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Augusto Bressani, l'architetto italiano che abbellì Tegucigalpa

AUGUSTO BRESSANI
L’ARCHITETTO ITALIANO CHE ABBELLÍ TEGUCIGALPA
(Nimis – Udine, 1862 – San Salvador, 1948)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. GdiF – Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

Le nostre ricerche storiche legate all’emigrazione italiana nel mondo ci portano quest’oggi in Honduras, esattamente nella bellissima Tegucigalpa, ove, a partire dal 1907, un bravissimo Architetto italiano, Augusto Bressani, avrebbe legato il suo nome e la sua professione all’abbellimento architettonico e urbanistico della Capitale, firmando i progetti per i più importanti palazzi del potere, e non solo. Quella che segue è la sua affascinate storia.


Da Nimis agli Stati Uniti d’America (1862 – 1907)

Augusto Bressani nacque a Nimis (Udine) il 16 novembre del 1862, figlio primogenito di Antonio Bressani, un abile tagliapietre, e di Lucia Venturini. Suddito inizialmente di S.M. l’Imperatore d’Austria, all’indomani della 3^ Guerra d’Indipendenza (1866) divenne cittadino del Regno d’Italia, condividendo, di conseguenza, unitamente alla propria famiglia (composta anche dai fratelli Mattia Valentino, Maria Luisa e Anna) i destini dell’intera provincia di Udine e di gran parte dell’odierno Friuli Venezia-Giulia. Non abbiamo affatto idea di dove, come e quando il giovane abbia frequentato i vari Istituti Scolastici, sino al raggiungimento della Laurea in Ingegneria e/o Architettura, settore nel quale, come approfondiremo a breve, avrebbe offerto contributi di elevato spessore, portando il buon nome dell’Italia sia negli Stati Uniti che in Honduras. Il Bressani lasciò l’Italia nel corso del 1888, anno in cui, appena ventiseienne raggiunse per l’appunto gli Stati Uniti d’America, per l’esattezza la città di Denver, in Colorado. In America, Augusto iniziò a lavorare come scalpellino, il mestiere del padre e del fratello Valentino, nella necessità di guadagnarsi da vivere, ma anche per affinare le proprie competenze nel campo delle costruzioni edili, utilizzando la pietra locale. E fu proprio a Denver che, il 30 marzo del 1891, Augusto Bressani si unì in matrimonio con la Signorina Maria Del Piero, nata nel 1866 a Nimis, con la quale, l’anno seguente, si trasferì in California, esattamente a San José, nel Dipartimento di Santa Clara. A New York giunse, nel frattempo, suo fratello, Mattia Valentino, il quale, di lì a qualche anno divenne un affermato costruttore e imprenditore nel settore ferroviario, poi trasferitori definitivamente in Guatemala. Stabilitosi nell'Ovest, il professionista friulano fu assunto dall'Architetto americano James Edbrooke, il quale gli insegnò le varie tecniche di posa e costruzione di edifici pubblici, come nel caso dell’ufficio postale di San Jose. E fu sempre a San José che nacque il primo figlio, Antony Victor, venuto al mondo il 15 maggio dello stesso ’92. Due anni dopo fu la volta di Richard Valentine, nato il 1° febbraio del 1894. Il 25 gennaio del 1895 ottiene l’agognata “Naturalizzazione”. L’Architetto Bressani rimase a vivere a San José per molti anni ancora, anche se molto spesso, grazie alla sua professione, sarebbe stato costretto a spostarsi anche in altri Stati dell’Unione, e non solo. Nel 1901, per esempio, l’Architetto di fama mondiale, Frederick Olmsted, ingaggiò il nostro Bressani quale collaborare nell’ambito dei progetti del piano regolatore dell'Università di Harvard. Nonostante la sua bravura, la gavetta era ancora ben lungi dall’essere terminata. Grazie alla sua competenza e alla qualità del suo operato, Augusto Bressanni passò dall'essere un umile ma instancabile scalpellino al rango di "Capomastro". Non c’è che dire: erano proprio altri tempi! Anni dopo lo troviamo, invece, a Guaymas, in Messico e, quindi, in Guatemala, ove collabora con il fratello. Fu proprio qui che Bressani venne a sapere che la città di Tegucigalpa stava attraversando una fase di rinnovamento architettonico, della quale se ne stava occupando prevalentemente la celebre Società “Rosario Mining Company”, operazione per la quale venivano richiesti Architetti e Ingeneri in vari Stati d’Europa, oltre che negli stessi U.S.A. Ciò stava accadendo, in verità, già a partire della Presidenza di Marco Aurelio Soto, il quale aveva fissato in Tegucigalpa la sede dela capitale dell'Honduras (1).


