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Dagli Appennini alle Ande. Ricordo di Bartolomeo Rosso

DAGLI APPENNINI ALLE ANDE
RICORDO DI BARTOLOMEO ROSSO
DA EROICO COMBATTENTE AD IQUIQUE (21 MAGGIO 1879)
AD AFFERMATO COMMERCIANTE DI BUENOS AIRES, OVVERO STORIA DELLA FAMIGLIA ROSSO IN ARGENTINA, CILE E URUGUAY
(Lavagnola – Savona, 1853 – Buenos Aires, 1930)


di Gerardo Severino
Col. Aus. G. di F. - Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Lo scorso 22 maggio, a Roma, presso l’Ambasciata del Cile in Italia si è tenuta, in occasione del 147° anniversario della Battaglia Navale di Iquique e Punta Gruesa (alcuni fra i più importanti eventi che caratterizzarono la “Guerra del Pacifico”, un conflitto che avrebbe visto contrapporre il Cile agli alleati Peruviani e Boliviani), la tradizionale Festa della Marina Cilena. Nel corso di tale evento, chi scrive ha donato all’Addetto per la Difesa e Marina, Capitano di Vascello Rodrigo Alvear Antonucci, affinché lo consegni al Museo della Marina del Cile, il ritratto originale di Bartolomeo Rosso, uno sconosciuto Marinaio fuochista emigrato dalla Liguria ed imbarcato sulla gloriosa nave da guerra Cilena “Esmeralda”, la stessa che al comando dell’eroico Capitano Arturo Pratt avrebbe preso parte, e si sarebbe sacrificata con quasi tutto l’equipaggio, nella stessa Iquique, il 21 maggio del 1879. Quella che segue è la sua vicenda.


Il Marinaio cannoniere Bartolomé Rosso

Ebbene, al di là del saggio che il Contrammiraglio Luis Noziglia Barbagelata aveva pubblicato, esattamente quarant’anni orsono, sulla prestigiosa <<Revista de Marina>>, dal titolo “Los italianos de Iquique” (1), contributo di nicchia che solo in Cile poté essere apprezzato, è solo grazie al seguente articolo, edito, sempre per merito dello stesso ufficiale, lo scorso anno che è finalmente “venuta a galla”, anche qui in Italia, l’incredibile vicenda di Bartolomé Rosso. L’ufficiale di Marina, già Direttore della Sanità della Armada dal 1961 al 1967 e fra i più abili storici militari cileni, proprio riguardo a tale personaggio ha scritto: <<In occasione della commemorazione di un altro anniversario dell'epopea di Iquique, che coprì di gloria il Cile e stupì il mondo, vorremmo ricordare brevemente l'azione che alcuni italiani ebbero quel giorno, nei confronti delle spoglie mortali di Prat e Serrano e del ferito nello scontro. Come preambolo è opportuno non dimenticare le ascendenze del più grande eroe dell'epoca, Arturo Prat Chacón; di origini catalane da parte paterna, da parte materna era pronipote di un marinaio italiano di nome Barri, originario di Pisa, il quale, naufragato nei nostri mari del sud, si stabilì nel paese, dove sposò una donna cilena. Tra il bizzarro equipaggio dell'Esmeralda, che il 21 maggio 1879 scrisse una pagina d'oro nella storia del Cile, c'era un italiano discendente degli antichi Liguri, di coloro che tanti secoli fa resistettero duramente e fieramente agli invasori gallici e romani. Si chiamava Bartolomeo Rosso. Allo scoppio del conflitto non esitò a offrire i suoi servigi alla patria adottiva, arruolandosi in marina come fuochista. Il destino volle che si imbarcasse sulla corvetta destinata a bloccare il porto di Iquique e lì seppe servire stoicamente, seguendo l'esortazione e l'esempio del suo capo. Una targa lo ricorda nella cripta degli eroi del bellissimo monumento di Valparaíso, posto per iniziativa del ricordato Console Don Tullio Grazioli, sostenuto da Doña Carmen - sua attivissima moglie - che promosse tante opere di beneficenza. Così dice: “La comunità italiana di Valparaíso a Bartolomeo Rosso, 2° fuochista che nel giorno di Iquique vide riemergere sotto il cielo del sud i mitici eroi dell'antica Roma. 21-V-1962”>> (2).


