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La tragica fine dell'imprenditore Manlio Cozzarelli in Honduras

LA TRAGICA FINE DELL’IMPRENDITORE MANLIO COZZARELLI IN HONDURAS
(Castelnuovo di Conza, 1891 – La Ceiba, 1926)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F. – Storico militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

L’emigrazione italiana – l’ho più volte raccontato su questo prestigioso portale storico che mi ospita – ha fornito al mondo intero altissimi esempi personali, sia in termini di genialità, di professionalità che di generosissima filantropia. Uomini e donne, che molto spesso erano stati costretti a lasciare la Penisola, soprattutto dopo la proclamazione del Regno d’Italia (1861), al fine di sfuggire ad una vita di stenti e miseria, riuscirono a raggiungere Paesi lontani, quasi sempre oltre Oceano, quindi anche le <>, come si scriveva allora. Qui, riuscendo a superare difficoltà d’ogni genere, dalla lingua al clima, dalla diffidenza delle popolazioni locali ai contrasti con altre Comunità europee, raggiunsero le vette dei vari settori della vita sociale: dal commercio alle arti, dalla militanza politica all’appartenenza alla Pubblica Amministrazione, e così via. Ho più volte raccontato di uomini e donne di origini italiane che scalarono anche le vette del potere (taluni assurti anche alle più alte cariche Istituzionali), così come ho ricostruito le vite di non pochi emigranti italiani che misero in piedi veri e propri imperi economici, dando vita ad importanti Società e Aziende, così come a fabbriche, nelle quali il c.d. “made in Italy” fece conoscere al mondo intero la straordinaria competenza delle nostre genti in fatto di arti e mestieri. Sono, queste, le caratteristiche incarnate anche dagli “Hermanos Cozzarelli”, come passarono alla storia, sia in Honduras che in Costa Rica gli esponenti della famiglia meridionale dei Cozzarelli, fra i quali Manlio, classe 1891, il quale, tuttavia, venne barbaramente assassinato nella primavera del 1926 in circostanze mai completamente chiarite, anche se motivate – ne furono più che certe le Autorità Consolari italiane – dal suo successo professionale e dall’agiatezza della sua copiosa famiglia.


