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Cento anni fa la tentata deportazione della comunità cinese dall'Ecuador

CENTO ANNI FA LA TENTATA DEPORTAZIONE DELLA COMUNITÁ CINESE DALL’ECUADOR
IL RUOLO RISOLUTORE ESERCITATO DALL’ AVV. HOMERO VITERI LAFRONTE MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI ECUADOREGNO
(Guayaquil, 7 – 16 gennaio 1926)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico militare e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Nel 1926, l’Ecuador, una delle più importanti fra le Repubbliche del Centro America, ospitava una laboriosa comunità cinese, gran parte della quale concentrata a Guayaquil, importante porto dell’Oceano Pacifico, crocevia multietnico sin dai primi anni che avevano fatto seguito la proclamazione della stessa Repubblica. Giunti in Ecuador, così come in altri Stati del Continente Americano, nel corso dell’Ottocento, costretti dalla miseria, i migranti cinesi si erano stabiliti nelle città principali del Paese, formando così piccole collettività, le quali avrebbero operato, quasi sempre in condizioni difficili, in settori come l'agricoltura, miniere e nel commercio al dettaglio. Fu solo nei primi decenni del Novecento che le stesse comunità diedero luogo ad avviate attività commerciali, dalle celebri lavanderie agli empori di generi diversi, le quali – almeno in una prima fase – non avrebbero potuto contribuire in “maniera vistosa” all’accrescimento dell'economia locale, preferendo destinare i guadagni alla Madrepatria, ove erano rimasti a vivere anziani e bambini. Tale atteggiamento fu, purtroppo, travisato da talune autorità, le quali, non comprendendo a fondo lo spirito pionieristico del popolo cinese, ma soprattutto la necessità di migliorare le condizioni di vita in Patria, condannarono e, per certi versi, perseguitarono quella povera gente, così come accadde a Guayaquil esattamente un secolo fa (1). Eppure, era stata proprio la comunità cinese di Guayaquil, autotassandosi, che aveva donato, nei primi anni Venti un idrovolante “Macchi M.18”, il più moderno dell'epoca, onde favorire la nascita dell’Aviazione Militare dell’Ecuador.


I fatti del gennaio 1926

Ebbene, la narrazione, alquanto sconosciuta di quel triste episodio della storia Equadoregna, ci porta agli inizi del 1926, in un epoca nella quale in Ecuador il potere esecutivo era da pochi mesi passato di mano ad una Giunta Militare sorta all’indomani del 9 luglio 1925, allorquando una rivolta militare, capeggiata dal Generale Francisco Gómez de la Torre, aveva deposto il Presidente Gonzalo Córdova. Al capo del “Primo Governo Provvisorio”, Luis Telmo Paz y Miño era subentrato, già il 14 di luglio Francisco Arizaga Luque, il quale avrebbe guidato il Paese sino al successivo 10 gennaio 1926, allorquando fu sostituito da Humberto Albornoz Sánchez. In tale clima, il 7 gennaio dello stesso 1926 la Legazione degli Stati Uniti d’America in quel di Quito, a quel tempo in mano all’Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario, Gerhard A. Bading, ricevette, da parte di J. Wah Hing, membro autorevole della comunità cinese di Guayaquil, il seguente telegramma: <<Ministro Americano, Quito. Quarantotto membri della nostra colonia sono detenuti in carcere dopo aver esaminato i loro certificati di identità in conformità con un ordine emesso dal capo della polizia, che ci ha informato che saremmo stati costretti a lasciare il paese. Preghiamo Vostra Eccellenza di usare i vostri buoni uffici per ottenere la nostra libertà, (firmato) J. Wah Hing>>. La violenta iniziativa, non di certo partita da un ordine Governativo, era frutto dell'azione arbitraria intrapresa dal Capo della Polizia di Guayaquil, il Maggiore Luis Alberto Larrea Alba (2). Lo stesso giorno, la Legazione USA ricevette un ulteriore telegramma da parte di Chan Santon Taysing, allora Console Generale della Cina a Guayaquil, il quale, nel confermare il contenuto del telegramma spedito dal proprio connazionale, affermava che tutti i cinesi arrestati in città erano noti commercianti, tra i quali anche il Direttore della Camera di Commercio Cinese di Guayaquil, e che tutti erano stati arrestati senza che fosse stata formulata loro alcuna accusa ben precisa, peraltro privati ​​della loro libertà in violazione delle garanzie dettate dalla stessa Costituzione dell'Ecuador e dalle leggi che regolamentavano la presenza degli stranieri in quel Paese. Il Legato Americano non si perse d’animo, tanto da richiedere immediatamente udienza proprio a Don Francisco Arízaga Luque (6 febbraio 1900 – 22 ottobre 1964), allora ancora Capo dell’Esecutivo dell’Ecuador, e che in quel frangente storico ricopriva pure le funzioni di Ministro degli Affari Esteri. Il Ministro Nordamericano, oltre ad informare il Ministro chiese espressamente di liberare i cinesi, ovvero di fornire elementi concreti riguardo ad eventuali accuse di cattiva condotta, se ve ne fossero state, in conformità con la Costituzione e le leggi dell'Ecuador. Il Ministro Arízaga Luque rassicurò il Diplomatico Statunitense riguardo al fatto che egli stesso non avrebbe consentito alcuna azione contraria alle disposizioni della legge Ecuadoriana nei confronti dei cinesi e che avrebbe fatto in modo che ricevessero un trattamento equo. L'8 gennaio, un ulteriore telegramma giunto alla Legazione USA, nel fornire i nomi di tutti i cinesi arrestati, segnalò al Ministro l'intenzione, espressa dallo stesso Capo della Polizia di deportare tutti i cinesi da Guayaquil, intenzione basata su una vecchia legge, poi modificata, che proibiva ai cinesi di entrare nel territorio Ecuadoriano. Lo stesso Console Generale cinese, Signor Chan Santon Taysing, segnalò un’altra triste circostanza, vale a dire che tutte le attività commerciali cinesi a Guayaquil erano state nel frattempo chiuse, con conseguenti notevoli perdite finanziarie anche per gli operai e le loro famiglie. Il 10 gennaio il Console Americano a Guayaquil, Richar P. Butrick, telegrafò anche lui alla Legazione USA a Quito, comunicandogli che l’intero Corpo Consolare residente in città, così come il mondo bancario locale avevano ufficialmente protestato presso le autorità locali, contro le quali mossero ben precise accuse di maltrattamenti ai danni dei cinesi, oltre al responsabilità totale riguardo alla grave situazione che si era creata.


