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Da Mantova a San José.

DA MANTOVA A SAN JOSÉ
STORIA DI UOMINI CHE HANNO SCRITTO
LA STORIA FERROVIARIA DEL COSTA RICA
(1887 – 1888)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G.di F. – Storico militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Nel 1887 la Repubblica del Costa Rica si trovava sotto la Presidenza del Generale Ramón Bernardo Soto Alfaro, un liberale che avrebbe proseguito l’impegno assunto dai suoi predecessori per il raggiungimento di quel progresso generale del Paese, méta molto importante anche ai fini di una pacificazione nazionale inseguita da decenni, tra un sovvertimento politico e l’altro. Ebbene fu proprio in quell’anno che ebbe modo di concretizzarsi un accordo tra lo stesso Governo Costaricense e il Regno d’Italia, in virtù del quale circa 1.500 operai della Penisola, la maggior parte dei quali provenienti dalla Provincia di Mantova, si sarebbero trasferiti in Centro America, ove sarebbero stati impiegati nella costruzione della grande ferrovia che avrebbe collegato San José al mare. Stiamo parlando della gloriosa “Ferrocarril al Pacifico”, in seguito chiamata anche “Ferrocarril Eléctrico al Pacifico”, una linea ferroviaria, merci e passeggeri, messa in piedi dalla Società capeggiata dallo spregiudicato imprenditore nordamericano Minor Cooper Keith, che avrebbe per l’appunto collegato la capitale Costaricense con il porto marittimo di Puntarenas, sulla costa di tale Oceano. Non fu, come hanno scritto in tanti, un’impresa facile, tanto è vero che molti di loro sarebbero morti, mentre per altri si trasformò in una vera e propria sconfitta, a causa dei gravi problemi sanitari cui andarono incontro (1). Con il presente saggio ricorderemo una delle pagine meno conosciute dell’emigrazione italiana nel mondo.


Da Mantova a San José de Costa Rica (1887 – 1888)

