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Le verità nascoste. Ciò che i nazisti hanno imparato da altri Paesi. Campi di concentramento. L’eugenetica. Le persecuzioni ebraiche

del Prof. Pier Luigi Guiducci


Con il trascorrere del tempo molte vicende, verificatesi nel Terzo Reich e nei Paesi collaborazionisti, sono state attribuite con insistenza a una origine comune. Si è guardato a un “male assoluto” costituito dal nazionalsocialismo e dal suo Führer. Sul piano storico, però, le ricerche effettuate in molti archivi europei e americani, hanno indicato l’esistere di tragiche realtà che anticipano il nazismo, e che hanno poi influito in modo determinante sui tragichi fatti avvenuti negli anni dell’ascesa e del potere di Adolf Hitler.[1] Per questo motivo, nel presente saggio, si cercherà di individuare almeno alcune “verità nascoste”, informando su periodi storici, fatti e soggetti responsabili.


I campi di concentramento

I primi campi di concentramento (o di internamento) di vaste proporzioni non costituirono una “invenzione” attribuibile ai gerarchi del Terzo Reich. Esiste infatti una storia precedente che risale all'epoca coloniale di fine Ottocento. In quel periodo, spagnoli e inglesi si mostrarono intenzionati a isolare e controllare la popolazione civile, senza realizzare uno sterminio.


Le origini coloniali (1896-1902). Gli spagnoli

I primi veri campi di “reconcentración” furono istituiti dal generale spagnolo Valeriano Weyler[2] a Cuba. Era il periodo della rivolta indipendentista.[3] Questo militare, a sua volta, apprese i princìpi di tale politica di segregazione dal suo predecessore: Arsenio Martínez Campos.[4] Weyler applicò un metodo mirato a separare i ribelli dalla popolazione rurale che in più casi forniva ai resistenti cibo o rifugi. Al riguardo, rimane noto agli storici il proclama di Weyler del 17 febbraio 1896:

“Tutti gli abitanti delle zone rurali o di aree esterne alle città fortificate saranno concentrati entro otto giorni all’interno delle città presidiate dalle truppe. Chiunque violerà quest’ordine o sarà trovato al di fuori delle zone autorizzate, sarà considerato un ribelle e processato come tale”.[5]

La situazione dei campi di “reconcentración” si rivelò in breve critica. Gli alloggi per i civili erano inadatti, il cibo insufficiente e di scarsa qualità. In tale contesto, i prigionieri ristretti nelle aree controllate dai militari furono colpiti da malattie. Si arrivò al punto che nel 1898 un terzo della popolazione cubana si trovava ormai trasferito nei campi. In questi luoghi almeno 170mila persone trovarono la morte. Esaminando tale fase storica si può notare la presenza di due “invenzioni” tra loro collegate: il filo spinato e la ferrovia.


Le origini coloniali (segue). Gli inglesi (1899-1902)

Nel periodo 1899-1902 le truppe inglesi attaccarono in Sudafrica i coloni boeri (contadini)[6] olandesi presenti in quelle terre da due secoli. Il motivo del conflitto fu legato alla volontà britannica di rispondere alla concorrenza tedesca nel continente africano. Inoltre, erano stati individuati giacimenti aurei nelle zone d’insediamento dei contadini olandesi.
Durante la guerra, le forze di Londra organizzarono dei campi di concentramento per piegare la resistenza delle forze avversarie.
Tale opzione si collocò nella più generale politica militare di lord Herbert Kitchener.[7] Questi fu un tenace assertore della “tattica della terra bruciata”. Con questa azione devastatrice vennero distrutti raccolti e fattorie. Nei campi di concentramento furono deportati circa 115mila persone (donne, bambini, anziani boeri). Le aree sotto controllo dei soldati erano sovraffollate. Gravi le carenze igieniche. Cibo scarso. Si diffusero epidemie di tifo, morbillo e dissenteria. A causa di queste pessime condizioni, morirono oltre 26mila donne e bambini boeri, e circa 14mila/20mila prigionieri nativi africani.[8]
Nel contesto fin qui descritto può essere utile riportare qui di seguito la testimonianza resa nel 1902-1903 da Mrs. Reeler, moglie di un giudice boero che si era unito alle forze di resistenza.
“(…) Appena i soldati britannici entrarono in città notificarono a tutti i commercianti che di tutti i generi alimentari neppure una briciola doveva essere venduta alle mogli di coloro che prestavano servizio nei commandos. La cosa mi sconvolse, e in un primo momento non volli crederci; finché non ricevetti il rifiuto da parte di tutti i negozi della città non mi resi conto fino a che punto arrivasse il senso di umanità britannico.
Allora chiesi l’elemosina di un po’ di semplice mais, pensando di macinarlo nel mio macinino da caffè; ma mi fu risposto che l’ordine di non vendere niente di commestibile doveva essere rispettato. Se non fosse stato per la bontà delle mie amiche, posso dirlo, più coraggiose di tutti gli uomini del paese, non so cosa ne sarebbe stato di me e di coloro che da me dipendevano.
Tutti gli uomini erano terrorizzati che venisse confiscata la loro merce, come era stato minacciato, ma queste donne coraggiose, Mrs. De Kock, Mrs. Moll, Mrs. Francis, Mrs. Ross e numerose altre sfidarono le autorità mandandomi del cibo o dividendo quello che avevano con me. Sono loro riconoscente e nello stesso tempo orgogliosa di loro.
In qualche modo mio marito venne a sapere di ciò che stava accadendo e consultò il Field Cornet Pretorius il quale ritenne opportuno che il signor Reeler si arrendesse per essere di aiuto alle donne e ai bambini. Sperava, in quanto giudice, di poter esercitare la sua influenza sulle autorità britanniche e spendere una parola a favore di tutti (...).
Gli Inglesi si erano spinti al punto di vietare alla gente di far uso dei prodotti delle loro semine, come le patate, e portarono via dalle case sacchi su sacchi di mais e altri generi alimentari. (...) Un giorno ho visto distruggere la casa di due persone anziane di oltre 70 anni a causa di voci malevole secondo le quali un loro figlio sposato aveva sotterrato munizioni sotto un capanno in vicinanza della loro abitazione.
Poi arrivò come un fulmine a ciel sereno la parola “Evacuazione”. Mi fa ancora uscire di senno il solo pensarci”.[9]


