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>> Storia Antica > L'Italia Preromana

I Sardi

La Sardegna conobbe un grande sviluppo in età Neolitica con la nascita di numerosi villaggi. Come sviluppo della civiltà Nuragica viene indicato un periodo compreso tra il 1800 ed il 1200 a.C. Questi secoli sono in gran parte poco conosciuti per la mancanza di testi scritti ed i Sardi risultavano essere pastori nomadi e bellicosi, conosciuti in tutto il mondo classico. In particolare svolgevano la funzione di trasportare merci per conto di altri. Il nome dei nuraghi dovrebbe significare mucchio di pietre,in riferimento alla costruzione conica eretta utilizzando blocchi di pietra, oppure caverna,nel senso di stanza buia e chiusa. Questi edifici avevano la duplice funzione di torre e di luogo per la celebrazione di riti sacri. In Sardegna esistono ancora oggi circa 7000 nuraghi, dei quali circa 500 ben conservati. Il più celebre è il villaggio nuragico di Barumini, comprendente una reggia circondata da un esteso villaggio. Il nuraghe più grande è quello di Losa nelle vicinanze di Abbasanta. Con l’arrivo dei Cartaginesi, iniziò la fine di questa civiltà. Testimonianze dell’occupazione cartaginese sono ancora visibili in alcune zone della Sardegna: a Cagliari c’è la più importante necropoli dell’area mediterranea Tuvixeddu; sulla strada che congiunge Iglesias a Fluminimaggiore, il tempio di Anta-Sardus Pater;nel Sulcis la grande necropoli sul monte Sirai. Testimonianze del periodo cartaginese sull’isola sono state rinvenute anche a Nora. In seguito raggiunsero la Sardegna anche i Focesi, che fondarono Olbia. La loro penetrazione venne però fermata dalle forze congiunte di Etruschi e Cartaginesi che, seppure sconfitti nella battaglia navale di Alalia nel 535 a.C. riuscirono ad affermarsi nell’isola. Nel 348 a.C. i Romani sottoscrissero un trattato che concedeva ai Cartaginesi l’esclusiva del commercio con la Sardegna.Frequenti erano in quel periodo le rivolte scatenate dai Sardi contro l’occupazione straniera. Nel 238 a.C, al termine della Prima guerra punica, Roma approfittò della momentanea debolezza di Cartagine e di una rivolta dei mercenari cartaginesi presenti sull’isola per occuparla militarmente. La Sardegna divenne così una delle maggiori riserve di grano per i Romani. Nel 226 a.C. divenne insieme alla Corsica una provincia dello Stato romano.In seguito Roma continuò a trattare la Sardegna come una terra di conquista e per tutta l’epoca repubblicana non le concesse alcuna città libera. Questo atteggiamento scatenò numerose rivolte dei Sardi e degli immigrati Cartaginesi. Particolarmente violente furono quella organizzata dal grande proprietario terriero di origine punica Amsicora nel 216 a.C. e quella popolare del 178 a.C. domata da Sempronio Gracco che si concluse con la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di uomini deportati nelle campagne italiane. Alla fine del II secolo a.C. le rivolte ebbero fine ma iniziò a svilupparsi un’attività di brigantaggio. Sotto Giulio Cesare vennero concessi alla città di Kalaris, l’odierna Cagliari, i diritti civili romani, mentre le città di Turris Libissonis, oggi Porto Torres, Sulci e Tharros divennero colonie romane. Durante l’epoca imperiale, la Sardegna venne separata dalla Corsica e amministrata come provincia dell’Impero. Progressivamente inizio la sua romanizzazione e, in epoca successiva, la cristianizzazione.


Nell'immagine, il complesso nuragico di Barumini.
Documento inserito il: 19/12/2014
  • TAG: i sardi, civiltà nuragica, villaggio nuragico barumini, battaglia di alalia, amiscora

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