Dalla Liguria all’Argentina (1853 – 1930)

Occorre precisare, innanzitutto, che le ricerche finalizzate ad individuare il Bartolomeo Rosso protagonista di questa vicenda non sono state affatto facili, soprattutto a causa delle varie omonimie e storpiature del nome e cognome. Ma, al di là di ciò, a complicare l’indagine è intervenuta anche una citazione dell’Eroe di Iquique nell’ambito di una rivista storica edita nel 1913, nell’ambito della quale l’emigrante italiano era stato indicato con la variante di “Russo Bartilomio” (3). In ogni caso, che il fuochista italiano imbarcato sulla “Esmeralda” si chiamasse effettivamente Bartolomé Rosso ne abbiamo avuto definitiva conferma anche dagli atti ufficiali dell’epoca, in particolare dal <<Diario Oficial de la Repubblica de Chile>>, laddove il nostro protagonista, citato come <<Fogonero 2°>> viene indicato proprio con tale nome nell’elenco dei militari sopravvissuti all’affondamento della Corvetta “Esmeralda”, a seguito del combattimento del 21 maggio del 1879 (4). Bartolomeo Rosso, come giustamente aveva indicato il Contrammiraglio Barbagelata era effettivamente ligure, ma di questo abbiamo avuto conferma solo dopo difficoltosi riscontri anagrafici. Nel 2004, anno di pubblicazione dell’importantissimo e già citato testo dal titolo “La Dotacion Inmortal. 21 de mayo de 1879”, il Museo Navale e Marittimo di Valparaiso indicò una breve e interessante biografia del fuochista Bartolomeo Rosso, nel corpo della quale viene solamente indicato che il marinaio era di origini italiane, figlio di tale Jacomo Bartolomeo (Rosso) e di Ana Maria Rossi. Purtroppo, anche tali dati sono apparsi insufficienti. Non solo, ma le omonime riguardavano anche lo stesso ceppo familiare dei Rosso di Albisola Superiore, dalla quale proveniva, invece, la stirpe del nostro fuochista Bartolomé, laddove con tale nome ne sono emersi molti, anzi moltissimi, quasi sempre figli e cugini originati dallo stesso patriarca, così chiamati dovendo seguire le ataviche tradizioni popolari italiane. Capitava, infatti, che con lo stesso nome del nonno, in questo caso Bartolomeo, veniva chiamato il primo figlio maschio di ogni figlio del patriarca, ragion per cui si era ricorso, nelle trascrizioni anagrafiche, all’indicazione del padre, quindi, ad esempio, <<Bartolomeo, di Antonio>>, ovvero <<Bartolomeo, fu Antonio>>, nel caso il padre fosse morto. Ebbene, la storia del nostro protagonista ebbe inizio ad Albisola Superiore (in verità citata in atti anche come Albissola), una ridente cittadina collinare in provincia di Savona, facente parte della Riviera del Beigua. Fu proprio qui che nel 1822 nacque, nell’ambito di una storica famiglia del borgo, Giovanni Battista Rosso, figlio dei contadini Giovanni Rosso e Caterina Sambarino. Anni dopo, Giovanni Battista si trasferì nella vicina Lavagnola. E fu proprio qui che la famiglia Rosso avrebbe messo al mondo una modesta figliolanza, iniziando da Giovanna, la quale nacque il 15 maggio del 1850 (padrini furono gli zii, Giovanni e Angela Rosso). A Giovanna fece, quindi, seguito proprio lui, Bartolomeo Rosso (nel certificato di battesimo il cognome viene deformato in Rossi), il quale vide la luce alle ore 23 del 28 marzo del 1853 e fu così chiamato in onore dello zio paterno, Bartolomeo Rosso, classe 1810 (5). Il piccolo fu battezzato il giorno seguente nella Chiesa di San Dalmazio, dal Reverendo Besio, Curato della locale Parrocchia, con due padrini d’eccezione: gli zii Bartolomeo e Angela Rosso, appositamente giunti da Albisola Superiore, la quale – non lo avevamo ancora scritto – dista da Lavagnola appena una quindicina di chilometri. Dopo Bartolomeo, i coniugi Rosso avrebbero messo al mondo Maria Felicita, nata il 16 febbraio del 1855 e Giuseppe, nato il 29 di dicembre del 1856, sempre a Lavagnola, entrambi battezzati nella stessa Chiesa di San Dalmazzo, uno storico edificio di origini anteriori all’anno Mille, che dal 1578 apparteneva all’Ordine Francescano, proprietario anche dell’attiguo Convento. Bartolomeo e la famiglia vissero, quindi, a Lavagnola per gran parte della gioventù del nostro protagonista, il quale avrebbe lasciato, tuttavia, l’Italia ai primi degli anni Settanta, dopo aver assolto gli obblighi militari (Bartolomeo aveva compiuto la maggiore età nel 1874). Ciò accadde in un’epoca nella quale numerosi membri delle famiglie Rosso e Giacchino di Albisola Superiore e di altre località del Savonese si erano trasferiti in Argentina, Cile e Uruguay, seguendo il flusso migratorio che avrebbe letteralmente “spopolato” molti borghi e villaggi della Liguria. I primi a lasciare Albisola Superiore per le lontanissime Americhe erano stati gli zii paterni, Lorenzo Rosso e Giovanna Venturini, i quali raggiunsero la bellissima Buenos Aires nel corso del 1863, portando con loro il figlio Andrea, nato ad Albisola il 22 agosto del 1853 (quindi coetaneo del nostro Bartolomé). Poi era stata la volta di Angelo Rosso, di cui tratteremo meglio in avanti, il quale si trasferì ad Iquique, allora facente parte del Perù, nel corso del 1866, quindi, nei primi anni Ottanta; poi del cugino materno, Giovanni (Juan) Bartolomeo Giacchino, classe 1852, originario della frazione di Ellera (Albisola Superiore) il quale, dal Censimento Nazionale Argentino eseguito nel 1895, ci risulta vivere anch’egli a Buenos Aires, assieme alla moglie Giacinta Musso ed ai figli Angela, Savino, Santiago, Francisco, Maria e Anastasia. In precedenza – era il 5 novembre del 1883 – a San Lorenzo di Santa Fé (Argentina) era nato Francisco Bartolomé Rosso, figlio di José Rosso e Catalina Bonifetto, quasi certamente cugino del Bartolomeo di