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>> Storia Antica > L'Italia Preromana

Etruschi, Tirseni e Velsini [ di Angelo Di Mario ]

Gli Etruschi, sono intesi come quel popolo che abitò una buona parte dell’Italia Centrale, considerato autoctono; molto noto, come tutti sanno, per la ricchezza, l’originalità della sua civiltà; ma ancora di più per la lingua, ritenuta totalmente incomprensibile; qualcuno l’ha giudicata preindoeuropea, altri perindoeuropea; dai miei studi, iniziati nel 1966, seguendo tutte le strade aperte da decine di studiosi, a poco a poco mi sono accorto che inseguivano una lingua inesistente; la ragione principale consisteva nell’Immaginare questa lingua, la traducevano mediante l’Omofonia; la lettura ripeteva, ad ogni passo, il famoso così disse, quel tale studioso; col significato specifico/ reciproco che si ricopiavano; per ottenere una piccola parte di notorietà si ricorreva a piccole variazioni; senza allontanarsi troppo, dal famoso l’ha detto lui.
Non continuo, ma affermo che sbagliavano tutti; la verità che preciso subito, stava nel non conoscere le lingue anatoliche, nel non accettare la verità che provenissero da quei luoghi abitati dai Lici, dai Lidi, da genti nella Confederazione di Arzawa, nel paese di Lukka; tra i sudditi del re ittita Muwatallis, quel Metele....
Chi ha visitato il mio sito, chi ha letto tutti i miei interventi su vari Forum, si sarà imbattuto nei miei libri e articoli, avrà certamente capito, non solo la minuziosa cura per l’analisi fonetica, innazitutto, e per quella grammaticale, nonchè gli accostamenti proprio con quelle lingue anatoliche, venute qui in Italia insieme con chi le parlava, ovviamente, ossia proprio con coloro che adoravano il dio hurrico Teshub, che in eteo divenne Tarhui, e poco più altrove, Tarhund, Tarhunni, Tarhunta, Tarhunza...Tarchna.
È facile sentirci i Taruissa, da Taruuisa, i Troiani, mentre dalla città di Tarhuntassa i nostri Tirsenni/ Tirrenni. Ma esisteva anche un altro dio, derivato dalla radice Sel> Fel> Vel Sole, da cui i UILussi, abitanti la città chiamata UILusiia/ VILusija, ossia FILios, così la pronunciava quel Muwatallis, appena sopra scritto. Su O. R. Gurney, Gli Ittiti, c’è riportato che il re Muwatallis, stipulò un patto di vassallaggio proprio con Tarhuntassa e con questa città Vilusija, il cui re si chiamava Alaksandus (non ancora Aleksandros).
Ma questa VILussa, non è molto distante dalla nostra VELussa > VELusa, e dalle forme dissimilate: VEL-u-s-la, VEL-s-na, VEL-z-na...
Ecco spiegata la dizione del mio sito: da noi vennero gruppi asianici, abitavano nel paese di Ahhijawa (lo dice O. R. Gurney), erano anatolici, detti Tirseni/ Tirreni, e VElsini, appunto. Gli ET-u-ru-s-si, dissimilato ET-ru-s-ki, vanno considerati italici, erano residenti in IT-a-lia Centrale; ma furono sottomessi da questi anatolici; che però lasciarono il loro nome solo al Mar Tirreno, e a città come *Tarhunchassa *Tarhquinnia...
Continuerò presentando qualche iscrizione, per mostrare l’esattezza di questa verità storica e linguistica.Quando s’incontrano desinenze in -sa, -sa-sa, -s-sa, -sas, -sa-sas, -s-sas, -sas-sas, -si, -sa-si, -sas-si....., siamo certi di trovarci nel territorio linguistico anatolico; ad esempio PAR-na-s-sos, tutti sanno che non appartiene al greco; così AL-i-ka-r-na-s-sos...; vuol dire che prima dei Greci, lì, in quei luoghi, vi abitarono gli Anatolici; ma anche in Italia esistevono termini così espressi: ICH-nou-s-sa, PI-the-kou-s-sa...; VEL-u-s-sa, VEL-u-s-la...VEL-z-na.
In tutti i miei lavori sono rese evidenti queste asianità; qui presento una bella iscrizione, ma ne esistono tante altre, che, ben trattate, rivelano di essere partite dall’Asia Minore per civilizzare i residenti Italici, compresi gli autoctoni Etruschi, che avranno usato un linguaggio tra umbro e falisco:
Ravnthu Velchai velthurusla sech larthalisla.
Vista così non pare proprio una mediorientale, ma lavoriamoci sopra un pò, spingiamola indietro di qualche tempo, quando le desinenze non avevano ancora subito del tutto il dinamismo fonetico, non si erano dissimilate:
*Ra-Fn-thu Vel-cha-i *vel-thu-ru-s-sa se-ch *la-r-tha-li-s-sa.
Traduciamola alla lettera: Ravnthu Velchai, la *velthurussa figlia *larthalissa; meglio potremmo dire "Ravnthu Velchai, la velthurense figlia larthalense.
Io scommetto che avete già capito: Raunthu Velchai, di Velthuru figlia (e) della Larthade (figlia di Laerte).
Documento inserito il: 21/12/2014

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