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Cartago, 4 maggio 1910. Il tragico terremoto che distrusse il Collegio dei Salesiani

CARTAGO, 4 MAGGIO 1910
IL TRAGICO TERREMOTO CHE DISTRUSSE IL COLLEGIO DEI SALESIANI
VANTO DELLA COMUNITÁ ITALIANA IN COSTA RICA



di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G di F. – Storico militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Cartago è una delle più importanti città della Repubblica del Costa Rica, capoluogo dell'omonima provincia ed è situata a circa 25 km da San José, la capitale, alle pendici del vulcano Irazú. Fondata nel 1563, è stata la prima sede della Capitaneria Generale e poi Capitale del Paese fino al 1823, epoca nella quale, a causa di un terribile terremoto che la semi distrusse, la sede del Governo fu trasferita a San José. Secondo alcuni storici, in realtà, il motivo principale era stato quello di voler penalizzare gli abitanti di Cartago, i quali avevano premuto fino all'ultimo per un'annessione all'Impero Messicano di Agustín de Iturbide, mentre i josefini (gli abitanti di San José) si erano fatti portavoce di quanti volevano che il Costa Rica fosse indipendente. Al di là di ciò, Cartago rimase al centro della vita economica del Costa Rica, grazie soprattutto alla sua abbondante produzione agricola, la stessa che nel corso del decenni successivi avrebbe attratto dall’Europa non pochi migranti. Tra questi anche molti italiani, gran parte dei quali giunti dalla Provincia di Mantova attorno al 1887-1888, assunti per lavorare alla costruzione della rete ferroviaria Costaricense (1). A questi se ne erano aggiunti molti altri, per lo più provenienti dalla Calabria, i quali si diedero all’agricoltura, al commercio, così come ad altre arti e professioni. E fu anch’essa – la prosperosa colonia italiana – che nel maggio del 1910, a poco meno di due anni dal terribile terremoto che in Patria aveva sconvolto le città di Messina e Reggio Calabria, avrebbe pagato un duro prezzo, anche in termini di vite umane, a causa del terribile terremoto (uno dei più distruttivi nella storia del Costa Rica) che sconvolse Cartago e il suo vasto Cantone. Tra le maggiori perdite subite dalla nostra Colonia vi fu anche il bellissimo e recentissimo Collegio dei Salesiani, grazie al quale molti fanciulli e fanciulle avevano finalmente potuto godere di un buon livello di educazione scolastica.