Emily Hobhouse

Tra coloro che denunciarono le criticità in precedenza cit., si ricorda l’attivista britannica Emily Hobhouse.[10] Nel 1900, colpita dalle notizie sulle sofferenze dei civili, volle fondare il South African Women and Children Distress Fund.
Decise poi di raggiungere i campi d’internamento d'internamento gestiti dall'esercito britannico (tra questi quello di Bloemfontein). Al suo arrivo constatò un’acuta crisi umanitaria. Esisteva infatti scarsità di cibo, di acqua potabile, di sapone e di ripari adeguati. Inoltre, il sovraffollamento aveva favorito la diffusione di malattie (morbillo, tifo e dissenteria) con la morte di migliaia di persone, specie bambini.
Tornata in Inghilterra nel 1901, Hobhouse pubblicò un dettagliato rapporto di 40 pagine che scosse l'opinione pubblica e il Parlamento.[11] Nonostante le autorità e i giornali nazionalisti l'avessero etichettata come una “traditrice” e una “donna isterica”, la sua denuncia costrinse il governo britannico a istituire una commissione d'inchiesta ufficiale.
La commissione, presieduta da Millicent Garrett Fawcett[12], confermò quanto segnalato dalla Hobhouse, e impose riforme che ridussero in modo accentuato il tasso di mortalità nei campi.[13]


L’istituzione dei Gulag in Russia (anni Venti del XX sec.)

Con l’avvento dell'Unione Sovietica (1922), furono istituiti i Gulag (acronimo di Glavnoe upravlenie lagerej; ‘Direzione principale dei campi di lavoro’). Queste aree sotto controllo militare non vennero utilizzate solo come luoghi di internamento, ma anche come zone di lavoro forzato per lo sfruttamento economico e la “rieducazione” politica degli oppositori del regime.[14]
A ben vedere, già da secoli il regime zarista utilizzava i lavori forzati e la deportazione in Siberia (Sylka). Puniva così criminali e oppositori politici.
Subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre (1917), e nel periodo della guerra civile (dal 1917/1918 al 1922), Lenin[15] e il governo bolscevico fecero rinchiudere i “nemici di classe” e i prigionieri di guerra nei primi campi di concentramento temporanei.
Il vero modello iniziale del Gulag si ebbe nel 1923 con l'istituzione del Lager Soloveckij (o SLON). Era dislocato nell’arcipelago delle isole Solovetskie (Mar Bianco).
In una prima fase, servì per imprigionare anarchici, menscevichi[16], socialisti rivoluzionari, e membri del clero e della ex-aristocrazia. Il controllo era affidato alle guardie e ai comandanti. Ciò comportò violenze continue ed esecuzioni arbitrarie.
Nel corso degli anni Venti (XX sec.) mutò la funzione dei campi. Da luoghi di detenzione punitiva divennero istituzioni economiche produttive. Il lavoro forzato fu presentato come uno strumento di riscatto e “redenzione” per il detenuto. Inoltre, la manodopera forzata (senza costi) poteva essere inviata nei territori più inospitali della Russia per estrarre legname, oro e minerali.
L'esperimento delle isole Solovki venne giudicato dai politici in modo positivo. Così, con l'avvio del I° Piano quinquennale di Stalin (1928-1932), e la centralizzazione del 1930, questo sistema fu esteso in molte aree del Paese. Si sviluppò in tal modo una rete industriale carceraria. Questa, nel tempo, sfruttò milioni di cittadini sovietici con esiti umani frequentemente tragici.[17]