All’accordo tra i due Governi fecero immediatamente seguito i fatti, tant’è che già il 12 dicembre dello stesso 1887 attraccava nel porto di Limón, il principale scalo del Costa Rica nel Mar dei Caraibi (Oceano Atlantico), il piroscafo “Australia” a bordo del quale si trovavano i primi 650 migranti reclutati prevalentemente nell’Ostigliese e nel Mantovano in generale. A loro era stato offerto un contratto biennale finalizzato alla costruzione della ferrovia che da Puerto Limón avrebbe operato un collegamento diretto con la Capitale, San Josè. A loro si sarebbero aggiunti, qualche mese dopo, altri 80 operai e tecnici mantovani, grazie ai quali l’Italia avrebbe preso parte attivamente a quella che, almeno allora, fu considerata un’impresa avveniristica, tenendo presente che essa fu realizzata praticamente nel cuore della foresta Costaricense, con tutti i disagi che possiamo facilmente immaginare. Ma, per meglio far comprendere di cosa stiamo trattando, lasciamo la parola ad un <<Bollettino Statistico>> riguardante l’emigrazione italiana. Ebbene, riguardo ai movimenti migratori relativi al 1888, con particolare riferimento proprio alla Provincia di Mantova fu scritto: <<Nei 12 mesi dal 1° luglio 1887 al 30 giugno 1888 partirono in emigrazione propria più di 3000 persone. Di questi emigranti 6 o 700 vennero arruolati legalmente da una società inglese che ottenne regolare permesso dal Ministero dell'Interno, e condusse gli emigranti nella Repubblica di Costa Rica per occuparli nella costruzione di strade ferrate. Gli altri che partirono a frotte di 4.500 persone o non erano arruolati o se lo furono le agenzie che ne operarono l'ingaggio non si poterono conoscere avendo sede in altre province>> (2). In altra pubblicazione dell’epoca si legge: <<Nel Costarica fino al 1887 noi non avevamo che una piccolissima immigrazione, notevole però per le sue prospere sorti. Ma alla fine di detto anno ed il principio dell'anno in corso, come già ne feci cenno in questo stesso rapporto ebbe luogo una considerevole immigrazione temporanea di lavoratori, le cui condizioni economiche sono soddisfacenti mentre invece le condizioni sanitarie ebbero un periodo assai infelice, avendo dovuto una parte di essi soggiornare in regioni malsane, le quali disgraziatamente non erano state escluse nei contratti di arruolamento. Complete informazioni al riguardo già sono state da me fornite al Ministero degli Affari Esteri. La ferrovia fra Limon e Cartago è la sola opera pubblica attualmente in costruzione; ma lo stesso signor M.C. Keith, impresario dei lavori di quella linea, con contratto del 3 agosto u.s. stipulò col Governo la costruzione di altra linea tra Rio Jimenez e Rio Frio verso la frontiera orientale di Nicaragua ricevendo come compenso la concessione di 280.000 ettari di terreni incolti, ma fertili, situati lungo la nuova linea. I relativi lavori verrebbero cominciati appena terminati quelli dell'altra ferrovia. Si pensa poi ancora di terminare la ferrovia che da Cartago e San José deve raggiungere il porto di Puntarenas, per modo che troverebbesi la Repubblica attraversata da una linea interoceanica. Sembra però che vi siano delle difficoltà che ritarderanno l'esecuzione dei siffatto progetto. Ad ogni modo il Costa Rica attualmente è in Centro America il paese ove maggiore è l'attività economica è che, in ragione della nostra immigrazione ed il possibile sviluppo degli interessi che vi sono collegati, maggiormente merita forse la nostra speciale attenzione>> (3). Lo stesso estensore di tale contributo, il Regio Console Magliano, in altra parte del testo evidenziò che gli italiani in Costa Rica avevano raggiunto le 1.700 unità, spiegandone così i motivi. Dalla sua relazione scopriamo che oltre alla tragedia del 1888 anche in passato i migranti dall’Italia non se l’erano passata bene: <<Questo aumento è in gran parte dovuto alle tre disgraziate spedizioni di contadini dell'Alta Italia, i quali, in numero di circa 900, nel 1878 ed al principio del 1879, furono diversi speculatori condotti in questo paese. Sbarcati sulla costa dell'Atlantico in Livingston, trattenuti in regioni malsane, e privi di acconcia assistenza, molti di essi morirono, una parte rimpatrio od emigrò per altre destinazioni, ed i restanti, il cui numero può calcolarsi essere stato di circa 600, vennero ad accrescere la colonia italiana in questa e nelle altre Repubbliche centro- americane. Dal 1879 sino alla fine del 1887 non s’ebbero altri casi di immigrazioni collettive; solo l'immigrazione individuale seguitò a svilupparsi con progressiva aumento, benché in proporzioni poco considerevoli>> (4). A causa delle precarie condizioni generali nelle quali le maestranze venivano fatte lavorare, così come a causa degli incidenti di lavoro e, non per ultime, le tradizionali malattie tropicali, furono circa un centinaio gli emigranti italiani che non fecero più ritorno in Patria. Ma questo non fu l’unico dramma che quei poveretti dovettero affrontare. Ci riferiamo, in particolare, alle inadempienze dello stesso imprenditore Minor Cooper Keith, che peraltro avrebbero originato anche il primo sciopero nella storia del Costa Rica. Le giuste rivendicazioni ebbero per fortuna eco anche in Italia, soprattutto grazie ai Sindaci del Mantovano e a Comitati Civici, grazie ai quali la protesta raggiunse l’allora Capo del Governo, On.le Francesco Crispi, al quale fu chiesto di interessarsi affinché il contingente di lavoratori, che oramai aveva raggiunto circa 1500 unità, coinvolgendo, oltre Mantova, anche le Provincie limitrofe di Verona, Rovigo, Modena e Ferrara, rientrasse finalmente a casa. Ovviamente non tutti ebbero la forza di rinunciare all’avventura Costaricense, preferendo riciclarsi in altre attività, come fece quel Tullio Giuseppe Delvo, di cui abbiamo scritto in un precedente contributo pubblicato su questo stesso portale (5). Al di là di tali risvolti, drammatici sotto tutti i punti di vista, il ruolo che le maestranze italiane ebbero in Costa Rica, soprattutto riguardo alla costruzione della rete ferroviaria fu davvero incredibile e, per certi versi, indispensabile se pensiamo ai risultati ottenuti. E, ciò nonostante, il fatto che gran parte dei morti non furono ricordati a sufficienza, né in Costa Rica né tantomeno in Italia.