cui stiamo trattando. Proseguiamo la nostra ricostruzione col dire che è alquanto probabile che il nostro Bartolomeo Rosso fece una prima tappa in Argentina, Paese che potrebbe aver raggiunto assieme al cugino, Giuseppe Rosso, classe 1850, figlio degli zii Bartolomeo Rosso e Maria Giacchino (Maria era la sorella della madre di Bartolomeo, Angela Giacchino), genitori anche di Antonio (1841) e Pietro (1844). Giuseppe Rosso, ribattezzato in seguito José Rosso-Giacchino, avrebbe vissuto in Cile, tra Valparaiso e Iquique, sino alla fine dei suoi giorni, come approfondiremo tra non molto. I due cugini Rosso, Bartolomé e José, raggiunsero, quindi, Valparaiso attorno al 1876-1877. Qui, molto probabilmente trovarono impiego presso le locali Ferrovie, allora in fase di ampliamento (con il completamento dei lavori della tratta della strada ferrata Santiago – Valparaiso). Presso le Ferrovie Cilene, almeno Bartolomé intraprese il mestiere di fuochista di macchina, considerando poi il fatto che nel 1879 si sarebbe arruolato con la stessa funzione nella Marina da Guerra di quel grande Paese Sudamericano. In quel frangente storico, moltissimi erano stati gli emigranti giunti anche a Valparaiso direttamente dall’Italia, tanto che le stesse statistiche demografiche della città ci confermano che dai 52.413 abitanti, registrati nel 1854, si era passati, nel 1875, ad una popolazione che ammontava a ben 93.337 persone. Allo scoppio della “Guerra del Pacifico”, il 1° marzo 1879, il giovane Bartolomé Rosso non aveva ancora compiuto ventisei anni di vita. Pur non avendo alcun obbligo giuridico a farlo, non essendo naturalizzato Cileno, si arruolò volontariamente nell’Armada Cilena, alla quale offrì la sua professione di fuochista. Questo, almeno, è quanto riferisce l’Ammiraglio Barbagelata, il quale – ripetiamo la frase da lui utilizzata – <<Si chiamava Bartolomeo Rosso. Allo scoppio del conflitto non esitò a offrire i suoi servigi alla patria adottiva, arruolandosi in marina come fuochista>>. Secondo, invece, quanto indicato dal richiamato testo edito dal Museo Navale e Marittimo di Valparaiso, Bartolomeo faceva già parte della Marina da Guerra del Cile. Egli: <<Secondo fuochista, membro dell'equipaggio del Cochrane, congedato l'11 settembre 1878 per aver superato il limite di membri dell'equipaggio […]. Fu assunto il 28 febbraio 1879 per un anno come fuochista di seconda classe per prestare servizio a bordo della corvetta Esmeralda>> (6). Bartolomé Rosso non fu l’unico oriundo italiano a partecipare al conflitto, sia nell’ambito della Marina da Guerra, sia nell’ambito dell’Esercito del Cile. Su questo argomento, purtroppo, non vi sono particolari riferimenti nei numerosi testi che hanno affrontato il tema storico. Al di là di ciò, occorre dire che tutta la storica Comunità italiana, che viveva a Valparaiso sin dai tempi di Garibaldi (7), si strinse attorno al Regio Vice Console d’Italia, Avv. Roberto Magliano (8) nel confermare all’intero Cile la vicinanza al suo popolo e alle sue giuste rivendicazioni territoriali. È verosimile ritenere, a questo punto, che dei due familiari solo José lasciò Valparaiso ancora nel corso della “Guerra del Pacifico” per trasferirsi nella città di Iquique, che ricordiamo dista dalla prima circa 1700 chilometri. Qui, lui da solo e forse anche la famiglia presero alloggio in Calle Manuel Bulnes, n. 125. Distante circa 1850 chilometri da Santiago, Iquique era già allora uno dei principali porti del c.d. “Norte Grande”, reso particolarmente movimentato proprio dall’esportazione del salnitro (iniziata a partire dal 1830), prezioso minerale che veniva estratto dalle miniere dell’altipiano: <<…come testimoniano il suo aspetto architettonico e le numerose oficinas salitreras nei dintorni, oggi abbandonate>> (9). In realtà il vero motivo per il quale José si recò ad Iquique era dovuto a quell’indissolubile legame familiare che univa gli esponenti delle famiglie Rosso e Giacchino in ogni angolo del Pianeta. Ad Iquique, infatti, viveva, come s’è già ricordato in precedenza, sin dal 1866 (almeno secondo alcune fonti) un tale “Ángel Rosso”, come ci riferisce lo storico Marco Calle Recabarren, secondo il quale: <<A Iquique, nel 1866, c'erano 16 italiani, tra cui spiccavano Juan Bacigaluppo, Luis Manghini, Juan Aste, Pedro Vehiola, Ángel Rosso e Juan Onetto. In breve, la stragrande maggioranza era impegnata in attività commerciali, industriali e di servizi e sposava donne del proprio paese, così come del Cile, del Perù e di altri paesi>> (10). Angelo Rosso era uno dei vari figli di Giovanni Rosso e Caterina Sambarino, quindi zio diretto del nostro Bartolomé e dello stesso José Rosso-Giacchino. Egli era nato ad Albisola Superiore nel corso del 1825 e si era maritato con la conterranea Angela Parodi, più vecchia di lui essendo nata ad Albisola Superiore nel 1822, figlia di Paolo e di Paola Fiorito. Ángel Rosso visse ad Iquique per molti anni, per poi tornare definitivamente ad Albisola, ove si spense il 19 marzo del 1904 (11), settantanovenne e vedovo da anni della sua amata Angela, venuta a mancare nella stessa Albisola il 10 gennaio del 1887 (12). Proseguiamo la nostra narrazione evidenziando che l'11 luglio dello stesso 1866, Iquique era stata dichiarata dalle Autorità Peruviane "Città", mentre il 23 agosto del 1874 sarebbe divenuta Capoluogo nell’ambito del Dipartimento di Tarapacá, essendo all'epoca la città più meridionale della Repubblica del Perù. Molto probabilmente, José Rosso-Giacchino aveva raggiunto Iquique in cerca di fortuna, volendo approfittare di un momento storico particolarmente favorevole, come gli avrà evidentemente scritto lo zio