Alcune considerazioni

Sulla base dei dati in precedenza ricordati, si può quindi constatare che I nazisti non inventarono per primi i lager. Applicarono piuttosto il sistema concentratorio in un modo sanguinario. Con Hitler, in pratica, i campi non servirono per una mera detenzione politica ma per due funzioni:
1] campi di concentramento: strutture di prigionia, sfruttamento e annientamento attraverso il lavoro e le punizioni (es. Dachau, Buchenwald, Sachsenhausen);
2] campi di sterminio: aree organizzate con il fine di eliminare in modo sistematico milioni di persone, in gran parte ebree, oltre a rom, sinti, omosessuali, testimoni di Geova, cattolici, prigionieri di guerra sovietici, disabili e oppositori politici (es. Auschwitz-Birkenau, Treblinka).
Questi lager, militarmente controllati, costituirono in definitiva il tragico risultato finale di un processo evolutivo che riguardò sistemi di controllo e di repressione militare ideati in periodi precedenti l’avvento del Terzo Reich.[18]


L’eugenetica. Francis Galton

Il termine ‘eugenetica’ (dal greco eughenés: ‘ben nato’) venne ideato nel 1883 dal britannico Francis Galton.[19] In tale espressione erano incluse teorie e pratiche orientate a rendere migliore la qualità genetica della popolazione.
Influenzato dalla teoria dell'evoluzione di suo cugino, il biologo e naturalista Charles Darwin[20], e dallo studio delle genealogie di ‘uomini illustri’[21], Galton era convinto che intelligenza, talento e doti morali fossero ereditari al pari dei tratti fisici.
In questo contesto vennero individuati due tipi di eugenetica:
- una positiva: doveva incoraggiare la riproduzione delle persone considerate “dotate” o “superiori”;
- e una negativa: aveva il compito di scoraggiare, o impedire, la riproduzione di individui ritenuti “indesiderabili”, poveri, malati o con disabilità, considerati un peso biologico per la società.
Nel 1884 Galton fondò un laboratorio antropometrico per raccogliere dati fisici e biologici su migliaia di famiglie.
Le sue idee vennero riprese e radicalizzate a livello internazionale nel XX secolo, con politiche di sterilizzazione di massa (ad esempio in Svezia, Svizzera e Stati Uniti) e, in termini estremi, con una legislazione razziale e con programmi di eliminazione della Germania nazista.[22]


Il razzismo (in Francia; de Gobineau)

Nel procedere del tempo emersero anche nuove correnti di pensiero che riguardarono il razzismo. Ad esempio, in Francia, il conte Joseph Arthur de Gobineau[23], aveva pubblicato un libro significativo: Essai sur l’inégalité des races humaines (‘Saggio sulla diseguaglianza delle razze umane’).[24] Tale lavoro è ritenuto il testo fondativo del razzismo scientifico, e delle teorie biologiche sulla superiorità razziale. In tale scritto, l'umanità viene divisa in tre “razze” distinte. - La razza bianca è presentata come quella superiore per intelligenza, energia, senso dell'ordine, coraggio e capacità organizzativa.
- La razza gialla è segnata da materialismo. Presenta: mediocrità intellettuale e tendenza alla stabilità pragmatica, ma rimane priva di slancio creativo.
- La razza nera presenta acuti impulsi sensoriali, accentuata emotività, deboli capacità intellettive superiori.
Nell’ambito della razza bianca, Gobineau considera poi il gruppo degli “ariani” (da individuare soprattutto con le antiche tribù germaniche), come il nucleo portatore del sangue più puro, e l’unico costruttore delle civiltà più elevate.
Unitamente a quanto riportato, occorre anche ricordare che - secondo questo A. - le grandi civiltà erano destinate a una fine ingloriosa a motivo della mescolanza e dell'incrocio tra le razze (meticciato). Inoltre, de Gobineau volle insistere sul fatto che la storia dell’umanità non è determinata dalla cultura o dall'ambiente, ma dalla biologia. I tratti psicologici e intellettuali sono ereditari e immutabili.