Gli anni d’oro in Honduras (1907 – 1941)

Lasciata la famiglia a San José, Bressani si trasferì a Tegucigalpa attorno al 1907, per quanto temporaneamente. Qui prese immediatamente contatti con la famiglia di Don Santos Soto, il fondatore (nel 1889) del Banco de Honduras, alla quale offrì la propria esperienza per la costruzione di un edificio nel cuore della città, esattamente sul lato occidentale della piazza centrale. In quel contesto, l’Architetto di Nimis presentò, come modello base, un progetto che aveva già realizzato a Guaymas nel 1903. I Santos Soto, ammaliati dallo stile del Bressani, approvarono la costruzione della sede del Banco de Honduras, la quale ebbe luogo su un ampio lotto del centro cittadino. Ben presto la fama di Bressani – rafforzata dal sostegno del designer e artista honduregno Samuel Salgado – gli avrebbe aperto le porte delle Istituzioni Governative, le stesse che avrebbero deciso riguardo alla costruzione degli edifici pubblici della Capitale. E fu così che nel 1915 l’uomo decise di trasferirsi definitivamente in Honduras, ove nel frattempo aveva intrecciato un ottima amicizia con il Regio Console italiano Bellucci (2). Nei primi anni vissuti a Tegucigalpa, a Bressani furono, quindi, affidati diversi progetti. Uno dei primi fu, niente d meno, che il nuovo Palazzo Presidenziale: un edificio imponente e di grande bellezza, concepito in stile classico, situato sulla collina che domina il Río Grande, in un ampio terreno appartenuto a Don Jerónimo Zelaya. I lavori di costruzione iniziarono nel 1917, per poi terminare nel corso del 1920, epoca nella quale fu inaugurato. Il Palazzo Presidenziale, realizzato con marmo di Carrara importato direttamente dall’Italia, fu in seguito dichiarato monumento nazionale. Portarono, quindi, la firma progettuale di Augusto Bersani anche il Mercato Los Dolores (oggi demolito), considerato il più bello di Tegucigalpa, così come il Palazzo Arcivescovile, commissionato dall'allora Arcivescovo Agustín Hombach, solennemente inaugurato nel 1932. Bressani firmò, quindi, anche i progetti per la Torre del telegrafo e del Palazzo delle Comunicazioni Elettriche, realizzati impiegando la pietra delle cave di Saucique e Carpinteros. Non solo, ma l'inconfondibile impronta di Bressani emerge chiaramente nel Quartiere Barrio Abajo, ove varie sono anche le costruzioni di edilizia civile. Durante il mandato del sindaco Donato Díaz Medina, a Tegucigalpa fu demolito l'antico porticato affacciato sulla piazza, che fin dall'epoca coloniale fungeva da sede del Consiglio Comunale. Al suo posto l’Architetto Bressani edificò il Palazzo Municipale (inaugurato nel 1938), caratterizzato da interni e da decorazioni importantissime, opera dell’amico Samuel Salgado. Occorre dire che, in seguito al Decreto costituzionale del 1937 che sancì la fusione di Tegucigalpa e Comayagüela nel Comune del Distretto Centrale — Capitale dell'Honduras — l'edificio assunse la denominazione di Palazzo del Distretto Centrale. Ridisegna, quindi, Il teatro nazionale e i palazzi di stile palladiano a San Pedro Suka. Nella Capitale il Bersani fonda anche una Scuola di Architettura, ma anche una Società di Avviamento al lavoro che porta il suo nome: la celebre “Sociedad de Artesanos Augusto Bressani”, e che per prima avrebbe strizzato gli occhi al mondo Sindacale. Non solo, ma ebbe anche l’opportunità di dedica anche alla musica e alle arti, essendo un appassionato della bellezza in tutte le sue forme. La sua attività, come ricordano alcuni biografi, fu immortalata attraverso una lapide collocata all'ingresso dello stesso Palazzo Presidenziale. Nel mentre il professionista si dedicava anima e corpo alla sua professione, a Denver si spegneva la moglie Maria, deceduta il 15 febbraio del 1928, amorevolmente assistita dai figli e dai nipoti. Alcuni anni dopo, esattamente il 13 ottobre del 1936 moriva, in Guatemala, anche il suo adorato fratello, Mattia Valentino, più giovane di lui di tre anni, essendo nato a Nimis il 20 dicembre del 1865.


