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Storia del Tour de France. Sedicesima puntata

di Alberto Sigona


1958 IL CAPOLAVORO DI CHARLY GAUL

Quello del 1958 fu un Tour atipico e soprattutto entusiasmante, uno di quelli destinati a divertire la gente come non mai per lo spettacolo e l’imprevedibilità, al contempo scardinando ogni certezza e consuetudine. Un Tour che ci fa ricordare come a volte il Ciclismo sappia trasformarsi in un avvincente romanzo d'avventura. I favoriti della vigilia, il francese Anquetil ed il lussemburghese Gaul, sin dalle prime battute non sembrano in grandi condizioni. Ne approfitta in primis Vito Favero. L’italiano, partito nelle vesti di semplice gregario di Gastone Nencini, grazie a tre grandi fughe da lontano in tappe “soft” (la 3^, Dunkerque - Le Tréport, la 6^, Caen - St. Brieuc, e la 9^, Quimper – Saint-Nazaire), che gli avevano garantito un posto confortevole in Cl. Generale con un solido margine sui big, ed alla sua inattesa competitività mostrata sulle grandi montagne, dopo 14 frazioni riesce a conquistare persino la maglia gialla, con 27'' sul francese R. Geminiani (anch'egli protagonista di sorprendenti sortite di gruppo) ed oltre 4' su tutti i migliori del peloton, mentre i favoriti della vigilia, tra cui Anquetil, sembrano ormai fuori gioco. Quanto a Gaul, trovandosi a ben 10’41’’ non è più ritenuto in lizza nemmeno per il podio.... Tuttavia la 18^ tappa rimette clamorosamente tutto in discussione. Nella cronoscalata del Mont Ventoux, infatti, Gaul, di cui ormai nessuno sembra curarsi più di tanto, mette il turbo, rifilando ai rivali distacchi abissali (ne fa le spese persino uno specialista come Anquetil, giunto a 4'), compreso Favero, che perde 8’ dall'asso lussemburghese. Nella Generale adesso comanda Geminiani, con 2 minuti sull'italiano e 3'43'' su Gaul, che a questo punto, viste le potenzialità, sembra il vero favorito per la vittoria finale. Ma, come nelle migliori trame cinematografiche, i colpi di scena non sono ancora finiti... Così al termine della tappa successiva di media montagna (Carpentras - Gap), Favero si ritrova ulteriormente distanziato in classifica dal leader francese, che adesso gli dà in Graduatoria 3'17'', ma il corridore azzurro a sua volta vede precipitare Gaul (dopo esser stato alle prese con problemi meccanici) ad oltre 12 minuti da sé. Per un divario mostruoso che stavolta sembra porre una pietra tombale sulle aspirazioni sfarzose del grimpeur venuto dal Benelux. Tutto finito? Macchè! In pochi lo possono immaginare, ma in realtà “L'Angelo della montagna” ha in serbo qualcosa di “biblico”, regalandosi un epilogo destinato a rimanere inciso perennemente nella leggenda dello sport. Alla 21^ tappa, che porta la carovana da Briançon a Les Bains, infatti, in una giornata dalle condizioni climatiche pessime (sotto una pioggia gelida), compie un’impresa epocale d'altri tempi, vincendo in solitario, dopo aver scalato Lauteret, Luitel, Porte, Cucheron e Granier, con 7'50'' sul belga Adriaenssens e 10'09'' sul terzo classificato, ovvero Favero. Quest'ultimo riesce a riprendersi la maglia gialla (+39'' su Geminiani), ma paradossalmente si appresta a perdere il Tour. Il vantaggio sul più temibile degli avversari, Gaul, è infatti tutt'altro che rassicurante, cioè di soli 67 secondi. E l'ultima cronometro in calendario, di ben 75 km (con arrivo a Dijon), non lascia che flebili speranze al nostro portacolori. Il lussemburghese, come da copione, vince la tappa (la quarta di questa edizione), rifilando 3’17’’ a Favero, che non può far altro che tirare giù il cappello davanti alle gesta mitiche del lussemburghese, che a Parigi precederà l'azzurro (nell'unica volta in carriera che terminò la Grande Boucle) di 3'10'' e Geminiani di 3'41''. L’Italia ad ogni modo si consolò con le 5 tappe conquistate grazie a Pierino Baffi (3), Arrigo Padovan e Gastone Nencini, nonché con i 6 giorni trascorsi in giallo dallo stesso Favero. Tra i protagonisti del Tour da segnalare lo sprinter francese André Darrigade, 5 tappe per lui. Tornando al trionfo epico di Gaul, lo possiamo ritenere uno degli ultimi exploit sensazionali nella storia del Tour de France. Col tempo, infatti, le occasioni per simili imprese sarebbero sensibilmente diminuite, per via dell'evoluzione tecnica e organizzativa cui sarebbe andato incontro il Ciclismo, sempre meno affidato al caso o alle abilità individuali, e sempre più legato ad una preparazione mirata e persino maniacale, il che avrebbe permesso prestazioni più equilibrate tra i partecipanti, ormai da considerare veri professionisti della strada.


Nell'immagine, Charly Gaul, vincitore del Tour de France del 1958.

Documento inserito il: 15/04/2026
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