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Storia del Tour de France. Quattordicesima puntata

di Alberto Sigona


DAL TRIS DI BOBET ALL'EXPLOIT DI CHARLY GAUL


1953 INIZIA L’ERA BOBET

Il francese Louis Bobet si aggiudicò in rimonta il Tour de France 1953 con 14’18’’ sulla rivelazione Jean Mallejac (che partecipando ad un paio di fughe di gruppo aveva rifilato diversi minuti ai big) e 15’02’’ sull’italiano Giancarlo Astrua. Il fuoriclasse transalpino, a 28 anni ed alla fine di un rodaggio durato qualche anno più del previsto, trovava finalmente la sua consacrazione professionale, conquistando da vero campione la Grande Boucle che sostanzialmente apriva l'era del Ciclismo moderno. Celebre la sua impresa a Briançon (18^ tappa), quando staccò tutti di oltre 5’, strappando la maglia gialla a Mallejac (questi, sebbene fosse un suo connazionale, correva per un team concorrente, ovvero una squadra regionale francese denominata Ovest), che la indossava con un margine di 1'13'' su Astrua e 3'13'' sullo stesso Bobet. Quanto all'Italia, gli azzurri si aggiudicarono 3 frazioni, una con Livio Isotti e 2 col solito Fiorenzo Magni, alla sua ultima presenza al Giro di Francia (su 5 partecipazioni collezionò 7 tappe e 9 maglie gialle), esattamente come Gino Bartali, che a 39 anni ottenne un onorevole 11° posto. In quel Tour per mettere in evidenza anche i velocisti e i corridori che lottavano nelle tappe pianeggianti, che fino ad allora non avevano avuto molti riconoscimenti, fu introdotta la classifica a punti per le volate, il cui leader sarebbe stato chiamato ad indossare la “maglia verde”.


1954 DOPPIETTA DI BOBET

Lo spartito del Giro di Francia 1954 non si discosta più di tanto da quello precedente, e così si assiste ancora al dominio incontrastato di “Louison” Bobet, che sbaraglia la concorrenza, a partire dallo svizzero Ferdi Kubler, che termina 2° a 15’49’’ (precedendo a sua volta il compatriota Fritz Schär). Pochi mesi dopo per il fuoriclasse francese sarebbe arrivato anche il Titolo iridato, entrando definitivamente nel cuore dei tifosi transalpini. La corsa fu caratterizzata dall'assenza dei ciclisti italiani, costretti dalla Federazione Italiana a disertare per questioni di rivalsa in merito al boicottaggio che i corridori francesi avevano attuato al Giro d'Italia di pochi mesi prima a causa di una querelle dovuta a sponsorizzazioni extrasportive non gradite.(1)


1955 STORICO TRIS DI BOBET

Anche il Tour ’55 vide il trionfo a mani basse di Bobet, il primo francese a fare tris al Tour nonché il primo ciclista in assoluto ad imporvisi per tre anni di fila. Agli altri non rimasero che le briciole delle sue scorpacciate: il belga Jean Brankart terminò a 4’53’’, il lussemburghese Charly Gaul(2) (la sua corsa fu condizionata da una caduta, che ebbe un impatto importante sul suo rendimento) a 11'30''. Gli azzurri, oltre a fregiarsi dell'onorevole 4° posto di Pasquale Fornara, vinsero 2 tappe con Alessandro Fantini (morirà a soli 29 anni, nel 1961, in seguito a una caduta durante la sesta tappa del Giro di Germania) e con l'ex partigiano Luciano Pezzi. Tra i protagonisti di quel Tour si ricorda il francese Antonin Rolland (compagno di Bobet), che dopo aver preso parte ad una fuga di gruppo (4^ tappa) trascorse ben 12 giorni in giallo. Tra i campioni di ciclismo più amati dal pubblico grazie alla sua generosità, corridore tra i più versatili di sempre, Bobet morirà prematuramente di cancro il giorno dopo il suo 58° compleanno. Purtroppo questa edizione del Tour de France divenne famosa anche per il primo caso di doping ufficialmente accertato nella corsa, che fece venire allo scoperto una deprecabile pratica che in futuro nel mondo del Ciclismo sarebbe diventata una vera piaga, condizionando la regolarità di tutti gli eventi agonistici, specialmente le gare a tappe. Il fattaccio si verificò nel corso dell'11^ tappa, che da Marsiglia portava ad Avignone. Mentre si stava affrontando il Mont Ventoux, lo scalatore francese Jean Malléjac andò in crisi: posto su un lato della strada e soccorso con ossigeno e anticoagulanti, riuscì a riprendersi dopo quindici minuti di completa incoscienza. Quindi venne trasportato all'Ospedale di Avignone, dove fortunatamente si riprese completamente. Tuttavia dalle analisi condotte sul corpo del ciclista emerse un uso massiccio di anfetamine. Il Vaso di Pandora era stato scoperto... per quello che era solo il preludio ad un fenomeno, quello del doping, appunto, che in futuro avrebbe deturpato l'immagine dell'intero Ciclismo.


Nell'immagine, Louis Bobet, vincitore delle edizioni 1953, 1954 e 1955 del Tour de France.


Note:

(1) Nel 1954 l’Italia introdusse nel ciclismo sponsor “extrasportivi”, cioè aziende non legate alla produzione di biciclette, come nella squadra Nivea-Fuchs promossa da Fiorenzo Magni. Sebbene non esistesse un regolamento internazionale che vietasse sponsor “extrasportivi”, questa innovazione rompeva il modello tradizionale basato su case ciclistiche e su equilibri economici consolidati soprattutto in Francia, dove il sistema era più protetto e legato ai costruttori nazionali. I francesi in sostanza temevano che l’ingresso di grandi aziende esterne portasse più risorse alle squadre italiane, alterando la concorrenza e indebolendo i produttori di biciclette francesi, che rischiavano di perdere visibilità e centralità economica. Per questo protestarono e decisero di non partecipare al Giro, ritenendo che il nuovo modello italiano li penalizzasse sia sul piano commerciale sia su quello sportivo. Dopo il braccio di ferro del 1954 (francesi assenti al Giro, italiani assenti al Tour), le tensioni si raffreddarono perché era chiaro che il ciclismo stava cambiando: i capitali delle aziende extra-ciclistiche erano ormai una realtà difficile da bloccare. D'altronde nessuna norma vietava formalmente quel tipo di sponsorizzazione, quindi impedirla sarebbe stato complicato.

(2) TOUR 1955: Charly Gaul si mise particolarmente in mostra durante l'ottava tappa (con diverse montagne da scalare, tra cui il Galibier), con un'impresa di giornata d'altri tempi, vincendo con oltre 13' su Kubler, Bobet e tanti altri, issandosi al 3° posto nella Generale (a 10' dal leader Antonin Rolland). Era il preludio ad una carriera da leggenda.

Documento inserito il: 08/04/2026
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