronconi e Brambilla).


1948 BARTALI ED IL RIBALTONE CHE FECE EPOCA

Quello del 1948 è ritenuto senza ombra di dubbio il Tour più bello di tutti i tempi, specie per l’Italia, che contro ogni previsione vide trionfare come un eroe epico il terribile “vecchietto” Gino Bartali (34enne, già vincitore dieci anni prima, ma che ormai nessuno osava inserire nel lotto dei favoriti per evidenti ragioni anagrafiche e soprattutto per la lunga inattività dovuta alla Guerra) al termine di una rimonta sensazionale. Il campione toscano, infatti, a metà corsa accusava oltre 20’ di gap(3) dal francese Louis Bobet, rinvigorendo in tal modo le opinioni di chi lo dava per finito. Ma alla 13^ frazione (che portava la carovana gialla a Briançon, sull'Izoard) ecco accadere l'inverosimile: Bartali sferra il suo poderoso attacco alla maglia gialla, imponendosi con oltre 6’ sul 2° classificato (il futuro bi-iridato Albéric Schotte) e più di 9' sul 3° (F. Camellini), rifilando a tutti gli altri distacchi colossali, portandosi così a ridosso del leader della Generale, un piangente Bobet (giunto ad oltre 18' da Gino). Il giorno dopo ad Aix-les-Bains (una tappa terribile, con Galibier, Croix de Fer, Porte, Cucheron e Granier), Bartali si ripete, staccando tutti di quasi 6’, rifilandone 7' a Bobet, conquistando in tal modo quel primato in classifica (con oltre 8' sul francese) che sino a due giorni prima appariva impensabile, ipotecando al contempo il secondo Tour della sua straordinaria carriera. Alla fine dei giochi avrebbe vinto con 26’16’’ sul belga Schotte (solo 4° Bobet a 33 minuti). Bartali in quel Tour vinse 7 tappe (in una singola edizione è sinora record italiano nonché primato assoluto di vittorie di tappe in linea – ovvero senza cronometro - per un corridore non velocista) indossando la maglia gialla in 9 occasioni. Gli azzurri s'imposero in altre 4 tappe, con Vincenzo Rossello, Gino Sciardis (naturalizzato francese dal 28 luglio 1950, si aggiudicò la prima tappa della storia della Grande Boucle con arrivo in Italia, la Marsiglia-Sanremo) e Giovanni Corrieri (2). A detta di molti il trionfo di Bartali andò persino oltre lo sport in quanto avrebbe contribuito a rasserenare il clima di tensione (si respirava aria da imminente guerra civile...) che in quei giorni caratterizzava l'Italia a seguito del tentato omicidio ai danni del leader comunista Togliatti. Gino Bartali nella sua gloriosa carriera, pur fra infortuni, guerre e disavventure varie, riuscì a vincere, fra l’altro, 3 Giri d’Italia, 4 Milano Sanremo e 3 Giri di Lombardia. Celebre il dualismo creatosi con Coppi, che nel Dopoguerra dividerà l’Italia sportiva per anni.


Nell'immagine, Jean Robic, vincitore del Tour de France del 1947.


Note:

(1) L'Auto fu chiuso nel 1944 alla Liberazione della Francia perché accusato di aver collaborato con il regime tedesco durante l’occupazione nazista. Le autorità francesi perciò ne confiscarono i beni e ne vietarono la ripresa delle pubblicazioni. Dalle sue ceneri nacque nel 1946 L'Équipe (fondato da Jacques Goddet), che ne raccolse l’eredità sportiva e organizzativa, incluso il Tour de France.

(2) Vietto in carriera indossò la maglia gialla per ben 31 giorni, per quello che tuttora rimane un record insolito, visto che è il ciclista ad aver indossato la maglia gialla per più giorni senza mai vincere il Tour de France. Vietto è ricordato più come eroe tragico e leale, capace di grandi gesti di sacrificio per la squadra.

(3) TOUR 1948: ben 14 minuti li aveva persi alla 3^ tappa, in cui era andata in porto una fuga di un gruppetto che aveva sorpreso il resto del plotone: tra i fuggitivi c'erano anche Louis Bobet ed un certo Guy Lapebie (fratello minore del più noto Roger Lapébie), vincitore della tappa, poi 3° nella classifica finale del Tour, l'unico completato dal francese.

Documento inserito il: 25/03/2026
  • TAG:

Articoli correlati a In Europa


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2026 )
privacy-policy