Da Castelnuovo di Conza a La Ceiba

La vicenda che vado a raccontare ebbe inizio a Castelnuovo di Conza, in provincia di Salerno, passato alla storia per il fatto di essere stato uno dei tanti borghi campani distrutti dal terremoto del 1980. Fu proprio qui che l’11 giugno del 1862 nacque Vincenzo Cozzarelli, ennesimo figlio del bracciante agricolo Antonio Cozzarelli e di sua moglie, Anna Conte, entrambi ventinovenni. Vincenzo visse a Castelnuovo per gran parte della sua giovinezza, vivendo di quel poco che assicuravano allora i campi agricoli. Coniugato, il 12 novembre 1884, con Filomena Di Geronimo, sua conterranea (era nata a Castelnuovo l’11 aprile del 1866), Vincenzo mise al mondo, nel corso degli anni, una numerosa figliolanza, tra maschi e femmine, iniziando da Antonio, il quale vide la luce nella stessa Castelnuovo il 22 ottobre del 1886. E fu proprio l’aumento vertiginoso della famiglia (7 figli maschi e 6 femmine), che indusse Vincenzo ad operare una scelta piuttosto drastica: quella di tentare la strada dell’emigrazione, già scelta da non pochi dei suoi congiunti, i quali avevano varcato gli Oceani già sul finire dell’Ottocento, stabilendosi sia nell’America del Nord che in quella Centrale e Meridionale, dall’Argentina al Brasile, dalla Colombia all’Ecuador, come aveva fatto il cugino Vincenzo Francesco, figlio dello zio Vito, il quale si era sposato a Riobamba (Ecuador) il 30 dicembre del 1876, con una ragazza del posto, Simona Rosalia Chauvin Verdesoto (1). Agli inizi del Novecento, Antonio e i fratelli Settimio (1898) e Tigellino (1903) si trasferirono in Guatemala, ove nella stessa Capitale, nel 1906, fondarono la Ditta “Cozzarelli Hermanos”, altrimenti denominata “Casa Cozzarelli”, una impresa specializzata nella vendita all’ingrosso di tessuti di lana e cappelli, appositamente importati dall’Europa. Con i proventi di essa, i Cozzarelli iniziarono ad investire nel redditizio settore del caffè, tanto che di lì a poco avrebbero dato vita, ma nella loro provincia di nascita, la bellissima Salerno, ad una nuova Ditta, la “Guatemala Coffee”. Questa, per circa una quindicina di anni fu una Società leader nell’importazione di caffè verde crudo guatemalteco, da smerciarsi sia in Salerno che in provincia, peraltro dovendo sostenere la concorrenza delle imprese dei Conti Matarazzo, originari i Castellabate, a capo di una potente holding industriale italo-brasiliana. L’agiatezza ormai raggiunta dai Cozzarelli consentì loro di acquistare nello stesso capoluogo di provincia il piano nobile e quello terraneo dello storico “Palazzo Edilizia”, dove furono collocati i depositi, gli impianti per la tostatura artigianale del caffè e un negozio di coloniali (2). Ebbene, tracce di un primo viaggio di Vincenzo Cozzarelli (classe 1862) in America ci portano al 1907, esattamente al 13 giugno, allorquando dal piroscafo “Presidente Lincoln”, partito settimane prima da Boulogne-sur-Mer (Francia), sbarcò a Ellis Island unitamente al figlio Manlio, il quale era nato a Castelnuovo di Conza il 4 agosto del 1891. Da qui i Cozzarelli si erano portati in Honduras, stabilendosi così a La Ceiba, una delle città ove maggiore era la presenza di immigrati italiani. Negli anni a seguire li raggiungeranno anche gli altri membri della numerosa famiglia, con la quale lo stesso Antonio (che nel 1916 troviamo anche Tesoriere della locale Camera di Commercio) darà vita a succursali della stessa società sorta in Guatemala. A partire dal 1915 in poi, Manlio Cozzarelli assurgerà, invece, a vero e proprio manager delle Aziende Cozzarelli, tant’è vero che molto spesso lo troviamo elencato nelle liste d’imbarco di navi che da La Ceiba si dirigevano a New Orleans, prima tappa di altre mete di lavoro. Nel 1919, i Fratelli Cozzarelli raggiunsero l’apice della loro fortuna economica, tanto da ottenere, da parte del Ministero del Commercio di Tegucigalpa, con Decreto n. 24 del 6 di febbraio di quello stesso anno l’autorizzazione per aprire, sempre a La Ceiba, una fabbrica di calzature, la “Naco”, la quale, in seguito, si doterà anche di una succursale a San José di Costarica, fabbrica data in gerenza proprio allo stesso Manlio, rimasto celibe, a differenza dei fratelli, tutti accasati. Fra loro lo stesso Antonio, il quale l'8 maggio del 1920 convolò a nozze con Hattie Ordmay Flynn Thompson, nata il 26 marzo 1899 a Utila, Isole Bahía (Honduras), dalla quale avrà tre figli maschi e una femmina. Antonio, in particolare, fu tra i fratelli Cozzarelli il più dinamico e coraggioso: un uomo che non si perse mai d’animo, un imprenditore nato, il quale avrebbe implementato l’impero economico della famiglia anche in altre località del Centro-America, come nel caso di Barranquilla, in Colombia, ove aprì un avviato negozio di stoffe in pieno centro. L’omicidio di Manlio Cozzarelli (6 aprile 1926) Nella primavera del 1926, Manlio Vitale Ottaviano Cozzarelli non aveva ancora compiuto trentacinque anni, ma il suo nome era particolarmente noto, sia a La Ceiba, il centro principale degli affari della Ditta “Cozzarelli Hermanos” che in altri Paesi dell’America Centrale, dal Costa Rica alla Colombia. Il “manager” della famiglia andava e veniva per il mondo, sempre a causa degli affari, dovendo seguire le vicende imprenditoriali delle