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Storia del Tour de France. Ventunesima puntata

di Alberto Sigona


ED ARRIVO' L'URAGANO EDDY


1969 SCOCCA L’ORA DEL CANNIBALE

Nel 1969 si tornò alle squadre di club, destinate a rimpiazzare definitivamente le rappresentative nazionali(1), mentre per la prima volta uno sponsor (la società di prodotti lattiero-caseari sintetici Virlux) faceva la comparsa sulla maglia gialla. Dopo alcuni Tour di transizione ecco spuntare dal cilindro un autentico campione, forse il fuoriclasse che tutti aspettavano e di cui si aveva bisogno per ridare vitalità e slancio a tutto il Ciclismo. Il ritratto corrisponde ovviamente al 24enne belga Eddy Merckx, che presto sarebbe diventato per tutti “Il Cannibale”, il quale nel 1969 dà il “la” ad una serie incredibile di successi in terra francese, ponendo le fondamenta di una carriera leggendaria. Reduce da una controversa squalifica per doping al Giro d'Italia, competizione che si apprestava a stravincere, una volta digerito il boccone amaro e smaltita la delusione, poche settimane dopo, grazie ad uno sconto di pena (Merckx si era professato innocente e la sua buona fede era stata creduta...), il capitano della Faema è alla partenza del Tour (a cui prende parte per la prima volta), fortemente deciso a rifarsi dallo smacco subito alla Corsa Rosa. In Francia sin dalle prime giornate mostrò le sue intenzioni poco rassicuranti (per gli avversari, s'intende), conquistando la maglia gialla già alla 6^ tappa, al termine del primo arrivo in quota. Da lì sarebbe partito un portentoso monologo ininterrotto che lo avrebbe portato a vincere un totale di 6 tappe (3 a cronometro), mostrando uno strapotere inusuale, relegando i concorrenti a semplici comparse. Vincerà il Tour con 17’54’’ su Pingeon e 22’13’’ su Poulidor, aggiudicandosi quasi tutte le classifiche, compresa quella a punti e quella della combattività (per un “pieno” di Titoli che non si ripeterà mai più nella storia). Celebre, e al contempo emblematico della sua supremazia, fu il tappone pirenaico che portava da Luchon a Mourenx (Aubisque), in cui il belga, pur essendo saldamente in testa alla classifica generale, andò coraggiosamente in fuga, e dopo 140 chilometri d'evasione solitaria guadagnò quasi 8 minuti su Pingeon e Poulidor (e quasi 15 su Gimondi), mostrando a tutti che quando voleva poteva anche stravincere come i mostri sacri dei tempi andati. L’Italia primeggiò in 3 tappe con Marino Basso, Michele Dancelli e Gimondi (4° in Classifica Generale). Poco dopo la conclusione del Tour 1969, esattamente il 9 settembre di quell'anno, Merckx si rese protagonista, suo malgrado, di un incidente durante una prova nel velodromo di Blois, e rischiò di compromettere seriamente la propria carriera. Nella caduta, che coinvolse anche la moto che lo guidava – e che risultò fatale per il pilota in sella, l'allenatore Fernand Wambst – Merckx si procurò una profonda ferita alla testa, rimanendo a terra privo di sensi. Si riprese in poche settimane, ma gli venne diagnosticato uno spostamento al bacino e una contusione vertebrale, che gli causeranno in futuro un lieve problema di posizionamento in sella e dolori alla schiena (dirà Merckx a tal proposito che prima della caduta pedalare in salita era per lui un piacere, mentre dopo, un continuo dolore...).


1970 INARRESTABILE EDDY

Sulla falsariga della scorsa edizione, anche il Tour del ’70 è esclusiva di Merckx, che domina la corsa in lungo e in largo, mostrandosi a suo agio su di ogni terreno, dal falsopiano alla montagna, conquistando 8 tappe (eguagliando il record storico di C. Pellissier), di cui la metà a cronometro, relegando la concorrenza alle pendici delle loro ambizioni. Taglierà il traguardo finale con 12’41’’ sull’olandese Joop Zoetemelk e 15'54'' sullo svedese Gosta Pettersson (tuttora risulta l'unico svedese mai salito sul podio della Grande Boucle). Ma al di là dei numeri anche Merckx ha qualcosa di umano: dopo aver vinto sul Mont Ventoux, sviene per la fatica, e per riprendere conoscenza avrà bisogno della somministrazione dell'ossigeno: il campione belga dopo la corsa dirà che fu una delle poche volte in cui pensò davvero di morire. È un buon Tour anche per i nostri colori: vinciamo 5 tappe - una con Italo Zilioli e Primo Mori, 3 con il velocista Marino Basso - ed indossiamo 6 volte la maglia gialla con lo stesso Zilioli. Tornando a Merckx, egli nel 1970 diventò il secondo ciclista, dopo Coppi ed Anquetil, a centrare la prodigiosa doppietta stagionale col Giro d'Italia, per un'impresa che poi avrebbe replicato nel 1972 e nel 1974. Il belga, inoltre, in quel magico 1970 conquistò fra Giro e Tour ben 11 tappe, un particolare primato che sarebbe durato sino al 2024, quando sarà spazzato via dal suo “erede” Tadej Pogacar.


Nell'immagine, Eddy Merckx, vincitore delle edizioni 1969 e 1970 del Tour de France.


NOTA:

(1) Negli Anni ’60 il Ciclismo era ormai dominato dai grandi marchi, mentre il sistema delle squadre nazionali continuava a presentare diversi problemi difficilmente risolvibili, che da sempre avevano caratterizzato la loro esistenza, ad iniziare dalla difficoltà non indifferente di trovare coesione tra corridori che durante l’anno erano rivali ma che solo al Tour si vedevano costretti a correre insieme.
Documento inserito il: 02/05/2026
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