Il terremoto del 4 maggio 1910

Ebbene, la storia di Cartago cambiò per sempre alle ore 18:47 del 4 maggio 1910, allorquando una terribile scossa di terremoto, di magnitudo 6,5 della scala Richter, devastò l’antica Capitale, così come la vicina Paraíso e i quartieri circostanti, disseminati nella c.d. “Valle Centrale” (2). Mentre molte famiglie si preparavano per andare a vena, un forte boato sotterraneo annunciò l'inizio di un terremoto che, in soli 16 secondi, ridusse la città in macerie. Secondo i registri dell'epoca, l'evento – passato alla storia col nome di “Terremoto di Santa Monica”, in quanto coincideva con quella data nel calendario cattolico – distrusse quasi il 90% delle case e degli edifici, lasciando una scia di rovine e dolore. I dati ufficiali non furono mai precisati, ma si stima che in quella circostanza persero la vita tra le 700 e le 1000 persone, circa il 10% della popolazione, molte delle quali sepolte in fosse comuni quasi immediatamente per impedire la diffusione di malattie. Nei giorni seguenti, per quanto caratterizzati, come è facile immaginare, dal caos e dalla disperazione, le operazioni di soccorso ebbero inizio, anche grazie all’apporto della stessa Comunità italiana. Nel tentativo di salvare quel poco che restava dell'ex Capitale, nulla si poté fare per recuperare il modesto patrimonio messo in piedi dalla Comunità Salesiana. I seguaci di San Giovanni Bosco erano giunti in Costa Rica appena il 20 luglio del 1907, sbarcando a Puntarenas. Si erano, quindi, diretti proprio a Cartago, dove l’anno dopo venne stabilita la prima presenza Salesiana nel Paese (3). Ebbene, tra i monumenti di stile coloniale, palazzi e chiese, il terremoto avrebbe distrutto anche l’edificio che ospitava il Collegio, causando anche la morte di alcuni degli stessi fondatori, i padri Gioacchino Vega e Francesco Stanga, il Sacrestano Emanuele Solano e quattro giovanissimi allievi. Per meglio comprendere sia la drammaticità che l’entità della sciagura, lasciamo la parola a Padre Felice Guerra, il quale si recò sul posto nei giorni seguenti, come emerge da una sua lettera pubblicata in seguito sul <<Bollettino>> dello stesso Ordine: <<Il nostro Collegio cadde quasi tutto, mentre la comunità, i superiori e 142 alunni si trovavano in cappella. Di questa non crollò che una parte. In un attimo i più balzarono fuori di chiesa, ma rimasero sotto le macerie due Salesiani, Gioacchino Vega e Francesco Stanga, il sagrestano Emanuele Solano e due giovani. Alla mezzanotte, estratto dalle macerie e circondato dai compagni mori in mezzo alla via un altro giovane, e il giorno dopo un altro. Quattro adunque sono gli alunni periti ed un quinto è all'ospedale, gravemente ferito. Gli abitanti di Cartago erano stati messi sull'avviso da una forte scossa che si fè udire il 13 aprile alle 2 antimeridiane e da molte altre di minor, forza, per cui molti dormivano fuori di casa, ed i più vi entravano appena durante il giorno alla sfuggita. E per questo che non vi furon molte vittime, tuttavia si son già estratti dalle macerie circa 6oo cadaveri! A ciò si aggiunga la forma speciale di costruzione delle case, piccole e leggerissime, le quali, sebbene abbian fatto molti feriti, pure risparmiarono molte vittime. Guai se la terribile scossa avesse investito una città europea! Senza dubbio essa deve aver avuto molto maggior intensità di quella di Messina, perché bastarono due o tre secondi per gettare alla distanza di alcuni metri campanili enormi che risalivano ai tempi coloniali! Subito mi trasportai a Cartago, ove a gran fatica si estrassero le salme dei confratelli. Gran parte dei giovani furono inviati alle proprie famiglie e gli orfani, insieme coi Superiori, si trovano qui nel palazzo della Delegazione Apostolica, convertito in collegio. Il Vescovo ed il Governo non vogliono che i Salesiani se ne vadano e forse si ricovereranno temporaneamente nella città di Heredia […] Intanto I nostri confratelli, insieme con una ventina di orfani si sono recati in Heredia, in una casa offerta da monsignor vescovo>> (4). Le vittime del Collegio, sempre come ricorda Don Guerra, furono tumulate appena dopo il recupero delle salme. I due sacerdoti Salesiani in una fossa comune. Di loro sappiamo che Don Francesco Stanga era nato a Castel Bochino (Alessandria) nel 1867, mentre Don Leon Joaquín Vega apparteneva alla classe 1870 ed era nato a Ozuaelazar (Siviglia), in Spagna. Nonostante la forte perdita subita, i Salesiani di Costa Rica si ripresero, rifondando in alcune capanne di legno il Collegio di Cartago, con una eccellentissima Scuola di Arti e Mestieri, sia una Sezione femminile in San Josè, come emerge da un “Annuario” del 1924 (5). L’Ordine avrebbe avuto un ruolo davvero straordinario non solo per il prosieguo di quell’opera evangelizzatrice iniziata già all’indomani dell’arrivo dei primi spagnoli nel Continente Americano, ma anche per l’alfabetizzazione delle classi sociali più povere, vero patrimonio per quel bellissimo e straordinario Paese che è il Costa Rica. Ma questa è un’altra storia…


Nell'immagine, gli effetti del terremoto sulla chiesa di San Francesco


NOTE:

(1) Sull’argomento vgs. Gerardo Severino, Tullio Giuseppe Delvo. Da operaio delle Ferrovie ad abile tipografo in Costa Rica (Sermide, 1867 – San José, 1929, in www.tuttostoria.net, 21 gennaio 2026.

(2) Secondo successivi studi paleosismici e morfotettonici fu provato che il terremoto aveva avuto origine dalla faglia di Aguacaliente.

(3) Cfr. <<Le vie d’Italia e dell’America latina>>, anno 1925, pag. 1050.

(4) Cfr. corrispondenza dal titolo “Il Collegio di Cartago distrutto. Lettere di D. Felice Guerra”, in <>, n. 7 del luglio 1910, pag. 207 ed ancora “L’incendio della Missione di Rawson. Il collegio di Cartago distrutto dal terremoto”, in <<Le Missioni Cattoliche. Bollettino illustrato dell’opera La Propagazione della Fede>>, n. 1879 del 5 agosto 1910, pag. 362.

(5) Cfr. Ministero degli Affari Esteri, <<Annuario delle Scuole Italiane all’Estero – 1924>>, Roma, Libreria dello Stato, 1923, pag. 25.

Documento inserito il: 18/02/2026
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