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Storia del Tour de France. Settima puntata

di Alberto Sigona


1930 UN “DUCA” ALLA CORTE DI FRANCIA

Il Tour del ’30 vide l'esordio della diretta radio per opera dell'emittente di Stato francese, aumentando ulteriormente la popolarità del ciclismo. Per la prima volta, per limitare il potere degli sponsor nelle dinamiche della gara, e nel tentativo di rendere la competizione più spettacolare e patriottica, la Grande Boucle, pur andando contro il volere dei club (che perdevano visibilità, prestigio ed introiti proprio durante la gara più importante della stagione), si disputò per team nazionali (Belgio, Francia, Italia, Spagna, Germania), che così rimpiazzarono le squadre di club (solo nel 1962 si sarebbe tornati alle squadre commerciali, anche se tra il 1967 e il 1968 ci sarà un breve ritorno alle squadre nazionali), mentre, per compensare i mancati introiti derivanti dalla loro assenza, l'organizzazione (dovendosi sobbarcare le spese di equipaggiamento, vitto, alloggio, trasporto... dei corridori) autorizzava la comparsa della “carovana pubblicitaria”, un corteo di veicoli promozionali volto a precedere la corsa. Trionfò il padrone di casa Andrè Leducq (superando i postumi di una brutta caduta occorsagli sulla discesa del Galibier, che lo aveva quasi indotto al ritiro) con un quarto d’ora di margine sul nostro Learco Guerra (e sul francese A. Magne), il quale vinse 3 tappe indossando la maglia gialla in 7 occasioni. Anche il celebre Alfredo Binda (reduce da una mole di trionfi, dal Giro d'Italia al Campionato Mondiale in linea), alla sua unica partecipazione alla Corsa Gialla (all'epoca erano in molti gli italiani che snobbavano le gare straniere...), riuscì ad impinguare il bottino azzurro con 2 affermazioni consecutive, prima di ritirarsi (probabilmente in polemica con la Federazione Italiana). Il velocista francese Charles Pellissier vinse 8 tappe, record tuttora imbattuto: ad oggi è lo sprinter con più successi di tappa (16) dopo Cavendish e Darrigade.


1931 IL MONOLOGO DI MAGNE

Nel ’31 si registrò il monologo del francese Antonin Magne che dominò la Grande Boucle in lungo ed in largo, precedendo il belga Jef Demuysere di quasi 13 minuti ed il nostro Antonio Pesenti di oltre 20. Magne si impose grazie alla sua costanza e regolarità (più che a sortite spettacolari), dimostrando quanto il Tour fosse ormai diventato una gara molto professionale di resistenza, tattica e strategia, con poco spazio all'improvvisazione. Fra i velocisti si misero in grande evidenza, dando vita a duelli elettrizzanti, il solito C. Pelissier e l'italiano Raffaele Di Paco con 5 vittorie di tappa ciascuno, destinati entrambi ad entrare nella storia tra gli sprinter più rinomati di ogni epoca. L’Italia oltre alla celebre cinquina del mitico velocista toscano (che indossò per 4 giorni la maglia gialla) – mai nessuno sprinter italiano avrebbe vinto così tanto in un singolo Tour - si fregiò anche dei successi di Eugenio Gestri (che morirà fucilato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale) e di Fabio Battesini, che a soli 19 anni e 133 giorni è tuttora il più giovane di sempre a vincere una tappa.


Nell'immagine, Antonin Magne, vincitore del Tour de France del 1931.

Documento inserito il: 28/02/2026
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