Il pensiero di Gobineau: le conseguenze

L’opera di Arthur de Gobineau era stata ideata all’inizio come un lavoro che doveva rimanere sul piano filosofico e storico. Però, in seguito, le tesi di questo A. influirono su posizioni tristemente note. In Germania vennero recepite con accentuato calore da circoli nazionalisti[25], e in seguito furono riviste da più teorici. In tale contesto, l’ideologia hitleriana fece propria l'idea della superiorità ariana e condivise il terrore della “contaminazione del sangue”. Sviluppò, inoltre, un programma politico attivo di eugenetica, discriminazione e sterminio.[26]


Il razzismo (in USA). Madison Grant

Un altro teorico del razzismo fu l’avvocato e antropologo statunitense Madison Grant.[27] Egli sosteneva la superiorità della razza nordica europea sulle altre tipologie etniche. Restava inoltre fortemente critico verso gli effetti della grande migrazione negli Stati Uniti di inizio secolo XX. Tale flusso era formato da migliaia di europei di provenienza mediterranea o slava. Per Grant questo fenomeno sociale avrebbe indebolito gli anglosassoni fino a farli scomparire.
Nel 1916 presentò un suo libro dal titolo: The Passing of the Great Race: or The Racial Basis of European History[28] (‘Il passaggio della Grande Razza: ovvero, la base razziale della storia europea’).
Questo A. si mostrò favorevole a una selezione sui nuovi nati. Tale operazione doveva preservare i caratteri di purezza e di superiorità della popolazione di origine nordeuropea. Arrivò così anche a ipotizzare un sistema attivo di sterilizzazione da diffondere negli Stati americani abitati dai bianchi di origine anglosassone.


Il pensiero di Madison Grant

Nel suo libro (cit.) Grant annotò diverse convinzioni. Se ne trascrivono alcune.
“(…) Un rigido sistema di selezione attraverso l’eliminazione di coloro che sono deboli o inadatti - in altre parole fallimenti sociali - risolverebbe l’intera questione in cento anni, oltre a permetterci di sbarazzarci degli indesiderabili che affollano le nostre carceri, ospedali e manicomi.
L’individuo stesso può essere nutrito, educato e protetto dalla comunità durante la sua vita, ma lo Stato attraverso la sterilizzazione deve fare in modo che la sua linea si fermi con lui altrimenti le generazioni future saranno maledette con un carico sempre crescente di sentimentalismo fuorviato.
Questa è una soluzione pratica, misericordiosa e inevitabile dell’intero problema e può essere applicata a una cerchia sempre più ampia di scarti sociali, iniziando sempre con il criminale, il malato e il pazzo ed estendendosi gradualmente a tipi che possono essere chiamati deboli piuttosto che difettosi e forse in definitiva a tipologie di razza senza valore.”[29]


Le leggi razziali negli USA

All'inizio degli anni Trenta (XX sec.), gli Stati Uniti rappresentavano nel mondo il Paese capofila nei provvedimenti legislativi che riguardavano la razza. Tale fatto colpì favorevolmente i teorici del nazismo. Con riferimento a questa realtà può essere utile ricordare la ricerca del prof. James Q. Whitman.[30] Il suo libro ha per titolo: Hitler's American Model: The United States and the Making of Nazi Race Law (2017).[31]
In particolare questo autore, professore di diritto comparato alla Yale Law School (USA), ha inteso ricordare un’evidenza: i giuristi del Terzo Reich, mentre preparavano il testo delle Leggi di Norimberga del 1935[32], utilizzarono come riferimento base le normative razziali e discriminatorie in vigore negli Stati Uniti.
Per documentare tale realtà, Whitman ha esaminato i verbali dei comitati giuridici nazisti, e i testi dei giuristi dell'epoca (tra cui il tristemente noto Roland Freisler[33]). Alla fine ha individuato tre aspetti ove è chiaro l’influsso delle leggi USA sul lavoro giuridico dei nazisti.
1. Discriminazione razziale, norme sulla cittadinanza. Riguardo a questi temi, i fiduciari di Hitler studiarono le forme di discriminazione razziale USA (Leggi Jim Crow[34]), e approfondirono le norme sullo status giuridico di nativi americani[35], filippini e portoricani. Tali soggetti, una volta individuati, non godevano dei pieni diritti politici (pur appartenendo al territorio USA).
2. Divieto di matrimoni misti (Miscegenation Laws). Negli anni Trenta (XX sec.) circa trenta Stati americani proibivano per legge i matrimoni e le relazioni interrazziali. I giuristi di Hitler studiarono in modo dettagliato questi divieti per redigere la Legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco (1935).
3. Immigrazione e quote. Le leggi USA sull'immigrazione del 1924 (l'Immigration Act, o Johnson-Reed Act), ideate per escludere gli asiatici e per limitare in modo drastico l'ingresso di europei del Sud e dell'Est (valutati “razzialmente inferiori”), furono elogiate da Hitler nel Mein Kampf.
Si arrivò anche al punto che i giuristi nazisti valutarono i modelli americani perfino “troppo radicali” per essere applicati in Germania. Ad esempio, il criterio USA della “one-drop rule” (“regola dell'unica goccia”: chi aveva anche un solo antenato di discendenza sub-sahariana veniva legalmente e socialmente considerato nero)[36] venne rifiutato dai nazisti perché ritenuto giuridicamente estremo e non praticabile per la società tedesca. Quest’ultima, preferì orientarsi verso classificazioni basate sul numero di nonni ebrei (es. i Mischlinge).[37]


