Cookie Consent by Free Privacy Policy website
>> Storia Contemporanea > Nel Mondo

La tragica fine di Manuel de Jesus Ferreccio, alias "Tito Simon"

LA TRAGICA FINE DI MANUEL DE JESUS FERRECCIO ALIAS “TITO SIMON”
IL PUGILE ECUADOREGNO DAL SANGUE LIGURE
(Guayaquil, 28 febbraio - 1° marzo 1926)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Il 28 febbraio del 1926, uno dei più bravi e famosi pugile dell’Ecuador, Manuel de Jesús Ferreccio, detto “Tito Simon”, affrontò il peruviano Humberto Pacheco, detto “KO Pacheco”, all'American Park Coliseum di Guayaquil. Fu, quello, il suo ultimo match, in quanto il giovanissimo boxer ecuadoregno fu colpito da un pugno fatale che il successivo 1° di marzo ne avrebbe provocato giocoforza la morte, a causa di una estesa emorragia cerebrale. Il drammatico evento colpì l’intero Continente Americano, ove lo sportivo era particolarmente famoso, ma non la lontanissima Italia, Paese dal quale erano partiti i suoi avi, molti decenni primi, abbandonando per sempre l’incantevole Liguria. Quella che segue è la sua vicenda.


Dalla Liguria all’Ecuador

La famiglia Ferreccio, che ancora oggi vive in Ecuador e in altri Paesi dell’area del Centro-Sud America, ha origini Ligure, provenendo da Recco, un ridente borgo della bellissima Riviera di Levante, che il viandante può ammirare allo sbocco della valle del torrente omonimo, in una piccola insenatura del Golfo Paradiso, a ovest del promontorio di Portofino, tra gli abitati di Sori e Camogli. Fu proprio da Recco che ancor prima dell’unificazione italiana alcuni coraggiosi pionieri varcarono gli Oceani non in cerca di un avvenire migliore, bensì per consolidare i propri affari commerciali, approfittando delle rotte marittime che, nel frattempo, erano state tracciate dall’allora Regno di Sardegna. Fu solo verso la fine dell’Ottocento che anche da Recco ebbe luogo la grande emigrazione economica, in virtù della quale anche non pochi esponenti della stessa famiglia Ferreccio si stabilì in Paesi come l’Argentina, Cile, Peru, nella Repubblica Dominicana e, ovviamente, l’Ecuador, già allora meta dei commercianti di cacao. Primo fra tutti fu Andrea, allora quarantaduenne, il quale il 26 novembre del 1850 sbarcò a Buenos Aires da bordo del brigantino “Camilla”, partito circa un mese prima da Genova. Dopo di lui altri Ferreccio avrebbero lasciato l’Italia, e sempre con la stessa prima tappa: l’Argentina. Non abbiamo, tuttavia, idea di quando suo padre, Emanuele Ferreccio raggiunse l’Ecuador, dopo aver dimorato per qualche tempo in Argentina, ma sappiamo di certo che il 28 giugno del 1883, nella Chiesa madre di Guayaquil, sede della principale Colonia di migranti italiani fu battezzato un bambino dal nome Carlos Humberto Ferreccio Diaz, nato dall’unione del migrante ligure con Francisca Diaz, nata nel 1868 nella stessa Guayaquil.