Il ruolo del Presidente e Ministro degli Esteri Ecuadoregno, Homero Viteri Lafronte

Fu il 10 gennaio dello stesso 1926 che a Quito s’insediò la nuova “Junta de Gobierno Provisional”, a capo della quale assurse il citato Humberto Albornoz Sánchez, mentre il Dicastero degli Affari Esteri fu attribuito ad interim all’Avvocato Homero Viteri Lafronte, titolare del Ministero della Pubblica Istruzione. In quella stessa giornata il Ministro Plenipotenziario Americano, Gerhard A. Bading chiese di poter incontrare il Ministro Viteri Lafronte, al quale illustrò nuovamente la grave situazione che si stava vivendo in quei giorni a Guayaquil. Il Diplomatico Statunitense, attuando le direttive ricevuta da Washington, nel richiamare l’attenzione riguardo all’azione arbitraria intrapresa dal Capo della Polizia di Guayaquil, fece notare al componente il Governo Provvisorio come il provvedimento stava creando non poche perdite finanziarie anche a numerosi esportatori americani, e che tali perdite finanziarie, pari a migliaia di dollari, avrebbero, quasi certamente e a tempo debito, causato precise rivendicazioni diplomatiche. Da quell’incontro, conclusosi con l’assicurazione Ministeriale che non sarebbe stata permessa alcuna altra azione arbitraria, quale la ventilata deportazione, il Governatore e il Capo della Polizia di Guayaquil ricevettero le opportune istruzioni in maniera tale da rispettare pienamente le leggi del Paese. Ma la caparbietà del funzionario di Polizia non s’arrese, nemmeno dinanzi a tali ordini. Appena il giorno dopo, infatti, il Console Generale cinese inviò a Quito un telegramma che informava gli Americani sul fatto che il Capo della Polizia aveva emesso un altro ordine, secondo il quale ogni cinese arrestato sarebbe stato obbligato a depositare in banca ben cinquemila sucre (la somma sarebbe stata poi ridotta a duemila sucre), quale garanzia e, una volta fatto ciò, si proponeva di concedere loro 90 giorni di tempo, necessari per liquidare i propri affari, prima di essere espulsi definitivamente dal Paese. Non solo, ma lo stesso giorno un altro telegramma giunto alla Legazione Americana informava che sino a quel momento i cinesi arrestati avevano raggiunto la quota di 136 cinesi, segno evidente di una vera e propria “caccia al cinese” ancora in atto. A quel punto il Ministro Plenipotenziario, Gerhard A. Bading non si fece pregare due volte. Il 12 gennaio spedì immediatamente al Ministro degli Esteri il seguente telegramma: <<Il Ministro americano porge i suoi omaggi al Sr. Dr. Don Homero Viteri Lafronte, membro della Junta de Gobierno Provisional responsabile del Ministero degli Affari Esteri, e ha l'onore di consegnargli con la presente copia di un telegramma ricevuto dal Console Generale cinese in riferimento alla questione in discussione ieri pomeriggio. Il Ministro americano desidera esprimere nuovamente e rispettosamente la sua protesta contro l'azione arbitraria intrapresa dall'Intendente Generale della Polizia di Guayaquil, che ha arrestato e detenuto in prigione, come riportato, 136 cinesi, in violazione di tutte le leggi e della giustizia, ed esprime la speranza che vengano prese misure immediate per restituire a questi cinesi la libertà e i diritti garantiti a tutti i residenti stranieri dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica dell'Ecuador. G A Bading coglie l’occasione per esprimere al Dott. Don. Homero Viteri Lafronte l’assicurazione della sua alta considerazione e stima>>. Il giorno seguente giunse, sempre alla Legazione Statunitense, la risposta da parte del citato membro della Giunta, con il seguente telegramma: <<Il Ministro della Pubblica Istruzione, responsabile del Ministero degli Affari Esteri, presenta i suoi omaggi a Sua Eccellenza il Ministro degli Stati Uniti d'America e, in risposta alla nota verbale di Sua Eccellenza di questa data, riguardante l'arresto e l'incarcerazione di 136 cinesi a Guayaquil, ha il piacere di dichiarare