La politica USA sulla sterilizzazione forzata

Nei primi decenni del XX secolo gli Stati Uniti furono tra i primi Paesi ad applicare pratiche di sterilizzazione forzata. Anticiparono di fatto l’eugenetica applicata su scala internazionale. Si riportano al riguardo alcuni dati.
1] Le prime leggi: a partire dall'Indiana nel 1907, ben 32 Stati americani approvarono leggi che permettevano la sterilizzazione forzata di criminali, malati di mente, epilettici e “degenerati".
2] Sentenza storica (2 maggio 1927): nel caso Buck v. Bell, la Corte Suprema degli Stati Uniti legittimò a larga maggioranza (8 voti a 1) la sterilizzazione forzata delle persone considerate “geneticamente inferiori” o affette da disabilità mentali. Il giudice Oliver Wendell Holmes Jr.[38], nel testo della sentenza, scrisse: “(…) Tre generazioni di imbecilli sono sufficienti”.
3] Le vittime: si stima che decine di migliaia di persone siano state sterilizzate a forza prima che il programma venisse in modo graduale ridimensionato nel secondo dopoguerra.[39]


L’eugenetica nel Nord Europa

Nei Paesi Scandinavi l'eugenetica non venne considerata una pratica estrema. Al contrario, fu inclusa nei programmi sociali per ridurre i costi pubblici, e per eliminare le tare ereditarie.
Svezia: tenendo anche conto di ricerche dell'Istituto di Biologia Razziale di Uppsala[40], questo Paese - tra il 1934 e il 1975 - applicò leggi statali sulla sterilizzazione. Tali normative coinvolsero circa 62.888 persone, specie giovani donne.
Le leggi (introdotte nel 1934 e ampliate nel 1941) prevedevano la sterilizzazione per motivi eugenetici (evitare la trasmissione di malattie ereditarie o “difetti mentali”), medici (salute della madre), e sociali (persone giudicate inadeguate a crescere figli o considerate “anti-sociali”).
Diversi storici stimano che circa 15mila interventi siano stati eseguiti con totale coercizione fisica, circa 6mila con un’accentuata pressione psicologica o amministrativa (es. come condizione per ottenere il rilascio da istituti psichiatrici o sussidi), e i restanti formalmente volontari ma fortemente condizionati dal contesto sociale. Il programma è stato interrotto nel 1975.[41]
Norvegia (1934) e Danimarca (1929) adottarono simili leggi di sterilizzazione forzata colpendo le persone ritenute “asociali”, o con disabilità cognitive.[42]


Una sottolineatura

Le pratiche di sterilizzazione e i concetti di “igiene razziale” diffusi nei Paesi cit., servirono poi al regime nazista per impostare una linea teorica e scientifica capace di spingere verso scelte sanguinarie. Al riguardo, si può ricordare il fatto che, durante il Processo di Norimberga (1946-1947), molti medici nazisti tentarono invano di difendersi citando le politiche in atto negli Stati Uniti come precedente legale per i loro esperimenti. [43]