Ángel nelle sue corrispondenze indirizzate in Italia, ovvero in Argentina. La città che s’affaccia sul Pacifico era, infatti, ancora impegnata nella complicata fase della sua ricostruzione, sia architettonica che morale, tenendo presente che, oltre agli effetti della guerra in corso, Iquique era stata vittima, appena nel 1877, di un fortissimo terremoto. Ciò era avvenuto il 9 maggio, verso le ore 21.16 locali, attraverso una scossa classificata dell'XI grado della “Scala Mercalli”, la quale ebbe la potenza di innescare un maremoto, con onde alte poco più di 10 metri. Il sisma provocò circa 2.385 vittime, la maggior parte delle quali causate dal maremoto. Tra queste non pochi esponenti della locale Comunità Italiana. Come osserva la storica Francesca Piana: <<Conclusosi il conflitto con la vittoria cilena, la città divenne il fulcro del commercio del salnitro. L'epoca d'oro del “nitro del Cile”, dal 1880 al 1920, modifico il volto urbano […] e aumento le potenzialità del porto, che divenne il principale del paese per l'esportazione del minerale, incentivando l'incremento della popolazione. Vi si stabilirono numerosi commercianti stranieri che vi fecero edificare dimore signorili, diverse delle quali si conservano tuttora. In seguito, l'attività mineraria flusso soppiantata da quella peschereccia e furono aperti diversi stabilimenti per la lavorazione del pesce: oggi Iquique e tra i principali porti pescherecci del paese>> (13). Di certo sappiamo che a Valparaiso o ad Iquique il cugino di Bartolomé, José Rosso-Giacchino aveva messo su famiglia attorno al 1882-1883, convolando a nozze con Luisa Longoni, nata a Longone al Segrino (Como) il 1° gennaio del 1860. Da tale unione nacque ad Iquique, nel 1883, la primogenita, Isolina Rosa, poi, purtroppo, defunta il 25 dicembre del 1886. José Rosso-Giacchino, che ad Iquique avrebbe esercitato la professione di commerciante, divenne in seguito padre di Maria Luisa, nata il 9 marzo del 1885, morta l’11 dicembre dello stesso anno, di José Segundo, venuto alla luce il 3 dicembre del 1887, di Maria Josefina, nata il 27 febbraio del 1890 e, infine, di Maria Letizia, nata il 1° novembre del 1892, a pochi mesi dalla morte del padre. In Italia, nel frattempo, in Albisola Superiore si era spento l’anziano padre ottantenne di José, Bartolomeo Rosso, mancato ai vivi il 16 febbraio del 1890, nella sua casa sita nel Quartiere Carpineto, ove viveva con la moglie, Maria Giacchino (14). Per quanto riguarda la vita che la famiglia visse nell’importante città mercantile cilena, possiamo solo aggiungere che fu proprio ad Iquique che la famiglia di José Rosso-Giacchino fece amicizia con una delle tante famiglie di emigranti italiani, quella di Vitaliano Pergolesi, un anconetano della classe 1843, il quale era presente in città già nel corso della “Guerra del Pacifico”. Coniugato a Los Andes (Valparaiso) con Catalina Mandini Trivelli, dalla quale aveva avuto diversi figli, il Pergolesi era uno dei più importanti esponenti della storica Colonia italiana stanziata nella città portuale del Pacifico – ricordiamo che a quel tempo appartenente ancora al Perù – ove esercitava un’avviata attività commerciale (15). Egli avrebbe raggiunto l’apice del successo nel 1889, allorquando, assieme ai soci Ubaldo Belvederesi ed Esteban Acerbo fondò una delle più importanti fabbriche di spaghetti, la quale avrebbe esportato la specialità italiana sia nel resto del Cile che nei vicini Perù e Bolivia (16). Quella delle paste alimentari fu, come approfondiremo in seguito, un’attività che avrebbe interessato anche la stessa famiglia Rosso, soprattutto quella trapiantata in Argentina. L’uomo avrebbe mantenuto con i Rosso-Giacchino, i quali, loro malgrado, non godevano della stessa agiatezza economica, uno splendido rapporto affettivo, tanto che, allorquando José Rosso-Giacchino, il figlio quarantatreenne del defunto Bartolomé (zio del nostro Eoe, quindi suo cugino in prima), fu ricoverato in ospedale, a seguito di una trombosi, le relative spese di degenza le corrispose proprio Don Vitaliano. José, purtroppo, si spense, il 17 luglio 1893, sebbene nella sua abitazione, in Calle Manuel Bulnes, n. 125, per poi essere seppellito presso il Cemeterio de Beneficencia n. 1 della stessa Iquique (17). Don Vitaliano Pergolesi rimase legato alla famiglia Rosso-Giacchino sino all’ultimo istante della sua vita terrena. Il facoltoso emigrante Anconetano si spense ad Iquique il 21 agosto del 1920, in un’epoca nella quale, come si ricorderà, l’annoso attrito tra Cile e Peru non era stato ancora definitivamente risolto a livello Diplomatico. Dopo la morte di José, Luisa Longoni si risposò con un altro italiano residente ad Iquique, il commerciante Atilio Bragazzi Capelli, dalla quale ebbe altri figli. Si sarebbe poi spenta, sempre ad Iquique, il 1° marzo del 1930. Agli inizi del Novecento, tuttavia, una parte della famiglia Rosso risulta risiedere ancora a Valparaiso e in altri Comuni Cileni, come nel caso di José Segundo Rosso, il figlio di José, il quale, nel 1910, in Calle Casablanca, 12 ci risulta esercitare l’attività di importatore di prodotti alimentari, ovvero di Maria Luisa Rosso, anche lei cugina di 2° grado del nostro Bartolomé, la quale operava nello stesso settore commerciale, ma nel Comune di Pintados, nella regione di Tarapacá a circa 30 km (19 miglia) a sud-est di Iquique (18). Ancora nel 1926-1927 vi è, poi, un rappresentate della famiglia a Poblacion Monte Rey, una frazione del Comune di Conchalí, in provincia di Santiago, nella persona di Jacinto Rosso, titolare di una fabrica di Fideos (tagliatelle) in Calle Manuel Rodriguez, n. 17 (19). Con