Il caso di Giuseppe Boschetti da Ostiglia

La storia di Giuseppe Boschetti è emersa in questi giorni, e solo casualmente, avendo recuperato dal mercato del collezionismo una rarissima foto di gruppo, realizzata dal famoso studio fotografico “Rudd & Paynter”, operante a quei tempi presso il Parque Central, in quel di San José. Sul retro della stessa viene indicato un solo nome, per l’appunto quello di Giuseppe Boschetti, ma senza alcun altro riferimento che ci potesse consentire di saperne di più, oltre ad una data, il 1886, seguita da un punto interrogativo. Dopo vari tentativi siamo riusciti a scoprire chi fosse veramente Giuseppe Boschetti, vale a dire un operaio nativo di Ostiglia (Mantova), del quale, tuttavia, non conosciamo esattamente la data di nascita, essendo avvenuta prima che anche nel Mantovano (passato al Regno d’Italia nel 1866, al termine della Terza guerra d’indipendenza) fosse introdotta l’anagrafe civile.
Della sua morte, invece, si fa cenno in una Circolare, pubblicata nel 1891 su di un Bollettino Ministeriale, nella necessità di individuare gli eredi. Nell’elenco ad essa allegato, alla voce “Boschetti Giuseppe” fu aggiunta la seguente frase: <<…indicato come nativo di Ostiglia, morto a Costarica nell’anno 1888, L. 9,16>> (6). Le 9,16 lire rappresentavano quanto era stato recuperato del modesto patrimonio dell’operaio, e si trattava di una somma che ovviamente andava restituita alla famiglia d’origine, in Italia. È verosimile ritenere che il Regio Consolato d’Italia a San José non fosse riuscito a identificare al meglio il Boschetti, così come le tante altre vittime italiane. Nella stessa circolare vengono, infatti, citati altri due italiani morti in Costa Rica nelle medesime circostanze, ma dei quali non viene indicata la provenienza. Si trattava di tali Antonio Borgia, che aveva lasciato un patrimonio che ammontava a £, 48,55 e Viscardi (o Viscardo) Luigi, il quale possedeva in vita la considerevole somma di £. 45,43. I tre emigranti furono ricompresi nell’atto amministrativo solo per via del fatto che avevano lasciato dei beni, ragion per cui non sapremo mai effettivamente quante furono le vittime di quella sfortunata spedizione in Costa Rica. Non conosciamo, infine, nemmeno l’epilogo di tale indagine amministrativa, ma speriamo ugualmente che tali somme siano effettivamente state attribuite agli aventi titolo, se non altro quale ultimo, generoso viatico di chi, come il Boschetti e altre decine di poveri Cristi, era stato costretto a lasciare l’Italia, in cerca di un avvenire migliore.


Nell'immagine, Giuseppe Boschetti ed altri lavoratori italiani in Costa Rica.


NOTE:

(1) Cfr. Natale Malnate, Gli Italiani in America, Genova, Stab. Tip. Lit. Pietro Pellas Fu L., 1898, pag. 8.

(2) Cfr. “Provincia di Mantova”, in Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, <<Statistica della Emigrazione Italiana avvenuta nell’anno 1888>>, Roma, Tipografia Aldina, 1889, pag. 188.

(3) Cfr. “L’immigrazione nel Costarica”, in “L’immigrazione Italiana nel Centro America. Da Guatemala, 5 ottobre 1888”, in Roberto Magliano, <<Interessi Italiani nella America Centrale. Estratti di rapporti diretti al R. Ministro degli Affari Esteri>>, Roma, Tipografia delle Mantellate, 1889, pag.14 e 15.

(4) Ivi, pag. 4.

(5) Cfr. Gerardo Severino, “Tullio Giuseppe Delvo. Da operaio delle Ferrovie ad abile tipografo in Costa Rica (Sermide, 1867 – San José, 1929”, in www.tuttostoria.net, 21 gennaio 2026.

(6) Cfr. “Circolare n. 41225 del 4 ottobre 1891 sulle successioni di italiani morti all’estero. Indagini per accertare gli eredi”, in Ministero di Grazia e Giustizia, <<Bollettino Ufficiale del Ministero di Grazia e Giustizia>>, n. 49 del 9 dicembre 1891, pag. 606.

Documento inserito il: 22/02/2026
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