Le figure che influirono su Adolf Hitler

Le annotazioni sopra riportate hanno messo in evidenza un dato significativo. Da determinati insegnamenti e prassi possono in seguito derivare nuovi comportamenti, ulteriori scelte, tragiche decisioni. Tale dinamica la si può individuare pure nelle vicende che hanno riguardato a figura del capo del nazionalsocialismo, Adolf Hitler (cit.). Al riguardo, si riportano dei dati significativi.
Il futuro dittatore, ebbe un cursus scolastico scadente. Presso la Realschule di Linz, rivolse attenzione solo verso il prof. Leopold Pötsch[44], docente di storia. Quest’ultimo era un acceso nazionalista pangermanico. Nelle sue lezioni esaltava la grandezza storica tedesca, mettendo in ombra gli Asburgo. Il giovane studente recepì in tal modo un primo messaggio di fanatismo nazionalista.
In seguito, negli anni trascorsi a Vienna con difficoltà economiche (1908-1913), Hitler ebbe la possibilità di apprendere le tecniche della politica di massa osservando due leader locali: Karl Lueger, sindaco di Vienna, e Georg von Schönerer, leader del movimento pangermanista austriaco.
Il primo, usò l’antisemitismo come strumento propagandistico per catalizzare il malcontento delle classi popolari e della piccola borghesia. Il secondo manifestò l'odio per l'Impero austro-ungarico (criticato perché troppo multietnico), e l’acceso desiderio di unire tutti i popoli di lingua tedesca in un unico grande Reich.
Ma le figure che influenzarono in modo più incisivo il modus operandi di Hitler furono Dietrich Eckart, Houston Stewart Chamberlain e Karl Haushofer.
Eckart[45] incontrò Hitler nel 1919. Si rese conto di avere davanti un soggetto capace di mobilitare le masse. Così, lo aiutò a migliorare: il modo di scrivere, la dizione, la retorica, le buone maniere (necessarie per interagire con l’alta società di Monaco). Trasmise all’allievo un radicale antisemitismo di stampo apocalittico. Si trattava di una visione che contemplava uno scontro totale tra la “razza ariana” e il mondo ebraico.[46]
Chamberlain[47] era uno scrittore britannico naturalizzato tedesco. Scrisse, tra l’altro, un libro: I fondamenti del diciannovesimo secolo.[48] Egli trasmise a Hitler quella che può essere considerata la base “scientifico-razziale” del pangermanesimo.[49] È sua l'idea della superiorità assoluta della razza ariana. Ed è ancora di questo A. la rappresentazione di un “Gesù ariano” fortemente ostile al giudaismo.[50]
Haushofer[51] proveniva dall’esercito. Questo generale era anche geografo. Teorico della geopolitica tedesca. Da lui Hitler fece proprio il concetto di Lebensraum (lo “spazio vitale” a Est). In seguito, il Führer lo utilizzò per giustificare, sul piano geopolitico, l’invasione della Polonia e dell’Unione Sovietica.[52]


La persecuzione nazista contro gli ebrei non fu di natura religiosa

Nello sviluppo di questo saggio può essere utile inserire ancora un aspetto che, per diversi motivi, non è sempre stato molto considerato. Si tratta del vero motivo che spinse il nazismo a uccidere milioni di ebrei. Al riguardo, in più testi, è frequente trovare un riferimento a motivi religiosi. In realtà, le ricerche effettuate in merito hanno evidenziato, senza escludere aspetti storici religiosi, un’altra situazione. L'antisemitismo nazista ha operato sulla base di una ideologia razziale e biologica.
Per il Terzo Reich, l'identità ebraica non era definita dalla fede professata o dalle pratiche religiose, ma dal sangue e dalla genetica. In tal senso, pure gli ebrei convertiti al cattolicesimo, o laicizzati e integrati nella società tedesca, rimanevano ebrei a ogni effetto (e perseguitati).
In tale contesto, Hitler era convinto della necessità di affrontare un conflitto per la sopravvivenza tra le “razze”. E in questa lotta decisiva il popolo tedesco (la “razza ariana”) rimaneva il centro della civiltà. Gli ebrei, al contrario, accusati di rovinare le altre razze, dovevano essere considerati “parassiti”, “controrazza”.
Tale “logica” emerge in modo chiaro nelle Leggi di Norimberga del 1935. Questa normativa non puniva un'azione o una credenza religiosa, ma definiva lo status di cittadino tedesco solo su base biologica e di ascendenza, escludendo gli ebrei dalla comunità nazionale (il Volksgemeinschaft).
Attraverso questa manovra il nazismo attribuì agli ebrei e ai marxisti la colpa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della crisi economica. Inoltre, si volle aggregare il popolo tedesco intorno all'idea della superiorità razziale e della purezza. Infine, si arrivò a giustificare la politica estera aggressiva e l'espansione a Est (il Lebensraum) collocando i processi di sterminio in un'ottica di conquista geopolitica.


Alcune considerazioni di sintesi

Le diverse situazioni annotate in questo scritto sono tutte legate a un filo rosso. Le idee della scienza, le teorie filosofiche, le affermazioni della politica, non sono quasi mai da considerare un fatto “neutro”, un semplice esercizio di libero pensiero. Possono, al contrario, in taluni casi e in determinati contesti, diventare degli impulsi molto forti, delle provocazioni, capaci di provocare nuovi comportamenti, ulteriori strategie, ribaltamenti storici, e anche particolari azioni che rimangono offensive e deleterie per l’umanità di ogni tempo. In tale contesto, è diventato ormai chiaro il fatto che il nazionalsocialismo non inventò nulla di nuovo, ma portò alle estreme conseguenze logiche e pratiche le idee che avevano circolato in Europa nei due secoli precedenti, traducendo i miti estetici e biologici nel terrore sistematico e nell'annientamento di massa.