queste notizie termina la parte biografica relativa alla famiglia Rosso-Giacchino trapiantata in Cile. Proseguiamo, tuttavia, con la vicenda umana di Don Bartolomé Rosso, il quale, dopo la fine della “Guerra del Pacifico”, nel 1884, a seguito della smobilitazione da parte della Marina da Guerra Cilena, decise di trasferirsi in Argentina, ove avrebbe messo finalmente su una famiglia propria. Il Marinaio e fuochista di 2° classe Don Bartolomé Rosso, dopo la smobilitazione dall’Armada Navale Cilena decise di lasciare Valparaiso, onde far ritorno a Buenos Aires. Qui prese alloggio in Calle de Venezuela, n. 922, in un appartamento di proprietà del futuro suocero, il maturo zio paterno Ángel Rosso. Bartolomé giunse a Buenos Aires in un contesto storico molto importante per il Paese, alla cui guida vi era, dal 1880, il Presidente Julio Argentino Roca, colui che aveva ed avrebbe “spalancato” le porte a milioni di immigrati europei, molti dei quali provenienti proprio dall’Italia. E fu proprio nella Capitale Federale dell’Argentina che, nella Chiesa di Nuestra Señora de Montserrat, il 5 dicembre del 1885 Bartolomé, oramai trentaduenne, si unì in matrimonio con la signorina Maria Rosso, di anni diciotto, figlia quindi dello stesso zio Ángel, peraltro giunta da poco dall’Italia. In effetti, Maria Rosso era approdata in Argentina esattamente il 18 ottobre del 1883, sbarcata dal piroscafo “Rio de Janeiro”, partito da Genova una ventina di giorni prima. Maria era dunque figlia di Ángel Rosso, uno dei tanti che la storica famiglia aveva partorito, ma nato a Lavagnola nel 1832, a sua volta figlio dello zio Bartolomeo (anche lui uno dei tanti Bartolomeo che abbiamo incontrato durante la nostra indagine storica), e di Manuela Accinelli, un’Italo-Uruguaiana, classe 1845, figlia di José Accinelli e Maria Briano. Maria Eugenia Rosso – questo era il nome completo della moglie di Bartolomé – era nata a Buenos Aires il 2 maggio del 1868, per poi ritornare a Savona, forse per motivi di studio, ovvero per farsi conoscere dai nonni rimasti a vivere ad Albisola. Ebbene, il 9 luglio del 1886 l’ex combattente di Iquique divenne padre del piccolo Juan, al quale fecero seguito, nel corso degli anni, Angela, nata il 14 settembre 1892, Andrés, venuto alla luce il 4 giugno del 1896 e, infine, Angela Luisa, nata il 10 febbraio del 1900. In città, lo stesso suocero, Ángel Rosso aveva da diversi anni avviato un’importante attività commerciale, una pastificio specializzato nella produzione delle italianissime tagliatelle, alla quale assocerà lo stesso Bartolomé e il cugino, il giovanissimo Ángel Rosso, nato a Buenos Aires (secondo altre fonti in Italia) nel 1867 (forse figlio degli zii Bartolomeo Rosso e Giovanna Venturini, anche questo uno dei tanti rami della storica famiglia di Albisola). Purtroppo, come già ricordato in premessa, le frequenti omonime causate dall’uso ricorrente degli stessi nomi di battesimo di nonni e zii da parte dei vari rami della diffusissima famiglia Rosso, non ci consentono di essere più precisi, tenendo anche presente che Ángel Rosso, sposato nel 1861, aveva messo al mondo una nidiata di figli (20).
Ángel Rosso junior (nipote o figlio dell’imprenditore) aveva frequentato le scuole dell'obbligo nella stessa Buenos Aires prima di essere avviato dai genitori all'attività commerciale come emerge da una nota pubblicazione dedicata agli italiani in Argentina, ove egli viene così descritto: <<Nato a Buenos Aires l'anno 1867 è figlio di genitori italiani. Studio prima con amore e solerzia nelle scuole di questa città poi fu avviato al commercio. Intelligente, lavoratore instancabile, riuscì a farsi strada ed è oggi uno dei più forti produttori di paste alimentari. Come contribuente fa parte di parecchi sodalizi italiani. L'azienda del Rosso è posta in via San Juan 2359 nella capitale federale>> (21). In effetti l’indirizzo di San Juan 2359 è lo stesso nel quale, nel 1892, risulta risiedere la stessa famiglia di Bartolomé, la quale si era evidentemente trasferita a casa dei suoceri, come emerge dall’atto di battesimo della figlia di Bartolomé e Maria, la piccola Angela, battezzata presso la Parrocchia di San Cristóbal, evento nel quali i nonni materni fecero da compare e comare. La famiglia Rosso, nel frattempo, si era spinta anche in Uruguay, grazie ad un cugino di Bartolomé, Lorenzo Rosso, figlio dello zio Bartolomeo Rosso e Geronima Combo, il quale, dopo qualche tempo trascorso a Buenos Aires (ove era giunto ventiduenne il 16 ottobre del 1885) si era stabilito a Montevideo. Convolato a nozze con la conterranea Antonia Grafigna, Angel avrebbe avuto il figlio primogenito, Lorenzo, nato a Montevideo il 6 luglio 1886, seguito da Angel, il 5 agosto 1889, Manuel, nato il 15 luglio 1891 e, infine, Maria, venuta al mondo il 30 novembre del 1893. Ebbene, nella città porteña, Bartolomé Rosso poté contare anche sul cugino Andrés, che, dal vecchio forno che nel 1886 gestiva in Calle Chile si era trasformato in un vero e proprio imprenditore, cambiando letteralmente genere (22). Egli, nel frattempo, aveva fatto fortuna, come ci conferma il <<Dizionario>> del 1899, laddove apprendiamo che: <<É negoziante di legnami e di materiali da costruzione possiede un deposito grandioso in via Santa Fe 2721-25 ed un altro non meno importante invia in Anchorena 1440. Uomo assai pratico di commercio ed instancabile lavoratore, gode di molta stima fra i connazionali e gli argentini ed il suo negozio che prospera sempre, lo ha portato ad un'ottima situazione finanziaria>> (23). Sposato con Josefa Nicolini Sturla il 21 marzo del 1877, nella Parrocchia di Nuestra Señora de la Piedad, Montserrat (Comuna 1, Ciudad de Buenos Aires), Andrés Rosso fu padre di sei figli, fra i quali Bartolomé, che il commerciante volle così battezzare in onore dello zio paterno, il padre di quel José Rosso-Giacchino che avevamo lasciato ad Iquique (24). Nel 1895, in occasione del Censimento Nazionale ordinato dal Governo Argentino, la famiglia di Don Bartolomé Rosso risulta risiedere nella Seccion 10, Subdivision 99 della stessa Capital Federal. Nel 1896, invece, Bartolomé è socio di maggioranza della società fondata dal suocero Angelo, tanto che la ragione sociale della medesima mutò in “Rosso Bartolomé y A.”, con sede legale sempre in San Juan, 2339, specializzata genericamente nella produzione di paste alimentari (25). In città, in quello stesso contesto storico (1896), operava anche un’altra società di pertinenza della famiglia Rosso, la “Castelli y Rosso”, con sede legale in Calle Venezuela, 1665, esercente l’attività di fundiciones, vale a dire fonderia (26). Da quando rimise piede a Buenos Aires e fino alla morte, Bartolomé Rosso non fece più ritorno in Patria, mantenendo quindi i contatti con la famiglia d’origine solo attraverso le tradizionali lettere affidate ai vapori postali. È probabile che i suoi figlioli, l’ultima dei quali, Anna Luisa, era nata a Buenos Aires il 10 febbraio del 1900, come già ricordato in precedenza, non conobbero mai né i nonni, né gli zii rimasti a vivere in Italia. E fu proprio nella sua lontanissima Patria che il 15 marzo del 1902, a migliaia di chilometri di distanza da Buenos Aires, in quel di Savona si spegneva l’adorata mamma di Don Bartolomé Rosso, Angela Giacchino, venuta a mancare, settantacinquenne, nella sua casa di Via Marmorassi, n. 3 (sulle colline della città Tirrenica), assistita dal marito Gio. Batta e dalla figlia, Giulia Giovanna (27). L’anno dopo, la morte avrebbe fatto visita anche nella stessa radicata famiglia Rosso in Argentina. Il 7 ottobre del 1903, a Concordia (Entre Rios) si spegneva Bartolomé Rosso, figlio primogenito di Ángel Rosso, quindi cognato del nostro protagonista. Aveva appena trentotto anni. Sei anni dopo, in quel di Buenos Aires, il 24 giugno del 1909, nella sua bellissima casa di Avenida Independencia, n. 4343 si spegneva anche lui: il padre settantenne della signora Maria Rosso, l’infaticabile commerciante Ángel Rosso, il <<Re delle Tagliatelle>> come lo conoscevano tutti in città, ma soprattutto l’amatissimo zio e suocero, al quale Bartolomé doveva tutto, come abbiamo ampiamente documentato. Nel 1910, raggiunto oramai l’apice della notorietà, naturalmente sul piano professionale, Don Bartolomé Rosso è parte attiva della Colonia italiana a Buenos Aires, ma anche uomo ben in vista nell’ambito socio-economico, tanto che ci risulta far parte, quale “Vocales” (forse vuol dire membro che ha diritto alla parola) del “Comité del Comercio” della stessa città di Buenos Aires, a quel tempo presieduto da Luis E. Zuberbuhler (28). Agiato uomo d’affari, allo scoppio della “Grande Guerra” Don Bartolomé non avrebbe mancato di offrire il proprio sostegno alla Patria lontana, aderendo al Comitato, sorto nell’ambito della Comunità italiana vivente nella Capitale porteña. Al Comitato spettò il compito di raccogliere fondi da inviare in Italia, ma anche di assistere economicamente le famiglie degli emigranti Italo-Argentini tornati in Europa per combattere. In Italia, nel frattempo, mentre non pochi esponenti delle Famiglie Rosso e Giacchino di Albisola Superiore erano partiti per il fronte, nella stessa casa di Via Marmorassi, sulle alture Savonesi, il 21 gennaio del 1916 si era spento l’anziano Gio. Battista Rosso, oramai novantaquattrenne e vedovo da molti anni della sua amata Angela, colui con il quale abbiamo dato inizio a questa bellissima vicenda umana (29). La c.d. <<inutile strage>>, come l’aveva definita il Papa Benedetto XV, avrebbe fatto registrare, fra i tanti, anche le morti di alcuni congiunti di Don Bartolomé, fra i quali i soldati Andrea, Nicolò e Pietro Angelo Rosso, appartenenti alle classi 1877, 1891 e 1895, nonché i cugini Giacchino: Bartolomeo, Francesco e Giovanni, delle classi 1885, 1886 e 1891, tutti morti in combattimento nel Nord Italia. Nel dopoguerra, Bartolomé Rosso riprese alla grande la produzione delle sue celebri paste, grazie al pastificio di famiglia che aveva potuto ingrandire nel frattempo, anche grazie alla collaborazione dei cognati. Non mancarono, tuttavia, anche in quei primi anni Venti i soliti dispiaceri in ambito familiare. È il caso della scomparsa della sorella di Bartolomé, Giulia Giovanna, deceduta settantatreenne il 5 dicembre del 1923 nella sua casa di Via Verdi, n. 20, sempre a Savona. Di lì a qualche anno sarebbe morta anche la sua adorata moglie, Maria. Il 30 aprile del 1924, al di là del Rio de la Plata, nella “italianissima” Montevideo, Capitale dell’Uruguay, si spegneva, invece, Ángel Rosso, uno dei figli del cugino Lorenzo di cui avevamo trattato in precedenza, il quale era nato nella stessa Montevideo il 5 agosto del 1889. Coniugato con Angela Carmen Baldassari Musso, Ángel era padre di tre figli, ed era anche un grande sportivo, tra i fondatori e dirigenti della gloriosa Squadra calcistica del “Rampla Juniors Fútbol Club” (30). E fu nell’aprile dello stesso anno che il “Nacional”, altra celebre squadra calcistica Uruguayana, vinse la Coppa "Ángel Rosso", un torneo disputato tra il “Nacional” e il “Rampla Juniors” allo stadio Gran Parque Central. Il torneo si tenne proprio in onore di Ángel Rosso, allora ancora dirigente del “Rampla Juniors”, recentemente scomparso, e il ricavato di entrambe le partite andò ai suoi figli, rimasti