che questi documenti saranno immediatamente portati a conoscenza della Junta de Gobierno Provisional, nella speranza di ottenere una risoluzione favorevole da tale organismo. Homero Viteri Lafronte coglie l’occasione per rinnovare a Sua Eccellenza il Dott. Gerard A. Bading l’assicurazione della sua più alta e distinta considerazione>>. Intanto la situazione generale che si stava vivendo a Guayaquil aveva “surriscaldato” anche gli animi delle altre comunità straniere viventi in città, tanto che di lì a qualche giorno anche il Ministro Plenipotenziario di Francia trasmise alla Legazione Americana una nota con la quale si richiamava l'attenzione riguardo ad una specifica denuncia, presentata da un’importante Casa d’Import ed Export francese operante a Guayaquil, in virtù della quale si chiedevano i nomi dei responsabili delle ingenti perdite finanziarie che si sarebbero certamente verificate, nel caso in cui i cinesi fossero stati effettivamente deportati. A tale segnalazione fece, quindi, seguito il seguente telegramma, spedito dalla “Levy Brothers” di Guayaquil, il più grande stabilimento mercantile americano operante in Ecuador: <<I crediti personali delle nostre aziende ai cinesi per centomila sucre, e almeno diecimila dollari sui conti della nostra agenzia Colgate sono in pericolo con le ultime azioni contro i cinesi in Ecuador." (firmato) Philip Levy>>. Fu solo il 14 gennaio che il Console Generale cinese, Chan Santon Taysing ebbe finalmente la possibilità di raggiungere Quito, onde incontrarsi con il Ministro Plenipotenziario Statunitense. L’incontro dei due diplomatici rivelò che l’11 gennaio il Console Taysing si era visto negare, sia dal Governatore che dal Capo della Polizia il permesso di lasciare la città, ragion per cui ne erano sorte energiche proteste da parte del decano del Corpo Consolare di Guayaquil. Il Console Generale cinese spiegò al collega Statunitense l’evolversi della situazione che si stava vivendo nella città portuale del Pacifico, così come gli rese noto di aver consigliato ai suoi connazionali detenuti di rifiutarsi di versare la cauzione in contanti richiesta dal Capo della Polizia. Il Console Generale Taysing fu un uomo davvero coraggioso, soprattutto per come seppe gestire, unitamente al Ministro Americano, quella drammatica circostanza. Egli ebbe, infatti, il coraggio di affrontare personalmente l’odiato Capo della Polizia, al quale non esitò a dirgli che gli avrebbe presto scatenato contro l’intera comunità cinese, minacciando giustamente le vie legali, oltre a ipotizzare contro le autorità locali anche altri tipi di protesta. Del resto, l’esasperazione popolare a Guayaquil stava aumentando di giorno in giorno, tenendo presente che oltre ottocento dipendenti di vari commercianti e produttori cinesi erano stati licenziati a causa di quegli assurdi arresti. Ma, a quanto pare, il Capo della Polizia non si era lasciato intimidire, tanto da rilasciare apposite dichiarazioni alla stampa, secondo le quali in Ecuador, che in quel momento – a suo dire – stava attraversando un periodo di <<rigenerazione>>, era giunto il momento giusto per liberare il Paese da tutti i cinesi, i quali avevano sempre rappresentato una minaccia per il commercio Ecuadoriano e per la stessa morale delle comunità di Guayaquil, a causa delle loro abitudini viziose (riferimento all’uso di oppio). Questi elementi furono, quindi, oggetto del colloquio che il Ministro degli Esteri facente funzioni, Avv. Homero Viteri Lafronte concesse allo stesso Console Generale cinese, alla presenza del Ministro Nordamericano, Gerhard A. Bading. Anche in quella circostanza il Viteri Lafronte diede assicurazione che non sarebbe stata permessa alcuna azione contraria alla Costituzione e alle leggi dell'Ecuador, affermando, altresì, che su decisione della “Junta de Gobierno Provisional” era stato dato preciso ordine al Capo della Polizia di rimettere gli arrestati cinesi in libertà, per quanto con la