Epilogo (1941 – 1948)

Per concludere, occorre ribadire che l'eredità architettonica di Bressani a Tegucigalpa è davvero vasta. Egli realizzò, come si ricordava prima, anche residenze private, come quella commissionata dal signor Roy Gordon (dirigente della “Compagnia Mineraria Rosario”), successivamente ereditata dalla famiglia Lozano-Vijil, nota come Villa Roy e situata nella zona di Miramesí. Si può affermare, infine, che il genio architettonico creativo di Bressani ha lasciato un segno tangibile anche nel vecchio Cimitero Generale di Tegucigalpa, dove realizzò, da abile studioso ed esecutore della scultura classica, anche il Mausoleo dell'ex Presidente della Repubblica, Policarpo Bonilla Vásquez — una delle sue ultime opere, completata nel 1948 — nonché la tomba a forma di "libro di pietra" del Dr. Ramón Rosa. Il suo stile creativo è riscontrabile, sempre all’interno della stessa Necropoli, dalla cappella gentilizia della stessa famiglia di Don Santos Soto, la sua prima committente in Honduras nel 1907, ed alla quale rimarrà legato per il resto dei suoi giorni. L’Architetto Bressani, nonostante la poderosa opera da lui compiuta per il progresso dell’Honduras, fu una delle tante “vittime sacrificali” causate dagli effetti degli schieramenti Politico-Militari innescati dalla Seconda guerra mondiale. La storia del Novecento ci ricorda, infatti, che, dopo l'attacco a Pearl Harbor (7 dicembre 1941) anche l'Honduras dichiarò guerra alle potenze dell'Asse. Iniziò così la caccia e il sequestro dei beni appartenenti a persone di origine italiana, tedesca e giapponese su tutto il territorio nazionale, ma anche la loro espulsione dal Paese, in quanto ritenuti “indesiderabili”. Fu, quindi, in quel contesto che il professionista, persi tutti gli averi e non potendo tornare più nemmeno in California, girovagò tra il Guatemala ed El Salvador, dimenticato da tutti. Ebbene, l’Architetto Bressani lasciò in silenzio questo mondo, morendo <<solo e in povertà>>, come ricorda Dante Liano (3), quasi certamente nel corso del 1948, anno a partire dal quale di lui non se ne seppe più nulla. Secondo alcune fonti, purtroppo non confermate da atti ufficiali, sembra che l’Architetto italiano sia deceduto in una taverna, alla periferia della città di San Salvador, dove era solito addormentarsi al tavolo fino all'orario di chiusura. Fu proprio allora che i gestori si accorsero che era morto mentre era seduto, forse fantasticando e ripercorrendo mentalmente le tappe di una lunga esistenza che lo aveva visto ascendere ai vertici della celebrità, così come precipitare nel dramma della povertà e della solitudine più estreme. Era, quindi, giusto ricordarlo in questa sede, nella speranza che un giorno non molto lontano la sua Patria lo voglia onorare come giustamente merita.


Nell'immagine, l'Architetto Bressani in una foto scattata a Tegucigalpa attorno agli anni Trenta.


NOTE:

(1) Cfr. Gerardo Severino, “Italia-Honduras: 170 anni di rapporti diplomatici”, www.reportdifesa.it, inserto Speciale n. 53, aprile 2025.
(2) Cfr. Gerardo Severino, “Honduras. Alberto Bellucci, da Tenente di Sanità nella Grande Guerra e Console d’Italia in Honduras”, in www.giornidistoria.net, 6 maggio 2025;
(3) Cfr. Dante Liano, Dizionario biografico degli italiani in Centroamerica, 2003, pag. 25.
Documento inserito il: 17/07/2026
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