orfani. Il “Rampla Juniors” era il secondo classificato uruguaiano in carica, dopo aver ottenuto ottimi risultati nel Campionato uruguaiano del 1923, che il “Nacional” vinse infine nel febbraio del 1924. Nessuna delle due squadre poté schierare i propri giocatori migliori nella “Coppa Ángel Rosso”, poiché tutte si erano recate in Europa per rappresentare l'Uruguay alla Coppa del Mondo di Colombes. Il 13 aprile 1924, il “Nacional” vinse la gara di andata per 2-1 e il 20 aprile si assicurò il titolo con una vittoria per 1-0 nella gara di ritorno, grazie a un gol di Ángel Barlocco. Proseguiamo il nostro racconto biografico, evidenziando che nel 1926, troviamo ancora Bartolomé Rosso membro della celebre “Bolsa de Cereales” (31) di Buenos Aires, la cui Assemblea Ordinaria lo elesse, nell’aprile di quello stesso anno nella Commissione Direttiva, con ben 87 voti di preferenza (32). La straordinaria vita terrena di Don Bartolomé Rosso ebbe fine la notte (precisamente alle ore 2 del mattino) del 24 aprile del 1930, all’interno della sua casa, al civico n. 130 di Calle Mirasol, ove l’uomo si spense, assistito dal medico di famiglia, Rodolfo Roccatagliata, a causa di una crisi cardiaca. Il medico era stato opportunamente chiamato da Victorio Veglia, un migrante italiano di ventisette anni che, molto probabilmente, assisteva l’anziano, rimasto solo dopo la morte di Maria, venuta a mancare ai vivi il 5 giugno del 1916. Al capezzale del protagonista di questa storia accorsero figli e nipoti: gli stessi che, dopo i funerali, l’avrebbero accompagnato per l’ultimo viaggio verso lo storico cimitero de “La Recoleta”. La notizia della scomparsa di Don Bartolomé sembra non colpì più di tanto la considerevole Colonia italiana in quel di Buenos Aires, peraltro proprio quel giorno incuriosita da ben altre notizie provenienti dall’Italia, prime fra tutte quelle relative al matrimonio tra Edda Mussolini, figlia del Duce, con il Conte Gian Galeazzo Ciano, il quale si celebrò quella stessa mattina del 24 aprile nella Chiesa di San Giuseppe, in Via Nomentana, naturalmente a Roma. La morte del vecchio ex fuochista di Iquique non travalicò, purtroppo, nemmeno le Ande, tant’è vero che la sua morte non raggiunse il confinante Cile. Siamo certi che se ciò fosse avvenuto, sia la gloriosa Armada che lo stesso Presidente del Cile, il Generale Carlos Ibáñez del Campo lo avrebbero onorato come meritava (33). È altamente probabile che, dopo la morte di Don Bartolomé, l’azienda di famiglia passò al figlio, Andrés, che l’avrebbe gestita per molti anni ancora, assieme alla sua progenie. Un ultimo riferimento documentale alla famiglia Rosso ci collega al Bartolomé Rosso, uno dei vari nipoti diretti dell’eroico combattente di Iquique e porta la data del 12 febbraio 1931, allorquando il Rosso fu nominato “Subasesor Policial ad honorem” (Vice-Consulente ad honorem della Polizia), da parte del Dipartimento Giudiziario del Governo di Buenos Aires. Non abbiamo affatto idea se il maturo ex combattente della Marina Cilena sia più tornato in Cile, ove oramai era morto da tempo anche il suo amato cugino, José Rosso-Giacchino, ma non di certo era svanito il ricordo di quanto vi era accaduto. Anche a Valparaiso, così come ad Iquique, infatti, la memoria della gloriosa “Esmeralda” non si era certo spenta, almeno sul piano della riconoscenza nazionale, la quale vedeva in Arturo Prat uno dei principali Eroi del Paese. Come già evidenziato dallo storico Barbagelata, l’ultimo ricordo e, di conseguenza, l’ultima citazione del nostro protagonista in Cile risale al 1962, epoca nella quale in quel di Valparaiso l’allora Console Generale Tullio Grazioli, ex Consigliere Ministeriale per l’emigrazione, fece murare un’apposita targa nella cripta degli eroi del bellissimo monumento dedicato ai Marinai protagonisti del combattimento navale di Iquique nel 1879, in Piazza Sotomayor. Per una strana coincidenza del destino l’allora sede del Consolato Generale d’Italia aveva sede proprio in Calle Arturo Prat, n. 725. Ai sopravvissuti di Iquique – almeno per quanto riguarda il nostro Bartolomé Rosso – furono attribuite medaglie e onori: riconoscimenti che, tuttavia, non avrebbero consentito alla storia di immortalarne i nomi per l’eternità, almeno sino alla lapide eretta nel 1962, ovvero all’intitolazione di una calle (via) che porta il nome di Bartolomeo Rosso in quel di Coquimbo, la famosa città portuale capoluogo della Provincia di Elqui, collocata lungo la Panamericana. Ad essi associamo il presente lavoro con il quale abbiamo voluto rendere onore e merito al fuochista Rosso, anche se con i limiti che la ricerca storica e genealogica hanno comportato. A chi verrà dopo di noi rimane il compito di fare certamente di meglio, pur consapevoli di quanto sia sempre valido il famoso aforisma di Confucio, secondo il quale: <<Quando fai qualcosa, sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente>>.


Nell'immagine, Bartolomeo Rosso in un'immagine giovanile.


NOTE

1. Cfr. Luis Noziglia Barbagelata, “Gli italiani di Iquique”, in <<Revista de Marina>>, n. 2/85, marzo-abril 1985, pp. 172-174.
2. Cfr. Luis Noziglia Barbagelata, “Gli italiani di Iquique”, in <<Presenza. Quindicinale della Comunità italiana in Cile>>, n. 1090 del 1° giugno 2024, pag. 8.
3. Cfr. <<Revista chilena di historia e geografia>>, Santiago, Imprenta Universitaria, 1913, pag. 90.
4. Cfr. <<Diario Oficial de la Repubblica de Chile>>, n. 817, Santiago, sabato 6 dicembre 1879, pag. 2.107.
5. Archivio di Stato di Savona, Fondo Atti Stato Civile Comune di Savona-Lavagnola, “Atti di nascita e di Battesimo (1853)”, n. 23, “Rossi Bartolomeo”, 29 marzo 1853.