condizione di dover depositare una cauzione in contanti. Nonostante ciò, il Ministro Homero Viteri Lafronte non fu in grado, nell’immediato, di mantenere tali promesse. Dopo otto giorni dall’incontro a Quito non era successo ancora nulla, tant’è vero che il Ministro Plenipotenziario Americano tornò all’attacco, facendo ovviamente pressioni ancora sull’Avv. Viteri Lafronte. Questi, uomo di grande intelletto ed esperienza, rispose sempre con toni garbati e concilianti, cercando di far comprendere a Gerhard A. Bading che, considerate le instabili condizioni nelle quali viveva in quel frangente l’Ecuador, simili ritardi erano possibili e che non era certo intenzione del Governo Provvisorio causare ingiustizie o perdite finanziarie a nessuno. In realtà, l’uomo politico ammise che nella questione di Guayaquil era subentrata la politica, quella spicciola, tenendo a mente che lo stesso Maggiore Larrea Alba, “famigerato” Capo della Polizia di Guayaquil, aveva avuto un ruolo di primo piano nel rovesciamento del Governo di Cordova, tanto da godere del prestigio sia da parte degli ambienti militari che di alcuni membri della stessa Giunta. Ma la Giustizia, che per il Ministro Homero Viteri Lafronte doveva avere il sopravvento riguardo alle “logiche di potere”, ben presto trionfò, tant’è vero che la sera del 16 gennaio il Ministro Gerhard A. Bading venne informato telefonicamente che tutti i cinesi sarebbero stati liberati incondizionatamente entro le sette e che il Capo della Polizia di Guayaquil era stato costretto alle dimissioni dalla stessa “Junta de Gobierno Provisional”. Alla telefonata fece seguito il seguente telegramma da parte del Ministero degli Esteri Ecuadoregno: <<Signor Ministro. Facendo riferimento alle conversazioni che ho avuto con Vostra Eccellenza in merito all'ordine del Capo della Polizia di Guayaquil di espellere i cittadini cinesi che avevano violato le leggi della Repubblica, ho l'onore di trascrivere per Vostra Eccellenza la comunicazione che mi è stata inviata dal Segretario Generale della Giunta di Governo, come segue: Al Ministro degli Affari Esteri: Ho il piacere di informarla che la Giunta di Governo, nella sessione odierna, ha ordinato l'immediata liberazione dei cinesi detenuti a Guayaquil, in considerazione dei vari precedenti del caso e delle informazioni ricevute, e perché il Console Generale cinese garantisce la loro comparizione ogniqualvolta sia necessario per qualsiasi giudizio o infrazione delle leggi sugli stupefacenti, sull'immigrazione, ecc.>>. I cinesi furono, quindi, liberati e, nel contempo, fu autorizzata la riapertura dei loro esercizi commerciali, tanto che ben presto la situazione, per quanto riguardò almeno quella la laboriosa comunità, tornò alla normalità, rimanendo tale anche durante i pochi giorni nei quali Luis Alberto Larrea Alba fu Presidente ad interim dell'Ecuador, vala dire dal 24 agosto al 15 ottobre del 1931. Ancora nel 1948 troviamo a Guayaquil lo stesso coraggioso Console Generale Chan Santon Taysing, uno dei protagonisti di questa dimenticata vicenda. Non mancò, tuttavia, da parte dei cinesi, un sincero ringraziamento al Ministro Plenipotenziario Statunitense, il quale si vide recapitare il seguente telegramma firmato da alcuni degli ex detenuti: <<Sua Eccellenza il Ministro americano. Grazie ai vostri buoni uffici siamo stati liberati ieri sera. Fin dal primo momento in cui siamo stati messi in prigione, abbiamo avuto la convinzione che voi foste la nostra unica speranza. Tale è stato il risultato che la nostra gratitudine a Vostra Eccellenza sarà eterna>>. Peccato che solo diplomatica degli Stati Uniti abbia potuto testimoniare come dietro l’epilogo pacifico di quell’irragionevole decisione ci fosse stata la caparbietà di colui che coraggiosamente e con le sole armi del dialogo fece trionfare, nei Palazzi del Potere di Quito, la ragione del diritto, del dialogo e della lotta ad ogni forma di pregiudizio razziale (2).


