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Samuel Decker Bartlett, l'eroico salvatore del brigantino italiano 'Vittorioso Gavagnin'

SAMUEL DECKER BARTLETT
CAPITANO DELLA STAZIONE DI SOCCORSO DI DUNCANNON
L’EROICO SALVATORE DEL BRIGANTINO ITALIANO
“VITTORIOSO GAVAGNIN”
(Bannon, Irlanda, 21 gennaio 1875)


di Gerardo SEVERINO
Col. Aus. G. di F., Storico Militare, della Diplomazia e dell’emigrazione italiana nel mondo


Premessa

L’eroismo – lo abbiamo più volte ricordato su questo seguitissimo portale storico – è un termine forse utilizzato con estrema facilità; quindi, molto spesso attribuito a fatti e persone che con tale nobilissimo comportamento non hanno nulla a che fare. Ciò, tuttavia, fa sì che gran parte dei veri comportamenti eroici, talvolta anche al limite della leggenda, sono stati completamente rimossi dalle narrazioni ufficiali; quindi, rimasti intrappolati nelle pieghe di qualche vecchia rivista d’epoca, ovvero di qualche bollettino o gazzetta ufficiale, così come è capitato riguardo al salvataggio del Brigantino veneziano “Vittorioso G.” (come venne indicato negli atti dell’epoca), miseramente infrantosi, nel gennaio del 1875, sugli scogli di Bannon, un piccolo villaggio della Contea di Wexford, nell’odierna Repubblica d’Irlanda, ma allora ancora possedimento di S.M. Britannica. Quella che segue è la cronaca di quanto accadde in quella freddissima giornata d’inverno, a migliaia di chilometri di distanza da Venezia, città nella quale la nave era di casa.


Dal Regno Lombardo-Veneto a quello d’Italia. Storia di un glorioso brigantino veneziano (1864 – 1875)

Il bastimento protagonista di questa storia fu il “Vittorioso Gavagnin”, anche se a livello documentale venne sempre indicato con il nome di “Vittorioso G.”. Il natante era stato costruito a Chioggia, allora come Venezia ancora sotto la dominazione Asburgica, nel corso del 1864, ed era di proprietà dell’armatore Nicolò Gavagnin (1). Era stato così denominato dovendolo distinguere dal vecchio “Vittorioso”, un brigantino costituito a Trieste nel 1843, di proprietà dell’Armatore Cristoforo Tripcovich. Con una stazza di 319 tonnellate, il brigantino Veneziano era armato con due cannoncini e disponeva di un equipaggio di 10 persone, 9 marinai ed un comandante, il Capitano Federico Antonio Vianello, il quale ne aveva ottenuto dall’Imperial Regio Governo la patente di nomina il 3 aprile dello stesso 1864 (2). Due anni dopo il varo, col passaggio del Lombardo-Veneto al Regno d’Italia, il “Vittorioso G.” avrebbe issato il glorioso tricolore per il quale, ancor prima del fatidico 1866, s’erano battuti non pochi Veneziani. La bandiera italiana campeggiò sul pennone del brigantino Veneziano sino al 21 gennaio del 1875, data in cui il mercantile italiano, il quale era in viaggio da Cardiff a Costantinopoli con un ingente carico di carbone, avrebbe subito, purtroppo, la stessa sorte del vecchio “Vittorioso”, quello varato a Trieste molti anni prima, il quale era naufragato sugli scogli di Godven (Inghilterra) il 4 novembre del 1871, con quasi tutto l’equipaggio. Si salvò solo il Secondo di bordo, Giovanni Antonio Scarpa. La tragedia si consumò in serata, allorquando: <<…una forte burrasca gettava sugli scogli di Selskar, presso Bannow nella contea di Wexford il brigantino Vittorioso G., del compartimento di Venezia>>, così come ricorda una corrispondenza tolta dalla celebre <<Rivista Marittima>>, grazie alla quale siamo stati in grado di ricostruire la successiva operazione di salvataggio (3).


Gli eroici Marinai della Stazione di Soccorso di Duncannon e il salvataggio degli uomini del “Vittorioso Gavagnin