varie aziende e fabbriche di stoffe e calzature delle quali la stessa famiglia era divenuta ormai leader. Uno dei suoi ultimi viaggi lo aveva finalmente condotto anche i Italia, nella sua amatissima Castelnuovo di Conza, ove giunse nella tarda primavera del 1924. Sappiamo di certo che il 7 giugno dello stesso anno sarebbe tornato in America a bordo del transatlantico italiano “Duilio”, partito da Napoli settimane prima e sbarcato ad Ellis Island il 7 di giugno. Fu, quello, purtroppo, il suo ultimo viaggio in Italia e in Europa. Manlio Cozzarelli fu barbaramente assassinato il 6 aprile del 1926, in una via di La Ceiba, e per motivi che a tutt’oggi sono un mistero. A denunciare il misfatto e a puntare il dito sugli ambienti anti-italiani operanti in La Ceiba furono i compatrioti Di Donato e Mastrodomenico, che non mancarono di allertare il Regio Console italiano (3). La vicenda fu immediatamente presa in seria considerazione dalle stesse Autorità Diplomatiche Italiane, quindi dal Ministro Plenipotenziario d’Italia in Honduras (allora residente a Città del Guatemala), Comm. Nicola Macario, il quale ne informò il Ministro degli Affari Esteri Honduregno con nota del 16 aprile. Questi, oltre un anno dopo si vide costretto, il 16 agosto del 1927, a riepilogare l’accaduto attraverso un apposito “Reclamo” a nome degli stessi fratelli Cozzarelli: reclamo indirizzato ancora una volta al Ministero degli Affari Esteri Honduregno. In un passo di tale relazione si legge, proprio riguardo al delitto Cozzarelli, che lo stesso: <<…non costituisce un delitto comune, ma è frutto di una persistente e sorda campagna sovversiva contro gli stranieri in generale e contro Cozzarelli in particolare>> (4). Dagli atti dell’epoca emerse, invece, che l’autore dell’omicidio del suddito italiano Manlio Cozzarelli era tale Federico Ferrera (un nome molto comune in Honduras), il quale verrà in seguito condannato dalla Corte di Giustizia Criminale di La Ceiba a solo otto anni e sei mesi di reclusione. Nell'ottobre dell'anno seguente scoppiò una rivolta tra i detenuti del Carcere di La Ceiba, durante la quale diversi di loro riuscirono a evadere. Tra i fuggitivi ci fu anche il Ferrera, il quale, per quanto condannato a pena lieve per l'omicidio di Cozzarelli, ritenne opportuno – o qualcuno fece in modo di accontentarlo in maniera che non parlasse – riconquistare la libertà. Dal 1928 in poi dell’assassinio del facoltoso imprenditore Italo-Honduregno non se ne seppe più nulla, sia in Honduras che in Italia. Del resto, in quel frangente storico, nel nostro Paese era molto difficile che notizie di cronaca provenienti dai luoghi dell’emigrazione fossero divulgate alla popolazione, soprattutto quando erano frutto di attriti con la popolazione locale, come era accaduto con l’omicidio di Manlio Cozzarelli. La potente famiglia Cozzarelli, nonostante la gravissima prova che la vita le aveva fatto sostenere, amministrò i propri affari con determinazione, operando, quindi, in Colombia, Costa Rica, Guatemala, Honduras e persino a Panama per altri decenni ancora, come ci confermano gli Almanacchi del Commercio e le Guide di taluno dei Paesi prima citati. Nel corso degli anni Trenta, Antonio, il maggiore dei figli maschi, è ormai uno degli italiani più in vista di Città del Guatemala, tanto da essere nominato anche Consigliere presso la locale “Casa del Fascio”. Sul fronte degli affari occorre ricordare che la prosperità economica della famiglia Cozzarelli aveva ricevuta un brusco arresto sia a causa della Grande Crisi del’29, la quale avrebbe interessato non solo il Nord America (ricordiamo il crollo della borsa di Wal Street), sia a causa della dittatura militare del Generale Jorge Ubico Castañeda, in Guatemala e della nota "Revolución de los Traidores" (Rivoluzione dei Traditori) che avrebbe insanguinato l’Honduras, entrambi nel corso el 1931. Il capostipite della famiglia, quel Vincenzo Cozzarelli con il quale ho dato vita a questo saggio, morì il 24 agosto 1951 a Salerno, all'età di 89 anni, esattamente dieci anni dopo l’amatissima moglie, Filomena, spentasi nello stesso Capoluogo di provincia il 22 febbraio del 1941, appena rientrata la famiglia dall’Honduras, a causa della dichiarazione di guerra che tale Nazione aveva destinato all’Italia e alle altre “Potenze dell’Asse”. Antonio Cozzarelli, la vera anima della famiglia si spense, invece, l'8 agosto 1966 a San José di Costa Rica, all'età di 79 anni, per essere poi sepolto nel Cimitero di La Villa de Guadalupe, in Guatemala, là dove era iniziata la sua avventura da migrante.


Nell'immagine, il negozio di Antonio Cozzarelli a Barranquilla.


NOTE

(1) Della famiglia Cozzarelli nelle Americhe ne avevo già fatto cenno nel saggio dal titolo “Da Castelnuovo di Conza a Bogotà. Storia degli imprenditori cinematografici Francesco e Vincenzo Di Domenico”, in www.giornidistoria.net, 2 dicembre 2024.
(2) Cfr. Dante Liano, Dizionario biografico degli Italiani in Centroamerica, Milano, Edizioni Vita e Pensiero, 2003, pag. 47.
(3) Ibidem.
(4). Cfr. “Reclamo Cozzarelli”, in Ministerio de Relaciones Exteriores Honduras, Memoria presentata al Congreso Nacional – 1927 – 1928, 1928, pag. 127 e 129.
Documento inserito il: 17/05/2026
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