Nell'immagine, bambini ebrei liberati dall'Armata Rossa ad Auschwitz.


Qualche indicazione bibliografica

S. Heschel, Il Gesù ariano. I teologi cristiani e la Bibbia nella Germania nazista, Doxa Editrice, Casali del Manco (Cosenza) 2026.
A.J. Kaminski, I campi di concentramento dal 1896 a oggi. Storia, funzioni, tipologia, Bollati Boringhieri, Torino 1997.
L. Scaraffia, Per una storia dell’eugenetica. Il pericolo delle buone intenzioni, Morcelliana, Brescia 2012.
J. Q. Whitman, Il modello americano di Hitler. Gli Stati Uniti, la Germania nazista e le leggi razziali, LEG Edizioni, Gorizia, 2019.


Note:

[1] Adolf Hitler (1889-1945). Cancelliere del Reich in Germania dal 1933 e Führer dal 1934.
[2] Gen. Valeriano Weyler y Nicolau (1838-1930). Militare e uomo politico spagnolo di origine tedesca. La sua figura è legata alla dura repressione dell'insurrezione cubana (1868-1872).
[3] Il processo della rivolta indipendentista di Cuba contro l'impero spagnolo si è sviluppato nell'arco di trent'anni. Attraversò tre conflitti. Il periodo decisivo fu quello che intercorse tra il 1895 e il 1898 con la liberazione dal dominio coloniale.
[4] Arsenio Martínez-Campos Antón (1831-1900).
[5] A. Becker, La genesi dei campi di concentramento: da Cuba alla Grande Guerra, in: M. Cattaruzza,M. Flores, S. Levis Sullam, E. Traverso (a cura), ‘Storia della Shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del XX secolo’. Volume 1. ‘La crisi dell’Europa: le origini e il contesto’, UTET, Torino 2005, p. 178.
[6] Quella dei Boeri è una popolazione di origine europea e di religione calvinista. Si stabilì in Sudafrica dal XVII secolo. Il nome deriva dal termine olandese boer (“contadino”).
[7] Lord Horatio Herbert Kitchener, I conte Kitchener (1850-1916).
[8] Redazione, Quando gli Inglesi conquistarono il SudAfrica, 26mila Olandesi morirono in campi di concentramento, in: ‘Ticinolive’, 2 febbraio 2024.
[9] B. Bianchi, Deportazione e memorie femminili (1899-1953), Unicopli, Milano 2002, pp. 67-68.
[10] Emily Hobhouse (1860-1926). Nata in Cornovaglia. Figlia di un rettore anglicano. Da giovane si dedicò alle attività parrocchiali e assistenziali. Si trasferì poi in modo temporaneo negli Stati Uniti per aiutare i minatori immigrati. All’inizio del conflitto in Sudafrica si oppose fermamente alla politica del governo britannico.
[11] Noto ufficialmente come Report of a Visit to the Camps of Women and Children in the Cape and Orange River Colonies.
[12] Millicent Garrett Fawcett (1847-1929).
[13] Report on the Concentration Camps in South Africa, by the Committee of Ladies Appointed by the Secretary of State for War (1902).
[14] A. Applebaum, Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici, Mondadori, Milano 2017.
[15] Lenin, pseudonimo di Vladimir Il'ič Ul'janov (1870-1924). Fu primo ministro della Repubblica russa dal 1917 al 1918, della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa dal 1918 al 1922, e dell'Unione Sovietica dal 1922 al 1924.
[16] I Menscevichi ('Minoritari') e i Bolscevichi ('Maggioritari') erano due fazioni rivali all’interno del Partito Operaio Socialdemocratico Russo.
[17] A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag, Mondadori, Milano 2026.
[18] N. Wachsmann, KL. Storia dei campi di concentramento nazisti, Mondadori, Milano 2017.
[19] Francis Galton (1822-1911).
[20] Charles Robert Darwin (1809-1882). Id., On the Origin of Species, John Murray, London 1859.
[21] F. Galton, Hereditary Genius: An Inquiry Into Its Laws and Consequences (‘Il genio ereditario’). È un’opera del 1869, riedita in una versione rivista nel 1892. Primo studio scientifico e statistico sull'ereditarietà dell'intelligenza. Fonte del pensiero eugenetico moderno.
[22] F. E. Perozziello, La genesi dell’orrore. Nascita e ideologia dell’Eugenetica e delle sue conseguenze - Terza parte, in: ‘ Rassegna di Patologia dell’Apparato Respiratorio’, n. 37, 2022, pp. 68-77.
[23] Conte Joseph Arthur de Gobineau (1816-1882). Diplomatico e scrittore.
[24] J. A. de Gobineau, Essai sur l’inégalité des races humaines, Firmin-Didot frères, Paris. Opera pubblicata in due parti tra il 1853 e il 1855.