Ebbene, prima di ricostruire l’operazione di soccorso occorre ricordare quanto fosse stato importante il ruolo che aveva sin lì avuto la “Stazione di Salvataggio” di Duncannon, le cui origini risalivano ad appena qualche anno prima, esattamente al 1869. La Stazione disponeva di una capiente scialuppa di salvataggio, la “Richard and Anne Warner” (a volte indicata semplicemente solo come “Warner”), la stessa grazie alla quale fu possibile trarre in salvo i nostri sfortunati marinai. Nel gennaio del 1875 si trovava a capo della Stazione il Capitano Samuel Decker Barlett, un vecchio ufficiale in pensione della Royal Navy, che ne aveva assunto l’incarico nel corso del 1870. A questo punto lasciamo la parola alla citata corrispondenza della <<Rivista Marittima>>. Ebbene: <<Avuto sentore del sinistro il capitano Bartlett di stazione a Duncannon tolse subito con sé alcuni uomini e vari cavalli, di cui due suoi, è recato sul luogo del disastro il lifeboat di Duncannon Waterford, si pose arditamente in mare. Dopo tre ore di sforzi egli riuscì a porre in salvo l'equipaggio del bastimento che, per quanto sappiamo, andò interamente perduto. Rinunciamo ad encomiare il capitano Bartlett per l'abnegazione ed il coraggio in cui egli seppe condurre a sì buon fine la sua filantropica impresa. La più degna delle ricompense egli l'ha trovata già nella soddisfazione di aver potuto, col suo nobilissimo atto, salvare da certa morte un intero equipaggio. Ci limitiamo quindi a dare i nomi dei valorosi che lo accompagnarono: 1° nostromo Kennedy Gleeson; 2° nostromo George Elliot; marinai: James Denn, Michael Denn, Thomas Gleeson, Patrick Furlong, James Doherty, Harry Rorke, James White, John Power, James Hayes, John Waters e Richard Power>> (4). Molto dettagliata fu anche la cronaca pubblicata dalla rivista <<The Life-Boat-Journal of the National Life-Boat Institution>>, secondo la quale: <<Alle 9 del mattino del 19 gennaio, la scialuppa di salvataggio “Richard and Anne Warner” fu chiamata in soccorso della “Vittorioso G.”, un brigantino veneziano naufragato nella baia di Bannow, sugli scogli di Selskar, durante una moderata burrasca da sud-ovest. L'imbarcazione dovette essere trasportata via terra per sette miglia, attraverso stradine fangose ​​e terreni cedevoli; inizialmente fu trainata solo da uomini che tiravano le funi, ma man mano che procedeva, arrivarono al galoppo dei cavalli — prima uno o due, poi altri — che vennero prontamente attaccati al carrello della scialuppa. Fu solo dopo mezzogiorno, tuttavia, che i cavalli, ansimanti, giunsero infine in riva al mare a Fethard Strand, il punto di varo più vicino al luogo del naufragio. Tra le acclamazioni di una grande folla, la scialuppa venne varata tra i frangenti e, dopo due ore di duro lavoro ai remi, l'equipaggio ebbe la soddisfazione di sbarcare portando in salvo l'intero equipaggio della nave naufragata, composto da nove persone>>. Giunto a Waterford l'equipaggio del “Vittorioso Gavagnin” fu accolto dal Vice Console italiano, John Goidanich, al quale spettarono gli oneri del rimpatrio in Italia, le pratiche assicurative, ma anche l’obbligo morale di segnalare l’azione filantropica al competente Ministro della Marina (5). Al Capitano Bartlett, che all'epoca dei fatti era anche il Comandante del Piroscafo a pale di stanza a Duncannon, ma che in quella circostanza era stato il timoniere dell’eroica scialuppa di salvataggio, fu conferita, nell’immediatezza dei fatti, la Medaglia d’Argento al Valor di Marina da parte di Re Vittorio Emanuele II. L’importante notizia fu ovviamente resa pubblica in tutto il Regno Unito, ancora grazie al puntualissimo periodico <<The Life-Boat>>, nel suo numero di novembre dello stesso 1875 (6). Nato nel marzo del 1808 nella stessa Wexford, il Capitano Bartlett si spense il 4 febbraio del 1889, al culmine di una vita spesa interamente sul mare e per il mare. Da quel momento in poi di questa bellissima storia di coraggio, di altissimo senso del dovere e di straordinaria generosità non se ne seppe più nulla, sia in Irlanda che in Italia. Ma questo non ci stupisce affatto, e per le ragioni che abbiamo espresso in premessa.


Nell'immagine, Il salvataggio dell'equipaggio del "Vittorioso Gavagnin"


NOTE:

(1) L’impresa marittima di Nicolò Gavagnin, fu Vincenzo, aveva sede in D. Capogiani, San Trovaso Zattere, n 1471. Cfr. Vittorio Mangiarotti, <<Guida Generale di Venezia per l’anno 1870>>, Venezia, Tipografia Società Mutuo Soccorso, 1870, pag. 13
(2) Cfr. <<Annuario Marittimo per l’anno 1865 compilato dal Lloyd Austriaco>>, Trieste, Sezione Letteraria e Artistica del Lloyd Austriaco, 1865, pagg. 154 e 155.
(3) Cfr. <<Rivista Marittima>>, Primo Trimestre 1875, Roma, Tipografia Barbera, 1875, pag. 352.
(4) Ivi, pag. 352 e 353.
(5) La perdita economica fu abbastanza ingente, essendo calcolata in circa 50.000 lire, per gli oggetti attenenti al bastimento affondato, ovvero 10.000 lire per il costo del carbone imbarcato. Cfr. “Infortuni Marittimi. Sinistri di bastimenti nazionali nei mari esteri”, in Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio – Ufficio Centrale di Statistica, <<Navigazione nei Porti del Regno – Anno 1875>>, Roma, Tipografia Elzeviriana, 1877, pag. 221.
(6) Cfr. <<The Life-Boat. Journal of the National Life-Boat Institution>>, vol. IX, London, Published by Charles Knight, 1876, pag. 419.

Documento inserito il: 13/07/2026
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