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Storia del Tour de France. Ventritreesima puntata

di Alberto Sigona


1972 LA QUATERNA DI MERCKX

Anche il ’72 vide il trionfo di Merckx, che, complice alcune disavventure di Luis Ocaña (l'unico che avrebbe potuto impensierirlo seriamente), al termine dell'ennesima cavalcata trionfale tornò a spadroneggiare in modo incontrastato, aggiudicandosi 6 tappe (3 a crono) e soprattutto il quarto Tour consecutivo su altrettante partecipazioni, precedendo sul traguardo di Parigi l'italiano Felice Gimondi (distanziato di 10'41'') ed il francese Raymond Poulidor, che eguagliò il primato di podi (sei) fino allora detenuto da due connazionali: Gustave Garrigou (che lo aveva stabilito nel 1913 e che, contrariamente a Poulidor, aveva almeno trionfato in una edizione, 1911) e Jacques Anquetil (vincente cinque volte e terzo in una occasione). Al fiammingo riuscì di nuovo la stessa impresa già compiuta nel 1970, ovvero centrare l'accoppiata Giro d'Italia-Tour de France nello stesso anno: fino a quel momento soltanto Fausto Coppi (nel 1949 e nel 1952) aveva bissato tale abbinamento stagionale. Nel 1974 diventerà l'unico corridore della storia ad aver finora compiuto l'accoppiata Giro-Tour nella stessa annata per ben tre volte. L’Italia in quel Tour vinse 1 sola tappa con Ercole Gualazzini. Fra i protagonisti citiamo il velocista Cyrille Guimard (Francia), 4 acuti per lui.


1973 OCAÑA, FINALMENTE

Luis Ocaña approfitta dell’assenza di Merckx (che dopo le fatiche di Giro e Vuelta scelse di disertare l'appuntamento con la corsa francese) per iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Tour de France, giungendo a Parigi da dominatore, riprendendosi con gli interessi ciò che gli era stato tolto l’anno prima (quando era stato condizionato da vari “contrattempi”, l'ultimo dei quali lo avrebbe costretto al ritiro) e soprattutto due anni orsono, quando una caduta rovinosa gli aveva negato sul più bello una vittoria sostanzialmente già in cassaforte, rischiando persino di ucciderlo. Mostrandosi a suo agio in salita come a cronometro (persino sul pavè, in occasione della 3^ tappa, Roubaix – Reims, quando guadagno 2'30'' circa sui big), vincendo 6 tappe, lo spagnolo alla fine dei giochi avrebbe preceduto in classifica il francese Bernard Thevenet di 15’51’’ e l'altro spagnolo Jose Fuente di 17'15'' (quest'ultimo si ritirerà tre anni dopo a causa di una grave infezione renale; morirà nel 1996, a soli 50 anni, per una pancreatite acuta). Celebre la sua impresa realizzata all’ottava tappa, quando a Les Orres (dopo aver scalato Madeleine, Galibier e Izoard) s’impose con 58’’ sul secondo (Fuente, rimasto attardato per una foratura), circa 7’ su altri due corridori (Mariano Martinez e Thevenet), 12’ sul 5° e ben 20 minuti sul gruppo dei migliori, dimostrandosi uno dei più grandi scalatori di tutti i tempi. Il prosieguo della sua carriera non avrebbe rispecchiato però le sue immense doti di fuoriclasse, raccogliendo molto meno di quanto avrebbe meritato (oltre al Tour 1973, tra i suoi successi principali figura soltanto una Vuelta). Ritiratosi nel 1977, l'anno seguente subì un grave incidente automobilistico mentre era al seguito di una corsa come commentatore televisivo, perdendo l'occhio sinistro. Tormentato dal cattivo stato di salute e sofferente di frequenti stati depressivi, si tolse la vita nel 1994 sparandosi un colpo di pistola. Su sua richiesta le sue ceneri furono disperse sui Pirenei in modo che cadessero sul territorio delle due nazioni (Spagna e Francia), dove aveva trascorso gran parte della sua vita e dove aveva raccolto i maggiori successi sportivi.


Nell'immagine, lo spagnolo Luis Ocaña, vincitore del Tour de France nel 1973.

Documento inserito il: 14/05/2026
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