Homero Viteri Lafronte, storia di un uomo perbene (1892 – 1976)

Oggi giustamente ricordato come noto politico, avvocato e educatore, Homero Viteri Lafronte nacque ad Ambato (3) il 24 gennaio 1892, figlio del Dottor Telmo R. Viteri e di sua moglie, Mercedes Lafronte. Fin da giovane si distinse come eccellente scrittore, collaborando a importanti riviste e quotidiani del paese, tra cui il celebre quotidiano <<El Telégrafo>>. Il suo curriculum annovera, tra le altre attività, la partecipazione attiva ai principali eventi storici del paese, tra cui la citata <<Rivoluzione di Luglio>>, verificatesi nel 1925. Nel 1912, appena ventenne aveva presieduto la Delegazione Ecuadoriana al Terzo Congresso Internazionale degli Studenti Americani a Lima, per poi servire il Paese, ricoprendo diversi incarichi pubblici: da Segretario della Direzione degli Studi per la provincia di Pichincha a Ministro Plenipotenziario dell'Ecuador presso il Governo degli Stati Uniti a Washington. Dal 10 gennaio al 31 marzo 1926 fu, quindi, Ministro e membro della Giunta del Secondo Governo Provvisorio, mentre, nel 1941, a seguito dell’invasione peruviana all’Ecuador, fu membro della Commissione Speciale dei Mediatori, che culminò con la firma del Protocollo di Rio de Janeiro. Homero Viteri Lafronte fu più volte Presidente della Società Giuridico-Letteraria di Quito e fece parte di diverse istituzioni scientifiche e letterarie, come l'Accademia di Storia di Madrid, l'Accademia delle Scienze e delle Arti di Cadice, l'Accademia di Storia del Venezuela, la Corte Internazionale di Arbitrato dell'Aia, le Società Americaniste di Parigi e Bruxelles e l'Ateneo delle Scienze e delle Arti del Messico, di cui fu membro onorario. Fu, inoltre, vicedirettore dell'Accademia Nazionale di Storia dell'Ecuador. Egli fu, poi, un affermato scrittore e storico, le cui opere pubblicate includono monografie storiche e atti di vari Convegni. Abile Avvocato aveva conseguito anche un Dottorato in Giurisprudenza presso l'Università Centrale dell'Ecuador. Nel 1949 fu, infine, a capo della Delegazione Ecuadoregna presso le Nazioni Unite, a Lake Success, New York, col grado di Ambasciatore. In tale veste, il 15 giugno del 1949 fu insignito dal Presidente della Repubblica Italiana della prestigiosissima onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Homero Viteri morì a Santiago del Cile il 10 novembre 1976, esattamente cinquant’anni dopo i “Fatti di Guayaquil”.


Nell'immagine, il Presidente e Ministro degli Esteri dell'Ecuador, Homero Viteri Lafronte.


NOTE:

(1) Il presente saggio è stato ricostruito sulla base della documentazione ufficiale prodotta dal Ministero degli Esteri Americano. Cfr. “Ecuador. Good offices of the American Minister of behalf of chinese in Ecuador”, in <<Papers Relating to the Foreign Relations of the United States – 1926>>, Vol. II, Washington, United States Government Printing Office, 1941. pag. 51 e ss.

(2) Luis Larrea Alba nacque a Guayaquil il 25 ottobre 1894. Prestò servizio nell'esercito ecuadoriano prima di entrare in politica con il Partito Radicale Liberale Ecuadoriano e fu Presidente ad interim dopo le dimissioni di Isidro Ayora nel 1931. Nel 1944 partecipò alla Rivoluzione del 28 maggio , guidando la giunta di Guayaquil che rovesciò il presidente Carlos Arroyo del Rio. È morto il 17 aprile 1979.

(3) Ambato è una città situata nel centro dell'Ecuador, sulla sponda del fiume omonimo. È il capoluogo della provincia del Tungurahua e del cantone omonimo. Si trova ad un'altitudine di 2.458 metri sopra il livello del mare.
Documento inserito il: 11/01/2026
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