6. Le citazioni sono tratte dall’Archivio de la Dirección General del Personal de la Armada (D.G.P.A), esattamente dal “Libro de Filiaciones” 19-A, años 1878-1879 e 20, año 1879. Cfr. “Biografias de la dotación”, in Museo Naval y Maritimo de Valpariso, La Dotacion Inmortal. 21 de Mayo de 1879, op. cit., pag. 109.
leggenda, in <<Rivista della Guardia di Finanza>>, marzo 2006.
7. Cfr. Gerardo Severino, Un tricolore per Garibaldi: la bandiera dei Mille da Valparaiso a Calatafimi fra storia e>>, marzo 2006. 8. Cfr. Ministero dell’Interno, Calendario Generale del Regno d’Italia pel 1880, Roma, Tipografia Elzeviriana, 1880, pag. 94.
9. Cfr. Francesca Piana, Cile, Bologna, Giò Editing Srl, 1999, pag. 125.
10. Cfr. Marco Calle Recabarren, Perfil demográfico, ocupaciones y procedencia re gional de inmigrantes italianos en la provincia de Ta-rapacá, 1866-1941, in <<Sí Somos Americanos. Revista de Estudios Transfronterizos>>, vol. 8, 1, 145-170. Iquique. Universidad Arturo Prat, Chile, 2006.
  11. Cfr. Archivio di Stato di Savona, Fondo Atti Stato Civile Comune di Albisola Superiore, Registro dei morti, n. 7, “Rosso Angelo”, 20 marzo 1904.
12. Cfr. Archivio di Stato di Savona, Fondo Atti Stato Civile Comune di Albisola Superiore, Registro dei morti, n. 7, “Angela Parodi”, 11 gennaio 1887.
13. Cfr. Francesca Piana, op. cit., pag. 126.
14. Archivio di Stato di Savona, Fondo Atti Stato Civile Comune di Albisola Superiore, Registro dei morti, n. 8, “Rosso Bartolomeo”, 17 febbraio 1890.
15. Sull’argomento vgs. Gerardo Severino, I valorosi pompieri di Iquique, in <<Italia Estera>>, 3 marzo 2008.
16. Cfr. Luigi Favero, Il contributo italiano allo sviluppo del Cile, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 1993, pag. 217.
17. Archivio Storico Municipio di Iquique-Tarapacà, Fondo Atti Stato Civile, Certificato di morte n. 153, “José Rosso”, 17 luglio 1893.
18. Cfr. El Libro Azul 1910 - 1911. Directorio Profesional, Comercial e Industrial de Chile, Santiago, Imprenta Universitaria, 1910, pagg. 256 e 298.
19. Cfr. El Censo Comercial Industrial de la Colonia Italiana en Chile 1926 – 1927, pag. XXXVI.
20. Ángel, nato a Buenos Aires il 4 maggio 1862, José, nel 1863, Bartolomé, venuto alla luce il 27 maggio del 1865, Juan, nato il 15 maggio 1867, quindi Maria Eugenia, nel ’68, Pedro, il 25 luglio 1870, Manuela, il 19 ottobre 1872, Andrés, 3 novembre 1875 e Miguel, il 29 settembre 1878.
21. Cfr. <<Dizionario Biografico degli Italiani al Plata>>, 1^ Edizione, Barozzi – Baldazzini & Cia, Buenos Aires, 1899, pag. 304.
22. Cfr. <<Gran Guja de l ciudad de Buenos Aires>>, Buenos Aires, Hugo Kunz y C., Editor, 1886, pag. 136.
23. Cfr. AA. VV., <<Dizionario Biografico degli Italiani al Plata>>, 1^ Edizione, Barozzi – Baldazzini & Cia, Buenos Aires, 1899, pag. 304. La stessa biografia viene ripresa da Dionisio Petriella e Sara Sosa Miatello nel loro prestigioso <<Diccionario Biográfico Italo-Argentino>>, Buenos Aires, Associación Dante Alighieri, 1976, pag. 592.
24. Gli altri figli furono Andrés José, Lorenzo Fortunato, Julio Francisco, Nicolás Dionisio e Alberto.
25. Cfr. <<Gran Guia Estadistica Sud-Americana>>, Buenos Aires, 1896, pag. 400.
26. Ivi, pag. 400.
27. Archivio di Stato di Savona, Fondo Atti Stato Civile Comune di Albisola Superiore, Registro dei morti, n. 108, “Giacchino Angela in Rosso”, 15 marzo 1902.
28. Cfr. Union Nacional, Saenz Peña. La Campaña Politica de 1910, Tomo I, Buenos Aires, Establecimiento Grafico de G. Pesce, 1910, pag. 330.
29. Archivio di Stato di Savona, Fondo Atti Stato Civile Comune di Savona, Registro dei morti, n. 26, “Rosso Bartolomeo”, 26 gennaio 1916.
30. Il “Rampla Juniors Fútbol Club” è una società di calcio uruguaiana con sede nel Cerro, uno storico quartiere di Montevideo, sorta nel 1914.
31. La Borsa dei Grani di Buenos Aires è la più antica organizzazione imprenditoriale del Paese, fondata il 15 maggio 1854, un anno dopo l'emanazione della Costituzione Nazionale. La Borsa dei Grani è un'associazione civile senza scopo di lucro le cui funzioni principali sono la rappresentanza degli interessi dei suoi membri e la fornitura di servizi.
32. Cfr. corrispondenza dal titolo “La Asamblea Ordinaria dela Bolsa de Cereales renovò parcialmente sus autoridades”, in <<Critica>>, venerdì 30 aprile 1926, pag. 5.
33. Cfr. Gerardo Severino, Carlos Ibanez del Campo, una vita per il Cile, in rivista <<Storia del Novecento>>, numero di giugno 2002.

Documento inserito il: 28/05/2026
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