[25] Ad esempio dal Circolo di Bayreuth legato al compositore Richard Wagner (1813-1883).
[26] N. Merker, Il nazionalsocialismo. Storia di un'ideologia, Carocci, Roma 2013.
[27] Madison Grant (1865-1937). Proveniva da una famiglia anglosassone tra le più antiche del New England.
[28] M. Grant, The Passing of the Great Race: or The Racial Basis of European History, Martino Fine Books, Eastford (CT) 2017.
[29] M. Grant, The Passing of the Great Race, op. cit..
[30] James Q. Whitman (nato nel 1957). Cattedra di Ford Foundation Professor of Comparative and Foreign Law presso la Yale Law School.
[31] J. Q. Whitman Il modello americano di Hitler. Gli Stati Uniti, la Germania nazista e le leggi razziali, LEG Edizioni, Gorizia, 2019.
[32] Si tratta della legge sulla cittadinanza del Reich (Reichsbürgergesetz): che divise la popolazione in cittadini effettivi (di sangue tedesco) e sudditi dello Stato privi di diritti (tra cui gli ebrei); e della legge per la protezione del sangue e dell'onore tedesco.
[33] Roland Freisler (1893-1945). Noto come il giudice-boia al servizio di Hitler.
[34] Leggi Jim Crow: normative locali e dei singoli Stati meridionali USA emanate tra il 1876 e il 1965. Servirono per mantenere la segregazione razziale in tutti i servizi pubblici. Si attuò in tal modo uno status di “separati ma uguali” per gli afroamericani e per gli appartenenti a gruppi etnici diversi dai bianchi.
[35] I “nativi americani” (chiamati anche indiani d'America, amerindi o popoli indigeni) sono i discendenti delle popolazioni originarie del continente americano, presenti molto prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492.
[36] F. J. Davis, Who Is Black?: One Nation's Definition, Penn State University Press, University Park, USA (Pennsylvania) 1991.
[37] Cf anche: P. Young, When America's Racist Immigration Law Inspired Hitler, in: ‘Long Island Wins’, 30 agosto 2018.
[38] Oliver Wendell Holmes Jr (1841-1935).
[39] M. Ladd-Taylor, Fixing the Poor: Eugenic Sterilization and Child Welfare in the Twentieth Century, Johns Hopkins University Press, Baltimore 2020.
[40] Questo Istituto fu il primo a livello mondiale ad essere finanziato con contributi statali. Operativo dal 1922.
[41] L. Dotti, L’utopia eugenetica del welfare state svedese (1934-1975), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli 2004.
[42] Cf anche: I. Merzagora, Malvagi e Giusti. Le scelte tragiche dei medici nella Storia, FrancoAngeli, Milano 2021.
[43] Medicina disumana. Documenti del 'Processo dei medici' di Norimberga, a cura di A. Mitscherlich e di F. Mielke, Feltrinelli, Milano 1967.
[44] Prof. Leopold Pötsch (1853-1942). Hitler lo ricordò nel Mein Kampf. Cf al riguardo: A. Hitler, Mein Kampf, Indialog Publications Pvt. Ltd., Nuova Delhi 2002, pp. 14-15.
[45] Giornalista e drammaturgo Dietrich Eckart (1868-1923). Fu tra i primi membri del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, e uno dei partecipanti al fallito Putsch di Monaco del 1923. J.H.Tyson, Hitler's Mentor: Dietrich Eckart, His Life, Times, and Milieu, iUniverse, Bloomington 2008.
[46] Hitler gli dedicò l'ultimo capitolo del primo volume del Mein Kampf.
[47] Houston Stewart Chamberlain (1855-1927). Scrittore e filosofo.
[48] H.S. Chamberlain, Die Grundlagen des neunzehnten Jahrhunderts (‘I fondamenti del diciannovesimo secolo’), 1899.
[49] Pangermanesimo: movimento politico e culturale sorto nel XIX sec.. Aveva il fine di riunire in un unico Stato nazionale tutti i popoli di stirpe, lingua o cultura tedesca.
[50] Tra gli anni '30 e '40 (XX sec.), una parte della Confessione protestante tedesca nota, come Deutsche Christen (Cristiani Tedeschi), operò con il regime hitleriano per ridefinire la figura di Gesù Cristo. Questi, fu trasformato da ebreo della Galilea a un “eroe ariano” in lotta contro il popolo ebraico.
[51] Gen. Karl Ernst Haushofer (1869-1946).
[52] Spazio vitale. Un concetto geopolitico controverso, a cura di M. Marconi, Carocci Editore, Roma 2025.

Documento inserito il: 05/11/2026
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