La breve vita di un grande pugile italo-ecuadoregno

Nei primi anni del Novecento, divenuto ormai un affermato commerciante di Guayaquil, Carlos Humberto Ferreccio Diaz decise di prender moglie. E lo fece convolando a nozze con una compatriota, Maria Crespo, nata in Italia nel 1885, giunta anche lei in Argentina con la madre e i fratelli, sbarcando a Buenos Aires il 26 novembre del 1888. Dal matrimonio nacque il primogenito, Manuel de Jesus, molto probabilmente attorno al 1903-1905 seguito da Carlos Moises, venuto alla luce nel 1910. Molto scarse sono le notizie relative all’infanzia che Manuel visse in città. Sappiamo solo che la sua avventura sportiva ebbe inizio all’indomani del 1922, quando a Guayaquil venne fondato il “Club Liga Deportiva Universitaria” (1), grazie al quale si consolidò in città anche la pratica sportiva della box. È da ricordare che la boxe ecuadoriana aveva avuto le sue vere origini negli anni Dieci, allorquando gruppi di dilettanti provenienti dai quartieri più popolari di Quito, Guayaquil, Cuenca e delle città più grandi si sfidavano all'aperto, a volte senza guantoni, altre volte senza palcoscenico, forse anche nella necessità di qualche “regolamento di conti” o per semplici sfide di potere. I giornali dell’epoca ricordano che il giovane, avendo da poco compiuto diciannove anni d’età, già intratteneva il pubblico nelle gare che, quale “peso piuma” sosteneva presso l’allora celebre Arena dell'American Park Coliseum, godendo dell’affetto dei suoi numerosissimi tifosi, gli stessi che decisero di chiamarlo “Tito Simon”. Nel 1923 era un campione affermato, anche se fu proprio in tale anno che se ne registrò una pesante sconfitta, da parte del giovanissimo Martín Ceballos Mata, studente universitario, atleta e pugile dilettante, che o aveva sfidato in un incontro di 15 round. I due si affrontarono, sempre presso l'American Park Coliseum, il 14 ottobre 1923, in un incontro che è rimasto immortalato nella storia della box ecuadoregna. L'abilità di Simón era in piena mostra e, al quarto round, le speranze del dilettante sembravano ormai infrante. Ma con una spettacolare rimonta, Martín Ceballos travolse il suo avversario tra il quinto e l'ottavo round. Tra il nono e l'undicesimo round, Simón riprese il comando, e ancora una volta Ceballos sembrava vicino alla fine. Con grande stupore del pubblico, lo sfidante si riprese nel dodicesimo round e attaccò Tito Simon, che, nel penultimo, si liberò attraverso le corde dopo una formidabile evasione di Ceballos. L'ultimo round fu un vero e proprio “tutti contro tutti”, tanto che al suono della campana, il pubblico irruppe sul ring per portare sulle spalle Martín Ceballos, un dilettante che si era guadagnato un pareggio dopo quindici round contro un professionista esperto. Al di là di ciò la fama di Manuel de Jesus Ferreccio l’avrebbe accompagnato sino all’epilogo della sua vicenda terrena (2). Ciò si verificò all’indomani del 28 febbraio 1926, allorquando si tenne l’incontro tra il Ferreccio e il potente pugile peruviano Juan Humberto Pacheco, noto al grande pubblico con il nome di “KO Pacheco”. In quel tragico giorno l’American Park Coliseum risultò particolarmente gremito di pubblico, quasi tutti riuniti per assistere all’ennesima performance dell'astro nascente Tito Simon. Ma la sorte aveva deciso diversamente. Non appena suonò la campana, i pugili si lanciarono dai loro angoli e, dopo alcune finte, Pacheco sferrò un devastante destro al mento di Tito, mandando il famoso pugile al tappeto. L'arbitro, manco a farlo apposta era quel Martín Ceballos di cui avevamo fatto cenno prima, iniziò il conteggio, tanto che Tito Simon si rialzò e sembrò essersi ripreso dal colpo. In realtà, invece, il pugno di Pacheco si rivelò fatale. Il giovanissimo Tito Simon apparve, quindi, fuori controllo, tanto che il pugile peruviano vi si lanciò nuovamente contro. Manuel Ferreccio, in un’ultima manifestazione di orgoglio cercò di contrattaccare il rivale, sferrando pugni a destra a manca, ma senza risultati. Le cronache del tempo ci ricordano che i round successivi si svolsero tra la disperazione dei tifosi e dell’allenatore di Tito, Manolo Vizcaíno, il quale cercò invano di fermarlo. All'ottavo round, della paventata e brillante performance del celebre pugile di Guayaquil non rimaneva traccia. Poco dopo l'inizio dello stesso, in seguito a un violento scambio di colpi, Tito Simon cadde; si rialzò e poi, senza ulteriori pugni, cadde di nuovo. Manolo Vizcaíno gettò così la spugna e Simon fu, quindi, ricondotto al suo angolo, nella speranza di rianimarlo. Non reagendo, si decise di portarlo in Ospedale. E fu proprio lì che alle ore tre del mattino del 1° marzo, Manuel de Jesus Ferreccio si sarebbe spento, lasciando nello sgomento sia i familiari che l’intera città di Guayaquil. Al di là dei solenni funerali, ai quali, si racconta, parteciparono oltre 5000 persone, la storia di quello sfortunato match fece il giro del Paese, anche grazie ad uno speciale “Cinegiornale” edito dalla Casa di Produzione “Ocaña Films” e con la firma del famoso regista spagnolo Manuel Ocaña, da anni attivo a Quito. Titolo del pezzo fu “El match trágico de Tito Simon” (“Il tragico incontro di Tito Simon”), una drammatica testimonianza della morte del giovane pugile ecuadoriano che avrebbe commosso non solo il pubblico, ma anche la stessa critica cinematografica, non sempre amante di quel genere di sport (3).


Nell'immagine, Manuel de Jesus Ferreccio, alias "Tito Simon"

NOTE:

(1) Fu fondata il 20 giugno 1922 con il nome di “Liga Deportiva Universitaria” e in seguito cambiò il suo nome in “Liga Deportiva Estudiantil” il 20 giugno 1928, con l'obiettivo di consentire agli studenti delle scuole superiori di iscriversi all'istituzione.

(2) Cfr. Emilio Ruiz Ortiz, Historia del boxo guayaquileño, Publicación del Programa Editorial Municipal de Santiago de Guayaquil, 2007, g. 73.

(3) Cfr. Ricardo Vascancollos Rosaso, La muerte de Tito Simon y K.O. Pacheco, in <<El Universo>>, 21 agosto 2022, pag. 26.

Documento inserito il: 30/01/2026
  • TAG:

Articoli correlati a Nel Mondo


Note legali: il presente sito non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilità dei materiali. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
La responsabilità di quanto pubblicato è esclusivamente dei singoli Autori.

Sito curato e gestito da Paolo Gerolla
Progettazione piattaforma web: ik1yde

www.tuttostoria.net ( 2005 - 2025 )
privacy-policy